UN SOTTILE FILO DI SETA

di Giuseppe Porto

Parlare di indipendenza oggi, dopo i danni della “Lega” su questo argomento, può sembrare futile temerario o improvvido a seconda del punto di vista.

Con tutti i problemi attuali: mancanza di lavoro, carenza di liquidità delle aziende, disoccupazione operaia, rimescolio di razze, pensare ad un Veneto indipendente dall’Italia sembra una discussione da bar o disquisizioni “di lana caprina”.  Però…un trait-d’union esiste ed è molto più di un esile filo di seta.

Se si parla di Indipendenza del Veneto tout-court è necessario convincere la maggioranza non solo dei Veneti ma anche di coloro che vivono ora in Veneto, della necessità, dell’opportunità e dell’utilità di questa operazione.

L’indipendenza è necessaria ora che è un momento di crisi e il popolo Veneto trova le propire  mani e piedi legati da troppi vincoli (legislativi, burocratici, fiscali) e  anche volendo non riesce a riprendere un cammino economico positivo.

l’opportunità è ora, che altre Regioni (Scozia, Catalogna) stanno effettuando lo stesso percorso !

Se si pretende l’Indipendenza del Veneto, rifacendosi alla Serenissima Repubblica di Venezia, allora serve  gioco forza riprendere in mano i libri e studiare gli organigrammi, le leggi e le procedure di quella, aggiornandole alle tecnologie attuali. Non dimentichiamo però che quelli organismi erano formati esclusivamente da nobili e, praticamente, piccoli mercanti, artigiani e operai non avevano nessuna voce in capitolo.

Al giorno d’oggi quanti sono i veneti che pretendono l’Indipendenza? Se fossero una minoranza, prima di intraprendere una lotta, già persa in partenza, sarebbe necessario convincere gli Altri, i “Veneti Acquisiti”,  della bontà, dell’utilità e della necessità di iniziare questa battaglia che sarà lunga.

Sarà necessario dimostrare l’utilità anche ai “Veneti Acquisiti” con argomentazioni valide e proposte serie, non con discussioni esclusivamente teoriche.

Si deve far capire agli imprenditori, agli artigiani, agli operai che non basta soltanto lavorare e produrre, rimettendoci la metà per tasse e balzelli vari, ma operare ed agire per l’indipendenza perché SOLO in questo modo si otterranno quelli sgravi e quei vantaggi che, inutilmente, si sono attesi da sempre da Roma.

Si deve far comprendere a queste persone che una realtà piccola può amministrarsi molto meglio ed equamente, può far fronte immediatamente alle necessità con una Amministrazione agile, seria e competente.

Si deve spiegare come si intende organizzare la nuova Repubblica, come realizzare il nuovo parlamento, come essere effettivamente democratica, come potrà la popolazione presentare le sue necessità e come “costringere” i governanti ad ottemperare a queste richieste.

Quando si riuscirà a presentare, anche solo schematicamente, questo quadro, soltanto allora, forse, molti comprenderanno il significato di “indipendenza” e di “Nuova Repubblica Veneta”.

Oggi la maggioranza si lamenta della burocrazia, si sottomette a questa necessità, ma non ha la volontà di combattere una guerra, teorica, perché ignora quali opportunità potrebbe ottenere da una vittoria.

Questo è indispensabile attuare per una probabile, possibile vittoria dell’Indipendenza Veneta.

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3 risposte a UN SOTTILE FILO DI SETA

  1. Stefano ha detto:

    Interessante e lucida analisi a conferma delle mie posizioni. L’unica cosa su cui non sono d’accordo si riferisce al termine Repubblica.
    Non vorrei essere governato da una Repubblica Veneta quale fotocopia, magari sbiadita, della Repubblica Italica con tutti i suoi Vizzi.
    Non mi riconosco e non mi sento rappresentato dal sistema partitocratico e clientelare dell’attuale Regione Veneto..
    Stefano

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    • Ugo Comparin ha detto:

      Ciao Stefano,quale sarebbe la forma di “stato” che ti piacerebbe di più??? Anche perchè di repubbliche ce ne sono di diversi tipi. WSM.

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  2. Totalmente d’accordo con Porto. C’e’ necessita’ di una conversazione allargata a tutti I Veneti, autoctoni, acquisiti o persino immigrati regolarmente integrati con il loro permesso di lavoro. Ecco perche’ trovo brillante l’idea di questo sito di introdurre una Conversazione Nazionale Veneta che sviluppi dibattiti dal basso sui bisogni reali di tutti I cittadini Veneti, indipendentisti e anche magari no (per il momento). cosi’ e’ stato fatto in Scozia tra il 2007 e il 2009. Il risultato piu’ eclattante, e forse meno aspettato e’ stato proprio un aumento vertiginoso del consenso su una Scozia indipendente. In sintesi: la strada maestra per un vero referendum sull’indipendenza (18 settembre 2014). Come ci sono riusciti? Semplice: hanno consultato proprio gli Scozzesi, non solo I loro politici. E quando alla gente si da uno strumento di dibattito e di proposte di cambiamento dal basso, la risposta, in un mondo che soffre di paure e perdite per la eccessiva globalizzazione economica, politica ed etica decisa dall’alto, e’ quasi sempre: autodeterminazione.

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