IL LEONE DI SAN MARCO E LE SUE SIMBOLOGIE

di Mirna Angela Boschetto

LeoneInGloriaSiamo abituati a vedere il Leone di San Marco in molte rappresentazioni e probabilmente non riflettiamo sui significati simbolici che il Leone rappresenta.

Il Leone è un animale solare, esprime la luminosità e la luce, caratteristiche dell’energie celesti, inoltre è sinonimo di regalità, essendo per antonomasia il re degli animali, simbolo di forza, di coraggio e di saggezza.

Il Leone, come animale solare, rappresenta anche gli istinti selvaggi oltre alla forza vitale della natura. E’ sinonimo di regalità e di sapienza. In un percorso iniziatico il Leone simboleggia l’ardore e la forza con cui l’iniziato riesce a dominare il suo lato istintivo, che lo condurrebbe nelle tenebre, per intraprendere un cammino verso la luce.

Il simbolo leonino esprime il significato araldico di maestà e potenza (tratto quest’ultimo sottolineato soprattutto dalla coda felina alzata), mentre il libro ben esprime i concetti di sapienza e di pace. La rappresentazione con la spada, oltre al significato di forza, è invece anche simbolo di giustizia e difatti è ricorrente nelle rappresentazioni, antropomorfe e no, della Giustizia.

Sono dunque simbolicamente presenti tutti i caratteri con cui Venezia ama pensare e descrivere sé stessa: maestà, potenza, saggezza, giustizia, pace.
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da Redazione di Vivere Veneto

Il cattivo uso fatto in politica purtroppo negli ultimi anni del Gonfalone Marciano, ha fatto si che questo sia associato, nell’immagine collettiva, ad uno specifico partito politico, al punto che molti Veneti lo aborriscono senza pensare che questa è la loro bandiera da più di 1000 anni.

Riacquisire coscienza e conoscenza della propria Bandiera è un passo fondamentale per la nostra Identità di Popolo.

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15 risposte a IL LEONE DI SAN MARCO E LE SUE SIMBOLOGIE

  1. Luca Segafreddo ha detto:

    L’unica bandiera che io abbia mai riconosciuto. W San Marco!

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  2. ALAIN ha detto:

    tra l’altro il simbolo è molto più antico di quello che si pensa ed è associato da sempre al popolo Veneto.Gia 3000 anni fá i Veneti antichi lo usavano come vessillo..molte volte il leone alato era rappresentato sullo scudo in battaglia.

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    • AdminVivereVeneto ha detto:

      Interessante Alain, sapresti mettere giù un articolo con foto da pubblicare in seguito ?

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      • alain ha detto:

        Una delle teorie sull’origine dei veneti presume che vengano dalla Paflagonia; in questo caso si intuisce come il leone alato simbolo medio orientale (basta pensare alle porte di Babilonia dove sono raffigurati ,appunto 2 leoni alati rampanti) sia penetrato nella cultura Veneta.Il fatto che i Veneziani ne recuperarono uno da un sito in Anatolia già nel 3 secolo ac e lo posero sulla colonna in piazza San Marco denota l’antico attaccamento a questo animale.Antenore, capostipite mitologico dei Veneti, era rappresentato con scudo oplitico dove era inciso un leone alato ed effettivamente alcuni reperti originali sono stati esposti a Padova alla mostra Venetkens.

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  3. LUIGI ha detto:

    Da non dimenticare da dove arriva il LEON de San Marco (o meglio a lui associato): Vedi leoni alati assiro/babilonesi. Ma di più: i VENETI hanno una storia documentata di oltre 7500 anni: sono, infatti, il secondo POPOLO più antico al mondo, seguono in questa speciale classifica, solo gli ABORIGENI AUSTRALIANI (ma noialtri Veneti simo pì bei). Studiare x verificare !
    Che San Marco ve varde.

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  4. Guido ha detto:

    “Ti con nu, nu con ti”… “è sicuramente una frase d’amore”, pensavo mentre ne scrutavo l’incisione all’interno dell’anello appena rinvenuto fra le rocce. L’ho visto luccicare poco prima di calpestarlo durante una camminata sul Monte Grappa. Esternamente è decorato elegantemente con, al centro, una…croce a braccia tonde all’interno di un cerchio. Ho subito pensato a come sarebbe stato possibile rintracciarne il proprietario che, a giudicare dalla frase, probabilmente doveva esserne affezionato. Non tanto quindi per il valore materiale (sicuramente non è d’oro) quanto per il valore simbolico. Chissà da quanto tempo giaceva seminascosto fra i sassi…
    L’ho indossato e mi stava a pennello. Il taglio sul metallo mi ha fatto immaginare che il possessore non riuscendo più a toglierselo fosse stato costretto a segarlo per estrarlo dal dito ma perché privarsene se il messaggio d’amore riguardava lui e, forse , la sua amata? Ho , come avrete capito, la attitudine ad…immaginare, a sognare, a fare congetture. Forse, conclusi, l’avranno voluto recuperare i suoi cari…forse è morto…
    A casa, la sera, non riuscivo a smettere di esaminarlo. Son fatto così : finché non soddisfo la mia curiosità non sto bene! Così non ho voluto rimandare ed ho cominciato ad armeggiare con il pc. Internet per chi è portato all’approfondimento e alla scoperta è un pozzo senza fine… E’ bastato digitare “Ti con nu, nu con ti”
    perché si aprisse, davanti ai miei occhi, un mondo…nuovo…in realtà antico ma nuovo per chi come me deve ammettere la sua abissale ignoranza sui fatti storici, quelli documentati, non inventati o strumentalizzati da chi ne ricava dei benefici! A scuola ho dovuto lottare aspramente contro il mio rifiuto per la storia! Cercavo in tutti i modi di giustificare il mio disinteresse e, una volta, sono addirittura stato premiato con un bel voto per avere spiegato con una qualche…coerenza il perché non volevo saperne! Dopo avere scoperto il significato di quella frase…chi l’aveva pronunciata con la voce rotta dal pianto e in che occasione, mi sono sentito schiacciare il cuore dalla vergogna ed ho visto passare davanti ai miei occhi una vita, lunga per le mie spalle, vissuta in una…”nube di non conoscenza”, pilotato, nelle mie scelte, dalla verità altrui. Una verità manipolata per evitare accuratamente di dissipare quella…nube! Il rischio, quando ciò accade, è che si manifesti una reazione di ribellione e la volontà di recuperare la dignità perduta, le proprie radici, il proprio ruolo e soprattutto il rischio che si intravveda una via di uscita e di fuga dalla prigione in cui ci siamo dibattuti, responsabili di avere partecipato inconsapevolmente alla nostra condanna, il rischio che si recuperi la speranza in una libertà data per perduta. Un rischio simile non se lo può permettere chi detiene il potere e qualsiasi nefanda azione , mascherata da giustizia, deve mirare a far sì che l’ignoranza venga mantenuta per disporre non solo del corpo (strumento da sfruttare perché serve a produrre) ma anche dell’anima la cui forza deve essere talmente fiaccata dallo sfruttamento da perdere ogni capacità di reagire. Ogni ricordo, ogni evento storico va trasformato, dimenticato, spogliato della sua forza di risvegliare il bisogno di tornare ad essere chi veramente siamo… Poi…capita un imprevisto, un apparentemente banale ritrovamento che stimola la voglia di sapere ed è la inaspettata chiave con cui aprire la porta dietro la quale si scopre che esiste ancora un orizzonte e che è ancora luminoso e che verso di esso possiamo dirigerci e indicare ai nostri figli la via…Un piccolo anello trovato non per caso, ne sono convinto. In quei giorni mi chiedevo quale via intraprendere per riuscire a sopravvivere al momento buio che stiamo attraversando. Non riuscivo a darmi una risposta. Un senso di impotenza mi attanagliava, mi indeboliva. “Ti con nu, nu con ti” è diventata la parola magica per aprire uno scrigno, ben nascosto e bene protetto, che conteneva tutta la storia, quella vera, del mio popolo.
    La mia voglia di sapere di più è diventata insaziabile. Devo recuperare il tempo perduto (tanto!), devo sentire nel mio cuore una forza nuova, una voglia di riscatto che guidi le mie azioni, senza fanatismo ma con un desiderio di giustizia che ricollochi le “cose” al loro posto. Da lì partirà il nuovo viaggio verso la libertà.

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  5. Giovanni Dalla-Valle ha detto:

    Merita un commento anche la simbologia delle ali. Sicuramente antecedente l’era Cristiana: molti Dei venivano rappresentati come animali o anche uomini con le ali sul dorso, ai piedi (Mercurio), sull’elmo. Le ali danno la possibilita’ di volare quindi completano tutte le aspirazioni del potere dell’uomo, anche quella del dominio del Cielo. Ma ricordiamo il mito di Icaro che c’insegna che a osar troppo e chiedere liberta’ assoluta si finisce con il precipitare rovinosamente. Ci potrebbe essere in effetti io credo una vena di superbia in questa simbologia che pero’ verrebbe neutralizzata proprio dalla presenza del Libro evangelico. Finche’ il libro sta ben saldo sotto la zampa del leone, non c’e’ pericolo di offendere l’Assoluto e Venezia s’inchina davanti al suo Evangelista da cui e’ protetta e al tempo stesso ne protegge la sacra testimonianza. Le ali dunque piu’ che sfida contro Dio vogliono significare aspirazione alla liberta’ e al ricongiungimento con Dio tramite la guida del Vangelo, la sua difesa , la sua esposizione (quando il libro e’ aperto e invita alla pace). La spada serve a proteggere da chi minaccia questa aspirazione, chi e’ contro Venezia ma anche chi e’ contro il Vangelo. E’ una simbologia sicuramente non buonista o politicamente corretta ma realista e concreta: il Male esiste, ci sara’ sempre qualcuno che ci odia, l’uomo non nasce affatto buono ma e’ famelico e avido di natura. Piaccia o non piaccia, saggezza significa anche tenere e saper usare una spada in caso si sia apertamente aggrediti. E allora prima si deve educare o cercare di allontanare il nemico con la forza della persuasione e gli inviti alla pace, come ispirati da San Marco, ma se cio’ fallisce, il libro va chiuso e si deve usare la spada, senza piu’ esitazione. Una simbologia riflessa perfettamente nella Storia secolare della Serenissima, che fu Potenza Mondiale al pari di altre e che seppe evitare guerre, prolungare paci e guidare molti con la sua abilissima diplomazia ma anche fermare altrettanti con la sua poderosa flotta quando ogni sforzo di pace veniva vanificato. Una simbologia riflessa anche nel carattere del Veneto, spesso pacifico, accomodante, magari brontolone pero’ disposto ad aspettare fino all’ultimo minuto prima di dichiarare Guerra, poi ferocissimo combattente quando la minaccia non da segno di placarsi ma anzi mostra chiaramente l’intenzione di privarlo della sua liberta’ di volare. E’ allora che il leone si sveglia, ruggisce e son guai seri per chi lo ha sfidato. Io credo oggi dobbiamo riflettere seriamente su questo simbolo della nostra cultura. Viviamo in tempi cupi, di oppressione della nostra cultura, sfruttamento del nostro lavoro, persecuzione delle nostre aspirazioni a volare, umiliazione della nostra fede, storia, persino educazione e valori etici. qualcuno vuole chiaramente tarparci le ali. Non e’ piu’ il Turco, ne’ l’Olanda, la Spagna, gli Asburgo o la Francia. E’ un Nuovo Ordine Mondiale che ci vuole assoggettare a suoi consumatori perenni, debitori perenni delle sue banche, ubbidienti a dettami economici, sociali e persino etici che stridono con I nostri. La differenza con il passato e’ che oggi questo nuovo Leviatano ha carattere finaziario, piu’ che politico e militare, e sta opprimendo allo stesso modo tanti altri Popoli che pure anno un’identita’ forte, antica e austera come la nostra. E’ tempo di tornare a far ruggire il leone che c’e’ dentro di noi. Le abbiamo provate tutte le vie della pace e della tolleranza, siamo stati pazienti e accomodanti, ma I fautori del Male chiaramente vogliono le nostre ali, e quindi la nostra anima. Non le avranno. Non si puo’. Nessuno puo’ togliere le ali al nostro leone senza esser divorato dalla sua furia. Oggi e’ tempo di chiudere il libro. E mordere. WSM

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  6. millo ha detto:

    curioso che non si accenni al suo significato principale, Rappresenta l’evangelista Marco, a cui anche il Doge si inchina in un celebre bassorilievo all’esterno di Palazzo Ducale, e in tanti quadri. In ogni momento si ribadiva il carattere cristiano dello stato veneto.

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  7. Zerbinato ha detto:

    Non si hanno notizie certe circa la data di adozione del leone come simbolo della Repubblica: alcuni studiosi ipotizzano che la figura risalga al XII secolo e che sia stato Jacopo da Varazze ad indurre la Serenissima ad adottarlo come simbolo di stato, altri invece affermano che la sua comparsa sia più tarda, verso la metà del XIV secolo.

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  8. Eugenio Fontana ha detto:

    Non essendo molto informato sul Leone alato simbolo della nostra bandiera,non posso esprimere un giudizio sicuro,tra i vari commenti,ma penso che abbia ragione il MILLO.una cosa che non mi va è che venga usato questo sinbolo per vendere dei prodotti,e se non sbaglio c’è pure una compagnia Assicuratrice che usa questo sinbolo (trovo che sia una cosa vergognosa)

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  9. Edoardo Rubini ha detto:

    Il Leone di san Marco è dal Medioevo (prima c’era solo una croce, poi l’Evangelista in foma umana) il soggetto della bandiera storica della Veneta Serenissima Repubblica, che è anche l’insegna storica dei Veneti. Le sue ascendenze mitologiche risalgono al paganesimo, come gran parte dell’iconografia cristiana (significa rissurrezione), ma è improprio leggerlo in chiave esoterica: questa lettura appartiene alla attuale società scristianizzata, mentre durante i secoli della Veneta Repubblica i suoi significati erano adottati e letti nell’ottica della Fede Cattolica.
    Il Leone alato non nasce come animale naturalistico, ma come figura mitologica e soprannaturale: lo si vede riprodotto nel suo aspetto primitivo sulla colonna davanti al bacino e di fianco alla basilica marciana. Parrebbe un grifone, con fattezze un po’ leonine, un po’ di uccello, un po’ umane, assimilate nel Cristianesimo come rappresentazione dell’Evangelista Marco. Nell’iconografia cristiana, infatti, il Leone alato deriva dalle visioni profetiche contenute nel versetto dell’Apocalisse di san Giovanni (4, 7): il Leone alato è infatti uno dei quattro esseri viventi descritti nel libro come posti attorno al trono dell’Onnipotente, intenti a cantarne le lodi; essi furono poi scelti come simboli dei quattro evangelisti. San Marco è un leone, San Giovanni è un’aquila, San Luca un angelo, San Luca è un toro.
    In precedenza queste quattro creature erano state descritte dal profeta Ezechiele nel suo libro, contenuto nell’Antico Testamento.
    Il leone è associato a Marco anche in funzione delle parole con le quali inizia il suo Vangelo in riferimento a San Giovanni Battista: «Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio. Come è scritto nel profeta Isaia: “ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”». (Vangelo secondo Marco 1,1-3). La frase evangelica della voce che grida nel deserto richiamava l’idea di un ruggito nella desolazione desertica.

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