Il Veneto che vorrei

di Giuseppe Porto

aree-dismesseIl sogno, la speranza, il desiderio di un Veneto diverso è, nel cuore di molti, ancora in forma latente e forse inconscia.

Un emigrato, e io lo sono, sa cosa significa far progredire una città che non è la sua; tornare al suo paese e vedere che molto è cambiato, ma poco in meglio e molto in peggio, scoprire possibili soluzioni e vedere che nessuno le addotta. Ciò è frustrante e, in certi casi, sconvolgente per l’equilibrio psicofisico.

Vorrei che il Veneto, oggi tornasse all’antico per essere più moderno. Tre provocazioni, tre proposte, tre soluzioni che sono convinto molti approveranno, ma vorrei discutere con voi tutti su:

Riutilizzo del territorio

Sono stati erosi migliaia di ettari di terreno fertile per costruire nuove strade, rotonde e capannoni industriali, negli ultimi 50 anni, lasciando abbandonati e cadenti i complessi industriali obsoleti. Ancora oggi ci sono stabilimenti e ciminiere, ex zuccherifici e vecchie concerie, palazzoni cittadini e palazzi (ex) signorili, numerosi casolari di campagna abbandonati dai proprietari, ricettacolo di vagabondi o drogati oppure lasciati semi-cadenti infestati di erbacce topi e scarafaggi. Quante case popolari si sarebbero potute costruire a favore dei meno abbienti?

Forse non sempre è possibile, ma credo che molte strade provinciali e comunali si sarebbero potute allargare e modificare in base alle esigenze più moderne valorizzando tutto il territorio. Costruendole ex novo, invece, oltre a consumare terreno utile si sono spese ingenti somme non sempre con criteri di utilità, più spesso per clientelismo. Le rotonde sono utili, ma è veramente necessario che siano di 200 – 300 metri di diametro? Nelle città sono di una decina di metri e sono sufficienti per il transito di bus e tir, perché in campagna si devono sprecare ettari di campagna fertile?

Urbanizzazione

Negli Stati Uniti esistono strade sopraelevate mobili, non più costose di quelle normali, eppure in Europa (nemmeno nelle grandi città) non sono considerate né valutate. Pura fantasia? Ritengo di no, solo convenienza clientelare se non addirittura coercizione “mafiosa”. Porta molti più voti esibire una strada nuova piuttosto che mostrare una strada rifatta e allargata, magari pestando i piedi (o schivandolo) a qualche latifondista.

Per non parlare delle infrastrutture sconosciute nella costruzione di nuovi quartieri abitativi non solo nelle grandi città ma anche nelle piccole come anche nei Comuni. Eppure sarebbe semplicissimo e tantissime spese sarebbero risparmiate permettendo agli automobilisti un maggior conforto di viaggio e minori spese di manutenzione auto. Come? Seguendo l’esempio di Paesi più accorti e previdenti. I Comuni costruiscono i marciapiedi sopra un cunicolo ampio dove costringono le varie società ad installare tutti i servizi; i cavi per l’illuminazione, le tele comunicazioni, le fognature, il gas, l’acqua, riscuotendone canoni per l’uso, lasciando intatte le strade e più sicuri gli addetti alla manutenzione. In questo modo tutti ne trarrebbero benefici con notevoli risparmi per le società,  minori tasse per i contribuenti, minori interruzioni di traffico e rattoppi dei manti stradali.

Non si potevano abbattere le vecchie e ricostruire le nuove fabbriche sugli stessi luoghi di quelle dismesse senza rubare terreno all’agricoltura? Costa meno comperare i terreni abbandonati dagli agricoltori (attirati da maggior guadagno nel lavoro in altri settori industriali) perché non è più conveniente (economicamente, moralmente, socialmente) lavorarli. In questa profonda, perdurante e prolungata crisi industriale una moltitudine di capannoni industriali risultano vuoti e inutili, quali prospettive di riconversione e bonifica avranno?

Valorizzazione Agricoltura

Oggi, i molti disoccupati dell’industria potrebbero far ritorno alla campagna? Non sarebbe certo un disonore, anzi. Con i mezzi moderni il lavoro è molto meno faticoso dei decenni scorsi. Come recuperarli? Un metodo (o una scusa) potrebbe essere quello dei lavori socialmente utili oppure dare in affitto i terreni demaniali, campagna o boschi o pascoli.  E, guardando il lato positivo, sarebbe molto più salutare che nel chiuso di un ufficio. Senza contare i profitti con le nuove (vecchie) colture. Alla luce di varie ricerche, l’agricoltura potrebbe essere diversificata. Oltre alle solite granaglie, ad esempio, perché non tornare a coltivare ora la canapa sativa che, è stato dimostrato, può avere molteplici usi industriali oltre a quello primiero di costruire corde? Il suo impiego nell’edilizia o per la fabbricazione di cellulosa e carta, per la cosmetica e per la medicina dovrebbero essere motivi sufficienti per stimolarne la coltivazione. Se ciò non bastasse, occorre tenere presenti le offerte in denaro che l’Unione Europea concede ai coltivatori. Ricordiamo che per secoli in tutto il Veneto si coltivava e si trasformava la canapa in cordame e vele di vario tipo, acquistato e installato sulle navi Venete.

Aspetto i vostri commenti e le vostre critiche per una bella discussione.

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5 risposte a Il Veneto che vorrei

  1. Franco Rocchetta ha detto:

    TUTTO DOLOROSAMENTE VERO.
    Avevo iniziato stamattina presto a scrivere qui, riflettendo, elencando tante altre situazioni di degrado (distruzione di quelle miniere d’oro che da millenni sono le nostre campagne, le terre coltivate o comunque tutelate su in montagna, le nostre vene d’acqua, devastazioni dell’ambiente, di tanti patrimoni, del tessuto sociale).
    Ne era uscito un commento forse troppo lungo.
    Ci sono tornato adesso, e con un colpo de sordhetin, muovendo il mouse maldestramente ho chiuso la pagina e così ho perduto tutto.
    La Domenica di sole invita all’ottimismo,
    penso comunque che riusciremo a vedere uno Stato veneto indipendente assai prima di riuscire a risanare i danni fisici e morali moltiplicatisi in questi ultimi decenni.
    E siamo sempre al nodo principale : tornare indipendenti solo per avere uno Stato sì con bandiere venete, ma dagli stili di vita dominati dal dio delle rotatorie megagalattiche, da cementi e asfalti (e campi ed acque e case) carichi di veleni riciclati, e da rapporti sociali altrettanto inquinati?
    Ecco perché dovremmo tutti cercare di accompagnare le iniziative tese all’informazione ed al coinvolgimento verso l’indipendenza con un eguale impegno nell’informare i nostri connazionali e gli immigrati circa i prezzi che l’attuale pseudosviluppo ci fa e ci farà pagare.
    Non si tratta di trasformarci in altrettanto pericolosi Savonarola, ma di allargare il campo dei nostri discorsi e dei nostri impegni.
    Grazie per l’ospitalità.

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  2. Carlo M. Peruzzini ha detto:

    Qualcuno ogni tanto dice la verità e distingue il vero dal finto sviluppo; per dire un cosa solo apparentemente semplice: quel che serve davvero crea sviluppo e ricchezza; quel che è fatto soltanto per alimentare il ciclo economico alla lunga crea sottosviluppo e debito, che grava su tutti. È sviluppo ciò che crea cose utili e desiderabili, che qualcuno possa comprare volentieri o usare con piena soddisfazione. Non è sviluppo ciò che tiene in piedi carrozzoni inutili, appalti clientelari e posti di lavoro parassitari all’italiana.

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  3. Eugenio Fontana ha detto:

    Condivido Pienamente quello ke scrive Giuseppe porto,Questa distruzzione del Territorio e dell’anbiente ,avvenuto negli ultimi 30 anni ,in tutta Itaglia ,ma specialmente al NORD.Opera di Affaristi senza Scrupoli Locali con aggancio alle varie Maffie Itagliane,Se non si mette fine le conseguenze le pagheranno i nostri figli..Per quanto riguarda le Strade ,visto ke aumenta il traffico e la popolazone dovuto all’invazione extracomunitari..IO direi di modernizzare quelle ke ci sono gia ,e Sviluppare la Linea ferrata ossia dare la possibilita’ alla gente di spostarsi in treno,Infatti nei paesi Europei piu civili la gente e le merci si spostano con questi mezzi ,sarebbe un notevole miglioramento sull’inquinamento..Per quanto riguarda le case Popolare da dare hai meno anbienti Giusto! ma ke siano date ,alle popolazione locale (ke ne abbia diritto e non alle clientele di partito,e sopratutto Niente case Popolari agli Extracomunitari..questi si facciano pagare l’afitto dai loro datori di lavoro…

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  4. Edoardo Rubini ha detto:

    Concordo con l’intervento di Porto e penso che si possa solo rincarare la dose.
    In generale, si può dire che stiamo praticando una linea di uso e trasformazione del territorio che produce il minor beneficio economico generale, mentre brucia le risorse strategiche per il futuro. Ciò non è casuale: i grandi centri di interesse hanno imposto questo modello di cosiddetto sviluppo. Esso ha soppresso gli ambienti di vita tradizionale, a cui afferivano l’economia agricola o i sistemi di piccola produzione e di piccolo commercio, che garantivano una vita dignitosa un po’ a tutti (mantenendo anche i valori culturali e spirituali del Veneto tradizionale). Al posto di quello, si creano agglomerati urbani, aree cosiddette produttive, mega centri commerciali, che garantiscono grande lucro a pochissimi (investitori e banche), mentre riducono i posti di lavoro e l’autonomia economica delle comunità. Arrivati a questo punto, gli interventi edilizi dovrebbero evitare nuove urbanizzazioni e puntare decisamente al recupero dei centri storici (enormi patrimoni urbani spesso abbandonati e disabitati, a cominciare dalla città di Venezia) e in generale del patrimonio edilizio esistente (nei casi limite, abbattendo e ricostruendo, ma sempre in armonia con l’ambiente circostante).
    A proposito di filosofia di intervento, chi avesse seguito una recente puntata di “Presa diretta” su Rai3 di Riccardo Iacona, dedicata alla rete ferroviaria italiana, avrebbe fatto un’amara scoperta. Mentre la Germania ha destinato un imponente flusso di risorse finanziarie, generando occupazione, adeguamento infrastrutturale e rafforzamento delle imprese con L’AMMODERNAMENTO DELLA RETE DI MOBILITA’ ESISTENTE, nel regno italiota del potere senza regole e senza criterio si fa l’opposto. I supermanager superpagati che occupano i CdA di Trenitalia & co. stanno chiudendo a tamburo battente le tratte di trasporto locale, mentre quelle che sopravvivono sono state ridotte in condizioni vergognose. I treni si riducono sempre più, facendo fare ai pendolari per lavoro e studio viaggi da incubo e viaggiano in costante ritardo, perché tutti i soldi vengono riversati altrove: nell’Alta Velocità. I progetti di nuove tratte di AV sono del tutto avulsi dai bisogni della gente, non hanno copertura finanziaria, ma chi se ne importa… Si procede con il metodo truffaldino del project financing! Ci si chiederà il perché non si faccia come la Germania (cioè come richiederebbe l’interesse pubblico). La risposta agghiacciante dell’inchiesta di Iacona è che le banche non lucrano con il potenziamento della rete locale; invece, l’AV – imposta a manganellate in testa agli abitanti delle zone di attraversamento (in Val di Susa sono in permanente mobilitazione 400 poliziotti in assetto di guerra) – consente alle banche di introitare milioni di euro alla volta sugli interessi: enormi dispendi senza nessun vantaggio per la collettività. Il denaro sottratto ai cittadini con tale sistema di rapina legalizzata a carico del pubblico erario va ad alimentare un intreccio collusivo tra poteri fortissimi (a scavalco tra finanza bancaria, politica compiacente e mega-imprese costruttrici), che all’opinione pubblica viene presentato con il nome salvifico di GRANDI OPERE.
    L’esempio dell’alta velocità evidenzia la logica che il potere imprime, in pratica, su tutti i piani di trasformazione del territorio, un mega-sviluppo che produrrà un grande lucro per pochissimi profittatori; nel contempo degrado ambientale, povertà per i comuni mortali e spreco di risorse per lo stato.
    Infine un appello: “Perdete ogni speranza, o voi che entrate nell’Unione Europea”.
    Ad essa dobbiamo le norme e le raccomandazioni che hanno introdotto la moda delle rotatorie stradali, ad essa dobbiamo una politica agricola autodistruttiva, che ha foraggiato quei coltivatori che dismettevano le coltivazioni, mentre penalizza chi lavora per i frutti della nostra terra. Di buoni investimenti economici da fare ce ne sono anche troppi, basta con l’agenda politica sviluppista dettata dalle lobbies!

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