ESISTE UN POPOLO …..

di Anna Iseppon

LeoneAllalbaEsiste un Popolo a cui è stata negata la propria Lingua declassandola a un “dialetto grezzo e da ignoranti che è preferibile non usare”…

Esiste un Popolo a cui è stata negata la propria Storia, che inizia un millennio prima di Cristo con alcune popolazioni “primitive” ed ha avuto il suo massimo splendore con una Repubblica durata un millennio…

Esiste un Popolo che ha prodotto esploratori, artisti, letterati, ma la loro nascita viene sistematicamente trasposta in un altro luogo, in uno stato che all’epoca era inesistente e che non era di certo la loro patria…

Esiste un Popolo a cui viene negata la possibilità di esprimersi liberamente attraverso un voto…

Secondo voi, che dovrebbe fare quel Popolo ?

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13 risposte a ESISTE UN POPOLO …..

  1. Emanuele ha detto:

    Deve fare la cosa giusta: Ricostituire la propria Repubblica e farsi rispettare !!!

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  2. giustino cherubin ha detto:

    Si, se questo popolo esiste deve far sentire la sua voce con le buone o con le cattive. Penso sia ora di incominciare a usare le cattive. Pax Vobis

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  3. Edoardo Rubini ha detto:

    Già, ma negli appuntamenti importanti, come lo è stato, il 17 settembre, il popolo che esite deve mobilitarsi, sia pur con le buone… siamo 5 milioni… in Catalogna scendono in piazza 2 milioni alla volta… noi ci ritroviamo in 700-1.000… vi pare sufficiente, o c’è qualcosa che non va? Se davvero pensano ai loro figli e ai loro dipendenti, invece che la corda, certi imprenditori potrebbero acquistare un bel gonfalone e imparare a sventolarlo. Il fido bancario per quello non è necessario.

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    • AdminVivereVeneto ha detto:

      questo Edoardo conferma la nostra mission, prima si deve lavorare insieme sulla massa e dopo chiedere indipendenza. Continuare a fare il contrario, confidare nei politici, manifestare in pochi, è la strada certa per non arrivare a nulla.

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  4. Luigi ha detto:

    Con San Marco e il prgmatismo tipico della nostra genia, l’informazione e la Cultura del Diritto, l’applicazione delle leggi italiane e dei Trattati Internazionali, l’appoggio morale dei nostri consanguinii alloggiati all’estero, con la virtù della Pazienza accompagnata dalla DETERMINAZIONE, seguendo la mappa data dall’Unesco e rispettata dall’ONU, insomma con Wayforfreedom (rispettando i ricorsi storici dei nostri avi) già in esecuzione, aggiungiamo un pizzico di sacrificio (economico) e buona volontà personale, tempo 5/6 mesi ci saremmo anche NOI tra i POPOLI LIBERI E SOVRANI.!!!

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  5. Mauro ha detto:

    Questa mania di guardare al passato mi preoccupa. Significa non avere idee e visione del futuro. La storia va studiata e ricordata, non riproposta. Altrimenti perché rinnegare la volontà di qualcuno di tornare agli sfarzi dell’ impero romano? O, meglio ancora, alle civiltà primitive? Mascherare interessi economici (perché e’ l’obbiettivo che i secessionisti/indipendentisti si sono da sempre prefissati) con la volontà di recuperare presunte tradizioni perse e negate e’ solo ipocrisia. L’ennesimo spot elettorale dato in pasto al cittadino boccalone…

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    • Massimo ha detto:

      Personalmente non credo a queste presunte sottoidentità, ma ognuno la pensa a modo suo e non credo che tutti si lascino infinocchiare da spot elettorali. La domanda da fare ai secessionisti credo dovrebbe essere questa: va bene staccarsi da qualcosa, ma per andare dove? E secondo quale modello di sviluppo?

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  6. marco ha detto:

    Finora tutti gli stati che hanno ottenuto l’indipendenza l’hanno fatto sopratutto per ragioni economiche (ed è una cosa più che ovvia). Non sarà elegante dirlo ma è evidente che la realtà è questa. Daltronde che si dovrebbe dire? A me la questione economica non interessa, il denaro è vile, etc-etc…Vero, è brutto sentirlo dire, ma di sicuro per il 90% (e secondo me anche il 99,9%) della gente la questione economica si pone sempre al di sopra di tradizioni o altre cose…
    Ad ogni modo staccarsi dall’italia è l’unica e ultima possibilità che ci resta per non sprofondare nella miseria e nel caos a cui ci stiamo purtroppo abituando grazie sopratutto ai media che sono controllati da gente estanea alla nostra terra.
    Per il resto basta guardarci attorno, abbiamo già tutto quello che ci serve per vivere più che bene, prendendo spunto da paesi civili dov’è rinsaputo che la qualità della vita è alta tipo svizzera, norvegia, etc…

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  7. Anna ha detto:

    In risposta a chi lamenta un eccesso di “NOSTALGIA PER IL TEMPO CHE FU” in questo mio pensiero pongo questo quesito: che frutti darà un albero che non ha radici? Le nostre radici storiche non vanno tralasciate, non per ripristinare un domani la Vecchia Serenissima (ci mancherebbe!)…ma per “SENTIRCI POPOLO” e lavorare insieme per un futuro migliore.

    Sono la prima a dire che le MOTIVAZIONI ECONOMICHE sono il propellente che spinge la maggior parte di noi a chiedere l’indipendenza… e che le ragioni storico culturali passano in secondo piano di fronte all’urgenza della situazione odierna (col romanticismo storico no se ghe da da magnar ai fioi!)

    Ma sono anche convinta che finché prevarrà la motivazione economica a manifestare in piazza saranno i soliti 4 gatti. Chi ancora lavora e non ha problemi economici non scende in strada a chieder la libertà: serve un motivo più profondo per gridare al mondo l’ingiustizia subita!! Dobbiamo essere consapevoli che non ci stanno togliendo solo i soldi ed il futuro, ma che ci hanno negato anche la nostra storia, la nostra cultura, la nostra lingua, le nostre peculiarità! E la cosa peggiore è che non solo ce le hanno negate, ma le denigrano in ogni modo in ogni momento: deridendoci se parliamo veneto, violando i nostri patrimoni artistici, distruggendo la nostra natura, minimizzando millenni di storia veneta…CALPESTANDO LA NOSTRA IDENTITÀ DI POPOLO.

    Ma se non ne siamo CONSAPEVOLI come possiamo impedire questo scempio? Se non siamo ORGOGLIOSI DI ESSERE VENETI finiremo col chinare la testa ancora una volta di fronte alla dittatura romana, in cambio della promessa di qualche centesimo in più a fine mese!

    VENETI, LA ALZIAMO STA TESTA?? Siamo un popolo forte e tenace…recuperiamo la DIGNITÀ… possono toglierci tutto come han già fatto in passato: Noi lo ricostruiremo, più forte e resistente che mai!

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    • Mauro ha detto:

      La tua risposta conferma la mia tesi. Ragioni economiche mascherate da indignazione culturale. Mi vien da chiederti se almeno tu davvero credi nelle accuse di svilimento della cultura veneta che tu stessa rivolgi a non si sa chi.
      Di fatto quello a cui voi ambite non è altro che un altro sistema di potere economico in scala ridotta. Nuovamente l’istituzione di una classe di potere che detremina la vita di chi non ne fa parte all’insegna dell’arricchimento personale a discapito di chi quella ricchezza non se la può permettere. Purtroppo è così e ce lo insegna la storia. Anche nella vecchia e gloriosa Serenissima era così. C’erano i ricchi che godevano dei loro capitali creati grazie ad una congettura storico/economica favorevole e grazie ai poveri lavoratori e schiavi che lavoravano per loro in cambio della soppravivenza o della vita stessa.
      Purtroppo l’italiano medio non vede al di la del proprio naso e proprio per questo tende a ridurre gli orizzonti con divisioni, secessioni o finti autonomismi. L’unica soluzione per risolvere il problema secolare dell’umanita’ (quello del potere in mano a pochi e della schiavitù che esso crea nei molti, antica o moderna che sia) è la presa di coscienza da parte del cittadino utopizzando un sistema autodeterminante come lo è quello dell’anarchia. Immagino nessuno di voi sappia quale sia il vero significato di anarchia…vi invito a ricercarla e a farla vostra.
      Anarchia significa società nella quale l’individuo ha piena coscienza della sua esistenza e delle sua azioni, inserite in un contesto sociale dove tutti vivono con lo stesso principio fino al raggiungimento di una civiltà nella quale le forme di potere e di controllo risulteranno obsolete ed inutili. Certo, allo stato delle cose è pura utopia. RIcordo a tutti che gli intellettuali europei dell’800 venivano tacciati di utopia quando predicavano la speranza che in un futuro ci fosse la possibilità di garantire un pasto caldo al giorno per ogni cittadino.
      Quello che serve è una rivoluzione culturale e non un’involuzione territoriale con annesso ed inevitabile aumento dell’intolleranza verso tutti quelli che risiedono al difuori dei propri confini geografici.
      Dobbiamo capire che è ora che ci si metta in gioco, dobbiamo essere pronti a rischiare qualcosa di nostro per il bene dei nostri figli. Spesso sento parlare di lavoro, lavoro e lavoro come se quello fosse la panacea di tutti i mali. Non è così. Il lavoro moderno non è altro che una nuova forma di schiavitù e la crisi attuale lo sta dimostrando. Cosa c’è di nobile nel lavoro moderno? Cosa c’è di nobile e dignitoso in un lavoro la cui unica aspirazione è quella dell’arricchimento? Dov’è finito il concetto del lavoro socialmente utile? Per avere dei servizi di solidarietà ci dobbiamo per forza rivolgere alle associazioni di volontariato. Specialmente noi veneti, che da decenni siamo portati a pensare che l’unica cosa che conta sia il lavoro, siamo il popolo che più è regredito sotto quest’aspetto. Non tolleriamo niente e nessuno. Schiavi moderni. A quante persone, amici, parenti e vicini di casa sento pronunciare parole o frasi del tipo:” a mi no me frega niente” ”che i ‘ndesse a lavorar” ”non cambiarà mai niente” ”cosa pensitu de far ti da sol?” ”mi fae cusì, tanto anca se mi fae la roba giusta ghe nè tuti chealtri che i sbaia osteso” ecc… Senza contare tutti quelli che continuano a votare le stesse persone da 20 anni che sono poi quelle che hanno portato a questo disastro. Ecco, non ci vorrebbe molto. Solo la presa di coscienza da parte del cittadino che è giunta l’ora di non dare più carta bianca a nessuno eletto o nominato che sia. E la volontà di tornare ad avere un minimo di attenzione verso il prossimo, alla persona in difficoltà, a pensare che quello che ognino di fa, dice e pensa ogni giorno può influire pensantemente nella vita di tutti.
      Un tale, ai tempi della gloriosa ed antica Grecia, disse:” L’umanità sarà salva solo quando gli uomini capiranno che la colaborazione è più proficua della competizione”

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  8. Edoardo Rubini ha detto:

    Nella Repubblica di San Marco – e in generale nell’Europa Cristiana – la libertà era quella della propria Patria, in cui tutti si identificavano (tranne esigue minoranze settarie ed ereticali), perché essa era fondata in Gesù Cristo. La libertà era solo un mezzo per fare il Bene, la felicità era quella di chi sapeva di fare il proprio dovere, sacrificando tutto alla Patria, alla famiglia, alla Fede Cattolica: poveri o ricchi, non c’era nessuna differenza, era davvero stimato chi considerava zero se stesso e tutto la prropia comunità. Dopo il 1789 il mondo tradizionale è stato distrutto. Guerra dopo guerra, rivoluzione dopo rivoluzione, l’intera Civiltà europea si è dissolta. Al posto del Cristianesimo si è affermata una nuova religione: il liberalismo. All’inizio era eresia gnostica (coltivata nelle sette ereticali e nelle logge massoniche): si tratta della divinizzazione dell’uomo, della negazione di Dio:di qui nasce il grande inganno del sistema liberal-democratico, che celebra l’egoismo sfrenato, dando ad ognuno licenza di compiere il male in tutte le sue forme.
    Il liberalismo, indifferentemente di destra o di sinistra (che sono tutte correnti liberali) è alla base della dissoluzione della Civiltà, che noi oggi cogliamo nel suo aspetto più superficiale, cioè nella crisi economico-finanziaria. Al contrario, si tratta di una vera malattia spirituale, che se non guarita ucciderà il genere umano. La nostra identità è veneta perché si radica nei valori cristiani della Serenissima e nell’enorme Tradizione culturale che da essa è sorta. Il potere nefasto di oggi è anarchico (come osservava Pier Paolo Pasolini nei suoi “Scritti corsari”), cioè è un potere amorale e corrotto che odia l’Autorità del Bene, nel folle intento di distruggere Dio. Per riuscirci il potere liberale ha reciso – con i suoi modelli consumistici – il legame con il passato, ha sradicato i valori etnici e spirituali, ha proiettato le menti della massa in un vuoto incolmabile. Questo vuoto, per essere superato, ha bisogno di un cammino lungo e doloroso di conversione a Dio, che certo non si potrà risolvere con soluzioni politiche… ma intanto studiamo la storia, per capire dai nostri antenati come si ragiona. Che San Marco Evangelista ci assista e ci protegga dagli empi e dalle loro malvage macchinazioni!

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  9. paolo ha detto:

    Purtroppo il Veneto è stato ridotto ad una provincia lombarda. Manca una classe dirigente fatta di persone colte, sensibili alla nostra storia, incorruttibili e con capacità di governare la macchina pubblica e aggiungerei anche cristiane, perché oggi, ditemi quel che volete, di fronte alle minacce cui è esposta la nostra cultura non abbiamo alcun bisogno di annacquare l’amarone. E’ vero che la fede non la si può imporre a chi non ce l’ha ma pure è indubbio che oggi abbiamo bisogno di un pensiero forte. Non riconoscersi in un pensiero forte è stata la causa principale dell’eterno disgregarsi dei vari partitini venetisti. La determinazione con cui un credente persegue i propri obiettivi uno che non crede non la può nemmeno immaginare. Se avessimo saputo costruire un movimento cattolico, fatto di credenti e non di cicaloni, saremmo stati un macigno, altro che lega e pdl.

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