Basta con gli scempi della toponomastica a Venezia

di ENZO TRENTIN su L’Indipendente

NisioletiIn questi giorni sono pervenute in redazione alcune e-mail che protestano contro la rivisitazione della toponomastica veneziana che ha peculiarità tutte proprie. Nel chiedere un intervento di questo quotidiano, vi si protesta l’azione di italianizzazione di molte denominazioni. Viene giustamente osservato che la sinistra italiota, similmente al fascismo, opera con un’azione di “colonizzazione” culturale, che per i Veneziani, e i Veneti in genere, è  assolutamente dissacratoria. Tutto questo malgrado la magniloquenza della delibera del Consiglio comunale veneziano datata 1° marzo 2012, che pretenderebbe di produrre un nuovo e corretto  stradario rispettoso dei termini veneziani tramandati nei secoli.

Il reo in questione è tutto il Consiglio comunale, ma in particolare l’Assessore Tiziana Agostini che, laureata in letteratura italiana si è poi specializzata in filologia italiana.

Evidentemente non riesce a metabolizzare che prima della letteratura italiana c’era un Umanesimo Veneto assolutamente peculiare. La Agostini (classica esponente di una sinistra supponente quanto inaccettabile che da decenni domina incontrastata in laguna) sembra ignorare (volutamente?) il patrimonio culturale veneziano, poiché ha diffuso il documento con l’elenco completo del nuovo stradario del centro storico veneziano che qui alleghiamo, ed attraverso il quale si possono individuare numerose storpiature.

L’Assessore del PD sembra andare decisamente contro corrente alla tradizione che vedeva le famiglie aristocratiche che reggevano il governo della Serenissima, molto coscienti del fatto che la cristallizzazione della cultura entro schemi prestabiliti avrebbe portato alla chiusura della città anche nel campo politico ed economico, nei quali la Repubblica da secoli aveva acquisito una sua precisa autonomia. A ciò seguì, per esempio, lo sviluppo nell’arte figurativa poiché Venezia assunse un proprio stile architettonico gotico. Dal 1454, poi, si avvertì a Venezia la necessità di adeguare a questo Stato, sempre più raffinato e attento alle arti, la preparazione della sua classe dirigente. Su questa graduale conquista di pensiero che si attuò dal quattrocento al cinquecento, si pose la Scuola di retorica presso la Cancelleria di San Marco, nell’orbita quindi dello stesso governo, e la Scuola di Logica, filosofia naturale e delle matematiche, con sede nella Chiesa di san Giovanni Elemosinario a Rialto, nel pieno centro quindi dell’attività commerciale di Venezia. Chi, invece, oggi regge le sorti della città lagunare non riesce nemmeno a trovare una soluzione adeguata al traffico della grandi navi in bacino di San Marco.

La toponomastica a Venezia varia notevolmente rispetto a quella delle altre città italiane. Venezia ha attinto spesso da lingue come il latino, il francese, l’arabo e altre per esprimere la propria toponomastica. La configurazione della città, divisa in sei sestieri, non rende facile rintracciare i numeri anagrafici poiché essi sono progressivi e non rispettano un criterio logico, infatti i numeri non terminano con la fine della via (Calle), ma continuano per tutta l’estensione del Sestiere. Il Sestiere di Castello, il più grande e popolato di Venezia, ha un’abitazione con il numero 6828! La toponomastica quindi ci aiuta nel localizzare i luoghi che ci interessano. Ma attenzione, ci sono molte “Calli” che hanno lo stesso nome, come Calle della Madonna o del Magazen o del Cristo, esse si trovano in punti diversi della città. Per cui quando si chiede un’informazione ad un veneziano gli si dovrebbe almeno saper dire il nome della contrada in cui si trova il posto che si cerca. Per esempio: «Mi sa indicare la strada per arrivare al numero xxxx vicino a Santo Stefano?». Gli stessi veneziani, infatti, fissano gli appuntamenti a San Luca o a San Bartolomeo.

I nomi delle Ca’: abbreviazione che i veneziani usavano per indicare casa, specialmente delle famiglie nobili; Calle: il nome comune che si dà in città per indicare le strade piuttosto lunghe e strette; Campo: che ha assunto nella toponomastica di Venezia il significato di piazza, eccetera, sono scritti su i “nizioletti” che sono una particolarità della città. Essi rappresentano la storia e la cultura. E di storia e cultura questa città che fu Stato, è traboccante. Storpiarne i nomi con l’introduzione di italianismi è quindi un’operazione che con la civiltà e la cultura non ha niente a che spartire. Se ad esempio il Campo, il Ramo, la Salizada di San Stae diventassero di sant’Eustachio, sarebbe un’operazione di colonialismo culturale insultante.

Appare evidente il tentativo di annacquare, distorcere ed occultare la storia e le tradizioni veneziane (e venete in generale). Si veda – sempre come esempio – il colpo di mano operato di recente al Museo Correr con la rimozione permanente dei preziosi reperti appartenuti al Doge Francesco Morosini, detto il Peloponnesiaco. Al loro posto sono stati collocati documenti sul Lombardo-Veneto, e oggetti appartenuti all’Imperatrice Sissi. Che dire poi dell’operazione portata avanti nottetempo dall’allora Sindaco Paolo Costa (dal 2000 al 2005) sempre appartenente alla cosiddetta sinistra progressista, che collocò nello stesso museo una statua del distruttore della Repubblica di San Marco: Napoleone Bonaparte. È come se allo Yad Vashem – Centro Mondiale per la Ricerca, Documentazione, Educazione e Commemorazione dell’Olocausto – avessero collocato una statua di Adolf Hitler. Eppure i progressisti (Tsz!) italioti del PD a tanto sono giunti.

Per coloro che desiderassero, invece, comprendere le peculiarità e la storia della toponomastica veneziana c’è il lavoro di riversamento su supporto informatico partendo dal supporto cartaceo che è stato svolto da Federico Perocco che lo ha rilasciato in pubblico dominio consultabile qui. Il testo cartaceo di partenza è costituito dall’opera «Curiosità veneziane – ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia» di Giuseppe Tassini. VIII edizione, 1970 – Filippi Editore Venezia. L’edizione di riferimento è la IV del 1887.

Concludendo, vorremmo far nostro il suggerimento dell’architetto vicentino Nicola Busin, il quale sostiene che ci sia una possibilità precisa e concreta di bloccare lo scempio in corso, e cioè l’italianizzazione delle scritte. Dovrebbe, infatti, essere sufficiente inviare una e-mail certificata o una raccomandata alla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali di Venezia, evidenziando con foto la situazione rinnovata e quella precedente. La Soprintendenza dovrebbe autorizzare con apposito provvedimento ogni rinnovo di “nizioleto” chiedendo obbligatoriamente al Comune un semplice “progetto” con la situazione esistente (foto) e la futura (coincidente). Eventualmente in molti casi per le scritte sostituite, la Soprintendenza può, oltre alle foto storiche, chiedere di scrostare le pitture recenti per evidenziare quelle originali. A parere del Busin, cambiare le scritte è come sostituire ad un palazzo una antica finestra con una nuova, o aggiungere una nuova apertura su una facciata, o per assurdo aggiungere una cupola alla Basilica di San Marco. È proprio un fatto prettamente culturale al di là degli aspetti di appartenenza locale o meno, è il rispetto della storia in senso lato: le mistificazioni per oscuri fini politico-sociali sono aberranti. Chi ha a cuore Venezia verifichi gli scempi e prenda l’iniziativa di scrivere alla Soprintendenza.

Nuovo stradario VENEZIA

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2 risposte a Basta con gli scempi della toponomastica a Venezia

  1. Eugenio Fontana ha detto:

    Ke i partiti itagliani,cerchino di cancellare la nostra identita’ è ovvio specialmente in questo momento,in cui si rafforza l’indipendentismo veneto,adesso bisogna vedere chi sia questa Tiziana Agostini e è veneta ho una itagliana,cosi la sputaneremo con dei nostri manifesti

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  2. Ben ha detto:

    Dobbiamo tornare ad essere Serenissimi con la nostra Repubblica Veneta! Viva San Marco!

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