LA VERA SFIDA

Riproponiamo un articolo di Andrea Arman, pubblicato lo scorso settembre e di drammatica attualità oggi, con l’esplosione degli scandali, peraltro noti a tutti da tempo. Una analisi spietata e sempre attuale da rileggere con attenzione

di Andrea Arman

CorruzioneLeggendo i risultati delle elezioni è facile capire che una grande parte dei cittadini sono scontenti della politica e dei politici italiani. Questo, però, non è il  dato  più interessante  uscito dalle urne. L’informazione nuova, ed allarmante, è che gli italiani che accettano, condividono e sostengono la classe politica che ha condotto il paese al disastro economico e morale sono almeno il 30%. Il voto ai partiti “tradizionali” di destra e sinistra, ancorché depurato della componente ideologica, che induce qualcuno a votare tappandosi il naso pur di far diga a comunisti o fascisti, e dai convinti, ci dice che moltissimi italiani approvano ciò che i partiti ed i politici in questi anni  hanno fatto e credono che l’attuale sistema politico – amministrativo debba essere conservato. L’informazione deve essere presa sul serio ed analizzata senza ipocrisia.

Per altro, già si sapeva, anche se politicamente scorretto dirlo, che in Italia la cultura del malaffare è ampiamente diffusa. Lo sanno gli stranieri che sempre più diffidano di lavorare con operatori economici italiani  e lo sappiamo anche noi che quotidianamente ci dobbiamo difendere da comportamenti al limite del truffaldino posti spesso in essere da impeccabili soggetti economici che offrono servizi etc.. Ma che il fenomeno  della truffa o della furbata sia diffuso, anche a ragione della scarsa attenzione del legislatore penale, non è tutto. Il vero dramma della nostra società è la cultura della corruzione, del sotterfugio, dell’aggiramento delle regole,.  La corruzione e la cultura che la genera sono il vero cancro di questa paese ed almeno il 30% degli italiani sono portatori di questo disvalore.

Qualche benpensante nel leggermi immediatamente strillerà, forse a qualcuno verrà anche voglia di denunciarmi ma sono sicuro di dire una verità, amara ma sotto gli occhi di tutti e chi non la vuole vedere conferma ciò che ho scritto. Quello che la magistratura riesce a portare in aula è ben poca cosa rispetto alla vera corruzione che in vario modo dilaga, a tutti i livelli, nel paese. L’Italia ha il più imponente apparato poliziesco d’Europa e, ciò nonostante, non riesce a prevenire o reprimere comportamenti criminali che sono sotto gli occhi di tutti. Solo per fare degli esempi:  è’ risaputo che un chilometro di autostrada costa in Italia circa il triplo che negli altri paesi d’Europa; che la sanità ha costi  almeno tripli all’Europa, che le ricostruzioni non finiscono mai, che  certe autostrade costano come fossero lastricate d’oro, che determinati soggetti sono finanziati a pioggia senza garanzie.  Quante inchieste arrivate in aula? Poche. Quante condanne? Ancora meno. E’ vero che la burocrazia italiana è la più ingarbugliata del mondo, ma possibile che la possente macchina poliziesca non riesca a fermare la ruota della corruzione? Perché i procedimenti hanno spesso il fiato corto della prescrizione? Perché  spesso le indagini hanno buchi e non sono approfondite? Una probabile spiegazione  ce la dà il voto.

corruzione-italiaLa cultura della corruzione (e quella del meretricio) è  a tutti i livelli, nel settore pubblico e nel privato. Si comincia ad impararla a scuola, nelle assunzioni, nella carriera, per restare a galla nell’esercizio dell’attività di impresa. Il rapporto con la pubblica amministrazione è stato ed è un grande veicolo per la diffusione del cancro. L’amicizia, il sottobraccio, il regalo, il regalo ancora, il piacere, il favore, la cortesia,  la prestazione …. . Spontanei, talvolta indotti, più spesso  necessitati a farlo. Migliaia di persone che vivono sotto gli occhi di tutti, varie polizie comprese, ben al di sopra delle loro possibilità. E non sono i casolini o gli oste evasori fiscali quelli che si trovano in vacanza nei migliori resort per il mondo o nelle barche milionarie. Sono boiardi di stato, personaggi nella politica o vicini ad essa, faccendieri ammanicati; tutta gente che non produce. Soggetti che se ne fregano della Guardia di Finanza, di Equitalia, dell’IMU e di tutte quelle oppressioni che portano molti cittadini a pensare di  scappare da questo paese o a trovare la libertà dandosi la morte. Sono quella parte del paese che si può definire tossica ma che di fatto ha in mano il governo e l’amministrazione e non ne vuole sapere di cambiare.

I cittadini onesti  hanno capito come funziona l’Italia, ma faticano a dirlo perché temono la persecuzione, ed anch’io scrivendo ho una certa preoccupazione. Molti dipendenti pubblici conducono una esistenza frustrata non potendo urlare ciò che sanno e vedono. Il bavaglio dell’ipocrisia, quando va bene, ed il dovere di non ferire la Patria hanno sino ad ora impedito di dire chiaramente che l’Italia è uno stato con altissima corruzione a tutti i livelli. Per fortuna ci sono state le elezioni.

Preso atto e coscienza del fenomeno potrebbe essere utile capire se è curabile o se, come dice qualcuno all’estero, è nel DNA degli italiani. L’Italia è lunga e varia e non ritengo, in questa sede, opportuno ed utile indagare se la predisposizione sia maggiore o minore per aree geografiche o per appartenenza politica, per cui cercherò di fare un’analisi “laica”. Mi sembra di avere capito che sia buona tecnica quella di affrontare un problema facendo scorta dell’esperienza maturata e degli errori fatti. Ed allora, se guardiamo al passato di questo poco felice paese, troviamo che oltre alla rivoluzione fascista, ci sono stati due altri momenti di profondo cambiamento che sono agevoli da valutare: la fondazione della prima repubblica e della seconda, dopo “mani pulite”. Entrambi i frutti dell’azione costituente e rinnovatrice sono stati bacati da errori di bontà o opportunismo, che però hanno portato a conseguenze ben differenti.

Nel “47 la repubblica è partita portandosi dietro parte dell’apparato amministrativo del passato regime che, per un certo periodo, ha influenzato il processo di democratizzazione del paese, senza peraltro, particolari danni. Dopo mani pulite è partita la seconda repubblica con la speranza che la coraggiosa azione della magistratura avesse definitivamente debellato la corruzione. Invece, sulle ali del sogno di rinnovamento, è partita la metastasi che oggi abbiamo sotto gli occhi. Questo è potuto accadere per la semplice ragione che non si era capito o non si è voluto vedere che la parte marcia non era solo nei politici, che poi sono stati condannati, ma anche in una consistente parte della società. Nessun serio provvedimento è stato adottato per rimuovere, anche nel dubbio, i soggetti che potevano essere in collegamento con il malaffare. Niente per tenerli isolati, nulla per diffondere effettivamente, anche attraverso l’esempio, la cultura della lealtà, dell’onestà, della dignità, dell’onore. Si è solo lavata la camicia lasciando dentro i pidocchi e questi hanno figliato ed il paese è stato lanciato in una folle corsa al più furbo, al più falso.

Oggi siamo di nuovo ad un passaggio cruciale, probabilmente il più impegnativo ed importante. La devastazione morale del paese, la gravissima crisi economica, la perdita di immagine e di considerazione nei confronti del resto del mondo, impongono un rinnovamento che può anche passare attraverso mutamenti rispetto all’attuale assetto costituzionale. Come hanno fatto nei paesi ex comunisti che ora siedono con dignità in Europa, anche qui bisogna spazzare via il passato. Va messa a riposa l’intera classe dirigente del paese, sia nel pubblico che in quelle innumerevoli (credo che nessuno sappia quante e quali siano) strutture para pubbliche o para private nelle quali la politica riesce a mettere il naso. Sicuramente ci faranno le spese anche molte persone per bene ed oneste ma il momento lo impone. Se correttamente gestita e senza la pazzia delle pensioni d’oro, l’operazione avrà dei costi ben inferiori a quanto ci costa il malaffare.

Come sostituire quegli uomini? Nel modo più ovvio e naturale, con i giovani. I Giovani di questo paese sono rimasti e sono stati tenuti  ai margini della società e questo si dimostrerà un gran bene.

giovani30_1I giovani non sono stati contagiati dalla cultura della corruzione (tranne una insignificante minoranza  attratta dalla facile vita della velina…) perché non sono entrati da protagonisti nel mondo del lavoro, nei posti di direzione; stanno aspettando e questa è la loro occasione. Facciamola finita con l’ipocrisia, con il perbenismo ed il buonismo. Spazio ai giovani ed agli onesti.

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2 risposte a LA VERA SFIDA

  1. Edoardo Rubini ha detto:

    Voglio fare mia l’analisi impietosa dell’Avv. Arman, aggiungendo delle cose. Voglio esporre i motivi di tanto degrado culturale, morale, civile, persino di immagine, persino ambientale ed urbanistico, che affligge la nostra terra, nonostante tutta la penisola sia uno scrigno di preziosità archeologiche, naturalistiche, paesaggistiche, storico-architettoniche, artistiche. C’è una crisi generale dell’Occidente, dovuta alla perdita dei valori religiosi, ma qui da noi – oltre a questo scadimento, leggibile nel conformismo e nell’adeguamneto agli standard mondialisti e cosmopoliti – c’è un di più, c’è un abisso di inciviltà, di corruzione morale e politica, di ignoranza crassa: la persona di cultura, retta e onesta, è trattata come un ingombro, mentre il Maurizio Corona di turno è visto come un divo, un modello da imitare. La mia convinzione è che questo fenomeno di degrado sia la conseguenza storica di 150 anni di oppressione ideologica e di soprusi fuori dai modi. Almeno 10 anni di guerre civili tra contado e armate piemontesi (1860-1870), infinite guerre coloniali, tassazione insopportabile sui ceti popolari, la conseguente emigrazione (gestita da apposite agenzie spalleggiate dalla burocrazia del Regno, che dunque la trasformarono in deportazione sistematica ed etnocidio), due guerre mondiali inutili e devastanti (che in entrambi i casi significarono la distruzione generale del territorio veneto), 20 anni di regime fascista, l’espropriazione dei beni pubblici e del patrimonio ecclessistico,nonché lo scioglimento coatto degli ordini religiosi (che significò la perdita di un enorme apparato asistenziale prima rivolto gratuitamente ai poveri). Ebbene, un simile regime oppressivo – manovrato dietro le quinte da una massoneria spregiudicata, affaristica, che tira i fili tra mafia e politica – ogni giorno che passa diviene sempre più virulento: esso fa la differenza con qualsiasi altro stato europeo. Si può dire che se lo stato italiano – per scherzo del destino – governasse la Svezia, dopo un paio d’anni farebbe degli Svedesi altrettanti Calabresi, con tutto rispetto per la disgrazia dei Calabresi di essere stati assoggetati da chi ha sempre tirato fuori il peggio da loro. L’italiano medio è in realtà l’ex cattolico deculturato e trasformato in un piccolo borghese arricchito, senza un passato, senza un onore da difendere, pronto a tutto pur di emergere. L’immagine del miliardario pluripregiudicato, che pretende ancora di governare tutti, gli si attaglia alla perfezione. Roba da Sudamerica, per certi versi anche peggio, perché qui l’amoralità si ammanta di perbenismo e persino di buoni sentimenti. Che colpa hanno i Veneti? Una colpa enorme. E’ chiaro che un regime corrotto e perverso non poteva che trasferire la sua impronta sulla società, a furia di mortificare i giusti e premiare gli esseri immondi. Noi abbiamo lavorato e basta, abbiamo formato imprese dappertutto, disseminando di capannoni e orrendi manufatti in vetro e cemento il territorio come talpe che si rifugiano sotto terra, abbiamo persino creduto alla baggianata del “modello veneto”, pensando che la cosa fondamentale fosse sostenersi con un lavoro onesto. Ok, abbiamo fatto un meglio che altre zone di questa sciagurata penisola; ma non è questo il nostro dovere. Abbiamo finito di pensare di starcene tranquilli dietro le mura di casa a fare i fatti nostri, intanto che fanno e disfano sulla nostra pelle? E’ un’illusione credere di costruire il futuro con la fabrichetta, credere che ci si salvi ognun per sé. No, cari Veneti, ci si salva rompendo per sempre con questo regime “laico e liberale” (che rappresenta la negazione della nostra indole profonda, legata alla terra e alla Tradizione Cristiana) e rimettendo in piedi la Nazione come fecero quei primi Veneti nel IV secolo, davanti alle invasioni degli Unni, degli Eruli e dei Goti. Dobbiamo costruire uno Stato efficiente e onesto come lo fu la Veneta Serenissima Repubblica. Serve grande impegno e dedizione da parte di tutti, soprattutto dei giovani, ai quali, caro Avv. Arman, non possiamo delegare, perché questi giovani (anche se mediamente meno rovinati di chi ha qualche anno di più di loro), non hanno sinora trovato in questa valle di lacrime chi sapesse guidarli, istruirli, motivarli. I giovani conoscono Batman e Rambo, perché glieli abbiamo fatti vedere noi al cinema e in tv, possono pensare che i problemi si risolvano come cercò di fare Che Guevara, Robespierre o Mussolini. O come chi offre loro il mondialismo. La soluzione, invece, si trova nella Civiltà edificata dai nostri Avi, che si trova sepolta sotto una coltre di infamie, che solo alcuni di noi ha cominciato a rimuovere, facendoci trapelare fasci di luce. Torniamo alla Serenissima, W San Marco!

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  2. Carlo M. Peruzzini ha detto:

    Ottimo articolo, ottima analisi. Che ci conferma ancor più nello sforzo indipendentista. Largo a un Veneto giovane!

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