Lo Stato non conosce limiti, niente più spontaneità della legge

di ENZO TRENTIN su L’Indipendente

È pubblicata su Amazon l’ultima opera letteraria di Paolo Bonacchi dal titolo «Le radici naturali dell’ordine sociale e l’elica immortale». È in forma di E-book dal costo 1 €uro e 50. Ci dice l’autore: «È un po la mia piccola barca in cerca dell’isola di Utopo. Parla delle leggi che la natura ha creato in miliardi di anni per regolare i sistemi che formano l’Universo conosciuto. Anche l’ordine sociale umano non può trasgredirle impunemente. Infatti noi stiamo pagando oggi la loro violazione. Nel “libro della natura” c’è scritto come si producono le leggi che regolano i sistemi. Se l’universo è una federazione di sistemi, come possiamo pensare di non essere soggetti alle sue leggi? La genesi? Un esempio di come la distorsione interpretativa anche di una sola parola abbia potuto determinare il comportamento dell’uomo, è costituito dalle prime parole della Bibbia “Dio creò il cielo e la Terra“. Tempo fa ho chiesto ad un mio amico professore universitario di storia dell’ebraismo, Furio Biagini, quale fosse il vero significato della parola “Barà“, “Creò“. Questa la risposta: “Ho chiesto al mio Rabbino per sicurezza ma come già ti avevo detto il verbo Barà vuol dire: creare, formare, ritagliare, dare una forma, talvolta trasformare, ma mai manifestarsi.”. Ho accettato la parola “trasformare” indicata dal rabbino. Ovviamente egli ha marginalizzato il fatto che “Barà” potrebbe essere interpretato anche come “trasformare”, consapevole forse che una simile traduzione avrebbe sovvertito la gravità nel mondo della religione, della fede e del potere. Tuttavia riferendomi a questa interpretazione ho così tradotto le prime parole della Bibbia, da “Dio creò il cielo e la Terra” in “Dio si trasformò in Cielo e in Terra“, ovvero in tutto ciò che esiste. Immagino che ognuno possa comprendere quanto diversa sarebbe stata la storia del genere umano se l’intera realtà, l’Universo e la vita fossero stati posti come “trasformazione” o – come a me piace – “manifestazione” dello Spirito che chiamiamo Dio. La consapevolezza di essere il risultato della “trasformazione” dello Spirito che anima la Natura e che questa può essere osservata nel suo aspetto del “divenire”, avrebbe senz’altro modificato il percorso culturale della religione e il comportamento sociale degli individui, producendo un mondo molto diverso da quello attuale».A beneficio dei lettori del nostro quotidiano ne riportiamo il brano relativo al “ContrattoLa formazione spontanea della legge”:Il contrattualismo politico, ho riportato, dovrebbe costituire la giustificazione giuridica delle istituzioni di governo che riconoscono la volontà come diritto naturale inviolabile e inalienabile degli individui all’auto-governo del sistema dell’ordine sociale. Questa dottrina dello stato si dimostra coerente con la legge di Natura per la quale i sistemi che formano la realtà universale, si auto-organizzano e si auto-regolano.

Sulla base di questo assunto ogni individuo deve poter concorrere, su un piano di uguaglianza con altri individui che formano la comunità o la società, all’organizzazione dell’ordine sociale mediante libere scelte sia sui fatti (certi e limitati) sia sulle persone (rappresentanza) chiamate a svolgere funzioni di governo attraverso il procedimenti democratici dal cui equilibrio dipende il bene comune.

Dobbiamo prendere atto che non abbiamo ancora imparato dall’esperienza che la vera rappresentanza politica, quando e sottratta al diretto e permanente “controllo” da parte della volontà dei cittadini sui fatti che li riguardano direttamente, costituisce una violazione dei loro diritti naturali e si identifica sempre come una costruzione ideologica artificiale posta a priori e pertanto non spontanea.

In pratica la rappresentanza integrale, come e intesa nella maggior parte degli ordinamenti, corrisponde a una vera e propria espropriazione dei diritti naturali del cittadino ed e sinonimo di asservimento e di sottomissione. L’evidenza di queste osservazioni ha posto ai filosofi-legislatori la necessita di giustificare l’espropriazione della sovranità personale mediante artifici giuridici che spaccando in quattro il capello della politica, pongono lo “stato” come condizione di necessita senza il quale l’ordine sociale non può esistere. Il giusnaturalismo con il termine “contrattualismo” indica un preciso indirizzo del pensiero filosofico-giuridico attraverso il quale si cerca nella proprietà e nella manifestazione della volontà mediante un contratto politico fra individui, il fondamento e la giustificazione giuridica delle istituzioni umane. Il contrattualismo e, per queste ragioni, una dottrina filosofica e giuridica della spontaneità del diritto, ovvero del modo in cui nasce e si determina la legge nell’ordine sociale.

Il processo di formazione del diritto dovrebbe essere riformato in modo da diventare un processo principalmente, se non esclusivamente, spontaneo, come il commercio, il parlare o l’intrattenere altre relazioni compatibili o complementari da parte di individui con altri individui. Si può obiettare che una simile riforma sarebbe equivalente ad un mondo utopico. Ma tale mondo fu, tutto sommato certamente non utopico in diversi paesi e in diverse epoche storiche, alcune delle quali non sono del tutto svanite dalla memoria delle generazioni viventi. D’altra parte, è senz’altro molto più utopistico continuare a levare appelli ad un mondo ove i vecchi ideali stanno morendo e rimangono solo vecchie parole, come gusci vuoti, che ognuno può riempire col significato preferito, a prescindere dall’esito finale. (1)

Fin dai suoi primi teorici, il contrattualismo distingue due tipi di contratto sociale: quello di unione che lega gli individui tra loro mediante una scelta libera e volontaria; e quello di sottomissione volontaria che li vincola gerarchicamente e istituisce il principio della sovranità dello stato come monopolista dell’autorità. In base all’idea di considerare lo stato sotto il profilo della necessita, ogni sovrano, ogni funzionario e ogni giudice, tende ad identificarlo nel perseguimento del suo potere personale.

Dunque, come forma di organizzazione della società umana lo stato ha avuto, fin dalle sue origini, la tendenza a porsi come potere che non riconosce alcun limite. Dopo aver affermato che distinguere gli Stati in base alla loro forma sulla scorta dell’insegnamento di Aristotele non conduce da nessuna parte, P. J. Proudhon identifica il regime come “la costituzione esterna della potenza sociale” e prosegue:

A causa di questa costituzione esterna della sua potenza e sovranità, il popolo non si governa da sé: c’è sempre qualcuno, a volte un solo individuo a volte molti, a titolo elettivo o ereditario, incaricato di governarlo, amministrare i suoi affari, trattare e fare compromessi in suo nome, fungere insomma da capofamiglia, tutore, gerente o mandatario, munito di procura generale, assoluta ed irrevocabile. (…) Ora è precisamente questa nozione astratta dell’essere collettivo, della sua vita, della sua azione, della sua unità, della sua individualità, della sua personalità – perché, capite, la società è una persona, come è una persona l’umanità intera -; è questa la nozione di essere umano collettivo come ente di ragione, che noi neghiamo oggi; e perciò neghiamo anche lo stato, neghiamo il governo, neghiamo (…) qualsiasi costituzione della potenza popolare che si ponga al di sopra e al di fuori della massa, assuma essa sembianze di monarchia ereditaria, istituzione feudale o delegazione democratica. Affermiamo, invece, che il popolo, la società, la massa, può e deve governarsi autonomamente, pensare, agire, alzarsi ed arrestarsi come un uomo, manifestarsi insomma nella sua individualità fisica, intellettuale e morale senza l’aiuto di quella specie di sostituti che in passato furono i despoti, adesso sono gli aristocratici, qualche volta sono stati i pretesi delegati, devoti servitori della folla, e che noi chiamiamo puramente e semplicemente agitatori del popolo, demagoghi. In due parole: neghiamo il governo e lo stato perché affermiamo – e questo i fondatori di Stati non l’hanno mai creduto – la personalità e l’autonomia delle masse. Inoltre affermiamo che ogni costituzione di stato ha il solo scopo di condurre la società a questo stato di autonomia; che le varie forme di stato, dalla monarchia assoluta fino alla Democrazia rappresentativa, sono tutti mezzi termini, posizioni illogiche ed instabili, che hanno di volta in volta una funzione transitoria o di tappe verso la libertà, nel senso che formano i gradi della scala politica attraverso cui le società si elevano di coscienza ed al possesso di se stesse.(2)

Essendo dunque necessario, per esercitare il potere, identificarne l’origine in una vaga ed astratta idea di società, pur di sottrarlo ai legittimi proprietari, che sono le persone, la gente, gli individui, non si e esitato a porre lo stato al di fuori (costituzione esterna) degli stessi, indicandolo come una sorta di maschera, un vero e proprio fantasma, un ente onnipotente e spietato posto sopra di loro: un mostro marino abominevole che Hobbes ha chiamato “Leviatano”.

Tale e la ragione per la quale Proudhon considera il contratto in termini diversi da quelli indicati nel Contratto sociale di Hobbes e di J. J. Rousseau per citare i più conosciuti, e lo definisce come “politico”. Il contratto politico, afferma, non può consistere nell’alienazione totale della volontà dell’individuo allo stato come dicono i giuspositivisti, bensì in un contratto effettivo, limitato quanto al suo oggetto, che e realmente proposto, discusso, votato, adottato e che si modifica regolarmente secondo la volontà dei contraenti, che sono, in primo luogo, i cittadini.

Al cittadino comune non verrà mai in mente di chiedersi come sia possibile che la “volontà”, che come ho più volte ripetuto e giuridicamente “sovranità”, possa appartenere contemporaneamente a tanti soggetti politici ed economici, quali sono lo stato, l’Europa, il debito pubblico, il fisco, la moneta, la magistratura, le regione, il comune, ecc.., e perché questa inconsapevole cessione di sovranità lo abbia in pratica relegato alla condizione di suddito.

Credo che tutti possiamo concordare che per la legge fisica due oggetti non possono occupare lo stesso spazio e che anche la “volontà” dell’individuo, manifestazione della fisicità, non possa essere attribuita contemporaneamente al cittadino, allo stato, alla magistratura, al debito, all’imposizione fiscale, ecc., semplicemente per il fatto che la “sovranità” e unica e rappresenta il “potere che sta sopra” tutti gli altri.

Per queste ragioni i filosofi sociali ed i giuristi che sostengono lo stato sovrano unitario moderno, pur sapendo benissimo che la sovranità e il diritto naturale dei cittadini di definire il ruolo che lo stato deve avere nei confronti della vita di ognuno, si dichiarano a favore della validità della limitazione della sovranità degli individui; limitazione giustificata ed imposta indipendentemente dal diritto naturale e dall’evidenza dei risultati e dell’esperienza, ma a favore del regime dello status quo che li protegge benevolmente e li foraggia splendidamente.

Sulla base di queste considerazioni posso dire che nell’ottica del pensiero politico di Gianfranco Miglio che indicava di ricercare nella Natura le radici del comportamento politico dell’uomo, credo di aver trovato le risposte che possono essere utili a chi desidera vivere in armonia con gli altri nella giusta libertà e nella giusta autorità in presenza di una certa e giusta eguaglianza; giuste perché sempre rispettose dei diritti naturali degli individui. Determinato questo possiamo aprire la mente al modo in cui si auto-organizzarono i sistemi naturali complessi del vivente sulla base della spontaneità, della cooperazione e della mutualità.

* * *

NOTE:

(1) Bruno Leoni, La libertà e la legge, liberilibri, Macerata, 1994, pp. 147-148.

(2) Citato in P. Ansart, P. J. Proudhon, Milano, La Pietra, 1978, pp. 72-73, da La Voix du Peuple, del 3 dicembre 1849.

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Una risposta a Lo Stato non conosce limiti, niente più spontaneità della legge

  1. Europa Veneta ha detto:

    Le dottrine di Enzo Trentin sono erronee e pericolose. Il cosiddetto liberalismo non è nient’altro che l’estensione del giacobinismo francese, impiantato nella Terra di San Marco dopo l’invasione sanguinaria e violentissima di Napoleone, che distrusse la Veneta Patria sin dalle fondamenta, in modo che noi oggi non riusciamo neppure a intendere il mondo dei nostri Antenati.
    Trentin è un giacobino italiano, antiveneto, laicista, anticristiano, è favorevole al predominio dell’Unione Europea, perché in quelle istituzioni liberal-massoniche intravvede le vere libertà, cioè quelle che derivano dalla concezione “contrattualistica”.
    Sono concezioni sorte secoli fa: negato Dio (cioè il fondamento della Civiltà Cattolica della Veneta Serenissima Repubblica), Hobbes, Locke, Rousseau e altri affermarono che il sistema politico non si forma secondo le FORMAZIONI NATURALI create da Dio stesso (la persona, il padre, la madre, i figli, la famiglia, la comunità, la Patria, lo Stato, la Legge morale, ecc.), ma secondo l’accordo simultaneo degli uomini che fissano tra loro un “contratto”. Questo, secondo i pensatori citati e altri, avrebbe fatto uscire l’uomo da un immaginario “stato di natura” e consentito ai contraenti di costruire stato e leggi secondo la loro esclusiva volontà. Questa visione, coltivata nelle sette ereticali e nelle logge massoniche, ha creato “l’illuminismo”: tale ideologia fu posta alla base dello stato dopo la Rivoluzione francese, con la creazione di una Carta Costituzionale utopistica (Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, 1789) e la creazione del sistema dei partiti all’interno di un parlamento diviso tra maggioranza e opposizione (“la “Convenzione”, 1792). Questo è il cosiddetto “sistema liberal-democratico”. Si tratta del sistema politico corrotto e amorale che vige ancor oggi in Occidente, edificato dai poteri occulti sulle rovine della precedente Civiltà Cattolica, da loro distrutta durante l’Ottocento e il Novecento. E’ quanto di più antidemocratico esista: infatti, i liberali negano che esista un Diritto Naturale creato da Dio, un ordine superiore impresso nelle cose: eppure noi uomini è proprio pensando a quell’Ordine Morale che sappiamo distinguere il Vero dal falso, il Giusto dall’iniquo. Socrate, Platone e Aristotele, pur essendo vissuti cinque secoli prima di Gesù Cristo, avevano già afermato la validità assoluta di concetti come Verità e Giustizia (idee innate della Metafisica): questa è anche la base della Civiltà Veneta che Trentin nega.
    I liberali oggi si chiamano “libertarians”, il movimento creatosi negli ambienti gnostici statunitensi, diffuso in Italia proprio da quel Bruno Leoni citato da Trentin: essi affermano che conta solo il diritto umano. Tra Ottocento e Novecento il giuspositivismo si affermò con il Costituzionalismo dicendo che la base del diritto non era il Dirirtto Naturale (ben delineato da San Tommaso d’Aquino), ma la Costituzione, che fonda il diritto dello Stato solo come unico diritto, di natura umana.
    Oggi, i libertarians ha riveduto questa tesi: Bruno Leoni & co. hanno messo in campo un giusnaturalismo che si fonderebbe sull’economia. Hanno ripreso le dottrine dei “liberali classici” della scuola austriaca (von Mises, von Hayek, l’ebreo MIlton Friedman, ecc.) per immaginare che lo Stato non serva, perchè i rapporti politici e sociali nella loro essenzialità sono retti dalle “leggi di mercato”.
    La gente può essere attratta da questi inganni perché oggi non conosce la retta via che fu percorsa dai Nostri Sapientissimi Progenitori: la nostra Civiltà rendeva felice l’uomo, non perché vivesse in mezzo alle comodità soddisfando il proprio capriccio, ma perché consapevole di quel senso del dovere che portava alla Salvezza in Dio. Il sistema “liberal-democratico” è lo “Stato etico”, il Leviatano a cui, secondo Hobbes, gli uomini attraverso il contratto sociale (il foedus di cui parla Trentin) rimettono il loro diritto naturale allo Stato perché lo Stato in cambio garantisca le loro “libertà”. E’ un inganno, perché il Giusto e il Vero sono stati creati da Dio: quando lo Stato diviene decisore del Vero e del Giusto, ignorando Dio e il Dirirtto Naturale, il potere diventa totale e assoluto. Essendo il potere poltico fatto dagli uomini, se questi ignirano Dio e il diritto naturale, prevarranno alla fine solo i loro appettiti di potere e denaro, gli interessi personali, la Verità e la Giustiziia saranno soppresse e l’interesse pubblico soccomberà, come oggi sta soccombendo.

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