FEDERALISMO ALLA VENETA ?

da un commento di Ettore Bellin

Prima c’era la monarchia, poi i popoli si sono evoluti, grazie ai sacrifici di molte persone si è arrivati alle repubbliche centralistiche (come naturale sistema democratico post sudditanza).
Ora, visto il fallimento di tali democrazie dimostratesi infatti utili solo ad alimentare costi burocratici e privilegi di pochi, insostenibili dai cittadini lavoratori , noi Veneti pensiamo che l’ovvia evoluzione democratica per la Nostra Futura Nazione Veneta possa essere il federalismo comunale ( Per comunale si intendono aree di una certa rilevanza di numero di cittadini, identificata spesso come DISTRETTI ) .
L’identificazione di un territorio dove sia possibile controllare meglio la spesa pubblica, dove i cittadini possano vedere ritornati in servizi i soldi delle tasse che pagano. Lo stato in tale struttura Federata di Distretti dovrebbe solo coordinare i vari comuni/territori rendendoli più efficienti riservandosi solo compiti tipo sicurezza, magistratura,rappresentanza internazionale ecc…ecc… senza alimentare trasferimenti assistenziali ( questi si è già visto come possano aver creato più danni che bene )
Chi ci governa ora vorrebbe ancora farci credere che il sistema centralista possa funzionare, continuando a sperperare i soldi e risorse delle famiglie intaccando i loro capitali, facendo fuggire i giovani dall’Italia, creando povertà . Questo invece viene fatto solamente per mantenere i privilegi dei burocrati.
Ci hanno insegnato che nella politica serve un leader , ci hanno insegnato che la storia Veneta è solo marginale a quella romana , ci hanno insegnato che abbiamo tutti gli stessi diritti , ci hanno insegnato…… oramai dopo anni di indottrinamento , dalle scuole all’informazione ci hanno quasi convinti che è giusto cosi, ma noi Veneti dobbiamo ora reagire. Dobbiamo APRIRE GLI OCCHI SU QUELLA CHE É LA REALTÁ !
Penso che l’ idea di non necessariamente avere un leader in un movimento indipendentista , ma un coordinatore, uno che possa ottimizzare le risorse dei Veneti mettendole a disposizione della comunità in maniera armoniosa, una persona che possa rimettere il suo mandato in qualsiasi momento, sia un segno di virtù e un sistema che ci possa portare dove si vuole arrivare . Questo non toglierà certamente merito a chi riuscirà a condurci all’indipendenza, anzi se capace potrebbe essere il nostro Punto di Riferimento, essendo noi non più costretti a subire le decisioni e in balia degli umori mutevoli di un singolo ( o di pochi) ma consapevoli di essere ben equamente rappresentati.
Questa si che potrà essere veramente la degna Evoluzione di quella che fù una delle Repubbliche più longeve e gloriose della Storia quale la Repubblica Serenissima!

WSM

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4 risposte a FEDERALISMO ALLA VENETA ?

  1. Carlo M. Peruzzini ha detto:

    Anche perché non sta scritto da nessuna parte che i servizi debbano essere assicurati dal pubblico (comune e sue clientele). La Gran Bretagna era la prima superpotenza mondiale, con un impero che copriva un quarto della popolazione del globo, e i servizi di base erano privati. Risultato dell’aver saputo mettere il potere centrale al suo posto. In 40 anni di socialismo, nel ’79, lo stesso Paese era sull’orlo del fallimento. Ora si trova in ripresa, e nessuno rileva niente di strano che a portare la corrente elettrica sia un’impresa francese.

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  2. Edoardo Rubini ha detto:

    Sono vere tante cose dette in questo pezzo: è giusto dare il massimo impulso e libertà alle autonomie locali, è giusto che i servizi pubblici siano gestiti con la massima qualità e con il minor costo (efficienza). A cominciare dalle attività sovrane, come il batter moneta e controllare la banca centrale (funzioni di cui l’Unione Europea ci ha privato, a pubblico detrimento).
    La cosa che oggi sfugge ai più è che non si può partire dal concetto (caro alle dottrine liberali), che lo Stato è il nemico. Si deve dire che uno Stato è un nemico quando fa male i suoi compiti e con costi insostenibili. Il presupposto però dev’essere che lo Stato ci sia e governi bene, come fece la Veneta Serenissima Repubblica. Lo Stato è un po’ come il cervello di una società: il fatto che ci siano dei pazzi in circolazione non deve indurre ad asportare il cervello a tutti, ma si deve provvedere perché sempre più gente ragioni in modo corretto, promuovendo la cultura, dando una buona educazione, ecc.
    Il vero guaio è l’ignoranza della storia, che toglie all’opinione pubblica la giusta prospettiva di ciò che è desiderabile e di ciò che lo è meno. I fraintendimenti cominciano dalla pappa masticata che ammanniscono a scuola, dove si racconta la fiaba progressista che i Regni costituiti in questi due Millenni erano tutti arbitrio, tirannide e oscurantismo, mentre poi sarebbero sorte le salvifiche repubbliche, sul modello di quella rivoluzionaria francese, oppure “monarchie illuminate”, perché influenzate dal pensiero illuminista.
    L’Inghilterra ha sempre avuto un patrimonio pubblico estesissimo e a questo deve gran parte del suo benessere: che poi una tale misses Thatcher abbia smantellato il welfare State per arricchire le solite lobbies, forse non rende quello inglese il miglior esempio da seguire.
    Quanto al referendum sull’indipendenza, dove le cose camminano (Scozia, Catalugna, ecc.) si vede bene che il merito non è di un uomo solo. Il leader non è mai “l’uomo del destino”: quelli che così si sono presentati non sono mai stati un buon affare. L’importante è che ci sia un’organizzazione introno a obiettivi e scadenze definite: il leader in effetti è chi sa dare un impulso a qualcosa che c’è già, ma che è compito di tutte le persone impegnate costruire.

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    • Carlo M. Peruzzini ha detto:

      Nulla di che stupirsi, la maggioranza (croce di ogni democrazia) è statalista per vocazione e un po’ per abitudine. L’importante è che avremo uno Stato veneto indipendente, poi la forma dello Stato ce la giocheremo. Noi da liberali, altri da socialisti, altri da qualcos’altro ancora. Solo una precisazione: la Gran Bretagna nel ’79 era sull’orlo del disastro. Che ci volessero o meno le privatizzazioni di M. Thatcher è opinione. Secondo me sì.

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  3. Edoardo Rubini ha detto:

    L’ideologia liberale fin dall’inizio fu concepita in un’ottica di predominio egoistico. All’inizio si puntò ad eliminare dazi e dogane, che furono il principale strumento perequativo dal Medieovo all’800. Ad approfittarne furono i grandi imperialismi e i grandi sfruttatori, che generarono gravi forme di degrado e miseria nella stessa Europa durante la rivoluzione industriale. Deprimere lo Stato, spogliare il governo di capacità d’intervento, privatizzare i settori utilmente esercitati in favore della collettività non ha fatto altro che potenziare cerchie ristrette in possesso di enormi capitali e del controllo dei mass media, a discapito degli interessi pubblici. Questa politica spregiudicata ha oggi la sua punta di lancia nel signoraggio bancario: aver delegato l’emissione del denaro a organismi sovranazionali, come la BCE, e aver rinunciato a gestire la poitica monetaria, arreca un danno incalcolabile agli stati membri, specie a quelli in difficoltà. Questi fenomeni continuano a far galoppare il debito pubblico a dismisura e per fronteggiarlo l’unica ricetta prorposta è quella suicida dell’austerity. Si pensi poi al costo dell’evasione fiscale: lo studio firmato dal britannico ‘Tax Research’, commissionato dal gruppo socialista-democratico del Parlamento europeo, parla di 180 miliardi di euro all’anno perduti dallo stato italiano ogni anno. Anche tenendo conto che le tasse comunque si devono abbassare (e che non saranno mai possibili accertamento e riscossione completi), siamo pur sempre davanti a cifre astronomiche che ad ogni costo uno Stato efficiente deve recuperare. Si noti che i grandi organismi internazionali (che condizionano ormai ogni aspetto delle nostre vite) nulla hanno fatto per limitare il segreto bancario e abolire i paradisi fiscali.
    Una voce peculiare sono i soldi regalati alle banche per interessi bancari: in poco più di 30 anni lo stato italiano ha già pagato in interessi tutto il capitale dell’attuale debito pubblico.
    Negli ultimi 20 anni IL DEBITO E’ PASSATO DA CIRCA 1.500 A 2.000 MILIARDI DI EURO (valori attualizzati al 2012) RESTANDO SOPRA AL 120% DEL PIL nonostante il fatto che:
    – ABBIAMO GIA’ PAGATO QUASI 2.000 MILIARDI DI INTERESSI (valori attualizzati al 2012)
    – ABBIAMO REALIZZATO SALDI PRIMARI ATTIVI PER 740 MILIARDI (valori attualizzati al 2012), CIFRA CHE NON HA EGUALI IN EUROPA.
    In sintesi l’Italia ha fatto enormi sacrifici, con risultati sul fronte del risanamento nulli, e straordinariamente negativi sul fronte del lavoro.
    Una delle conclusioni più clamorose che dovrebbe indurre l’analisi di questi numeri e’ che l’approccio “libertarian” ha un carattere meramente ideologico: non significa nulla la ricetta liberale dello “stato leggero che non dovrebbe intervenire in campo economico”, dal momento che questo intervento può essere utilissimo sia per l’economia, sia per la qualità della vita in generale, come accadeva nella Serenissima: il vero problema e’ squisitamente di adeguatezza dell’azione pubblica e di capacità di governo. Si veda questo importante testo sullo Stato sociale nella nostra antica Repubblica: http://www.ilveltroeditrice.it/pubblicazioni_19.html
    La politica deve fare l’interesse della collettività, non di lobbies private.
    Nei casi in cui ciò è utile, lo stato deve intervenire, altrimenti se ne deve astenere, oppure deve agire in via mediata con altri strumenti (per esempio, incentivi e disincentivi fiscali, ecc.). La ricetta liberale stile Reagan e Thatcher ha avuto effetti disastrosi, specie quando è stata applicata in modo aprioristico.

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