I primi passi per un progetto istituzionale per il Veneto

di Enzo Tentin su L’Indipendenza

L’avvocato trevisano Andrea Arman erano lustri che non lo sentivo. È un amico assieme abbiamo combattuto alcune battaglie civili. E questo mi da’ modo di rispondere ai quei lettori che mi chiedono cosa ho fatto io. Di questo mio fare un autore ha scritto un libro, ed un editore ha pensato di pubblicarlo. Chi è curioso veda la nota in calce.

Andrea Arman in questi giorni mi ha mandato la bozza di un progetto istituzionale (vedi allegato) intorno al quale dice si sta lavorando. Sicuramente in alcuni ambienti si è consapevoli che gli uomini possono solo rintanarsi nelle caverne per proteggere i resti del loro cibo e i loro stracci residui, quando s’inabissa un regime [e il regime partitocratico italiano è più che mai traballante], infatti, si sgretolano tutte le istituzioni, si disarticola un’intera società, si precipita nel disordine. In simili frangenti, il pensiero è costretto a riflettere sugli elementi primari della convivenza civile e sui fattori di sopravvivenza di una collettività anche depredata delle sue risorse e dei suoi mezzi di difesa. L’idea “elettiva” della nazione veneta come strenua volontà di “stare insieme”, è nutrita e accompagnata da un senso acutissimo di “patria” come formazione di lungo periodo, delle identità culturali, come frutto esclusivo dell’accumulo di un passato, della pluralità di forme giuridiche, e di molto altro ancora.

Nello scritto di Arman ci sono almeno 4 punti che mi preme qui sottolineare. Prima, però, ritengo doverosa una correzione laddove scrive: «Un adagio dei nostri grandi padri diceva che “el segreto dea felisità xe la libertà e dea libertà el corajo”.» Poiché ho visto, tempo fa, ad una commemorazione funebre di Bepin Segato uno striscione che riportava la stessa frase attribuendola all’ideologo dei Serenissimi (che detto per inciso pagarono duramente le loro gesta, ad opera della magistratura italiana, ed anche economicamente con problemi di lavoro, e dunque di sopravvivenza) ritengo giusto segnalare che la frase: “Il segreto della felicità è la libertà, e il segreto della libertà è il coraggio”, è da attribuirsi all’ateniese Pericle. Il patriota Bepin Segato ha altri meriti, non serve attribuirgli anche questo.

Andrea Arman sostiene: «ai garantisti aggrappati alla costituzione ed alle grandi libertà che questa garantisce, fra cui la “libertà” di vivere in un’Italia  “una ed indivisibile”, a loro rispondo che la costituzione nasce come strumento a difesa  del cittadino nei confronti del potere, sia questo quello dei re che della casta che ora spadroneggia in Italia. […] Mille anni fa, a Venezia, vi erano problematiche simili a quelle che ora noi stiamo vivendo, escogitarono, allora, un espediente tecnico che consentisse di arrivare a porre ai vertici dello stato gli uomini migliori che in quel momento avevano a disposizione. Tale stratagemma è il sistema di elezione attraverso il cosiddetto “ballottaggio veneto”, tecnica che impediva, o quantomeno molto limitava, accordi preliminari, spartizioni, scambi fra gli elettori o i gruppi di appartenenza degli stessi. (Con una serie serrata di votazioni determinate dalla casualità è possibile arrivare ad un corpo votante definitivo che è del tutto imprevedibile nella sua composizione. Tali elettori non hanno tempo e modo di stringere alcun accordo per cui il loro voto sarà libero da condizionamenti e,  se Dio vorrà, indirizzato verso i migliori candidati. Tale sistema permette  sempre maggioranze superiori al 60%, per cui garantisce la stabilità del governo.) Con quella tecnica i nostri Avi ottennero la stabilità e la bontà del governo e risanarono la società».

Questa tecnica è chiamata anche la Cabala del Doge, e può essere la benvenuta ai giorni nostri. Anche perché prosegue sempre Arman: «Vivendo in Italia abbiamo acquisto la convinzione che l’esistenza dei partiti politici sia sinonimo di possibilità di manifestare liberamente il proprio pensiero. Tale idea, con il tempo, non si è dimostrata giusta in quanto le moderne forme di aggregazione partitica nulla hanno a che vedere con la libertà di manifestazione del pensiero ma, sono solo l’espressione partitico politica di forti gruppi economici. Abbisognando i partiti politici di enormi risorse economiche per essere competitivi, essi diventano un peso insostenibile per la società, sia che il finanziamento arrivi in forma pubblica che  privata.»  Gli emuli di Scilipoti diranno che è il partito che seleziona “i migliori”. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Chi si rifà alla Serenissima e non accetta questo sistema, chiaramente è in malafede.

La terza questione che mi colpisce del lavoro di Arman è la seguente: «È inutile che io  stia ad elencare quale durata, fasti e dignità internazionale abbia avuto la Serenissima Repubblica Veneta, di cui noi ci sentiamo figli. La Sua grandezza, (ed è quello che Le ha consentito di vivere per oltre mille anni) è consistita, fra l’altro, nel mantenere un rapporto leale è condiviso con i propri cittadini. Una situazione possibile grazie al grandissimo equilibrio cui era giunta quella civiltà attraverso le proprie magistrature, che in forma più che accettabile amministravano lo Stato. In essa non si è mai sentita la necessità di una Costituzione perché mai vi sono stati  particolari problemi di abuso del potere da parte dei governanti. Popolo e Stato erano una sola cosa e la strenua difesa che il popolo Veneto ha opposto all’invasore napoleonico ne è fulgido esempio. Il popolo era felice all’interno dello Stato Veneto».

Qui è bene soffermarsi per un momento. Anche la Gran Bretagna non ha una Costituzione e vive civilmente. Se si vuole proporre un modello istituzionale consuetudinario, è indispensabile chiarire subito a quali regole della Repubblica Veneta ci si vuole riferire. Quali, eventualmente, sono da aggiornare. Personalmente propendo per una Costituzione scritta (ma la mia è solo un’opinione personale) nella quale sono ben identificate le limitazioni dei governanti e l’esercizio della sovranità popolare. Come altri hanno scritto in maniera più autorevole, una Costituzione non è l’atto di un governo, ma l’atto di un popolo che crea un governo. Un governo senza Costituzione è un potere senza diritto. Una Costituzione è antecedente a un governo: e il governo è solo la creatura della Costituzione. Non già come la partitocrazia italiana che senza alcuna approvazione popolare s’è scritta ed approvata una Costituzione che il popolo non può in alcun modo modificare. Ciò a maggior ragione se si tien conto di quanto Andrea Arman aggiunge: «Dopo la rivoluzione francese e la diffusione delle “libertà” bonapartiane, si sono sviluppate nuove idee su come organizzare la società e su quali siano le esigenze dell’uomo. Tale attività intellettuale si rendeva necessaria per sopperire al grave vuoto lasciato dalla rivoluzione, che tutto aveva distrutto ma che di fatto non aveva idea di cosa ulteriormente fare oltre che uccidere e rubare. […] La diretta responsabilità degli eletti ed il loro rigoroso controllo eviterà abusi ed interessi personali».

Avere le idee chiare sin da subito condizionerà anche quella riforma della magistratura, e dei Codici attraverso cui sentenzia, senza la quale non ci sarà vera libertà. Mentre per quanto riguarda la responsabilità degli eletti, credo dobbiamo concordare sulla necessità di avere degli istituti di partecipazione popolare: referendum senza quorum, facoltà di revoca dei rappresentanti e burocrati ritenuti inadeguati, difensore civico, proposte d’iniziativa popolare (locale e nazionale), petizioni e istanze attivabili a cura dei cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi; ma che siano di facile e tempestiva attivazione, poiché la loro finalità primaria è quella deterrente.

Su questo, come su altre idee affini, mi permetto di suggerire l’avvio una conversazione nazionale sullo stile di quella scozzese, in una sede che non sia di partito o simil tale, e magari anche su questo quotidiano.

PROGETTO VENETO, CLICCATE QUI PER LEGGERLO

* * *

NOTA:

Il libro in questione è nel Catalogo della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e presso questo circuito bibliotecario locale: Un paracadutista in citta : Enzo Trentin contro i poteri locali / Filippo Nani ; presentazione di Nevio Furegon  – Vicenza – edizioni Egida, stampa 1995. L’autore Filippo Nani, nel titolo gioca sul fatto che il sottoscritto prestò servizio militare presso gli Alpini Paracadutisti, per poi proseguire da civile la pratica sportiva esplicata in poco meno di 2.000 lanci di quello che al tempo era definito paracadutismo estremo. [Nell’attività politico-amministrativa come semplice consigliere comunale in un capoluogo di provincia di 117.000 abitanti, portò una determinazione ed una mancanza di soggezione per le varie autorità, che sempre fu rivolta al cosiddetto “bene comune”, ma che pur vincendo alcune battaglie, non risultò alla fine vincente contro il “sistema Italia” e la sua partitocrazia. F.N.]

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Una risposta a I primi passi per un progetto istituzionale per il Veneto

  1. giorgio burin ha detto:

    Spero che questo sia l’inizio di una vera Conversazione Nazionale sul tipo di Costituzione che vorremo

    Mi piace

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