EROI O AVVOLTOI ?

di Ugo Comparin

GLI IMPRENDITORI SCAPPANO DAL NORD-EST !
I NOSTRI IMPRENDITORI VANNO AD INVESTIRE IN CARINZIA !

Ecco alcuni dei titoli che si possono leggere sui quotidiani negli ultimi tempi. E noi cosa ne pensiamo ? Che siano degli opportunisti (avvoltoi) che lasciano il Veneto per guadagnare ancora di più, infischiandosene di chi e di quello che si lasciano dietro ? Oppure sono dei disgraziati (eroi) che hanno fino ad ora tentato di tutto pur di rimanere nel nostro territorio, ma con questa crisi e col mondo economico che varia sempre più in fretta, ora, o chiudono e lasciano decine di famiglie su una strada o, quelli che possono ancora farlo, tentano di rilanciarsi da un’altra parte.

Altrove possono avere degli incentivi per assunzioni, l’energia costa molto meno, non sei strangolato da mille balzelli burocratici, insomma dove un imprenditore può ancora aver voglia di fare. Da parte mia, credo che il 95% di loro lo fa per il secondo motivo. Altrimenti non si spiegano tutti i suicidi dei mesi scorsi. Un imprenditore Veneto da tutto per la sua azienda, piccola o grande che sia, perché  in quel capannone o un quell’officina o in quella stanzetta si sente di aver realizzato, magari, quello che sognava di diventare da piccolo e tutto quello che ha creato lo ha fatto sacrificando feste, ferie affetti e anche tutti i soldi che aveva messo da parte. Forse quello che l’imprenditore Veneto non ha più è la voglia di lottare contro tutti quelli che, in qualsiasi modo, mettono a rischio quello che ha messo in piedi con tanti sacrifici.

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3 risposte a EROI O AVVOLTOI ?

  1. Luigi ha detto:

    Non ghe ze pì gli imprenditori de na volta 🙂

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  2. Un campione ancora piccolo in un sondaggio d’opinione si capisce, ma quell 95% che vota EROI balza subito all’occhio. E’ chiaro che ci si trasferisce è
    1. ammirato
    2. difeso
    3. appoggiato (in attesa di partire con i prossimi, immagino)
    4. persino idealizzato (voria anca mi ma no go’ corajo)

    Non abbiamo sondaggi simili per la fine dell’800 quando 2/3 dei veneti emigrarono nelle le lontane Americhe, nella vicina Francia o Belgio) ma credo si possano analizzare somiglianze e differenze.

    Partiamo dalle differenze: non sono piu’ contadini, spaventati dalla fame e da un nuovo tipo di amministrazione che non capivano, a cominciare dalla lingua, con balzelli nuovi imposti da un’amministrazione già corrotta e così diversa da quella Austriaca e Veneziana. Non esistono piu’ monarchie piemontesi o Corone autarchiche e dirigiste in cerca di posti al sole a scapito del popolo (mentre Venezia offriva più rappresentanza al popolo grazie al sistema di corporazioni lavorative e civili dove anche allora el paron aveva un rapporto piu’ diretto con i suoi dipendenti e si era sudditi di SAN MARCO piuttosto che di un Doge che tralaltro veniva eletto per ballottaggi). E naturalmente non c’era globalizzazione ma il colonialismo, non c’era nemmeno l’idea di un Europa unita e non si erano ancora viste due catastrofiche Guerre Mondiali che avrebbero incoraggiato a farla, forse per paura di vederne ancora.
    Però anche tante somiglianze: una coscienza identitaria di Veneti, la stessa lingua, ancora oggi orgogliosamente usata, uno Stato che opprime ancora di più di allora con tassazioni criminali, una voglia di non soccombere a costo de “muciar schei e esperiensa al’estero par portarli a casa da novo un doman”. Una voglia di salvare il salvabile e prima di tutto la bandiera, quella più vera dei Veneti che è l’amore per il lavoro, per il profitto, per l’innovazione come lo era per i nostri antenati mercanti. E la stessa rabbia, forse, di allora per i “tajani” che hanno ridotto così le nostre famiglie, i nostri nonni, genitori, figli, fratelli e sorelle.

    Torneranno questi nuovi eroi come erano tornati alcuni di quelli di allora dopo anni vissuti a fondar faziende in Brasile, gelaterie in Francia o a lavorare nelle miniere in Belgio? Io credo che oggi sia molto piu’ facile tornare in questo tipo di mondo piccolo e a portata di aerei low cost. C’e’ persino chi lavora a Londra e torna in “Patria” al fine settimana. Ma non avremmo bisogno di eroi (stabili o pendolari) quando torneremo Nazione indipendente.

    Il tasso d’emigrazione sotto la Serenissima era sconosciuto. Sotto l’Austria I nostri antenati al massimo andavano a fare gli stagionali a Vienna o a Praga. Motivi demografici certo, in un mondo quattro volte meno abitato di quello di adesso e quindi con molto piu’ spazio per viverci, ma sospetto anche un altro motivo : Governi che funzionavano! Anche a Singapore e a Hong Kong c’è sovrapopolazione ma chi ha idee e voglia di lavorare non ha bisogno di scappare. Come mai?

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  3. Edoardo Rubini ha detto:

    Chi delocalizza l’impresa ormai non lo fa più per battere la concorrenza, ma solo per sopravvivere sul mercato. L’alternativa è chiudere. Se così è, gli imprenditori che spostano la produzione all’estero non sono né vigliacchi, né eroi. Guardiamo in generale di quale fenomeno si tratta : ai Veneti non è più possibile vivere nella Terra di San Marco. Non si trova lavoro qualificato . Non ci si sposa. Non si formano famiglie vere, perché non si fanno figli. Non è possibile svolgere attività d’impresa. Le istituzioni pubbliche non svolgono il loro ruolo: di oggi è la notizia che il Comune di Venezia ha approvato un mega-complesso immobilare da 80 milioni di euro in Marittima per lo sviluppo turistico-ricettivo, che trasformerà la città in una Disneyland ad uso dei grandi gruppi fiìnanziari che investono in casa nostra, intanto che noi oggi siamo ridotti alla miseria e domani saremo destinati alla schiavitù. Gli imprenditori veneti non ha hanno né più colpe, né più meriti degli altri Veneti. E’ una società che non pensa, non decide nulla sul suo futuro, è presa tra una proposta di matrimonio gay e la svendita della cittadinanza via ius soli, che si preoccupa di non pagare la rata dell’imu, alienata dal consumismo e dai modelli corrotti d’importazione, che si sta lentamente lasciando morire senza combattere.

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