Le Ferrovie di Stato entrano in Alitalia: un altro saccheggio ?

di Enzo Trentin su L’Indipendente

Il tempo stringe. La soluzione deve essere in ogni caso presentata il 14 ottobre in sede di Assemblea dei soci Alitalia. Se l’ipotesi di un ingresso delle ferrovie nel capitale della compagnia aerea di bandiera si concretizzasse, il futuro del trasporto aereo nazionale potrebbe assumere un aspetto decisamente nuovo. Una soluzione al problema che rappresentando il classico uovo di Colombo, ha già ricevuto l’ok dai ministri competenti Maurizio Lupi e Flavio Zanonato ed ora si trova sul tavolo del presidente del Consiglio Enrico Letta che mostra segnali d’entusiasmo. Una soluzione che sfruttando al massimo le sinergie treno più aereo, anche se non di semplice soluzione dal momento che gli asset dei due sino ad oggi hanno i rispettivi punti di forza sugli stessi segmenti, ovviamente per quanto riguarda il traffico nazionale, potrebbe avere ricadute positive anche sul turismo. Questo il brano dell’articolo di un settimanale a nostro avviso incensatorio e prono al potere economico-politico da troppo tempo deleterio per l’Italia.Chi sia l’ideatore del progetto di accorpamento lo si può vedere qui: CLICCA. In data 20 novembre 2009 il giornalista Gigi Riva de L’Espresso, riferendosi ad un disagio avvenuto durante un viaggio in treno, gli dedica una lettera “Egregio Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, con la presente le chiedo di dimettersi.”Si tratta di un esemplare di quei cosiddetti Grand commis (Alto funzionario di stato o di un’industria pubblica) che non hanno certo portato fortuna alle finanze dell’Italia. Qualche nome giusto per rinfrescaci la memoria: Giancarlo Cimoli . Nel 1996 il governo Prodi lo sceglie come risanatore delle Ferrovie dello Stato dopo la discutibile gestione di Lorenzo Necci, coinvolto nell’inchiesta mani pulite. Guida il gruppo ferroviario per otto anni (ma dal 1998 al 2001 la presidenza è di Claudio Dematté) procedendo ad uno snellimento del personale ed alla societarizzazione delle varie attività. Durante il suo mandato nascono Trenitalia, RFI, Grandi Stazioni. Per un breve periodo il Tesoro gli affianca come presidente l’economista Claudio Dematté, ex presidente della Rai e rettore della Luiss; i risultati della sua amministrazione sono deleteri e portano le Ferrovie Italiane al disastro economico e ad una totale inefficienza del servizio. Lascia FS nel 2004 con un premio di buona uscita di 6 milioni e 700.000 euro (ne guadagnava 5,2 all’anno) e viene nominato dal governo Berlusconi al vertice della compagnia Alitalia, con il compenso di 3 milioni di €uro all’anno. In quest’ultima società non si comporterà meglio. In compenso la liquidazione sarà sempre multimilionaria.Far danni ed andarsene con liquidazioni milionarie è una delle caratteristiche di questi pubblici amministratori, che probabilmente l’industria privata non assumerebbe mai. Ma tant’è! Il già citato Lorenzo Necci è un altro di questi campioni. Figlio di un ferroviere e di una casalinga, dopo gli studi in giurisprudenza cominciò la carriera di manager nella multinazionale belga Sofima, del gruppo Societe Generale. Amico personale di Ugo La Malfa, fu eletto segretario regionale del Pri, poi nel 1975 passò al settore pubblico con l’ingresso nella giunta dell’Eni presieduta da Pietro Sette. Alla fine del 1981 divenne responsabile del progetto chimico del gruppo con la nomina alla presidenza di Enichimica. Nel dicembre 1988 divenne presidente del’Enimont, ma si dimise nel febbraio di due anni dopo.

Nel giugno successivo fu chiamato all’incarico di amministratore straordinario delle Ferrovie dello Stato e avviò il progetto dell’alta velocità e restyling delle stazioni. Tra i personaggi chiave del passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, sottoposto a numerose indagini, uscì indenne dalla bufera di Tangentopoli. Il 15 settembre del 1996 fu arrestato per associazione a delinquere finalizzata a reati contro la pubblica amministrazione, peculato, corruzione aggravata, abuso d’ufficio, false comunicazioni sociali, truffa in danno delle ferrovie, ma fu in seguito rimesso in libertà per “totale insussistenza degli indizi”.

Necci si vanterà in seguito di essere stato assolto 42 volte, ma nel suo casellario giudiziale – oltre all’assoluzione nel maxiprocesso al Petrolchimico di Marghera, che lo vedeva imputato con altre 27 persone – figurava anche una condanna definitiva per corruzione nel processo per le tangenti pagate sui lavori di Ferscalo Fiorenza a Milano (3 anni e due mesi ridotti a 2 anni e 7 mesi in secondo grado). Il 2 marzo 2006 il Tribunale di Roma dichiarerà estinti per prescrizione i reati contestatigli assieme all’ex patron della Parmalat, Calisto Tanzi. Lorenzo Necci morirà per un incidente sulla strada di Fasano, in Puglia, dove possedeva una masseria, investito e ucciso mentre andava in bicicletta. Si sussurrò che forse lo avevano “tolto di mezzo”. Misteri d’Italia!

Altro “grande” amministratore è Elio Catania. Dal 2007 membro del Consiglio di Gestione di Banca Intesa Sanpaolo. È Vice Presidente Assonime, membro di giunta Confindustria e Vice Presidente del Consiglio per le Relazioni Italia Stati Uniti. Il 26 aprile 2007 è nominato presidente dell’Atm Milano su proposta del sindaco di Milano Letizia Moratti. Secondo Il Riformista del 01-05-2007 “la via con cui si è arrivati alla convergenza sul nome di Catania risponde a dinamiche lontane anni luce dai concetti di trasparenza, meritocrazia e competenza cui spesso invece la Moratti ha richiamato la propria azione di governo”. Il 29 luglio 2011 gli è revocato l’incarico di Presidente dell’Atm Milano dalla giunta del Comune di Milano presieduta dal Sindaco Giuliano Pisapia.

È di questi giorni la notizia delle dimissioni da Telecom, con liquidazione milionaria, come da copione, di Franco Bernabè. Bernabè ha ricoperto vari incarichi pubblici: nel 1999 è stato nominato dal Presidente del Consiglio dei Ministri Massimo D’Alema come rappresentante speciale del governo italiano per la ricostruzione del Kosovo; tra il 2001 e il 2003 è stato Presidente della Biennale di Venezia, e dal 2004 è Presidente del MART di Trento e Rovereto, importante museo italiano di arte moderna. È stato membro dell’Advisory Board del Council on Foreign Relations; attualmente siede nel consiglio del Peres Center for Peace, nell’Advisory Board dell’Observatoire Méditérranéen de l’Énergie, ed è membro del consiglio di amministrazione di PetroChina, ruolo che ha ricoperto in passato anche in altre società italiane e internazionali quotate. Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom, non si è accorto che l’azienda che stava amministrando è stata venduta agli spagnoli. Tsz!

Finiamo la carrellata – altrimenti troppo lunga, e tralasciando volutamente Romano Prodi, Giuliano Amato ed altri loro omologhi – con Lamberto Cardia. Il 26 giugno 2009 il Consiglio dei ministri ha respinto le sue dimissioni, presentate nei giorni precedenti in seguito ai contrasti tra CONSOB e Commissione finanze di Camera e Senato in merito al recepimento di una direttiva europea relativa alla trasparenza societaria. Il 25 giugno 2010 Lamberto Cardia viene nominato presidente delle Ferrovie dello Stato. In ambito sportivo ha presieduto la Camera di Conciliazione ed Arbitrato per lo Sport istituita presso il CONI.

Come si può notare tutti questi  Grand commis brillano più per le retribuzioni e liquidazioni faraoniche, che non per i risultati economici, organizzativi e di efficienza. Si tratta di una particolare “fauna” buona per tutte le stagioni, e “spendibili” per ogni incarico dove il risultato finale sembra essere invariabilmente il depauperamento della cosiddetta res publica. Con la definizione di Res publica di solito ci si riferisce a una cosa che non è considerata proprietà privata, ma che è in comune con molte persone. In questi casi di tutti cittadini-contribuenti italiani.

Ora l’amministratore delegato di FS: Mauro Moretti sarà convocato a Palazzo Chigi. L’informazione di regime ci racconterà che si cerca di evitare che il controllo della compagnia aerea passi ad Air France-Klm. Ma sono molte le incognite per un successo. Ed il passato professionale di tutti questi meravigliosi “unti del signore” non ci conforta, né rassicura. Per tutto quanto sopra esposto, ci sembra che un paese che si avvale di tali “esperti” non abbia alcun diritto morale d’imporre leggi e tasse. Al contrario, in queste condizioni il diritto morale a secedere costituisce un valido fondamento per l’elaborazione di un diritto costituzionale alla secessione.

Scrive, infatti, Primo Mastrantoni: Dal 2008 l’Alitalia è costata 5 miliardi di €uro tra accollamento dei debiti, cassa integrazione, ristrutturazioni e mancati guadagni. Oggi perde 2 milioni al giorno, dal 2009 al 2012 ha accumulato debiti per 1 miliardo e ha in cassa solo 128 milioni, quindi poche settimane di vita. Un vero e proprio disastro pagato sull’altare dell’italianità dell’Alitalia, proposta dall’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi nel 2008 con la complicità dei sindacati. Non minori le responsabilità del centrosinistra, con il governo di Romano Prodi (ministro dei Trasporti, Claudio Burlando, 1996), responsabile del mancato decollo dell’hub di Malpensa, che avrebbe consentito al nostro Paese un aeroporto in concorrenza con quelli europei. All’epoca fu anche sottoscritta una alleanza Alitalia-KLM che avrebbe dato un respiro internazionale alla nostra compagnia di bandiera. L’alleanza fu rotta e KLM si alleò con AirFrance.

Insomma ci troviamo di fronte ad una vera e propria aggressione economica mediante il depauperamento della cosiddetta res publica, e l’aumento insensato delle tasse per sostenere tutte queste deficienze. I veneti, poi, si trovano anche a subire un’aggressione alla loro cultura. Infatti – come mostra la foto a fianco – chi intaccava le casse pubbliche era bandito dalla Repubblica Serenissima di Venezia. In Italia, invece fanno carriera.

Sebbene la propaganda di regime tenda spesso a confondere la distinzione fra il diritto dei cittadini a preservare la propria cultura e il proprio diritto a difendersi contro un’aggressione, vi è tra i due una grande differenza. Anche quando il diritto alla salvaguardia di una cultura non offre una stringente giustificazione alla secessione, il diritto all’autodifesa, in determinati casi, può farlo.

Qui è evidente che ci troviamo di fronte alla necessità di difenderci da un’aggressione alla cosiddetta res publica ed alla cultura veneta. «Difesa» implica quindi il tentativo di protezione contro una minaccia letale. Sono oramai centinaia i suicidi di imprenditori che non riescono a pagare le tasse sempre più esose con l’argomentazione della necessità di ripianare il debito pubblico, peraltro in continua ascesa. Legittimo è, quindi, ogni sforzo volto alla auto preservazione che in questo caso diviene un atto di autodifesa. E qui ci troviamo con il diritto all’autodifesa dal depauperamento, unito al diritto alla auto preservazione della propria cultura. Solo un serio progetto indipendentista potrà toglierci da questo sistema inaccettabile.

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Una risposta a Le Ferrovie di Stato entrano in Alitalia: un altro saccheggio ?

  1. Eugenio Fontana ha detto:

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