CONSENSO O VOTO DI SCAMBIO ?

di Ettore Bellin

untitledUn partito politico normalmente nasce e si espande grazie ai consensi dei cittadini.

Ma come fa a trovare tale consenso ?

Semplice, promette ai suoi elettori dei benefici dopo aver acquisito il potere. Questo tipo di rapporto si potrebbe definire “voto di scambio”, io ti do il voto e tu politico fai stare meglio la  gente della mia classe sociale (nel miglior dei casi).

Purtroppo  la politica (per sete di potere) tende a promettere tutto a tutti, come se avessero una cornucopia che versa oro all’infinito, non importa se di destra o di sinistra, anche i movimenti nuovi, vedi il Movimento Cinque Stelle con la proposta del reddito di cittadinanza ed altre, tende a voler far beneficiare di bonus più classi sociali.

Nella attuale nostra società globalizzata, ciò non è più possibile, perché  per mantenere un alto stato sociale, una macchina burocratica imponete e una serie enorme di privilegi, bisogna attingere dai capitali dei ricchi e dal reddito delle imprese, ne consegue dunque che   i ricchi  spostano altrove i  loro denari  e affari, le imprese migrano o chiudono lasciando a casa i lavoratori i quali non versando più le tasse, aggravano le casse dello stato, se non bastasse  ancor più  con la cassa integrazione… creando una spirale che si avvita su se stessa!

Questa situazione non è più sostenibile, noi che vogliamo viere in un Veneto moderno non possiamo dire  che daremo tutto a tutti, che diminuiremo le tasse e aumenteremo i servizi senza limiti. Non vogliamo fare come i politici che promettono qualsiasi cosa con spudoratezza come attualmente succede.

Noi vogliamo pensare a un futuro  in un sistema federale diviso in aree non troppo grandi, dove i cittadini possano scegliere quanto essere tassati, dove confluire tali risorse e quindi avere i servizi relativi;

dove ci sia la consapevolezza che tutto costa  e che avremo i frutti se e solo avremo lavorato e seminato bene, dove  i cittadini  possano decidere  come far funzionare la giustizia, dove si possa controllare  personalmente come il singolo politico si comporta.

Siamo convinti che con un tal sistema federale, facendo partecipare il cittadino alle scelte strategiche anche tramite referendum (soprattutto via internet ) si  possano ridurre al minimo gli interessi  di alcune Lobby, gli sprechi e tanto altro  che ora non funziona.

Certamente non potremo fare contenti tutti, in un referendum c’è sempre chi perde, ma siamo convinti che questa sia la democrazia, pensiamo che chi non vedrà ragione in un referendum potrà accettarlo perché non imposto.

Non si può pensare che arrivi il politico o il manager con il cavallo bianco e possa sistemare una democrazia opulenta come quella italiana continuando regalare ai cittadini risorse che arrivavano da tassazione iniqua, per di più concentrata in alcune regioni o dal debito pubblico.

Per questo motivo,  è nata la presente  associazione Vivere Veneto, discutere per poi trovare delle riposte e quindi produrre dei documenti inerenti al funzionamento del futuro Veneto e dei suoi Territori.

Questo coinvolgimento di persone, di cittadini Veneti, servirà anche aumentare la nostra autostima nei confronti di un’ italia che ha cancellato la nostra cultura millenaria, che ci vuole far credere che senza di loro non saremo in grado di farcela.

Dobbiamo reagire, dobbiamo crederci, o meglio, Reagiamo.

E’ una sfida importante , possiamo tutti assieme farlo ?

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Una risposta a CONSENSO O VOTO DI SCAMBIO ?

  1. Edoardo Rubini ha detto:

    In effetti, i governi migliori sono quelli dove ognuno esercita un ruolo attivo per il benessere generale. Gli esempi di cui possiamo avere memoria, sono soprattutto due: la Repubblica Veneta e lo stato italiano. La prima era uno “stato interventista”, cioè uno stato mamma-papà, che si preoccupa di tutto per la salute dei suoi figli. Cioè, non solo fa leggi che si rivelano giuste sul piano pratico e le rende operative nel migliore dei modi con mille premure: ma con il proprio esempio e con la sua cultura, dà continue indicazioni in positivo su quali siano i migliori comportamenti da tenere. A modo suo, anche lo stato italiano è “interventista”, ma nel modo peggiore. Per garantire il controllo della politica (ma anche di economia e finanza) in poche mani (che spesso non appaiono alla luce del sole) genera un sistema di corruzione, fatto di privilegi, carriere e lucro, a chi in cambio dimostra obbedienza a questi sistemi degenerati. Quindi, messa da parte la pretesa utopistica che l’economia si regoli da sé (attraverso le fantasiose “leggi del mercato”) è chiaro che ci sarà sempre una politica che gestisce i processi sociali, economici, culturali e quant’altro (è sempre stato così, nei secoli dei secoli). E’ pure evidente che non esiste una poltica “neutra” sul piano fiscale: ogni scelta (anche per gli investimenti nelle opere pubbliche) favorisce certuni e sfavorisce altri. Ciò che alla società italiana è finora mancato è ciò che ha fatto la fortuna di altri stati, per esempio nordeuropei: l’intelligenza della politica nel concepire una struttura sociale ed economica nel promuovere le migliori energie persenti in un territorio e stoppare le degenerazioni indesiderate. QUESTA INTELLIGENZA SI CHIAMA CAPACITA’ DI GOVERNO: ALLA SUA MANCANZA NON C’E’ RIMEDIO. Finché manca il concetto adeguato di dove debba andare a parare il progresso sociale e il fiorire dell’impresa privata (che non va mai a spasso da sola, checché ne dicano, ma è sempre sostenuta dalle istituzioni) sarebbe inutile “chiederlo alla gente”: casomai sono le menti capaci di farlo che devono proporre, discutere e concordare. Questa è la vera democrazia, mentre seguire i pareri del momento, come fa l’opinione pubblica italiana, lascia il tempo che trova.

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