QUANDO SI FORMA UN PARTITO

di Luigino Chemello

In un certo periodo storico è stato possibile formare dei partiti territoriali nel Veneto e in Lombardia partendo , sembra strano, dalle  elezioni politiche  italiane.

Nel 1983 la Liga Veneta alla prima partecipazione politica elegge un deputato ed un senatore. Successivamente si presenta alle elezioni amministrative del 1985 ed elegge vari consiglieri comunali, provinciali e tre consiglieri regionali.  A fianco dei partiti italiani, aveva preso consistenza nel Veneto un nuovo partito in rappresentanza dei Veneti.

Alle successive elezioni politiche del 1987 Bossi presenta il simbolo della Lega Lombarda, e viene eletto Senatore assieme al deputato Leoni.

Nei tre anni successivi Bossi lavora a tempo pieno in Lombardia , con scarse presenze a Roma che non contavano nulla e alle elezioni regionali Lombarde di tre anni dopo consegue il 19,5 % dei voti, eleggendo una quindicina di Consiglieri Regionali, e decine  di consiglieri comunali, parecchi dei quali poi diverranno anche sindaci dei loro comuni. Si era formato il Partito della Lega Lombarda.

Quel percorso  ha reso possibile  la costituzione di nuovi partiti perché la legge elettorale italiana era improntata al principio del Proporzionale puro, applicato  a livello circoscrizionale per la Camera e a livello regionale per il Senato. Poi sappiamo che la  Liga veneta, e l’Union Piemontese si sono fuse, o meglio sono state acquisite da Bossi andando, con la supremazia della Lega Lombarda, a costituire la Lega Nord. Partito che nonostante abbia prodotto poco di utile per il Nord, ha avuto un consenso elettorale importante e durato per diversi anni. Oggi quel percorso e precluso dallo sbarramento introdotto con le successive leggi elettorali, sia per la Camera che per il Senato.

Ora formare un  nuovo  partito nel territorio veneto, capace di diventare forza di governo nelle istituzioni venete, è diventato ben più difficile. Oggi nel veneto abbiamo una pluralità di tentativi di formare un nuovo  partito o movimento di natura indipendentista, ma nessuno e ancora riuscito  ad uscire dal guscio.

Non si parte più dal deputato o dal senatore, bisogna più umilmente partire  dai Comuni . Nella prossima primavera  circa 400 Comuni Veneti andranno al voto e gli  indipendentisti potranno misurare le loro potenzialità organizzative ed elettorali, la credibilità dei loro candidati nei relativi comuni, per preparare poi il vero test elettorale indipendentista alle elezioni Venete del 2015.

Arrivare ad un referendum per l’Indipendenza del Veneto, senza prima che forze politiche indipendentiste arrivino al governo  del Veneto, o quantomeno abbiano un ruolo politico rilevante, può essere un sogno che ognuno è libero di coltivare. Solo che la realtà della Catalogna e della Scozia , come dei popoli che hanno già raggiunto l’indipendenza, ci insegna che un referendum è possibile e ha concrete possibilità di portare all’indipendenza se prima viene  rispettato un vecchio slogan del leghismo : “Paroni a casa nostra”. Cioè essere forza di governo del proprio territorio. Solo che nonostante la Lega sia stata nel Veneto il primo partito, non è mai riuscita a realizzarlo.

Non serve a nulla conquistare il Presidente del Veneto o della Lombardia, alleandosi con l’avversario del tuo fine politico. Alleati con il partito che più rappresenta il nazionalismo italiano. Conquisti le sedie, ma non realizzi il progetto. Quello che è avvenuto finora, con l’esperienza maturata con il leghismo e con l’autonomismo, forse sono stati passaggi necessari per giungere concretamente alla via dell’Indipendenza.

Il quadro politico Veneto è in movimento, e parte da una situazione confusa, ma da un dato politico positivo. Esiste un elettorato consistente che vive una fase evolutiva, che non ha una collocazione definita, e che può portare a risultati  inaspettati in breve tempo. In presenza di un ulteriore elettorato, che ha scelto di non votare per delusione, ma che può essere riconquistato più facilmente da nuove proposte politiche che potranno prendere consistenza nel Veneto, piuttosto che dai tradizionali partiti italiani. In presenza inoltre di una classe amministrativa e politica formatasi nella Lega Nord al bivio fra rimanere intruppati nella destra italiana o scegliere un impegno chiaro per l’indipendenza del Veneto.

Dalla Redazione Vivere Veneto: REPLICA

Ogni cittadino ha diritto di avere le proprie idee politiche;  verissimo che la storia insegna, ma a volte esistono e si immaginano strade nuove che andrebbero valutate percorse e sperimentate.

Profondamente istruttivo quanto scritto sopra da Luigino Chemello, non eviteremmo però di analizzare quanto successo più recentemente al Movimento 5 Stelle e in Scozia.

A prescindere dalla proprie opinioni sul Mov 5 Stelle, questi  per i primi 5/7 anni si sono mossi nell’ombra cercando prima rete, creando un movimento di opinione, cercando essenzialmente  di far massa critica ideologica, usando mezzi innovativi a disposizione di tutti.

Quindi l’esempio Scozzese: una forte propulsione la si è avuta solo dopo che è iniziata la “NATIONAL CONVERSATION”, allora la gente ha capito veramente che gli indipendentisti facevano sul serio e avevano a cuore il destino della futura Nazione Scozzese, difatti il consenso in questi 3 anni di conversazioni è cresciuto enormemente !

Ci domandiamo come una massa elettorale, demotivata, disillusa e “sparpagliata” come quella attuale Veneta, possa ora aggregarsi a un progetto politico che non sia in grado di interpretare i desideri, le aspettative non sappia essere vicino alle necessità reali della gente. I Movimenti e Partiti Indipendentisti sono visti oggi da tutti, a buona ragione, molto conflittuali. Un nuovo soggetto dovrà dimostrare una inversione di tendenza se vuole essere percepito come diverso e credibile, non basterà un nuovo simbolo.

La Conversazione  Nazionale Veneta e le Conversazioni Territoriali sono un ottimo mezzo per riavvicinare la gente all’Impegno pubblico e civico.

Questi sono Strumenti Semplici a disposizione di tutti coloro i quali riusciranno a capire che per parlare e avvicinare la gente bisogna cambiare la prospettiva. Si potranno avere risultati Reali, tangibili e duraturi solo se si partirà dai problemi e dalle necessità, accompagnando la gente e cercando di mostrare loro semplicemente e chiaramente la strada per la risoluzione e Liberazione dai problemi.

Gli Indipendentisti non devono solo DIRE di aver a cuore il Veneto (non basta urlare Indipendenza, Indipendenza), devono SOLO DIMOSTRARE CON FATTI CONCRETI di avere una “Vision”, di saper ascoltare, interpretare e immaginare assieme alla gente il futuro prossimo a venire. Diversamente saranno semplicemente percepiti “caregari”, niente di nuovo non vi pare ?

Noi di Vivere Veneto ora pensiamo che vi sia bisogno di altro, di persone che si impegnino senza nessuna casacca (se non quella dei Leoni) portando avanti pensieri e aggregazioni non politiche, bensì di intenti. Pensiamo che andare avanti con la politica dell’opposizione e degli scontri non possa portare a nulla, meglio trovarsi e aggregarsi sulle idee, sulle proposte e sulla visione di un Futuro Veneto Indipendente.

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8 risposte a QUANDO SI FORMA UN PARTITO

  1. Complimenti sia a Luigino per l’editoriale di ottima scrittura politica sia all’atrettanto eccellente replica di redazione. Impossibile non aver voglia di elaborare questo importantissimo tema. Adesso devo lasciare la mia scrivania ma su questo voglio tornarci al piu’ presto. Bravi, ragazzi, non importa aver vedute diverse ma creare dibattiti di questo tipo e livello. Questa e’ Poltica con la P maiuscola.

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  2. Edoardo Rubini ha detto:

    Mi è piaciuta la risposta della Redazione di Vivere Veneto, perché senza perdersi in polemiche ha evidenziato di che cosa in questo momento c’è bisogno. Manca la “crescita collettiva” sui contenuti: bisogna capire che cosa vuol dire “Nazione Veneta”, essere veneti, Stato indipendente, cosa vuol dire vivere in una società giusta, che cos’è la vera libertà… grande merito ha Giovanni Dalla Valle ad aver proposto il modello scozzese, perché questo è il tipo di dibattito che fa maturare e unisce, in un certo modo “creando un popolo”. I fallimenti visti finora dovranno pur insegnare qualcosa: la libertà non si raggiunge con le urla e gli insulti lanciati dal grande capo (e neanche con la “democrazia diretta” via telematica, ottenuta con un click sulla tastiera). Bisogna riprendere in mano la storia, non per inebriarsi di grandi gesta, ma per capire che non serve inventare di sana pianta i metodi per governare bene, il buon governo c’era già, con le sue regole e la sua saggezza. Così come bisogna capire che cosa succede all’estero, nel mondo: ci sono processi generali che bisogna conoscere, per contrastarli o favorirli.

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    • giorgioburin ha detto:

      Ottima risposta Edoardo. Per dovere di moderazione ti invito ad approfondire i concetti di Nazione Veneta e di essere Veneti. L’argomento è complesso e quindi nessuno scritto può essere esaustivo, ma iniziare il confronto sarebbe molto positivo. Sui concetti di società giusta e vera libertà, forse è meglio non dilungarsi, sconfineremo nella filosofia, temo !

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    • bestsilvio ha detto:

      Grazie Edoardo apprezziamo, se vorrai dare il tuo contributo stimolando la Conversazione Veneta ne saremo molto lieti, abbiamo bisogno tutti di stimoli POSITIVI e gente con iniziativa per la grande Impresa che ci aspetta….da parte nostra cercheremo di dare apertura e accoglienza a chi vorrà confrontarsi via web e molto di piu’ , prestissimo, di persona.

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  3. Bon, son torna’ a casa e voria comentar: l’argomento me piaxe massa e vedo che el livelo xe de alta poletega. Allora, Luigino, il tuo ragionamento secondo me (e sai che ti stimo tantissimo) non fa una piega pero’ resta (io credo) imprigionato nella logica del partitismo italiano. Cioe’ candidature, elezioni amministrative ecc.
    Oggi l’indipendentismo sta assumendo una natura diversa (io credo ma lo vedo anche con i miei occhi) da quello che era il secessionismo della liga veneta degli anni ’80 (che ho visto nascere e sicuramente mi tocca il cuore nei ricordi).
    Oggi indipendentismo significa prima di tutto ‘consenso’ dal basso su temi quotidiani e pratici per tutti i Veneti, persino quelli non indipendentisti (almeno per ora) e ancor di piu’, proprio perche’ un referendum e’ sempre piu’ vicino, preparare una Carta Costituzionale per una nuova Nazione, dovesse vincere il SI’. Si parla di cinque milioni di persone, di destra, sinistra, centro, di tutte le origini e classi sociali, immigrati (regolari e integrati) inclusi nel Veneto.
    Hai ragione quando dici che la via piu’ logica e veloce potrebbe essere quella di veicolare il messaggio tramite un partito. Ma siamo realisti. Non e’ esattamente quello che si tenta di fare da trent’anni? Hanno fallito tutti i partiti indipendentisti, e sono stati una miriade, si’ o no? C’e’ riuscita a rafforzarsi sul territorio solo la Lega che pero’ si e’ snaturata a un certo punto diventando praticamente un partito italiano e quindi non piu’ indipendentista.
    A questo punto non abbiamo piu’ tempo per aspettare il consolidamento di un partito come lo SNP (fondato nel 1934 e che ha comunque impiegato 70 anni per divenire quello che e’ oggi). meglio piuttosto copiare, se proprio lo dobbiamo fare, dal loro modello di conversazione nazionale del biennio 2007-2009 che ha portato a un vertiginoso aumento del consenso sull’indipendenza (cosa impensabile solo dieci anni fa’).
    Il segreto? L’associazionismo civile. Grazie alle associazioni civili si fa dibattito sulle questioni piu’ dirette dei cittadini e si va direttamente al cuore del loro consenso, tema per tema, problema per problema, senza persino bisogno di fondare nuovi partiti (destinati a implodere in pochi mesi come al solito per le baruffe interne delle varie e ahime’ inevitabili primedonne).
    Insomma e’ la gente che conta, caro Luigino, non le sigle.
    Gordon Mc Intyre-Kemp, che ci parlera’ alla conferenza Veneti-Scots a Edimburgo proprio la sera prima del Rally, m’insegna che se scomponi i temi per il SI’ a seconda delle esigenze dei cittadini, la persuasione aumenta. Se oggi tu chiedi SI o NO all’Indipendenza, la meta’ dei Veneti prende paura di tale cambiamento e probabilmente risponde no. Se pero’ gli chiedi quali sono i loro problemi reali e gli spieghi che l’indipendenza potrebbe aiutarli a risolverli, per esempio lavoro, tasse, occupazione, pensioni, sanita’ ecc. ecco che a poco a poco, ti dicono: beh pero’ allora quasi quasi quasi ci sto! Ecco, questo e’ esattamente quello che e’ successo in Scozia con la conversazione nazionale. Non e’ vero che la gente ha paura delle rivoluzioni. Dipende da come gliele presenti. Se sono cambiamenti che possono risolvere i LORO problemi, non quelli di un politico in cerca d’affermazione, certo che ti dicono SI’ a un referendum sull’auto-determinazione. Ecco perche’ non credo che i partiti servano per creare consenso per un referendum.
    Serve la GENTE, cioe’ tutti i Veneti che vivono ogni giorno il fallimento del progetto Italia e che hanno bisogno adesso di discutere su un nuovo progetto.
    Quello di una nuova Nazione, cioe’ di una nuova COMUNITA’ di MILIONI di persone, non di un nuovo partito, cioe’ una fazione di qualche migliaio di soci. Le rivoluzioni passano se il progetto e’ buono, ben strutturato, e soprattutto esteso alla maggior parte dei cittadini, non se si limita alla promozione di una sigla di partito.
    Io la penso cosi’ e gli Scots c’insegnano che funziona cosi’ dato che il referendum del 2014 e’ stato approvato DOPO quella conversazione dal basso. Tutto qua’. Niente di magico.

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  4. giustino cherubin ha detto:

    Finalmente un’aria nuova, un’aria serenissima. Complimenti a tutti e S. Marco Sempre (SMS)

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  5. Grazie, Giustino. Ben tornato tra noi.

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