LA RUSSIA RICOSTRUISCE LA SUA IDENTITA’ CULTURALE SU BASE STORICA

Tramite Europa Veneta

RussiaRiprendiamo dal sito dell’Associazione culturale “La Torre” a stralci un articolo pubblicato dal giornalista Maurizio Blondet sul sito di informazione che egli dirige, “Effedieffe”, che riporta passi del discorso tenuto a Valdai il 19 Settembre 2013 dal presidente Vladimir Putin.

Per levatura intellettuale i contenuti del suo ragionamento sono inauditi, specie se paragonati  alle analisi abituali dei politici del blocco occidentale. Parecchie cose affermate dal leader russo bene si attagliano alla situazione veneta, con particolare riferimento al problema di ritrovare l’identità storica. PutinLa Russia, spiega Putin, “subisce non solo la pressione oggettiva che viene dalla globalizzazione, ma anche le conseguenze delle catastrofi nazionali del ventesimo secolo, quando abbiamo provato il collasso del nostro stato per ben due volte”.

Egli si riferisce sia alla Rivoluzione d’Ottobre (che distrusse la dimensione internazionale dell’Impero zarista), sia al crollo del comunismo del 1989 (che comportò il collasso delle strutture di governo della Russia costringendo tutto un popolo a rinnovare le ragioni della sua esistenza). Dopo quei fatti, l’ex blocco del Patto di Varsavia sembrava diventare terra di conquista per il blocco occidentale, a fronte di un disorientamento generale.

Come costruire una Russia moderna ed evoluta, superando il buio del regime comunista, al tempo stesso riprendendo il filo della sua storia? La risorsa da usare è il forte e sincero senso etnico che nel loro passato i popoli abitanti tra il Danubio e il Volga hanno sempre tenuto al centro dei propri pensieri: sia la gente comune, sia spesso anche i singoli governi.

A tutto ciò, hanno contribuito le chiese cristiane, in alcune parti cattoliche, in altre ortodosse. La Russia RussiaMisticadi Vladimir Putin intende valorizzare nella sua politica questo patrimonio identitario come fulcro della rinascita nazionale.  L’idea di fondo è che vi sia un senso di appartenenza che rafforza ogni aspetto della vita, dalla concordia sociale all’economia: esso è compenetrato dalla specifica Tradizione culturale e religiosa che la storia ha fatto nascere in un territorio.

Ciò pone ad ogni singolo governo il problema di difendere la cultura del proprio Paese dall’influsso esercitato dall’offensiva mediatica, infarcita di falsi diritti umani e legittimazione di ogni nefandezza. In questi anni abbiamo visto il cosiddetto conformismo sradicare sistematicamente il patrimonio identitario del popolo, con i suoi valori spirituali ed etici, per favorire l’impianto di modelli amorali e anonimi di matrice ideologica illuminista.

Il risultato di tutto ciò non è libertà promessa, ma la dissoluzione della nostra Civiltà, con l’avvento di un dominio incondizionato di una casta internazionale super-potente su una massa debolissima sul piano intellettuale e spirituale, resa ormai priva della consapevolezza di sé. Occhio ai passaggi conclusivi, forse i più importanti. Buona lettura!

Cosa ha detto Putin a Valdai (di Maurizio Blondet)

Il seguente articolo del Direttore Blondet (riportato a stralci) è una testimonianza di quanto sia manipolata e di basso livello l’informazione mainstream italiana, ogni anno a Valdai (una città della regine di Novgorod, nordovest della Russia) si riunisce il “Club di discussione Internazionale Valdai” una manifestazione culturale in cui leader ed esperti russi ed internazionali discutono del ruolo della Russia nel mondo, a questa edizione era presente per l’Italia l’ex presidente del consiglio Romano Prodi.

Cosa ha detto Putin a Valdai

Vladimir Putin ha affrontato il tema della crisi fondamentale di civiltà che devasta l’Occidente, e delle forze spirituali cui la Russia deve attingere, trovandole in sé, per difendersene. Si capisce che è un livello di temi e di linguaggio che i giornalisti occidentali stentano a capire, ne sono al disotto. Ecco alcuni passi del discorso:

«Oggi ci occorrono nuove strategie per preservare la nostra identità in un mondo che cambia rapidamente, un mondo che è diventato più aperto, trasparente ed interdipendente. Questo fatto sfida praticamente tutti i popoli e i paesi in un modo o nell’altro, russi, europei, cinesi ed americani – le società di tutti i paesi, di fatto.

(…) Per noi (parlo dei russi e della Russia) le domande sul chi siamo e chi vogliamo essere sono sempre più in primo piano. Ci siamo lasciati alle spalle l’ideologia sovietica, e non c’è ritorno. Chi propone un conservatorismo fondamentale, e idealizza la Russia pre-1917, sembra ugualmente lontano dal realismo, così come sono i sostenitori di un liberalismo estremo, all’occidentale.

È evidentemente impossibile andare avanti senza auto-determinazione spirituale, culturale e nazionale. Senza questo, SanBasilionon saremo capaci di resistere alle sfide interne ed estere, né riusciremo nella competizione globale. Oggi vediamo una nuova tornata di questa competizione, centrate sull’economico-tecnologico e sull’ideologico-informazionale. I problemi militari e le condizioni generali stanno peggiorando. Il mondo diventa più rigido, e spesso scavalca non solo il diritto internazionale, ma anche l’elementare decenza».

Ogni Stato, ha continuato Putin,

«deve disporre di forza militare, tecnologica ed economica; ma la cosa prima che ne determinerà il successo è la qualità dei suoi cittadini, la qualità della società: la loro forza intellettuale, spirituale e morale. Alla fin fine, crescita economica, prosperità ed influenza geopolitica derivano da tali condizioni della società. Se i cittadini di un dato Paese si considerano una nazione, se e fino a che punto si identificano con la propria storia, coi propri valori e tradizioni, e se sono uniti da fini e responsabilità comuni. In questo senso, la questione di trovare e rafforzare l’identità nazionale è davvero fondamentale per la Russia». «E intanto, l’identità nazionale della Russia odierna subisce non solo la pressione oggettiva che viene dalla globalizzazione, ma anche le conseguenze delle catastrofi nazionali del ventesimo secolo, quando abbiamo provato il collasso del nostro stato per ben due volte. L’effetto è stato un colpo devastante ai codici culturali e spirituali della nostra nazione; abbiamo fronteggiato la rottura di tradizioni e consonanza della storia, con la demoralizzazione della società, con una perdita di fiducia e responsabilità. Queste sono le cause radicali dei tanti urgenti problemi che affrontiamo. La questione della responsabilità verso se stesso, verso la società e il diritto, è qualcosa di fondamentale per la vita di ogni giorno come per la vita del diritto». (…) «L’esperienza ha mostrato che una nuova idea nazionale non compare da sé, né si sviluppa secondo regole di mercato. Uno Stato ed una società costruiti “spontaneamente” non funzionano, né funziona copiare meccanicamente le esperienze di altri Paesi. Tali rozzi influssi e tentativi di civilizzare la Russia dall’esterno non sono state accettati dalla maggioranza assoluta del nostro popolo. Ciò perché l’aspirazione all’indipendenza e alla sovranità nella sfera spirituale, ideologica e nella politica estera è parte integrante del nostro carattere nazionale. Detto tra parentesi, tali approcci sono falliti anche in altre nazioni. I tempi in cui modelli e stili di vita già bell’e fatti potevano essere inseriti in Paesi stranieri come programmi nei computers sono passati.

Comprendiamo anche che l’identità e un’idea nazionale non può essere imposta dall’alto, per mezzo di un monopolio ideologico. È una costruzione molto instabile e vulnerabile, e lo sappiamo per esperienza personale; non ha futuro nel mondo moderno. Abbiamo bisogno di creatività storica, d’una sintesi dei costumi e delle idee nazionali migliori, una comprensione delle nostre tradizioni culturali, spirituali e politiche colte da diversi punti di vista; bisogna capire che [l’identità nazionale] non è qualcosa di rigido che durerà per sempre, ma piuttosto un organismo vivente. Solo così la nostra identità sarà fondata su solida base, diretta verso il futuro e non il passato. Questo è il principale argomento a riprova che un’ideologia di sviluppo deve essere discussa da persone che hanno visioni differenti, e diverse opinioni sul come risolvere dati problemi.

Sicché tutti noi – i cosiddetti neo-slavofili e i neo-occidentalisti, gli statalisti e i cosiddetti liberisti – tutta la società deve lavorare insieme per creare fini comuni di sviluppo (…). Ciò significa che i liberisti devono imparare a parlare ai rappresentanti della sinistra e che d’altro canto i nazionalisti devono ricordare che la Russia è stata formata specificamente come stato pluri-etnico e multi-confessionale fin dalla sua nascita (…). La sovranità, indipendenza e integrità territoriale della Russia sono incondizionate. Qui ci sono “linee rosse” che a nessuno è permesso scavalcare. Per quanto differenti siano le nostre vedute, le discussione sull’identità e il nostro futuro nazionale sono impossibili se coloro che vi prendono parte non sono patriottici. Ovviamente intendo patriottismo nel più puro senso della parola».

Dopo aver delineato così la libertà di pensiero desiderabile in Russia e il limite che deve incontrare (nel comune senso della patria), Vladimir Putin pronuncia la critica più lucida alla «cultura» occidentale che il Sistema occidentale vuol imporre a tutta l’umanità, e ne addita l’intento suicida e, al fondo, satanico (Putin non esita a nominare Satana, né si fa scrupolo di parlare di spiritualità).

Sono i passi più fondamentali:

«Altra grave sfida all’identità della Russia è legata ad eventi che hanno luogo nel mondo. Sono aspetti insieme di politica estera, e morali. Possiamo vedere come i Paesi euro-atlantici stanno ripudiando le loro radici, persino le radici cristiane che costituiscono la base della civiltà occidentale. Essi rinnegano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e financo sessuali. Stanno applicando direttive che parificano le famiglie a convivenze di partners dello stesso sesso, la fede in Dio con la credenza in Satana.

La “political correctness” ha raggiunto tali eccessi, che ci sono persone che discutono seriamente di registrare partiti politici che promuovono la pedofilia. In molti Paesi europei la gente ha ritegno o ha paura di manifestare la sua religione. Le festività sono abolite o chiamate con altri nomi; la loro essenza (religiosa) viene nascosta, così come il loro fondamento morale. Sono convinto che questo apre una strada diretta verso il degrado e il regresso, che sbocca in una profondissima crisi demografica e morale.

E cos’altro se non la perdita della capacità di auto-riprodursi testimonia più drammaticamente della crisi morale di una società umana? BabyOggi la massima parte delle nazioni sviluppate non sono più capaci di perpetuarsi, nemmeno con l’aiuto delle immigrazioni. Senza i valori incorporati nel Cristianesimo e nelle altre religioni storiche, senza gli standard di moralità che hanno preso forma dai millenni, le persone perderanno inevitabilmente la loro dignità umana. Ebbene: noi riteniamo naturale e giusto difendere questi valori. Si devono rispettare i diritti di ogni minoranza di essere differente, ma i diritti della maggioranza non vanno posti in questione.

Simultaneamente, vediamo sforzi di far rivivere in qualche modo un modello standardizzato di mondo unipolare e offuscare le istituzioni di diritto internazionale e di sovranità nazionale. Questo mondo unipolare e standardizzato non richiede Stati sovrani; richiede vassalli. Ciò equivale sul piano storico al rinnegamento della propria identità, della diversità del mondo voluta da Dio»…

Che dire? Putin accomuna la perdita della distinzione sessuale imposta per legge in Occidente con la perdita delle frontiere, o il divieto ad una comunità politica di distinguersi dalle altre aderendo alle proprie radici; l’uno e l’altro configurano «cancellazione di confini» voluti dalla medesima forza: forza del male, nemica della volontà di Dio. Globalizzazione ultra-liberista ed omo-promozione sono da lui sentite come «la stessa cosa», sgorganti dalla stessa volontà anti-umana.  Per una volta non c’è bisogno di «leggere fra le righe» né chiedere una interpretazione agli addetti stampa, né da completare la comprensione dell’argomento attraverso il body language».

Non si potrebbe dir meglio. È anche riconoscibile lo stigma delle forze e delle proteste PussyRiotche vengono scagliate contro la Russia di Putin, e che paiono tanto degne di rilievo ai nostri media: la dissacrazione di basso rango, le Pussy Riots che ballano sull’altare, le Femen che strillano a seno nudo.

Questa voce è stata pubblicata in Attualità, Blog Pubblico. Contrassegna il permalink.

4 risposte a LA RUSSIA RICOSTRUISCE LA SUA IDENTITA’ CULTURALE SU BASE STORICA

  1. Giovanni Dalla-Valle ha detto:

    SPLENDIDO!! Putin traccia con eleganza e genio il sottile legame tra liberismo e Nuovo Ordine Mondiale (vedi discorso Barak Obama 17 gennaio 2009) che ci vuole annichilare tutti economicamante, socialmente ed eticamente. La frase che mi ha colpito di piu’: “Questo mondo unipolare e standardizzato non richiede Stati sovrani; richiede vassalli.” E’ esattamente in linea con il pensiero di Marine Lepin, di Orban ma anche in parte dei “progressisiti” islandesi. Non e’ affatto la difesa di posizioni conservatrici e xenofobe ma piuttosto l’introduzione del concetto di MULTIPOLARISMO. Una dimensione indispensabile per resistere e alla fine vincere contro il nuovo totalitarismo economico e la societa’ orwelliana volute da dittatori come Barak Obama.

    Mi piace

  2. Eugenio Fontana ha detto:

    La RUSSIA Storicamente è sempre stato un grande popolo,qualunque regime si è dato,e adesso PUTIN è un grade personaggio politico,gli U.S.A.volevano farne una Democrazia -Corrotta,ma non ci sono riusciti. Anche l’Ungheria ,si sta ribellando ,sono questi i paesi a cui dobbiamo guardare con amicizia..Per quando riguarda Barak Obama ,non è che sia un Dittatore,è come gli altri Presidenti ke si sono succeduti prima di Lui,Se vediamo Presidenti Conservatori ho Democratici ,Canbiava il Maestro ,ma la musica era sempre quella..la Democrazia Americana è cosi ..

    Mi piace

  3. Anna ha detto:

    Riporto qui una citazione del caro vecchio Platone…
    “Quando il cittadino accetta che chiunque gli capiti in casa possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e c’è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine, così muore la Democrazia: per abuso di se stessa e, prima che nel sangue, nel ridicolo” (Repubblica, Libro VIII)
    …c’è di che riflettere sulla modernità di parole vecchie migliaia d’anni, non trovate?

    Mi piace

  4. parteraparmarsanmarco ha detto:

    “Comprendiamo anche che l’identità e un’idea nazionale non può essere imposta dall’alto, per mezzo di un monopolio ideologico. È una costruzione molto instabile e vulnerabile, e lo sappiamo per esperienza personale; non ha futuro nel mondo moderno.”
    Putin, sincero e sintetico, con queste poche parole ha riassunto il problema legato all'(in)esistenza di questa Itaglia, che ci ha imposto un nazionalismo che non esiste e che non ci appartiene, una lingua non nostra (perché credete che gli “italiani” gesticolino?) e delle regole e leggi che non ci rappresentano, poiché siamo entità diverse e, se pur “forti nella nostra eterogeneità”, come ho sentito dire da qualche sfegatato unionista, dobbiamo accettare la verità, anche se fa male a chi ricava qualcosa dall’esistenza di questo stato: dobbiamo riconoscere che siamo entità diverse, troppo diverse, per coesistere in un unico stato centralizzato come quello attuale. Una scelta ideale sarebbe stata quella di una Confederazione di stati, se proprio si doveva fare, ma nulla di più perché queste realtà meravigliosamente eterogenee sono sì la nostra forza, ma finché coesistono separate e non mescolate o soppresse da un’unica teorica cultura dominatrice: unire cose talmente diverse è come unire la freschezza della mela con il sapore forte e molto sapido della salsa ketchup: separate possono essere buone, ma unite danno vita ad un mostruoso miscuglio. Un po’ come il tentativo di creare questa Itaglia, che nonostante l’evidentissimo fallimento, trova ancora persone talmente pervase dalla storiografia di regime che ancora difendono l’esistenza di questo (e confesso che mi spiace assai dirlo) orrendo sgorbio. Sì, sgorbio, perché checché ne dicano gli italioti di regime, questo stato è uno sgorbio, creato non mantenendo le antiche tradizioni, lingue, etnie e culture antecedenti alla (perdonate) unificazione, bensì cancellandole e sostituendole con “l’unica degna”, cioè quella impartita dal regime, che merita appunto tale nome. Se si chiede in giro buona parte dei Veneti non sa nulla delle proposte di Indipendenza della loro Nazione; e sì, in questo caso va usata la parola NAZIONE, poiché è riconosciuto che essi sono un popolo perfino dall’UNESCO, se pur non dallo stato italiota, e pertanto può definirsi Nazione un popolo che si identifichi come tale per la propria medesima cultura, etnia, tradizione e lingua. E di nuovo, sì, lingua. Perché il veneto, come tutte le altre lingue italiche, non è un dialetto,come si vuol far credere. Dialetto di cosa? Del toscano, pardon, italiano? Se avessero scelto come lingua unitaria il francese sarebbe stato lo stesso, perché comunque non c’entrava nulla con i popoli della penisola; certo sarebbe stato familiare ai piemontesi e valdostani (i savoia quindi), com’è familiare il Toscano ai toscani, ma non c’entrava comunque nulla col resto delle lingue locali, le quali avevano tutte una derivazione propria, originatasi dal latino parlato dai locali, che era comunque diverso dal latino parlato a Roma e nel Latium, unico e solo luogo dove si sia parlato il latino vero e proprio, perché in tutte le altre regioni il latino di Roma si mescolava con l’idioma locale diventando perciò unico ed a parte. E non sono tesi prive di fondamento, basti guardare la differenziazione molto rapida dei volgari dopo la prima caduta di Roma (la seconda fu nel 1870…), cosa che accade ancor oggi, molto stupidamente, per esempio in India, dove l’inglese è ovviamente diverso da quello “madrelingua” britannico.
    Qui invece si vuole far pensare che l’itaglia esista da sempre e che tutto ciò che la precedette (notare la contraddizione) non aveva alcun valore in confronto a quello della
    “grande italia “. Per esempio su wikipedia, che mostra ancora una volta la sua inaffidabilità, tra le lingue parlate nella Serenissima sono annoverate “italiano”(?), “veneto”, “slavo”, etc… italiano? Forse toscano, c’erano molti gruppi di toscani nella Venetia, ma “italiano”?? Ed addirittura scritto per primo!! Com’è possibile che si parlasse italiano all’epoca? Non esisteva! Ma il fatto in sé non mi irrita TROPPO (ma molto sì): la cosa che più mi sconcerta è che leggendo la a quanto pare inaffidabile wikipedia, questo fantomatico “italiano” si parlava nella Venetia, nel Milanese, nel Regno Borbonico, in Sicilia, etc… e allora da dove sbuca il problema della lingua comune? Già, proprio quel problema che tanto si studia sui banchi di scuola, il problema di trovare una lingua comune per la neonata (e malnata) italia, il suddetto “italiano” derivato dal toscano, poiché lingua di grandi poeti etc, etc, e tutta la pappardella imparata a memoria sulla grandezza dell’italiano rispetto ai “dialetti”, come se esso non derivasse proprio da uno di questi “dialetti”. Ma se l’italiano esisteva già dove stava il problema? Non serviva la tanto affannosa ricerca di una lingua unica, che portò il Manzoni a scrivere i tanto famigerati “Promessi Sposi”, per avere un poema in lingua “italiana”. Quindi a sbagliare è o wikipedia, e pertanto non si parlava “italiano” ma la LINGUA LOCALE, e quindi ogni stato era effettivamente una nazione a sé con proprie specifiche caratteristiche che NON condivideva con le altre, oppure sono sbagliati i documenti sulla ricerca della lingua unica. Se date ragione alla seconda, affermate che i “Promessi Sposi” sono un falso. Buona giornata.
    Par tera!
    Par mar!
    SAN MARCO!!!!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...