REFERENDUM SI PUO’ SI FARA’ …. ecco i perchè

dalla Redazione di Vivere Veneto .

image01Di seguito riporteremo la risposta  di Edoardo Rubini direttore di  Europavenetain merito alle considerazioni e allo scambio derivato dall’Importante Lettera pubblicata sul Gazzettino del noto Avvocato Giurista Renzo Fogliata che trovate qui  sotto e la replica di Loris Palmerini riguardanti il Referendum per l’Indipendenza del Veneto con  relative considerazioni  che trovate —-> qui

Rubini  di seguito spiegherà in breve i motivi (giuridici, politici, di metodo e  merito) che fanno propendere per la condivisione delle riflessioni espresse dall’amico Avv. Lorenzo Fogliata, sulla lettera pubblicata dal Gazzettino.

Riteniamo sia utile pubblicare questi scambi di opinione e di Vedute, dimodoche il pubblico, la societa’ civile Veneta si possa fare una idea sul  mondo indipendentista e sul fatto che di contenuti, sostanza e capacità argomentativa nel mondo Venetista se ne trova in abbondanza 

non vengano questi scambi visti e vissuti come scontri e polemiche bensi come un arricchimento e accrescimento del/nel mondo Indipendentista Veneto.

Ci troviamo fortunatamente ora  in un momento di rottura del sistema, a dover affrontare presto delle scelte importanti e cambiamenti epocali. Notiamo con estrema gratificazione che di Personalità con competenze e con voglia di perorare la Causa ce ne sono in molte direzioni con molteplici e diffuse Competenze .

lettera fogliata

Troppe volte in passato abbiamo visto e avuto personaggi privi di coltura cavalcare il malcontento popolare, personaggi senza una minima capacità argomentativa che non sia il “ce lo abbiamo duro”, troppe volte abbiamo sopportato e sorriso di fronte a modi sempliciotti e scurrili di rapportarsi alla gente che attendeva invece un radicale Cambiamento.

La gente confida ancora in un cambiamento, soprattutto di modi e di Sostanza, ci auguriamo che Tali Personalità ci possano condurre presto nella Terra Promessa tanto agognata.

ci troviamo dunque ora a seguire questo interessantissimo scambio di vedute, buona lettura :

* in rosso le considerazioni di Palmerini

** in nero le repliche di Rubini

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Palmerini: “la Regione non può indire un referendum consultivo per l’indipendenza: non solo è vietato dallo Statuto regionale all’art. 27, ma nel 2007 la Corte Costituzionale ha sentenziato che una regione, essendo solo un ente periferico dello stato, non può rappresentare legalmente un popolo. Chi ha pensato a una regione come uno stato, ha commesso un madornale errore”.

NON E’ VERO; l’art. 27 dello Statuto regionale non vieta il referendum consultivo per l’indipendenza, ma dice che il Consiglio regionale 1) può deliberare l’indizione di “referendum consultivi delle popolazioni interessate su provvedimenti o proposte di provvedimenti di competenza del Consiglio” e che 2) non è ammesso il referendum sulle leggi e gli atti regionali i cui contenuti costituiscano adempimento di obblighi costituzionali, internazionali, europei. Tuttavia: 1) il Consiglio è competente a conoscere l’orientamento popolare riguardo a provvedimenti che come ente rappresentativo e autarchico può produrre, essendo dotato di potestà amministrativa e legislativa (per la Regione il territorio della circoscrizione non è solo limite della sua competenza, ma anche un suo elemento costitutivo, poiché i suoi organi di governo sono rappresentativi della popolazione residente e attraverso questi si realizza l’autogoverno della comunità residente nella circoscrizione). La Repubblica italiana è, infatti, uno stato pluralista, in quanto comprende più personalità giuridiche: la Regione del Veneto è una di queste. 2) il referendum sull’indipendenza del Veneto non tratta di leggi e atti regionali i cui contenuti costituiscano adempimento di obblighi costituzionali, internazionali, europei.

“Purtroppo chi pensa alla Regione come un possibile futuro stato, non solo non conosce il diritto costituzionale, ma neppure quello internazionale”.

NON È COSI’. Con l’indipendenza, la Regione non si trasformerebbe in uno Stato in forza di propri poteri, ma appunto per la volontà della comunità umana che essa rappresenta. I Veneti, infatti, per dimensioni demografiche e storia plurimillenaria costituiscono un popolo (non si tratta di un secessione invocata a capriccio). Il referendum è necessario per esplicitare questa volontà sul piano istituzionale ed internazionale. È ovvio che il diritto di autodeterminazione afferisce ad un popolo e non alle sue istituzioni (che ad esso sono strumentali).

“Identificare i residenti nella regione veneto (al 30% non veneti) con il “popolo veneto” , e pure escludendo i veneti residenti nella Venezia-Giulia e Friuli (che sono sempre stati veneti e parlano veneto) è un errore giuridico , fatto fin dalla Risoluzione 42/1998, come nella risoluzione 44/2012, sia nella proposta referendario”.

Palmerini pretende che si consulti anche Venezia-Giulia e Friuli perché mira ad annullare il plebiscito del 1866. In coerenza a questo assunto, bisognerebbe chiedere di tornare sotto la sovranità francese, dato che gli Asburgo nel 1866 consegnarono Veneto e Friuli Venezia-Giulia alla Francia nella persona di Napoleone III (questi girò poi tali territori ai Savoia). 

“Fogliata sembra inoltre non essere al corrente del fatto che il popolo veneto è riconosciuto pure dalla legge costituzionale, e quindi la questione dell’indipendenza e della sovranità del Popolo Veneto non è solo politica, ma nemmeno solo giuridica”.

ALTRA FANFALUCA. Il popolo veneto è un concetto riconosciuto dall’attuale Statuto Regionale: in base agli articoli 116 e 123 della Costituzione, però, solo le Regioni a statuto speciale hanno lo Statuto approvato con legge costituzionale, mentre quelle ordinarie approvano lo Statuto con propria legge, come nel caso del Veneto.

“La questione è giuridica quando si riconosce che il popolo veneto esiste nel territorio da Bergamo a Udine, e che non è rappresentato da una regione. E’ giuridica quando si riconosce che il popolo veneto ha il diritto legale di Autogoverno e Autodeterminazione nella legge internazionale, e può esercitarlo”.

Palmerini confonde il mezzo con il fine. Si può discettare a lungo sui modi in cui una Nazione diviene indipendente: nella storia i confini politici sono cambiati e in tutto il pianeta cambiano di continuo; l’indipendenza del Veneto riposa sia sul diritto naturale, sia diritto internazionale (che vanno connessi correttamente l’uno all’altro). Il problema concreto non è il fondamento giuridico, politico, o morale che il Veneto invoca per la sua indipendenza; il problema è di legittimazione: in questo senso, una consultazione per l’autodeterminazione rappresenta uno strumento idoneo (forse non l’unico), mentre una causa in carta bollata non legittima di per se stessa un popolo a esercitare la sovranità. 

“E’ questione giuridica già vagliata anche dalla magistratura, tanto che quando nel 1999 abbiamo creato l’Autogoverno del Popolo Veneto, esercitando questi diritti come previsto dalle leggi, dopo le denunce si è arrivati all’archiviazione (assenza di reato)”.

ALTRA FANFALUCA. Una causa penale non ha mai generato effetti sul diritto pubblico.

“Sono deluso dalla risposta di Fogliata perché dimostra di non conoscere il diritto di sovranità del Popolo Veneto, stabilito dall’art. 2 L.n. 340/1971 e L.n. 881/1977, nè la storia dell’invasione italiana illegale”.

La delusione è dovuta all’incompetenza di Loris Palmerini sul piano giuridico. La legge 340/1971 non è più in vigore dall’entrata in vigore del nuovo Statuto regionale.

“Se manca la legittimità di avere l’indipendenza, allora anche il percorso referendario proposto dai movimenti è illegale-impossibile”.

Ecco il punto: i Veneti, come popolo o Nazione storica, dal diritto naturale e dal diritto internazionale traggono piena legittimità all’indipendenza, attraverso un pronunciamento popolare o altri fatti inequivocabili: essi hanno il diritto ad esprimerlo, quindi il percorso referendario proposto dai movimenti è legale e possibile.

“Noi invece dell’Autogoverno del Popolo Veneto, sosteniamo che lo Stato Italiano non ha sovranità sul territorio Lombardo-Veneto, e che l’indipendenza verrà con la causa internazionale che stiamo preparando. Stiamo organizzando la causa internazionale, che però costa molto, perché si svolge nella corte degli Stati, e ci deve andare un Governo provvisorio del Lombardo-Veneto conforme al diritto internazionale, che deve essere basato su precisi fondamenti legali. Dal momento del deposito della causa, ci vorranno solo 6 mesi per la risposta. Purtroppo depositeremo la causa quando avremo trovato i 1000 fra veneti, lombardi, mantovani e friulani, pronti a raccogliere, fra amici e parenti, 1000 euro ciascuno per pagare gli avvocati internazionali, forzatamente non italiani per il discorso del giuramento di fedeltà. Sono molti 1 milione di euro, ma sono pari a circa 15 minuti delle tasse oggi estorte dall’Italia, e solo un decimo del costo del referendum”.

Facciamo finta che questo autoproclamato “Governo provvisorio del Lombardo-Veneto” (composto da mille aderenti che tirano fuori mille euro ciascuno) vinca questa fantomatica causa: si è mai visto un popolo diventare libero con la carta bollata? Le storie di ciascun popolo divenuto indipendente sono tutte diverse: comunque, mai si è visto che la libertà sia stata riscattata attraverso una costituzione in giudizio. Non è che qualcuno stia facendo confusione tra le sue aspirazioni personali e quelle pubbliche di una Nazione? Che tipo di indipendenza potrebbe sorgere da una sentenza?  Quale partecipazione popolare si avrebbe in questo caso nel processo di ricostruzione morale e culturale di una Nazione? Che legittimazione ne ricaverebbero i futuri governanti?

La questione del percorso attraverso il quale pervenire alla libertà è fondamentale: solo se questa libertà viene conquistata con uno sforzo generale, essa sarà autentica e farà maturare una vera capacità di autogoverno (oltreché un prestigio e un riconoscimento internazionale, al di là dei formalismi). Se invece si riducesse ad una forzatura operata da pochi, essa non avrebbe nessun valore autentico: questa scorciatoia reclamizzata da Palmerini a parer mio non esiste neppure.

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9 risposte a REFERENDUM SI PUO’ SI FARA’ …. ecco i perchè

  1. Luigi ha detto:

    AGGIUNGETE ANCHE LA CONTRO REPLICA DI ENNIO FONTANA DI OGGI SUL GAZZETTINO: così sarà più completa !
    Io continuo ad affermare che un referendum allo stato attuale della coscienza e consapevolezza dei Veneti (abitanti su questo territorio) sarebbe solamente dannoso per i Veneti veri. Le motivazioni sono, oramai, tutte state già dettagliatamente descritte ed elaborate.
    Basterebbe metterle in ordine sia Gerarchico (di forza legale, italiano, internazionale, Storico Culturale e infine Economico Finanziario) e trarre le dovute conclusioni. E così stiamo faccendo il terzo passo sulla WAYFORFREEDOM.
    Viva San Marco.

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  2. Eugenio Fontana ha detto:

    MHA! IO Non ho ancora Capito perchè c’è tanta gente ke vuole fare Questo REFERENDUM..Forse pensano ke siamo come la Ceco-Slovacchia? Dove con un Referendum hanno risolto il loro Problema…NOO Qui siamo in ITAGLIA..Se vi faranno fare il REFERENDUM ,Sara’ solo Consultivo ,e se Vincessero i SI Saremmo Pirla come prima ,se non il conforto morale ke siamo una Maggioranza, E se in questo momento Vincesero i NO? Salterebbero Fuori gli Sciacalli..Pronti a dire Avete Visto il Popolo Veneto,Non vuole L’Indipendenza ,ma solo ke si paghino meno Tasse e avere un po’ piu’ di Autonomia ..Allora che Fare? Prima cosa non Illudere la Nostra Gente (le illusioni poi si pagano) La cosa Piu’ Inportante è Organizzare un Movimento di Liberazione del Popolo Veneto (Serio non quello del Bertotto) con dentro le varie forze politiche INDIPENDENTISTE VENETE ,e Atraverso una votazione Democratica si fa un Comitato centrale ,che rappresenti tutte le forze politiche le quali eleggeranno un Presidente….Alternati non nè vedo ..e Ricordatevi ke Contro una Organizzazione (stato Itagliano si contrappone una altra Organizzazione) La cosi detta Democrazia diretta ,al Potere ,IO non l’ho ancora vista ,Anzi si con L’armata Brancaleone dei GRILLINI..

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  3. Carlo M. Peruzzini ha detto:

    I diritti esistono prima delle leggi. Le leggi devono sottomettersi ai diritti, e non il contrario.

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  4. palmeriniloris ha detto:

    Rubini confonde il “popolo veneto” con i residenti nella regione, ne confondere la storia e il valore giuridico. Quindi ha fanfalucato e offeso senza sapere bene di cosa parla. La risposta, dettaglia e quindi lunga , si trova qui http://www.palmerini.net/blog/rubini-interviene-sul-referendum-ma-non-offre-certezze/ .

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  5. Edoardo Rubini ha detto:

    Il discorso è semplice. La strada maestra per dare un futuro ai Veneti è l’indipendenza. Ricordo che i Veneti fino al 1797 si sono sempre autogovernati, dai loro albori protostorici, poi durante l’Impero Romano (quando erano organizzati in municipalità e il governo centrale incideva in modo blando su di loro), poi con la confederazione tribunizia di “isole marittime” formatasi nel 466, su su fino al 1797, anno in cui, con la perdita della libertà, sono cominciate le nostre disgrazie. Tutto ciò è ben dettagliato nel mio libro “Giustizia Veneta”. Ora siamo nel 21° secolo e soffriamo di cambiamenti decisi sulle nostre teste, in primis da parte di un regime pseudo-democratico in bancarotta morale, civile, politica, economica, che sempre più ci schiaccia sotto i piedi. Non facciamoci prendere dalla disperazione, ci sono dei risvolti positivi. Oggi il re è nudo: di questa situazione non soffre solo la parte più disagiata del nostro popolo o la più insofferente verso l’attuale ingiustizia, ma quasi tutti. Adesso tutti abbiamo la realtà davanti gli occhi, perciò possiamo reagire, dobbiamo difendere la Veneta Patria per consegnare ai nostri figli un mondo migliore. Viviamo in una società degradata sul piano morale e culturale, dominata dai soldi, dall’egoismo, assuefatta a veder difesi solo interessi personali. Per di più, chi in questi decenni si era impegnato ad offrire soluzioni politiche, ha deluso. La confusione è grande, ma possiamo superarla. La soluzione c’è: siamo noi, la nostra azione da svolgere con le nostre teste, le nostre mani, i nostri piedi. Quei popoli che si sono battuti per la libertà, soffrivano del nostro medesimo scoramento e hanno sacrificato molto, prima di vedere la luce. Si vince solo se ci si muove compatti verso l’obiettivo giusto, in quanto praticabile ed in quanto sacrosanto davanti agli occhi di Dio e degli uomini. Noi Veneti abbiamo tutto: storia, Tradizione, cultura, arte sublime, territorio, saper fare, inventiva, impresa, capitali, prestigio, intelligenza, alacrità, onestà (nonostante l’opera corruttrice perpetrata dal potere ai nostri danni). Soprattutto abbiamo dalla nostra parte la Divina Provvidenza, per la Quale San Marco intercede, che è il nostro Protettore. La cosa che ci manca è la lucidità di individuare gli obiettivi, la consapevolezza dei valori del nostro essere, la determinazione per ottenere ciò che ci spetta perché è nostro. Non prestiamo ascolto, dunque, a chi opera solo per dividere ed aumentare la confusione! Lo sforzo che stiamo compiendo, come singoli, ma anche come associazioni culturali e organizzazioni politiche, a vari livelli, è di unire le forze e compattare tutto il nostro popolo dietro un’unica bandiera: il vessillo di San Marco, un simbolo che per noi è tutto. Lottiamo per l’indipendenza della Veneta Patria! Per noi non esiste alternativa a far esprimere il voto della Nostra Nazione per un futuro basato sulla nostra Civiltà, l’unica che sentiamo essere giusta ed adatta a noi. Tutto ciò si ottiene solo con un pronunciamento popolare raccolto in forma pubblica e generale, come è stato fatto da altri popoli, come condizione preventiva al riconoscimento davanti al consesso mondiale.
    I Veneti non sono una minoranza, per la cui tutela bisogna registrare il pedigree di ciascuno, escludendo dal conteggio gli stranieri a noi aggregati nel tempo. I Veneti sono maggioranza sul loro territorio e ciò li solleva dal doversi riparare dietro barriere etniche. Della Veneta Patria faranno parte tutti coloro che risiedono da noi, portando rispetto per le istituzioni che governano tutti, a beneficio generale; infine anche loro è probabile che si sentiranno Veneti. Così come è sempre successo nella Veneta Serenissima Repubblica.
    Sappiamo bene che i confini della Patria si estendono oltre gli attuali confini regionali. Non dobbiamo dimenticare però che ogni salita si svolge per gradini: il primo passo è dimostrare di essere maturi per avere uno Stato nostro. Non mancheremo poi di rivolgerci ai nostri vicini e offrire loro la possibilità di costruire insieme a noi questa nuova organizzazione pubblica. Esiste oggi un ente territoriale che si chiama “Regione del Veneto”, che ha il compito di rappresentarci come Veneti: dobbiamo rispettare le istituzioni, perciò abbiamo l’obbligo di interessare e coinvolgere il Consiglio Regionale, perché si ricordi di difendere il suo popolo, rappresentandone le più alte aspirazioni, rendendosi quindi parte diligente nell’aprire la strada verso la libertà.
    Mancheranno questi rappresentanti al loro compito? Non abbiamo la sfera di cristallo per dirlo, sappiamo che è giusto oggi percorrere questa strada. Regione o non Regione, la libertà arriverà se sapremo farci valere.
    Infine, c’è la possibilità di un verdetto sfavorevole, o di scarsa partecipazione alla consultazione. Bene, ogni attività umana ha i suoi rischi. Il successo o l’insuccesso di un tentativo così enorme e importante dipende un po’ da noi, un po’ dalle condizioni generali, un po’ dalla sorte. Calcoliamo però le conseguenze di ogni cosa: se i Veneti si pronunciano in numero soddisfacente per la libertà, avremo vinto la più grande battaglia di tutti i tempi! A quel punto avremo in tasca la cosa decisiva, cioè la legittimazione! In caso contrario, per noi sarà stata una prima vittoria lo stesso: tutti dovranno fare i conti con un movimento di massa per l’indipendenza, che avrà tutte le carte in regola per prevalere in prospettiva.
    Tra l’altro, c’è un ulteriore scenario (che in apparenza prescinde dallo svolgimento di un referendum): il disfacimento dello stato italiano per cause interne ad esso. Anche in questo caso, esserci rivolti al popolo per conoscere il suo orientamento non farà che rafforzare la nostra posizione, conferendoci una sorta di superiorità morale per decidere delle nostre sorti. La cosa che mi sta a cuore esprimere, in ogni caso, è che l’indipendenza è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per avere un domani positivo e sereno: prima di tutto dev’esserci tutto un popolo che si sveglia e lotta, con le armi del diritto naturale. La libertà vera è quella costruita con il sacrificio, non quella comprata al mercato della politica.

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  6. Eugenio Fontana ha detto:

    Condivido Gran parte di quello che dice il compatriota Edoardo Rubini,ma dalla Regione Veneto, io non mi aspetterei molto,comunque vedremo…Sul Referendum (consultivo) premesso che non abitando in Veneto ,non conosco bene la situazione,Ma credo che sia ancora Prematuro,fare un Referendum bisogna lasciare ke le cose peggiorino ancora ,le mele vanno colte quando sono mature ,non prima.Certo non bisogna stare li con le mani in mano,ma Bisogna fare Propaganda Indipendentista..e per fare una Propaganda Seria ci vuole una Organizzazione Unica e Seria ,non è ke ogni gruppo si fa la sua Propaganda…

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  7. Renato Tessarin ha detto:

    Rimango sempre del parere che ogni iniziativa politica o legale volta alla liberazione del popolo veneto possa rappresentare ,in prospettiva ,un sano viatico per espandere il sacro fuoco indipendentista . Ma è chiaro che la via politico-istituzionale troverà sempre detrattori pronti a produrre freni e ulteriori cavilli legali per inficiare il tutto .Lo stesso dicasi perseguendo una via internazionale di rivendicazione dei diritti del popolo veneto,con successive manovre dilatorie da parte dello stato italiano .La strada maestra rimane quindi quella dello strenuo impegno su tutti i fronti ,che ,alla fine ,consentirà una piena e totale presa di coscienza da parte del POPOLO VENETO . Tale via inoltre permetterà alla NAZIONE VENETO di rinascere secondo modalità eticamente condivise e plausibili e con un suo giusto grado di dignità . Il POPOLO VENETO dei residenti in VENETO rappresenterebbe una sorta di avanguardia ,nella creazione dei confini della nuova nazione . la storia della SERENISSIMA ci insegna che i confini definitivi si potranno disegnare mediante ” DAZIONE ” DEI TERRITORI CHE SI RICONOSCONO NELLA NAZIONE VENETO ,di qua e di la dal mare secondo il sano principio di aggregazione e condivisione di territori simili . Resta il problema della creazione finale di un movimento di liberazione ,che se fosse costituito anzitempo ,fallirebbe miseramente infiltrato ,per minarne ogni iniziativa . Tale movimento avrebbe lo scopo di garantire libere elezioni politiche nazionali venete : CON PARTITI E CANDIDATI CON LA FACOLTA’ DI REDIGERE LA COSTITUZIONE E DI PRESENTARE I PROPRI PIANI E PROGETTI SIA COSTITUZIONALI CHE ELETTORALI – SECONDO IL PRINCIPIO UNIVERSALMETE RICONOSCIUTO DI AUTO-DETERMINAZIONE DEI POPOLI – ( (CHE NON PREVEDE AVALLI DA PARTE DI CHICHESSIA ,SE NON LA LEGGITTIMAZIONE DATA DAL POPOLO SOVRANO IN QUESTIONE ) – signor nessuno

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  8. un popolano ha detto:

    Giovedì 12 marzo 2015 …. I vari venetisti sono esperti ognuno nella propria specialità. Io sono perfettissimamente d’accordo con Loris Palmerini perchè il suo atteggiamento ha qualcosa di scientifico su questo tema cioè cerca di non lasciare nulla al caso. Appare come uno scanner che fa una TAC al sistema giuridico. Personalmente io non sono mai stato d’accordo con il referendum sebbene io abbia partecipato a quello del 2014 via web. Ma non è che io gli sia contro aprioristicamente, gli sono contro in quanto i presupposti li trovo come minimo demenziali. Si vorrebbe far diventare indipendente la regione Veneto? e quello dovrebbe essere lo stato veneto? Ma suvvia, non risulta a nessuno, nemmeno ai più mentecatti che la regione veneto è la terra dei veneti poichè ne è solo un lembo di essa. Il referendum, casomai, dovrebbe riguardare le VENETIE, il più possibile le terre storiche che sono tuttora abitate e vissute dai veneti, andando anche oltre i confini italiani ma non mi voglio allargare poichè dispongo solamente di una sufficiente conoscenza storica che non mi permette di dissertare ad alti livelli, ma per contrasto la mia sufficienza conoscitiva mi permette di aborrire l’idea di un referendum per l’indipendenza che si faccia di questi tempi il quale non tiene conto di una miriade di fattori, non escluso l’effetto boomerang. L’Italia non concederà mai l’indipendenza, qual è il cane che molla l’osso a meno che non glielo si tolga con la forza? E anche se i venetici si prendessero l’indipendenza e finalmente riuscissero ad essere sovrani e a riuscire a gestire le loro VENETIE, non credo che uno scontro armato lo si sarebbe potuto evitare perchè al cane di mollare quell’osso, proprio non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello. Facciamo un paragone fantasioso: poniamo che le VENETIE siano un adolescente, un ragazzo di 18 anni che possa prendersi responsabilità da adulto e che l’Italia sia il genitore; ebbene, se le Venetie adolescenti dicessero all’Italia genitore “voglio essere indipendente, da oggi posso fare quel che preferisco io” cosa succederebbe? beh, si prenderebbe uno sganassone e due calci in culo dal genitore Italia e per di più sarebbe cacciato a letto senza cena nonostante l’età non proprio infantile. Poniamo però che il genitore, in un lampo di bontà, chieda all’adolescente “dove sta scritto che da oggi puoi fare quel che preferisci?” ebbene, il figlio potrebbe dire “sta scritto nero su bianco, ho i miei diritti sanciti e se me li neghi caro genitore, sono disposto anche a litigare e a metterti le mani addosso per difendere la mia indipendenza”. Ecco, è qui che entra in gioco il lavoro di Palmerini, cioè dimostrare al genitore, carta canta, che la punizione che vuole infliggere al figlio non solo è moralmente ingiusta ma è anche certificatamente illegale di fronte a tutti e non ci potrebbero essere opinioni di qualsiasi tipo ad inficiare i diritti del figlio. Quindi, in sostanza, il riconoscimento giuridico del popolo veneto, sia in termini di gente sia in termini di territori, è un passo che non può essere sottovalutato e assolutamente non può essere eluso o ignorato. Con quel documento si possono fare tutte le battaglie politiche, sociali e, speriamo di no, militari per lo stesso fine che tutti i venetisti auspicano cioè l’indipendenza. Il riconoscimento del popolo veneto, peraltro, deve avvenire attraverso la certificazione degli appartenenti a questo popolo, perciò ci vuole un’anagrafe veritiera capillarmente controllata riconosciuta da tutto il mondo venetista. Indire un referendum dando il diritto di voto ai residenti del veneto per trasformarlo in uno stato, sarebbe una secessione e non un atto indipendentista poichè solo i veneti certificati devono avere il diritto di voto e non tutta la popolazione residente nella regione. E, allo stesso modo, i veneti di fuori regione non possono rimanere esclusi dal voto altrimenti saremmo punto e a capo su questo tema cioè ci sarebbero ancora molti nazionali veneti senza stato. Qualcuno potrebbe dire, “beh, ma almeno è meglio il veneto indipendente piuttosto che avere il nulla”. Io dico invece che l’indipendenza non è una partita di calcio ma mi pare che molti venetisti stiano trattanto il tema come se fosse un incontro sportivo mentre la questione è serissima come seria lo è una guerra. Le cose devono essere fatte in modo certosino, preciso, e non devono essere urlate o propagandate come se si pensasse di avere una grande platea di ascolto poichè quella platea ancora non c’è. Il numero di persone che si avvicinano al venetismo è in crescita ma il pericolo è quello di renderle apatiche se non si fa chiarezza su qualsivoglia questione indipendentista. Alla preparazione storico-culturale dei veneti del veneto si è pensato? e a quella dei veneti di fuori regione? Cosa ne pensano i veneti residenti in Friuli? e i popoli che non parlano la lingua veneta ma che storicamente sono uniti a doppio filo con i veneti come si fa a persuaderli che loro sono noi e noi siamo loro e che in ogni caso l’intento è quello che vengano rispettate le specificità di ognuno e che anzi tali specificità vengono considerate risorse? I cechi e gli slovacchi si sono divisi sapendo bene cosa ciascuno di essi sono, sia in somiglianze sia in differenze. La Slovenia si è affrancata dalla Jugoslavia sapendo bene di essere piuttosto simile al resto degli slavi di tale stato pur tuttavia scegliendo la strada dell’indipendenza poichè la Jugoslavia le stava stretta. In questo caso non saprei se definire quella Slovena una guerra d’indipendenza o una guerra di secessione. In pratica, quei nuovi stati, durante il loro processo di formazione, avevano gente che sapeva chi essa fosse. Fatto stà che i veneti vogliono l’indipendenza ma per ottenerla con “formula piena” c’è bisogno di ancora parecchio tempo nel quale bisogna preparare culturalmente e politicamente i veneti, intra ed extra regionali, bisogna che la galassia venetista, che è ancora in formazione, trovi il proprio centro di gravità appianando tutti quelli che sono gli scontri stellari e planetari tra i vari esponenti/stelle-pianeti in modo tale che ognuno percorra la propria orbita influenzando il ma non distraendo dal proprio percorso gli altri orbitali. L’Italia nel 1866 ci ha annessi con una truffa tramite atti dirittuali, con atti formali che però dichiaravano e facevano il falso e perciò andrebbero punite sia la truffa sia l’annessione. Di fatto sono stati atti giuridici MA allo stesso tempo atti politici, e/o viceversa. Quindi, l’opera di Palmerini è di tipo giuridico ma è anche un percorso politico. La stessa costituzione italiana è un atto giuridico ma è anche un atto politico che infatti incanala politicamente le azioni dello stato italiano dalla di essa messa in opera. Il problema dei veneti è l’Italia, cioè i veneti ritengono di essere una nazione mentre l’Italia dice ai veneti che nazionalmente sono altro cioè italiani. Il coltello dalla parte del manico, però, ce l’ha l’Italia che dalla sua parte ha praticamente tutto, politica, istruzione, informazione. Palmerini cerca vari percorsi oltrapassare gli ostacoli posti dalla politica la quale ha costruito il sistema di leggi italiano. Poniamo il caso in cui Palmerini vinca tutto di tutto secondo i suoi propositi. Ebbene? a quel punto l’indipendenza delle VENETIE o LOMBARDO VENETO dovrebbe essere cosa fatta e l’Italia il giorno stesso dovrebbe ritirare le proprie truppe, le proprie istituzioni, le proprie polizie ecc. dai territori venetici. NON LO FAREBBE MAI!! ed ecco che a quel punto, sulla base del lavoro di Palmerini (e anche sulla base del lavoro di molti altri venetisti che nel frattempo avrebbero preparato storicamente, politicamente, socialmente, istituzionalmente ecc. i veneti) si potrebbe indire sto benedetto referendum. Ma quali dovrebbero essere le domande poste in quel referendum? Beh, è un problema ma io propongo questa fantasiosa soluzione: in alto alla scheda ci dovrebbe essere scritto: “POICHE’ C’E’ LA CERTIFICAZIONE CHE L’ITALIA E’ UNO STATO INVASORE E CHE NOI ABBIAMO CERTIFICATAMENTE DIRITTO ALL’INDIPENDENZA DEL NOSTRO POPOLO E DELLE NOSTRE TERRE (VENETIE TUTTE) TI VENGONO POSTE LE SEGUENTI DOMANDE” Vuoi tu, nonostante la nostra indipendenza sia certificata sottostare ancora al dominio dell’invasore italiano?” oppure “Vuoi tu nonostante la nostra indipendenza sia certificata, cacciare il dominio dell’invasore italiano?” penso in pratica che non ci possa essere alcun referendum in cui vi siano domande diverse da porre poichè se la costituzione dell’Italia dice che “l’Italia è una e indivisibile” (naturalmente secondo il concetto che hanno gli italiani dell’Italia) lo scontro armato penso sia inevitabile, sia che avvenga domattina sia che avvenga fra 30 anni. Ma, se in tasca si avrà il diritto scritto, nel cuore il diritto naturale e nella mente la memoria storica, le chances venete penso che potranno essere almeno dell’80%. In pratica, questo mio scritto, buttato la di getto, tende a stimolare l’agglutinazione delle varie forze in campo poichè allo stato attuale vedo parecchia dissipazione di energie nel mondo venetista. La gente normale HA BISOGNO ASSOLUTAMENTE DI COERENZA, VERITA’, MA SOPRATTUTTO DI CHIAREZZA E UNIVOCITA’, HA BISOGNO DI POCHI PUNTI CARDINE I QUALI SIANO POSSENTI E SOLIDI COME MONTAGNE DI BASALTO. In pratica, al di là di qualsiasi tipo di propensione venetista, la gente deve sentirsi ripetere da qualsiasi parte venetista i soliti punti cardine CONDIVISI da ogni “fazione” fino a che non entrino nelle capocce di tutti come se fossero stati forgiati al titanio.Il “pezzo di carta” che vuole ottenere Palmerini non lo abiliterà a fare il dottore in indipendenza ma abiliterà tutti i veneti a poter prendere qualsiasi azione, più o meno forte, più o meno decisa, poichè quel “pezzo di carta” non può essere contrastato se non con la forza. Allo stato attuale l’Italia ci contrasta con il minimo sforzo. Una leggina schifosa di qua, una votazioncella negativa di là e facendosi grasse risate. Tutto ciò che fanno i venetisti, paradossamente, è ingiusto, poichè dovrebbe essere sufficiente la voce dei veneti, quella di ogni giorno per far capire all’Italia che se ne dovrebbe andare di corsa, ma poichè la quetione è solo una questione di forza (l’invasione protratta in eterno) a questo punto ogni mezzo diventa valido affinchè l’invasore abbandoni i territori invasi purchè si facciano le cose in modo intelligente e nondimeno preciso. Se io domani propongo un referendum, quanto ci mette l’apparato statale italiano a farlo fallire ancor prima della sua effettuazione? E così, qualsiasi referendum che si prefigga di avere un valore pericoloso per lo stato italiano è desstinato all’aborto a meno che non venga fatto un paziente e certosino lavoro di preparazione culturale presso le genti venete. Proponendo una verità ma senza imporla. La storia (a qualsiasi livello, vicende, istituzioni, ecc.) della Repubblica di Venezia ma soprattutto la di essa etica, una volta proposte e raccontate con pacatezza, non le si abbandonano più. L’idea di popolo veneto è strettamente legato alla Serenissima la quale è prodotto essa stessa di tale popolo, anzi, ne è esattamente la figlia o, anche, l’espressione suprema di tutte le sfaccettature venete che in essa si sono incontrate e fuse e quella fusione ha poi restituito in modo conglobato l’identità piena ai veneti in una nuova forma di continuità con i venetici antichi. E la nostra storia è un appiglio che nemmeno il passaggio della Costa Concordia con tutto il suo peso sarebbe in grado di scardinare. I popolani che, come me, possono limitarsi solo ad osservare il mondo venetista, si fanno tutti una domanda: a quando la tavola rotonda permanente del ventismo? una tavola a cui tutti i veneti possano guardare con fiducia e finalmente non essere sballottati da una parte all’altra sul modello politico italiano?

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  9. antonio ha detto:

    Vorrei porre delle domande: è più importante l.inviolabilità del popolo o del suo territorio?Oppure sono allo stesso piano? Oppure il popolo può decidere come dividere un territorio e non una minoranza chiunque essa sia…se il popolo non potesse decidere vale di meno di un oggetto di una cosa ?il territorio e i beni personali poi sono cose diverse…altresì ?.integrità territoriale fa parte dei diritti inviolabili di un popolo oppure sono i diritti di un popolo inviolabili? Infine l.autodeterminazione non è vietata dalla legge generale internazionale inderogabile dunque prevarebbe sull.art 10 costituzione dovrebbe essere riconosciuto dalla costituzione purché sia la maggioranza del popolo a volerlo a meno che non ci siano altre cause di autodeterminazione…ora non capisco se è più inviolabile la volontà del popolo o l.integrità territoriale…

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