VENETI COLONIZZATI !

di Giorgio Burin

colonialismoLeggiamo da Wikipedia, alla voce Colonialismo :

“Il COLONIALISMO è definito come l’espansione di una nazione su territori e popoli all’esterno dei suoi confini, spesso per facilitare il dominio economico sulle risorse, il lavoro e il commercio di questi ultimi. Il termine indica anche l’insieme di convinzioni usate per legittimare o promuovere questo sistema, in particolare il credo che i valori etici e culturali dei colonizzatori siano superiori a quelli dei colonizzati.”

Confesso aver sentito un brivido leggendo tutto ciò !

Pensavo fossero cose passate, consegnate alla storia dei secoli scorsi,  non ho potuto evitare di identificare in queste parole il tipo di rapporto ATTUALE esistente tra l’italia e il Veneto. Ho dovuto più volte rileggerlo e invito tutti a farlo, rileggete con attenzione.

Ma come ? Ci parlano di Patria e poi ci negano la nostra Storia ? !

Ci parlano di Valori e ci impongono i loro che a noi appaino bizzarri e discutibili ? !

Ci parlano di cultura e ci propinano film, filmetti, reality, telegiornali tutti rigorosamente in romano o napoletano ? !

Propagandano nei Media, nella migliore delle ipotesi, la lotta alla mafia, piovra 1, 2, ….. 1000 e non si promuove la cultura del lavoro e del fare che ci distingue ? !

Drenano le risorse frutto del nostro lavoro per scialarle altrove e ci chiamano razzisti?!

L’elenco ovviamente è lunghissimo,  ciascuno può completarlo come crede….

Tutto questo appare strano, quasi lontano e inspiegabile fino a quando non apri Wikipedia alla voce Colonialismo.

Di colpo tutto si spiega, c’è un filo logico, un fine e dei potenti mezzi messi in atto per realizzarlo.colonialismo2

Sta adesso a noi Veneti dire se questo ci sta bene, se è quello che vogliamo, oppure impegnarsi, con pacifica fermezza, perché tutto questo cambi.

RICORDIAMOCI CHE IL CAMBIAMENTO COMINCIA QUI E ORA, IN QUESTO PRECISO ISTANTE POSSIAMO DECIDERE DI INIZIAR A DIRE :  BASTA !!!

ROMPERE LE CATENE……

Tu ci sei oppure preferisci continuar ad esser sfruttato e umiliato ?

……

…..

……

__________________________________________________________

P.S.: se ci sei,se condividi,  un primo e importantissimo passo e’ comiciar a diffondere e riempire tutto il Web Veneto,  parlar con tutti e condividere tutti i messaggi perche’ tutti sopratutto i non ancora Indipendentisti capiscano e aprano gli occhi sulla situazione e sulle REALI POSSIBILITA’ che si stanno profilando all’orizzonte :

UNA NUOVA ALBA VENETA!

Sara’ colpa nostra se i Nostri Compatrioti non ci appoggeranno, colpa nostra che non ci siamo impegnati abbastanza …… se inviterai tutti i tuoi amici a metter un mi piace alla  pagina Facebook  ===> QUI   ci aiuterai a diffonder piu’ velocemente tutti i messaggi e articoli , grazie 😉

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8 risposte a VENETI COLONIZZATI !

  1. Eugenio Fontana ha detto:

    Mi sembra di capire ke dalla storia dell’unita’ d’itaglia ,i piemontesi ossia il NORD voleva colonizzare il SUD ,dopo alla fine è stato il SUD a colonizzare il NORD…

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  2. Renato Tessarin ha detto:

    il tipo di colonialismo perseguito dall’italia sul popolo veneto e’ stato del tipo divide et impera ; segmentando piu’ e piu volte il territorio dello stato VENETO , gia smembrato da trattati illegali .il risultato finale e’ di un corpo centrale assolutamente riconducibile ad uno stato VENETO -IL VENETO ,ed una serie di territori immediatamente riferibili ad esso IL FRIULI , di assimilabili attraverso una legale recriminazione dei territori , cioe’ quelli immediatamente ad est ed ad ovest di quelli menzionati , e che trovano seri motivi legali per essere rivendicati ,per la loro storica appartenenza al millenario STATO VENETO . questo per dire che un popolo veneto deve trovare tutte le strategie per ricostituire i suoi confini, nella misura in cui lo preveda il diritto internazionale attule . –bisognerebbe quindi definire quale e’ l’aspettativa e la volonta di appartenere al nuovo STATO VENETO , dei territori fuori dal VENETO . -sembra anche a me un discorso retorico e troppo ambizioso in questo momento difficile gia di perse ,pero con questo intendo proporre un argomento di responsabilita nell’interezza del problema da dibattere .– IL COLONIALISMO ITALIANO HA PROVVEDUTO A DISINTEGRARE L’IDENTITA DEL POPOLO VENETO FRAMMENTANDO IL PIU POSSIBILE I TERRITORI RICONDUCIBILI ALLO STATO ORIGINARIO DI APPARTENENZA ,PER QUESTO IL POPOLO VENETO HA IL PIENO DIRITTO DI RIVENDICARE TUTTI I TERRITORI CHE ANCORA CONDIVIDE TRA VENETI .

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  3. Eugenio Fontana ha detto:

    Se vuoi distruggere un popolo porta li nel loro territorio,degli stranieri ke siano molto differenti dalla popolazione locale ,dopo 50 avrai dei meticci ke non hanno piu ne storia nè Patria ,se nè passano 100 e la popolazione locale sara’ una Minoranza li avrai ANNIENTATI! AI pochi rimasti ,non restera ke kiedere di farsi mettere nelle Riserve ,come gli indiani D’America..

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  4. Edoardo Rubini ha detto:

    Del tutto d’accordo sull’analisi che descrive il Veneto come oggetto di una colonizzazione degradante. Possiamo dire che la Civiltà Veneta è stata pressoché dissolta ad opera di una certa “sottocultura”. Noi di Europa Veneta, però, da vari anni, abbiamo approfondito i termini della questione. E’ davvero un semplice problema di egemonia di alcune aree geografiche su altre? Oppure, c’è dell’altro? Dice Burin “Ci parlano di cultura e ci propinano film, filmetti, reality, telegiornali tutti rigorosamente in romano o napoletano”. Provate ad accendere la tv nel momento di massimo ascolto, tra le 19,00 e le 22,00. La maggior parte dei programmi “precotti”, tipo film, filmetti, reality, hanno come protagonisti Totò e De Sica, o hanno ben altra origine? Il fenomeno a cui siamo davanti è conosciuta come “globalizzazione”. Il più delle volte questo cambiamneto è presentato come libero corso dell’economia, del progresso tecnologico, come effetto cioè dei processi di integrazione. Il modello sfacciatamente amorale e trasgressivo che corrompe – davanti ai nostri occhi – la coscienza dei giovani e degli stessi bambini, è del tutto coerente con quel sistema di potere che ha “liberato” l’Europa (e soprattutto l’italietta) dopo la seconda guerra mondiale, che poi ha pilotato la classe politica italiana per 70 anni, che ha disseminato di caserme, basi e aeroporti miltari il nostro territorio, infine ci ha trattato come razza inferiore da incivilire secondo i dettami della dottrina dei “diritti umani”. Questo sistema idelogico d’impianto liberale, e non qualche cafonata napoletana o romana, ci ha snaturati, recidendo il nostro legame con la Tradizione. Se grattiamo sotto la vernice, ci accorgiamo che tutto il cambiamento della comunicazione è in minima parte di natura strettamente “tecnologico”, ma ha molto a che vedere con i contenuti che quei media propongono. Il vero fenomeno che abbiamo davanti è la “rigenerazione” dell’umanità, uno stravolgimento culturale che prelude ad una presa di possesso della nostra terra sul piano politico da parte di forze oscure e potentissime. Di chi si tratti, dovrebbe apparire evidente anche ai ciechi: l’Alta Finanza, il sistema bancario mondiale, le corporations e le multinazionali, i detentori delle fonti energetiche e delle agenzie di informazione formano un’oligarchia occulta composta da pochi eletti, sicuri detentori di un potere pressoché assoluto a livello ormai planetario. Uno dei pochi veri uomini di pensiero del nostrro tempo, scrisse nel 1973 un articolo sul “Corriere della Sera” dal titolo “Il «discorso» dei capelli”, che proponeva la seguente riflessione, a parer mio illuminante sull’influsso che il conformismo esercita persino sul volto dei nostri giovani: “Provo un immenso e sincero dispiacere nel dirlo (anzi, una vera e propria disperazione): ma ormai migliaia e centinaia di migliaia di facce di giovani italiani, assomigliano sempre più alla faccia di Merlino. La loro libertà di portare i capelli come vogliono, non è più difendibile, perché non è più libertà. È giunto il momento, piuttosto, di dire ai giovani che il loro modo di acconciarsi è orribile, perché servile e volgare. Anzi, è giunto il momento che essi stessi se ne accorgano, e si liberino da questa loro ansia colpevole di attenersi all’ordine degradante dell’orda”.

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    • bestsilvio ha detto:

      Edoardo con piacere leggiamo questa tua replica. Di mio ritengo che solo la cultura e l’apertura mentale (a livelli superiori) ci potrà salvare perché permetterà alle persone di capire le dinamiche che sottostanno determinati movimenti planetari. La conoscenza porta la libertà, chi non conosce non può scegliere liberamente, appunto …..libertà di scegliera chi siamo e chi vogliamo essere .
      Chi conosce può scegliere di essere Nazione, di Essere appunto VENETO NAZIONE INDIPENDENTE !

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  5. antonio ha detto:

    Storici dell’Italia antica hanno elaborato la tesi cosiddetta del “pan-italianesimo”, secondo cui i vari popoli pre-romani (Etruschi, Liguri, Italici, Celti, Veneti, Latini, persino in parte i Greci, i quali comunque avrebbero irradiato la propria cultura in larga parte della regione italiana, ben al di là dei confini del proprio popolamento) avrebbero raggiunto un considerevole grado di unità culturale ben prima dell’unificazione romana. Tale teoria ha avuto il suo pioniere anzitutto in Michel Lejeune, sia storico in senso stretto, sia glottologo (in assoluto uno dei maggiori mai esistiti), il quale ha affermato la comunanza culturale e linguistica fra i diversi popoli d’Italia prima dell’unificazione romanza, conseguente alla mescolanza etnica fra indo-europei e mediterranei ed alla diffusione culturale. La tesi di questo studioso francese ha poi incontrato grande fortuna nell’ambito dell’antichistica [ Una breve presentazione della sua figura si trova in A. PROSDOCIMI Michel Lejeune. L’Italie antique et autre chose encore, in Hommage rendu a Michel Lejeune, Academie des Inscriptions et Belles Lettres (Parigi, 19 gennaio 2001), Parigi 2001, pp.33-41.]
    Lo scenario sarebbe quindi analogo a quello dell’unione politica raggiunta nel secolo XIX. Esisteva già una “nazione”, differenziata regionalmente, ma con caratteri di fondo comuni. Su di essa, si è poi aggiunta e sovrapposta l’unificazione giuridica e politica. Non si dimentichi che gli Italici, i Veneti ed i Latini avevano origini comuni, e che vivevano assieme ai discendenti degli antichi Mediterranei, pre-indoeuropei (Liguri, Etruschi, Sardi) dal II millennio a.C. Esisteva quindi una grande somiglianza sul piano delle organizzazioni politiche, le forme religiose, le strutture sociali ecc. La cultura greca, che poi si diffuse largamente in Italia, costituì poi un ulteriore base di unità. A tutto questo si aggiunse poi la comune organizzazione politica, militare e giuridica di Roma, e la latinizzazione di tutti gli abitanti d’Italia, completa ormai sotto Augusto. È possibile sostenere che l’Italia quale “nazione” esista da ben più di due millenni, con una sua unità sostanziale costituita da diversi “strati” sovrapposti l’uno all’altro.
    Certo questo è diverso dall’unità politica in senso stretto, tuttavia suppongo che tale continuità nell’identità nazionale dovrebbe essere adeguatamente rimarcata. In altri termini, non si può parlare di una unità nazionale debole in conseguenza di una unità politica (presunta) debole.In altri termini, il concetto di stato e quello di nazione non sono affatto di per sè sinonimo, contrariamente all’idea ottocentesca di stato-nazione. Essa ha rappresentato un modello di grande fortuna ed efficacia, ma legato comunque ad un dato momento storico.Dante Alighieri (1265-1321) sicuramente si sentiva italiano e si dichiarava appunto tale, ma senza ancorare questa sua identità nazionale all’esistenza di una stato italiano. Il suo modello politico ideale era l’impero romano (da egli ritenuto, come avveniva nella cultura medievale, ancora esistente), mentre quello reale risultava la città-stato.
    Gli stessi modelli d’identificazione sono stati nel tempo diversi. L’idea di nazione quale formatasi nel secolo XIX, erede assieme della rivoluzione francese e del romanticismo, è abbastanza recente e non si può ritrovare nelle stesse sue identiche forme in epoche anteriori. Tuttavia, ciò non significa che in precedenza non esisteressero modelli identitari comuni. Essi sono sempre esistiti, rispondendo all’esigenza d’espressione in forma culturale e politica del senso identitario innato nell’uomo quale “animale comunitario”, soltanto sono stati e rimangono storicamente differenziati. Una società di cacciatori nomadi, una di allevatori, di agricoltori di villaggio, un regno, una repubblica, una città-stato, un impero multi-etnico, uno stato nazionale ecc. esprimono tutti un’identità, la quale però si manifesta in una molteplicità di varianti. (ad esempio, nell’amplissima letteratura esistente al riguardo, un breve ma denso studio in una prospettiva antropologica è quello di Robert Carneiro A theory of the Origin of the State). Tutto questo per dire che non si può sostenere che prima dell’unificazione politica, anzi prima della rivoluzione francese e del romanticismo, non si desse una nazione italiana, od, ad esempio, una tedesca.
    Inoltre e soprattutto, ciò che si deve rimarcare è come la storiografia consenta d’affermare con certezza come esistesse un’unità sostanziale fra i vari popoli abitanti l’Italia già prima dell’unificazione romane, dovuta sia alle loro origini in buona misura comuni, sia al loro progressivo “amalgama”: è la tesi del pan-italianesimo. La posteriore unità politica romana condusse ad un ulteriore processo unificante, con la latinizzazione di tutti gli abitanti, sia sul piano giuridico e politico, sia linguistico, culturale e della coscienza di sé. Sono quindi mistificanti ed illusorie le rivendicazioni localistiche fondate su di un passato immaginario di separetezza: l’Italia come nazione esiste almeno dai tempi di Ottaviano Augusto e come unità culturale ha tranquillamente più di 2500 anni.

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