Ecco smascherati anche i falsi indipendentisti

di Enzo Trentin su L’Indipendenza 

Lo hanno fatto da soli. E lo hanno dichiarato Coram populo nelle pagine del «Corriere Veneto» inserto regionale del «Corriere della Sera», di domenica 1 settembre, a pagina 2. C’è scritto che con Galliera Veneta, il cui consiglio comunale ha approvato, sono già 55 i Comuni che hanno sottoscritto l’ordine del giorno a sostegno del progetto di legge del consigliere regionale Stefano Valdegamberi (ex UDC, ora Futuro Popolare), quello che vorrebbe mettere i veneti in fila alle urne di un referendum consultivo per sottoporre loro un quesito semplice semplice: «Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana?».

Tuttavia Luca Claudio, sindaco di Abano Terme, una delle principali città che hanno aderito con Verona, Montebelluna, Arzignano ed altre, dichiara a chiare lettere: «Non vogliamo alcuna secessione e siamo contrari alla separazione dall’Italia ma siamo convinti che per avere un po’ più di autonomia, a cominciare dal federalismo fiscale, sia necessario iniziare a porre la questione con più forza rispetto al passato. Sono anni che lottiamo perché la nostra virtuosità sia riconosciuta e cosa abbiamo ottenuto? Nulla! Siamo stanchi di tirare il carrozzone Italia ed è giusto che a Roma sappiano che ormai abbiamo un piede sulla porta, pronti ad andarcene».

Anche il sindaco di Montebelluna Marzio Favero è sulla stessa lunghezza d’onda quando dichiara: «Ho già avuto modo di esprimere ai venetisti le mie perplessità sulla strada che hanno intrapreso e sulle reali chance di riuscita del referendum. Ciò detto, difendo fino in fondo il diritto dei veneti ad esprimere la loro opinione e non vedo perché la sola manifestazione di un pensiero, favorevole o contrario che sia, debba scatenare paure, preoccupazioni e contromosse preventive. Questo del referendum è l’ennesimo grido di dolore della nostra terra […]».

Più chiaro di così cosa si può volere? Si tratta di una minaccia, un pretesto per cercare di ottenere dal governo italiano un miglior trattamento. Non si chiedono o si vogliono riforme. Tanto meno si vuole l’esercizio della sovranità popolare, perché questa non si esercita con un referendum consultivo. Costoro vogliono semplicemente “tirare per la giacca” i cittadini, ma non pretendono riforme. Cercano solo di “mostrare i muscoli” altrui (quelli dei cittadini, non certo i loro) per continuare con il vecchio e logoro gioco dei partiti e dei politicanti.

Ora si comprendono più chiaramente (anche se a dire il vero molti lettori di questo quotidiano – per non dire tutti, e fatti salvi i soliti militonti – ci erano arrivati da soli) come e perché i sedicenti partiti indipendentisti veneti siano in costante conflitto al loro interno. E a poco valgono le “unioni” di intenti recentemente consumate. Nessuno di essi, malgrado al loro interno ci siano persone con esperienze nelle varie assemblee legislative italiane (Regione e Parlamento), nessuno di essi dicevano, malgrado le capacità, ha elaborato un nuovo progetto istituzionale per il soggetto indipendente che dovrebbe nascere. Si sono dedicati al compulsivo sfascio e creazione di nuovi partiti e comitati di sostegno referendario: Plebiscito2013, il Veneto Decida (e che altro?), ma non hanno messo nero su bianco per che cosa i cittadini dovrebbero seguirli.  L’indipendenza (come scrive un nostro lettore in calce ad un precedente articolo) è un processo che prende moto dalla volontà di organizzare una nuova entità amministrativa con regole e costumi che la discussione ed il coinvolgimento delle aspirazioni di una popolazione riesce ad esprimere. Al contrario noi intravvediamo un déjà vu. Il modus operandi sembra quello di Umberto Bossi a partire dal 1987: girava il contado della Padania gridando al federalismo (di cui non conosceva nulla. Parole di G.F. Miglio), fintanto che ha sputtanato il termine e l’idea. Allo stesso modo costoro parlano di indipendenza, ma cercano una “carega” (con annessi privilegi) nelle istituzioni italiane. Ciò è provato dalle loro candidature alle più recenti elezioni politico-amministrative. E lo si potrà verificare alle europee del 2014, come alle regionali del 2015.

Come già abbiamo scritto altrove su questo quotidiano, se si andasse a breve all’indizione di questo referendum consultivo, l’insuccesso appare scontato, e con esso l’improponibilità, a breve, della sua riproposizione. Non ci sono solo i mezzi di comunicazione in mano o controllati dagli “unionisti” che remerebbero contro; già è esplicita la posizione dei cosiddetti “sinistri” (Tsz!) il vice capogruppo del Pd alla Regione Veneto: Stefano Fracasso, avverte: «Non si andrà da nessuna parte, ormai è chiaro a tutti. C’è un’unica strada che porta all’autonomia ed è quella indicata dalla Costituzione, per cui chi continua ad insistere sul referendum o trova il modo di modificare la nostra Carta oppure sta soltanto prendendo in giro chi lo ascolta». A Fracasso piace “vincere facile”, sapendo benissimo che la Costituzione non verrà modificata a beneficio degli indipendentisti, per cui il percorso che indica non porta da nessuna parte.

Per pura coincidenza sul quotidiano “Il Gazzettino” sempre di domenica 1 settembre, gli fa eco l’avvocato veneziano Renzo Fogliata che asserendo come la secessione sia un diritto, scrive: «Il Veneto vanta un residuo fiscale di quasi 20 miliardi di euro. Se tale somma rimanesse nel territorio sarebbero annullati moltissimi balzelli e l’Irpef crollerebbe a poco più del 10%. Quando il mio commercialista mi ha comunicato quanto quest’anno dovrò versare all’erario ho provato un moto irrefrenabile di ribellione e di disgusto. Si calcola che al servo della gleba, nel Medioevo, non fosse mai prelevato più del 50%. Qui, chi produce supera il 65/70%. È una confisca. Non più una tassazione. Insostenibile per tutti, ma ancor più per chi, come i veneti, ha sempre e solo prodotto ricchezza. Perché debbo continuare a lavorare e produrre? Per chi? Perché l’italico erario sottragga la gran parte del mio reddito ai miei figli per sversarlo nel suo opprimente apparato statale? E poi, le basi culturali. Quella veneta è una storia immensa, che l’Italia ha dolorosamente ridotto a folclore da campanile. Tutto buttato e chirurgicamente asportato dai libri di storia italiani. Nessuno può tornare indietro. Il processo storico è iniziato ed è coerente con quanto accade in Europa (Scozia e Catalogna per tutti). È un processo inarrestabile. La questione non è il se, ma il quando. Il pretesto della Costituzione è risibile. Il diritto a secedere è precostituzionale. Quando una comunità non si percepisce più come parte di uno Stato ha il diritto di prendere le redini dei propri destini.  E non è vero che quanto si dibatte in Regione sia inutile. È anzi vero il contrario. La foglia di fico della Costituzione è destinata a cadere molto presto».

Non bastasse c’è chi sostiene come sia doveroso che un ente pubblico saldi i debiti verso le imprese e che quindi la Regione Veneto abbia fatto il proprio dovere nel voler estinguere gli arretrati con le aziende creditrici, in gran parte Venete, del settore sanitario. Questo di sicuro darà una boccata di ossigeno agli imprenditori e garantirà la tenuta del “sistema” Veneto. Costoro però non sono d’accordo sul fatto dell’aver istituito la Tesoreria Unica (per avere maggiore liquidità di cassa) e determinato la chiusura dei conti correnti degli enti locali presso le banche del territorio impoverendone cosi il tessuto economico. Ora lo Stato fa il padre-padrone con le disponibilità liquide delle Regioni virtuose e degli enti locali con i conti in ordine. Il Veneto pur avendo 1,3 miliardi di euro propri nella Tesoreria Unica non può spenderli per rispetto del patto di stabilità. Pochi giorni fa lo Stato ha graziosamente concesso 1,4 miliardi di euro al Veneto con tassi semi usurari e ben più alti di altre Regioni. Insomma, tra 20 miliardi che ogni anno il Veneto regala al resto d’Italia, questo “prestito” è l’ennesimo segno di come siano considerati i Veneti. Pecore da tosare, come ha scritto il direttore G.L. Marchi.

Esiste poi una intellighenzia di regime che rema contro. Per il politologo Paolo Feltrin l’indipendentismo è un «sottofondo nostalgico» che non ha nulla di male, «un po’ come i circoli monarchici», ma che all’atto pratico si rivela «del tutto inconsistente, come si vede ad ogni elezione e come si è visto dopo Tangentopoli, l’unico momento storico in cui realisticamente il movimento venetista avrebbe potuto aspirare ad un significativo risultato elettorale e ad un processo di seria strutturazione. […] è vero che per ragioni storiche dietro ogni veneto si cela un secessionista, ma è anche vero che l’indipendenza è per i veneti un po’ come la montagna: tutti la amano ma tutti si guardano bene dall’andarci ad abitare». Quanta spocchia. Quant’altro ce da spettarsi da siffatti personaggi.

Non sorprende allora come «Il Giornale di Vicenza» sempre di domenica 1 settembre, c’informi di come si preparino i documenti, si facciano le valigie, si prenda l’aereo dopo aver salutano tutti. Sono i vicentini residenti all’estero. Giovani e adulti che decidono di mollare tutto, città natale compresa, e di andare a vivere in un altro paese, chiedendo il cambio di residenza anagrafica. Dal capoluogo ne sono partiti più di 5 mila dal 2005. E solo nei primi otto mesi del 2013 si sono registrate 233 partenze. Ogni giorno un addio. È questo, in media, il numero dei cittadini nati nel comune di Vicenza che hanno preso la residenza all’estero da gennaio a settembre. I numeri arrivano dall’ufficio dello stato civile di palazzo Trissino, secondo quanto registrato dall’Aire, anagrafe della popolazione italiana residente all’estero. Se al 31 dicembre erano 4858, ad oggi sono 5091 i vicentini iscritti. Il che significa che dal primo gennaio di quest’anno (contando quindi 240 giorni circa) al 31 agosto in 233 si sono trasferiti fuori dall’Italia e lontano dalla città del Palladio. In molti decidono di trasferirsi all’estero per combattere il difficile periodo economico. Cercano lavoro o inseguono un sogno. Tra loro anche molti cervelli in fuga, ma non solo. Delle aziende che si trasferiscono in Svizzera o Carinzia s’è già detto. Eppure c’è qualcuno che ancora si gingilla, sproloquia e suona il piffero di Hamelin.

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5 risposte a Ecco smascherati anche i falsi indipendentisti

  1. Edoardo Rubini ha detto:

    Devo confessarlo, di quel che vorrebbe dimostrare questo articolo ho capito ben poco. La confusione è sempre grande in ogni momento di cambiamento, ma dopo aver letto certi pezzi si resta interdetti, con un enorme punto interrogativo in testa. In mezzo a tanta prosa verbosa, bisogna però entrare nel merito di alcune affermazioni. Eccole di seguito: «con Galliera Veneta … sono già 55 i Comuni che hanno sottoscritto l’ordine del giorno a sostegno del progetto di legge [sull’indipendenza]», «Si tratta di una minaccia, un pretesto per cercare di ottenere dal governo italiano un miglior trattamento. Non si chiedono né si vogliono riforme, ma solo continuare con il vecchio e logoro gioco dei partiti e dei politicanti», «i sedicenti partiti indipendentisti veneti … in costante conflitto al loro interno», «nessuno di essi … ha elaborato un nuovo progetto istituzionale per il soggetto indipendente che dovrebbe nascere», «Si sono dedicati al compulsivo sfascio e creazione di nuovi partiti e comitati di sostegno referendario: Plebiscito2013, il Veneto Decida (e che altro?), ma non hanno messo nero su bianco per che cosa i cittadini dovrebbero seguirli», «costoro parlano di indipendenza, ma cercano una “carega” (con annessi privilegi) nelle istituzioni italiane. Ciò è provato dalle loro candidature alle più recenti elezioni politico-amministrative».
    Allora, se Giovanni dalla Valle, forte della sua esperienza di collaborazione con il Scottish National Party, raccomanda sempre ai Veneti di non perdersi in sterili polemiche, ma di imparare a costruire come fanno in Scozia, qua ci pare che stiamo andando nella direzione opposta.
    Io, come Presidente di Europa Veneta, voglio dire che siamo stati di recente invitati dall’Associazione “Veneto Nostro” a far parte della piattaforma “Il Veneto Decida” e nel nostro Consiglio Direttivo, dopo ampia discussione, abbiamo aderito alla proposta con convinzione.
    Vogliamo qui rendere noto ai Veneti che in questo momento drammatico per le sorti del nostro popolo c’è ancora chi, con puro spirito ideale, di costruzione pratica e di collaborazione (un tempo si diceva “spirito cristiano”), intende impegnarsi per il bene comune, soprattutto per il nostro domani. La piattaforma “Il Veneto Decida” è composta da tutti i soggetti che vogliono collaborare per garantire il diritto di pronunciarsi sul futuro: indipendenza (per avere un buono Stato nazionale veneto), oppure restare sotto l’ombrello dell’attuale stato (non si sa bene con quali prospettive). D’accordo, c’è chi chiama questa “nostalgia”, ma la mala fede è sempre esistita.
    Ora, noi come tante altre associazioni culturali che aderiscono alla suddetta piattaforma, non ci siamo mai impegnati sul piano politico, ma abbiamo sempre combattuto la nostra battaglia culturale per lo studio della storia e la difesa dell’identità veneta a livello di puro volontariato, senza vedere un becco di un quattrino pubblico (che non abbiamo neppure mai chiesto, per non compromettere la nostra credibilità), impiegando il nostro tempo e le nostre risorse in una causa in cui crederemo sempre: non possiamo accettare su questo punto i discorsi generici e distruttivi di nessuno.
    Sgombrato il campo dalle invettive a vanvera, nel merito facciamo notare che non ha senso in questo frangente pretendere scenari utopistici dove tutti sono d’accordo su tutto, dove si verificano simultanei «processi che prendono moto dalla volontà di organizzare la nuova entità», come sognano i seguaci di Jean-Jacques Rousseau. Sembra una puro capriccio questa “scomunica” lanciata da Trentin contro i sindaci che dissimulano appena con motivazioni economiche quel che il proprio Comune ha votato, esprimendo la volontà di non far più parte dello “Stato sovrano”, la tricolorata culla della democrazia… signori, stiamo scherzando? 55 Comunità, per bocca dei loro AMMINISTRATORI PUBBLICI, rendono manifesta una volontà così coraggiosa e radicale (impensabile fino a ieri) e qua di cosa si disquisisce? del sesso degli angeli? È vero il contrario di quello che scrive Trentin: questi sindaci vogliono la riforma totale, il definitivo rovesciamento di un sistema che essi avvertono (come i loro concittadini) assurdo, iniquo e talora anche criminale.
    Non perdiamo tempo, pensiamo a discutere in concreto sul futuro, progettiamo il da farsi, che appare difficilissimo, certo: anche per questo non è meno nobile e sacrosanto!!! Chi pensa che «se si andasse a breve all’indizione di questo referendum consultivo, l’insuccesso appare scontato, e con esso l’improponibilità, a breve, della sua riproposizione» esprime una convinzione certo legittima, ma con costui non abbiamo nulla da dirci.

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  2. Ivano ha detto:

    La scoperta dell’acqua calda. Lo sappiamo che i vari sindaci non sono indipendentisti come noi. Ci preme solo che siano favorevoli al voto, tutte cose che già si sapevano, non siamo degli sprovveduti

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  3. Carlo M. Peruzzini ha detto:

    2 sindaci su 55 sono autonomisti e non indipendentisti. E allora?

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  4. Ivano Furlan ha detto:

    ogni mattina se sveja uno che el ga e solusion in man,,mahhhh me domando ma sei veneti sti qua???? bohhhh

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  5. Ben ha detto:

    Sarebbe opportuno, secondo il mio modestissimo parere, non perdere tempo a guardare e fare critiche a chi è contro la liberazione del Veneto, lo sappiamo che ci sono e sono molti e si prodigheranno in mille modi per convincere i poveri Veneti a seguirli all’ inferno…ok…allora suggerisco di fare sforzi enormi, da parte di chi sta lavorando molto in prima persona per portare avanti l’ ideale, per unire le forze in un unico gruppo e….specialmente BUTTARE VIA LE AMBIZIONI PERSONALI, LE INVIDIE E I VARI “STUPIDI” DISTINGUO ….PUNTARE ALL’ UNICO OBIETTIVO CHE TUTTI NOI INDIPENDENTISTI VOGLIAMO… Faccio solo un appunto…stiamo attenti ai politicanti oggi in essere, specialmente i LEGHISTI, sono peggio delle jene, pronti a salire sul carro dei vincitori per poi tradire, come SEMPRE, per tenersi l’ amicizia di ROMA LADRONA…BOSSI Docet!!

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