POLITICA RETRIBUITA O NO ?

da riflessioni di Giuseppe Porto

dogePartendo da delle riflessioni nel blog del nostro amico Giuseppe Porto, scrittore e studioso della Serenissima, riguardanti i politici dell’epoca, vediamo che :

  • Gli eletti, durante l’incarico pubblico, non potevano esercitare la propria professione.
  • Gli eletti, durante l’incarico pubblico non solo non percepivano alcuno stipendio dallo Stato ma dovevano provvedere di tasca propria alle spese inerenti la carica ricoperta perché, al termine dell’incarico, questo avrebbe consentito di guadagnare molto di più nell’esercizio della professione dato il prestigio acquisito.

Non possiamo prescindere dalle mutate condizioni sociali che renderebbero oggi impossibile quanto sopra. Fatte però le debite proporzioni, vorremo avviare un dibattito, tra Veneti, sul tipo di compenso da dare ai nostri futuri Politici Veneti. Dunque gradiremmo sapere le vostre opinioni in merito, nell’ambito della Conversazione Nazionale Veneta”.

Non vogliamo dunque cogliere osservazioni qualunquiste (ad esempio : i xe tuti ladri… o simili) , bensì analizzare con accuratezza e intelligentemente le varie posizioni…. in fin dei conti è un problema che avremo e su cui è meglio farsi una idea, o lasciamo fare a loro, come è successo in italia ?

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11 risposte a POLITICA RETRIBUITA O NO ?

  1. giorgioburin ha detto:

    Lo sguardo del Doge Andrea Gritti invita a tristi riflessioni se lo confrontiamo ai politici di oggi. Non percepiva salario, ma è ricordato con rispetto dopo secoli

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    • Renato Tessarin ha detto:

      penso che un buon” amministratore” , di base, come ai tempi della serenissma ,debba avere esperienze navigate di” amministrazione”. poiche l’oculatezza nelle spese deve essere un fatto di bagaglio culturale. tale tipo di DEDIZIONE all’amministrazione della cosa pubblica ritengo che , al giorno d’oggi , debba essere remunerata in maniera equa e decorosa ,al pari di altri lavori simili. perche anche la POLITICA ha una sua dignita ,che e’ rappresentata anche dal considerare il suo lato puramente “materiale”.

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  2. Renato Tessarin ha detto:

    E già, il giusto compenso. ci sono capi di stato che si permettono un “maggiolino” scassato.mentre da noi,fatti alcuni conti,con €20.000 i nostri rappresentanti governativi ammettono candidamente di non arrivare alla 3° settimana (per inciso,prezzo escort romanofona €1.000 per sera, senza contare gli annessi e connessi ).questo specchio un po brutale serve però a costruire la base di un discorso più serio e articolato.come pure sono solo da sfiorare le apicalità etico-amministrative dei tempi del dogado , irraggiungibili nei tempi contemporanei.stringendo e andando ancora al sodo, considerato che il premio nobel obama ,per il suo operarato percepisce circa €20.000 al mese. penso che partire da questi presupposti sia già un buon inizio ,per definire compensi congrui.

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  3. E’ un argomento spinoso che ha sempre assillato oligarchie aristocratiche come la Serenissima ma anche di piu’ democrazie moderne come quelle anglo-assoni. Qui io ho un occhio piu’ liberal-democratico. Direi che nelle pubbliche amministrazioni (e quindi anche ai politici) si dorvebbero garantire salari di base per evitare che se uno’ e’ gia’ ricco e ci mette suo avanzi anche la prerogativa di decidere (perlatro perfettamente legittimo per il liberalesimo ottocentesco). Questo creerebbe conflitti d’interesse inaccettabili. D’altro canto dividerei reponsabilita’ amministrative in consiglieri con o senza portafoglio (quelli per spese in settori minori) come si fa oggi spesso nel governo italiano. Chi ha responsabilita’ di budget maggiori non puo’ a mio avviso, venire da background salariali bassi (esempio un prof di scuola) perche’ maneggiare improvvisamente cifre enormi potrebbe essere rischioso. Mi spiego meglio per I pauperisti che gia’ staranno invocando allo scandalo nel leggere le mie righe: il punto e’, cari ragazzi, che e’ vero che bisogna evitare conflitti d’interessi ma bisogna anche evitare che gente inesperta dissipi patrimoni pubblici finanziando progetti da caccia alle farfalle o mille bolle blu. In altre parole: stiamo attenti ai pescecani ma ancor di piu’ agli idealisti da Il Principe e Povero in amministrazione. I secondi sono sempre quelli che fanno I disastri peggiori. Vedi l’enorme scempio di soldi fatto dalla classe dirigente italiana, specie di sinistra, dove gran parte dei politici vengono spesso da substrati poveri e non hanno il minimo senso del denaro pubblico, proprio perche’ non hanno mai avuto prima denaro loro da proteggere e investire con responsabilita’.

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    • bestsilvio ha detto:

      Condivido il pensiero di Giovanni e lo integro dicendo (sono in off topic ora) che la strada è quella di parcellizzare il potere e dunque anche la possibilità di spesa;
      A questo punto, o vengono controllati e si controllano a vicenda, oppure saranno tutti collusi andando a creare un crollo generale del sistema, a questo punto giustamente motivato (quello che sta succedendo in italia).

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    • giorgioburin ha detto:

      Certamente Giovanni, gradiremo però una quantificazione delle cifre e una definizione dei metodi, giusto per fissare qualche idea. Prima o poi qualcuno deve sbilanciarsi

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  4. Edoardo Rubini ha detto:

    Nella Veneta Serenissima Repubblica le cariche si dividevano in due tipi, sostanzialmente: 1. cariche “senatorie”, cioè le più alte, prestigiose e importanti (avevano carattere onorifico, non erano retribuite, costavano, perché imponevano di accollarsi gli oneri di rappresentanza); 2. le magistrature più “di servizio” (con residenza fuori Venezia, oppure per tenere processi faticosi e con dispendio di tempo) prevedevano compensi appena dignitosi. Questo spiega perché “l’ambito” alle cariche pubbliche era così contenuto: non era un affare gestire cariche pubbliche, ma un servizio da dare alla collettività, che richiedeva motivazioni interiori. L’insegnamento di questa impostazione è chiaro. Si può concludere che: 1. i compensi delle varie cariche (pur dovendosi comunque prevedere una diversificazione), devono essere di regola contenuti, assai al di sotto di quelli elargiti dall’attuale regime (specie per i cosiddetti manager), con tetti anche per i trattamenti pensionistici; 2. non devono esistere privilegi connessi alla carica, né possibilità di premere per assunzioni gradite, al di fuori di carriere progressive e trasparenti; 3. il segreto di questo sistema è dato dai controlli, sia interni, sia esterni; 4. i metodi di selezione sono la chiave di volta del sistema. Nel nord oggi la quasi totalità dei dipendenti è stata assunta tramite concorso: sarebbe auspicabile che ci si avvicinasse al modello nordeuropeo, dove il posto pubblico non è l’unico modo per sopravvivere per chi non eredita l’azienda di papà, ma addirittura l’assunzione avviene più che altro con il tirocinio. Il problema principale, però, più che i compensi, resta il metodo di gestione: nell’italietta, la classe dirigente non dirige, ma prende ordini dalle lobbies.

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  5. Credo i limiti di spesa vadano definiti in base al tipo dipartimento: una cosa e’ per esempio un consigliere alle infrastrutture (cioe’ miliardi), una cosa uno alla cultura e spettacolo (di solito budget molto piu’ ridotti). A me terrorizza l’idea che un professore di scuola che non ha mai guadagnato piu’ di 1300 euro al mese, si trovi imporvvisamente a gestire 20 miliardi di euro per la costruzione di una TAV in Nord-Italia, faccio un esempio. Pero’ non mi spaventa affatto se lo mettono responsabile dei progetti di sviluppo per un teatro Veneto, faccio un esempio, che richiede molti meno soldi e un certo livello culturale a cui il professore puo’ essere piu’ avezzo. Credo bisognerebbe proporre criteri di competenza per l’accesso a certe cariche che si basino sull’esperienza in quel campo e questo inevitabilemnte dovrebbe essere legato anche ai salari/redditi precedenti, che da soli parlano sull’effettiva familiarita’ di una persona con la gestione di enormi quantita’ di soldi. Tutti sono capaci di sparlare e criticare chi e’ piu’ ricco. Ma poi alla prova dei fatti,s e gli dai in mano enormi somme, la maggior parte le dilapida in poco tempo in progetti o avventure senza senso e di scarsa utilita’ pubblica. Il che puo’ essere accettabile se un mona vince la lotteria e poi si mangia tutto in vacanze e bagordi, faccio un esempio, perche’ e’ un privato ma non puo’ essere ammesso se uno e’ un funzionario pubblico della Repubblica Veneta e deve rispondere ai cittadini degli investimenti che fa con i proventi delle loro tasse.

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  6. Sante Perticaro ha detto:

    Innanzitutto ci vogliono comportamenti adeguati per i ruoli pubblici.
    Soprattutto se devi amministrare territori e persone.
    I nostri padri costituenti hanno voluto che, per certi incarichi, tu debba avere “impersonalità”. Cioè non essere sottoposto alle debolezze, pericoli o tentazioni, proprie delle persone. Mantenere questo spessore non è affatto facile.
    Soprattutto quando nel ballo entra il “dio denaro”: un terribile corruttore!
    Penso che La Serenissima, in “fetus”; covasse questi principi e avesse edificato “i piombi” anche per questo.
    Oggi i Piombi non ci sono più e, addirittura, si ritiene che il voto popolare sia una sorta di lavacro di tutti i peccati: anche quelli di gioventù ! Poveri noi, come siamo caduti in basso …

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    • bestsilvio ha detto:

      Grazie Sante del commento, attendiamo il tuo contributo fattivo con proposte e idee pratiche su come in futuro potremo predisporre le cose perche’ gli accadimenti italiani non si ripetano pure nel nuovo Stato Veneto

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