EMPATIA PER GLI ALTRI PATRIOTI: IL SEGRETO DEL LAVORO DI SQUADRA

di Giovanni dalla Valle

empatia2Ho vissuto la prima meta’ della mia vita tra i Popoli del Sud-Europa e la seconda tra Popoli del Nord-Europa. Una cosa che ho notato osservando culture tanto diverse e’ questa: un diverso livello di EMPATIA per gli altri.
Uno degli indicatori piu’ semplici di tale livello e’ quello di chiedere informazioni per strada. A Edimburgo se mi perdo, spesso mi fermano per chiedermi se ho bisogno di indicazioni. Leggete meglio: mi fermano PRIMA che lo faccia io, intuendo dal mio sguardo che mi sono smarrito. A Roma, salvo eccezioni, non “ie ne po’ frega da meno” e ti devi arrangiare (esperienza sistematicamente convalidata).
Empatia significa la capacita’ d’immedesimarsi nell’animo e nei sentimenti degli altri, inclusa l’ansia e la preoccupazione, non solo l’entusiasmo (le culture latine adorano il “figo” ma detestano quello che si preoccupa; come diceva spesso il mitico maresciallo di polizia romano Thomas Milian, detto “er Monnezza”: er cazzo nun vole pensieri!).
Il segreto di un buon lavoro di squadra pero’ e’ questo: Saper ‘simpatizzare’ cioe’ empatizzare per gli altri componenti della squadra.
La persona empatizzante e’ quella che s’accorge subito dei silenzi, delle espressioni, degli occhi torvi o dimessi degli altri componenti della squadra e chiede subito: tutto ok? La persona non empatizzante e’ quella che vede le stesse espressioni ma non chiede se c’e’ qualcosa che non va. Assume che si debbano arrangiare.
Nel primo caso si perde ovviamente piu’ tempo, si cerca di capire tutti prima di prendere una decisione per il team, si cerca spesso il CONSENSO di tutti e poi si agisce. Nel secondo caso si procede subito alla decisione, ci si impiega meno, ma poi tutto finisce presto perche’ gli altri spesso non ci stanno.
Nel primo caso si costruisce lentamente un senso di appartenenza ad una NAZIONE, nel secondo caso si rivela precocemente la limitezza del proprio narcisimo.
Ecco cari fratelli e sorelle indipendentisti Veneti, questo e’ il succo del discorso. Se volete davvero ricostruire una NAZIONE, lasciatemi dire che dovete cercare di essere meno latini e un po’ piu’ nordici, come gli Scots ad esempio che lo stanno facendo molto bene il lavoro di squadra per la loro Indipendenza.
Dovete cominciare ad apprezzare il lavoro di TUTTI, anche quelli che hanno stili, origini, eta’ e personalita’ diverse ma IN FONDO mirano allo stesso obiettivo.
Dovete SEMPRE lodare ed esaltare tutti quelli che ottengono un buon risultato per lo stesso obiettivo, aver pazienza, anche se alcuni vi hanno fatto torti grandissimi e vi verrebbe voglia di strozzarli (e qui a volte vi capisco), anche se “mannaggia avrei voluto farlo io, varda che’l me ga’ ciava’ l’idea” ecc. ecc. E non dovete antagonizzarli per cretinate o rancori personali, come avviene tutti i giorni anche tra i venetisti.
Cosi’ si costruisce una NAZIONE, non ci si limita a proteste da comari di ballatoio. Cosi’ fate sentire tutti GRANDI come voi (anche quando non lo sono affatto) e cosi’ i piu’ vi vogliono bene e vi seguono. COSI’ SI COSTRUISCE UN SENSO DI FRATELLANZA, base indipensabile per qualsiasi NAZIONE, per qualsiasi grande CIVILTA’, come lo fu la REPUBBLICA VENETA per secoli.
Siamo figli della SERENISSIMA, non dei film di PIERINO o dei CINEPATTONI ITALIANI.
Caratteristica di qualsiasi grande CIVILTA’ non e’ solo quella di sapere agire per risolvere i problemi dei suoi cittadini in tempo ma anche di saper ASCOLTARE, empatizzare con gli altri. Questo crea fiducia in QUELLA civilta’ e gli altri hanno piu’ voglia di apprenderne i valori e farli propri.
Senno’ e’ solo individualismo, esternazioni o risse da Bar Sport e tutto finisce a tarallucci e vino, nel migliore dei casi, o a tribunali italiani, nel peggiore. Noi non vogliamo piu’ esserlo.
A Edimburgo abbiamo dimostrato che siamo una Civilta’ perche’ abbiamo riscoperto lo spirito di una NAZIONE, per giunta protetta da un santo del calibro di SAN MARCO. Nessuno ha litigato anche se c’erano personalita’ molto diverse tra di noi e con passati in antitesi o magari persino incomprensioni recenti. Eppure siamo stati EMPATICI gli uni con gli altri; ci siamo aiutati in tutto, dalle piccole cose come cucinare un risotto assieme alle grandi cose come guidare un corteo di Gonfaloni davanti agli occhi commossi di tutto il mondo per la prima volta dopo duecento anni! Questa e’ GRANDEZZA.
Questo e’ il segno di essere NAZIONE.
Il resto sono miserie da individualismo italiano, cose da Bar Sport, cose che non c’entrano con NOI VENETI. Cioe’ con una NAZIONE. WSM

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2 risposte a EMPATIA PER GLI ALTRI PATRIOTI: IL SEGRETO DEL LAVORO DI SQUADRA

  1. Eugenio Fontana ha detto:

    CONDIVIDO AL 100% quello ke c’è scritto in questo articolo è la pura REALTA’

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  2. Edoardo Rubini ha detto:

    “La guerra totale contro un sistema contrapposto di idee è la guerra più difficile da vincere”. Jack Beeching, in “La battaglia di Lepanto”.

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