UN CAFFE’ PER I VENETI

di Ugo Comparin

Sappiamo che più di  100  Consigli Comunali in tutto il Veneto hanno  votato a favore del REFERENDUM per l’INDIPENDENZA  DEL VENETO .

E fin quà ne discutiamo e ne evinciamo che è assolutamente una belle cosa, anzi bellissima.

Davanti a un caffè poi, mi è venuto in mente un discorso affrontato qualche mese fa : si asseriva che non possa essere considerato “VENETO” chi non fosse disposto a rinunciare a un caffè al giorno pur di donare 1 euro per l’indipendenza della Nostra Terra .

Allora mi chiedo, passando dalle parole ai fatti, tutti questi consigli comunali (sembra siano 121…) che hanno aderito alla proposta Referendaria, sarebbero disposti a chiedere ai loro cittadini di rinunciare a un caffè affinché per far metter all’ingresso del Comune una targa con il nome Veneto del Comune stesso ?

Sicuramente un po’ provocatoria la cosa, ma  servirebbe per vedere quanti e quali consigli comunali hanno aderito sull’onda della “moda” e quanti invece ci Credono,  servirebbe per  capire quanti sono Indipendentisti solo a chiacchere (o da Tastiera) e quanti invece sono disposti a sacrificare pochissimo, cioè a “un caffè” pur di avere, come in Alto Adige, il nome del loro paese scritto in lingua Veneta.

Cosa ne dite ???

Ci potrebbero essere delle belle sorprese.

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14 risposte a UN CAFFE’ PER I VENETI

  1. Paolo ha detto:

    Caro Ugo come hai svritto tu: provocatorio. Come tu ben sai le provocazioni trovano il tempo che trovano. Io penso che le nostre forze debbono essere usate per adoperarci affinché questo benedetto referendum sia fatto. Questo governo, come peraltro pure gli altri, non ha fatto, e non sta facendo nulla per il paese. Penso sia giunto il momento per dire basta. Abbiamo dimostrato che da bravi Polentoni, come un conduttore in una discutibile trasmissione ci ha definiti, sappiamo ben governare e amministrare i nostri soldi. Sono italiano e orgoglioso di esserlo ma son Veneto e me ne vanto.

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  2. Veritas ha detto:

    Ai ai ai….quanta strada ghemo da far ancora, l’ignoransa xe na bruta bestia e el rispeto no vien da l’ignoransa, caro Ugo, queo che te ghe cità no se ciama Alto Adige ma Sud Tirolo, fracheteo in suca el prima posibie, o vuto che iori i scriva on articoeo dove i te ciama poenton?
    Te si ncorà un italian se te usi i nomi inventai dal regime par catechixare el popolo sottomesso…..sensa rancore!

    Demetrio

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  3. Gamba ha detto:

    A mio avviso l’Italia non è mai stato un popolo perchè si sente unito solo durante i mondiali…ridicoli…per quanto riguarda il referendum, sarà solo consultivo, quindi non servirà a una mazza…il Veneto è un ente amministrativo italiano nato nel 1972 quindi di fatto non può chidere l’indipendenza se non con una rivoluzione.

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  4. Eugenio Fontana ha detto:

    Con tutto il rispetto che porto al nostro compatriota Ugo Comparin,ma credo che il Veritas ed il Gamba abbiano Ragione..in quanto al Paolo deve decidere se sentirsi Itagliano ho Veneto,non si puo’ tenere il piede in due scarpe..

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  5. Luca Segafreddo ha detto:

    Il Sig. Gamba ha sintetizzato tutto, l’italiota medio si sente parte di qualcosa durante i mondiali di calcio (se i vinse però, parché se i perde no cambia ninte….). In merito al referendum, proprio perchè non ha alcun valore giuridico e l’itaglia, se non vuole, non rispetta neanche quelli che ce l’hanno, vedi il finanziamento pubblico ai partiti, può rappresentare addirittura un’arma a doppio taglio oltre che, e questo sicuramente lo è, uno sforzo economico utile solo ai fini di statistica.

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  6. bestsilvio ha detto:

    Un Plebiscito di si probabilmente varrebbe nulla dal punto di vista giuridico maaaaa…… pensate la forza che darebbe a tutti i Venetisti un po’ dubbiosi !!! Ragazzi spesso la strada verso l’obbiettivo non e’ quella piu’ diritta e nemmeno la piu’ breve, ma semplicemente la piu’ percorribile facendo attenzione alle condizioni del terreno 😉

    chi ha orecchie per intendere….. gli altri continuino a perder tempo ….

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    • Luca Segafreddo ha detto:

      Bestsilvio, non è di “plebiscito”, ma di referendum ciò di cui si parla, e c’è una sostanziale differenza tra le due cose. Un referendum allestito con le regole italiote, sulla base delle leggi italiote, che vorrebbe decretare la separazione di una parte del territorio che rende tale un paese sovrano come l’italia, da che parte mai dovrebbe passare per vederne l’approvazione? Nemmeno se chi lo promuove attraversasse camminando sulle acque Sile, Brenta, Piave, Bacchiglione e Adige e riuscisse a moltiplicare sette fette de poenta e do renghe e darghe da magnare a tuti i Veneti veri che zè nda a votare e che speta el risultato. Un VENETISTA no poe esar dubbioso, zè un ossimoro. Un Venetista l’è za convinto, se no no l’è un Venetista, l’è un talian e basta. No sarà mai un risultato al 100% positivo de un referendum del genere che convinse quei che no zè convinti, parchè che ndaria a votare zè in larghissima parte solo quei che voe a separasion. La grande massa dei altri no ndarìa mai a votare el NO, i staria semplicemente casa e snobbaria a manifestasion stessa del referendum anzi, incassandose, parché zé sta trati via schei par gnente. L’indipendensa zé na roba de cui gavemo pieno diritto, nel chiederla, nel desiderarla e nel volerla, ma par averla no ghe sarà mai e poi mai un percorso semplice, come un referendum, né breve, né tantomeno democratico e, soratuto, incruento.

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      • bestsilvio ha detto:

        Sig Luca siamo ben contenti che lei abbia queste certezze , purtroppo non vedo altrettanto nel resto dei Veneti…
        Parliamo di plebiscito come per dire che ci augureremmo che i Veneti prendessero tutti coscienza e la esprimessero.
        Dopo una stragrande maggioranza di “si” tutti i termini coi quali ci rapportiamo al dominatore italiota cambierebbero,tutti quanti acquisiremmo dunque una ufficialita’ e una sicurezza che ci permetterebbe di ESIGERE L’INDIPENDENZA a tutti i costi, senza se e senza ma, senza nessuno che remi contro come tutt’ora succede ! Ci rifletta bene 😉

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      • Luca Segafreddo ha detto:

        Bestsilvio, zè tuta a vita che rifletto su ste robe qua e me rendo conto anca mi che na bona parte dea popolasion (no i ciamo Veneti) de sta region no ga MAI preso cosciensa. Queo che mi no go gnancora capìo zé chi che dovarìa indire el referendum, su quali termini che el se basa e cosa farghene del risultato che vien fora. Mi no contesto mia el referendum, anzi, ma no ghe vedo mia i risvolti pratici. Chi zé che dize che cambiarìa i termini del rapporto co l’ocupante italiota? Par el risultato de un referendum? Ma gnanca par sogno. Un stato che zè sta in grado de far emigrare milioni de persone dal Veneto, dopo de far disintegrare la region, distrugerla e metarla al tapedo co na guera mondiale, che l’Italia podea evitare, ricavandoghene le stesse conquiste teritoriali sensa versare na giossa de sangue nè sbarare un colpo, quindi de far emigrare anca quei che gavea resistìo a l’unità, un stato che ga riempio la region de meridionali par italianizarla, che ga meso in tuti i posti chiave per pì de un secolo, giudici, dirigenti scolastici, maestri, profesori, prefetti, comandanti dei carabinieri, dea finansa, dea polisia, de l’esercito sempre e invariabilmente meridionai, con un chiaro e preciso scopo, vuto che se scomponga par el risultato de un referendum locale che no ga gnanca valenza giuridica? Non solo no se scompone, no te o fa gnanca indire. Qua bisogna spetare de diventare ribelli par la disparasion prima de vedare che qualcosa se move. Bisogna che la gente veda l’esercito in strada e alora i prende cosciensa. Nel frattempo i te sara e fabriche e i aumenta la disocupasion. I schei ghe i dà al MPS, no ale aziende che lotta par resistare e dopo i parla de ripresa e de incentivare l’ocupasion giovanile. Quando che la disocupasion in Veneto la zé come quea dele altre region, quando che no ghe zè più la quantità de fabriche che gavevimo e che el pil che produze sta region sarà abbattuto inesorabilmente a livelli medi de sto paese, no gavaremo ninte par cui distinguarse da altre region. L’emigrasion Veneta del XI secolo no zè mia dea gente, zé dele aziende. Sensa quele gavemo perso queo che ne distingue de più tra tuti i altri, cioè l’innata capacità de lavorare, produrre, de fare e de costruire, che nesuni, NESSUNO, in sto paese poe rivar vissin a eguagliare. Perso queo, semo come i altri. De questo dovemo avere cosciensa, secondo mi e par el referendum mi fasso ame parte, ma no rivaremo mai a farlo, specialmente se ghe zé la posibilità che el sia plebiscitario e con un risultato che mi, nel me sogno de pilota, do par scontà. La via par la libertà no passa dale carte, ma dalla spada.

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      • bestsilvio ha detto:

        Concordo in molto di cio che dici ma so che la vita è fatta di tante sfumature e livelli intermedi, il discorso della spada x ora lasciamolo stare, la gente fa fatica persino ad uscire in strada con una bandiera , figurarsi! Anzi dai ti aspettiamo il 24 a Treviso, un combattente come te non puo perdere una occasione cosi ghiotta….. 😉

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  7. Luca Segafreddo ha detto:

    Non sono un combattente, Bestsilvio, e nemmeno desidererei doverlo fare; sono soltanto uno che è certo che non si possa ottenere quello a cui aneliamo senza la violenza e, psicologicamente, cerco di prepararmi all’evenienza. Se quando accadrà sarò ancora in età e in condizione di battermi, di sicuro non mi tirerò indietro per niente al mondo. Non esiste via o strada tortuosa percorribile sotto l’aspetto democratico e pacifico, NON C’E’. Allo stesso tempo, sono altrettanto certo che l’itaglia non verrà fuori dal degrado sociale e civile, dalla crisi economica e dallo sfacelo dei suoi governi nè per via politica, nè per via democratica, così come non ho alcun dubbio di sorta che l’itaglia non mollerà mai, sponte sua, il ricco osso che il Veneto rappresenta, lo morderà e tenterà di tenerselo come l’ultimo botolo da strada, con ogni mezzo possibile ed immaginabile e, qualora vedesse all’orizzonte l’impossibilità di riuscire a prevalere, tenterà di renderlo terra bruciata. Coloro i quali dovessero trovarsi in mano un Veneto liberato dal parassitismo italiota, dovranno fare i conti con questo e ripartire dal punto in cui si sono trovati i nostri nonni dopo la I Guerra Mondiale. Forse non sarebbe neanche la peggiore delle ipotesi e, comunque sia, varrebbe sempre la pena accettare la sfida, sempre e comunque. Il 24 sono in trasferta…….

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  8. Alberto Pento ha detto:

    Kive se pol catar on fià o na sciantina de studi de toponomastega veneta:
    http://www.filarveneto.eu/forum/viewforum.php?f=45

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