DIPENDENTI PUBBLICI TRADITI

di Laura Capodaglio

Ci sono due maniere per partire a parlare del “posto fisso”: la prima comprendendo bene quale importanza ha da sempre rivestito la categoria dello statale, la seconda partendo dal 2011 dalla spending rewiew. Il 7/12/2012 nel quotidiano “il corriere della sera”,  Lorenzo Salvia giornalista, scriveva un articolo con un titolo significativo : “Statali, addio posto fisso …..così la mobilità e uffici più stretti” riportando come sarebbe cambiato, in peggio il posto fisso alle dipendenze dello Stato. Infatti il decreto sulla «spending rewiew» entrava anche fisicamente nelle stanze degli statali che si vedevano addirittura ridurre gli spazi nell’ambiente di lavoro per «ottimizzazione degli spazi ad uso ufficio» e fissava un «parametro di riferimento compreso tra 20 e 25 metri quadri per addetto» (art. 3).

DipendentiPubbliciE, sempre Salvia riteneva che “la stanza che si restringe è la prova materiale della rivoluzione (in peggio) che stava arrivando per gli statali d’Italia”. La mobilità era già stata introdotta nel 1993, ma con il criterio della volontarietà. Invece oggi la mobilità è più di un’ipotesi perché scatta obbligatoriamente se non bastano i prepensionamenti per rispettare i tagli alla pianta organica dei ministeri. Le infelici frasi sia del ministro Fornero che del ministro Cancellieri, false, risuonano negli orecchi di chi questo lavoro lo fa ancora con dedizione.

Il ministro per il welfare disse “Uno degli scopi di questo Governo è spalmare tutele su tutti, non dare a tutti l’illusione del posto fisso a vita che non si può promettere”. Dello stesso governo e dello stesso parere il ministro Cancellieri : «Gli italiani sono fermi, come struttura mentale, al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà, ma occorre fare un salto culturale».

Nell’ignoranza collettiva su questa figura si è completamente dimenticato il valore di chi fa funzionare la macchina dello Stato. DipendentiPubblici4Io incarno pienamente “l’impiegato statale” e conosco di questa categoria pregi e difetti. Fin da piccola grazie al fatto di provenire da una famiglia al cui interno c’erano più figure di dipendenti statali, capii che essere dipendete dello Stato assumeva in chi ne era interessato un misto di orgoglio e di superiorità rispetto ad altri meno fortunati e il tutto si mescolava all’onestà e alla dedizione. Entrare a far parte della categoria “statale” voleva dire essere prima di tutto una persona fidata. Si, proprio “di fiducia” : lo Stato ti assumeva e per sempre perché si fidava che avresti fatto il suo stesso bene e che non ti saresti macchiato di azioni poco onorevoli.

Per essere parte della famiglia dello Stato dovevi GIURARE che avresti fatto l’interesse dello Stato anche contro il tuo stesso interesse.  E questo sia che si fosse un grande dirigente che l’ultimo operaio della grande famiglia. Nei rapporti tra colleghi c’era una stima e rispetto reciproco. Anche lo Stato, questa entità assente ma costantemente presente, si comportava in maniera eccellente, soldi sicuri, scatti di anzianità riconosciuti, salvaguardia della salute e del lavoro…. DipendentiPubblici1E a livello sociale il dipendente statale aveva la sua gloria: ci si presentava accreditandosi di un posto che avrebbe garantito sicurezza per il tempo a venire. Un ”impiego irto di diritti”, ecco com’ era ritenuto da tutti coloro che di questo mondo non ne facevano parte. Ma oggi molte cose sono cambiate.  Oggi  la vera preoccupazione è la messa in discussione del posto garantito e dello stipendio sicuro.

Fino a poco tempo fa l’impiegato era l’unico soggetto inamovibile e intoccabile, per grande invidia del lavoratore privato la cui continuità DipendentiPubblici2nel lavoro dipendeva dal valore prodotto dall’azienda che lo pagava. Purtroppo con il passare degli anni anche la macchina dello Stato ci ha mostrato corruzione, concussione e malaffare e come i valori sono scemati anche il rispetto per il dipendente ha subito dei cambiamenti e da un bel po’ di tempo l’impiegato pubblico è visto come il danneggiatore della Patria, come il fannullone, come colui che non ha diritto agli scatti di anzianità, colui che può lavorare anche 45 anni prima di andare in pensione, come colui che frega lo stipendio .e chi più ne ha….: questa macchina del fango contro gli statali ha prodotto quello che poi si è verificato.

Oggi quindi il tanto agognato posto fisso deve fare i conti con una stabilità che non esiste più, con un ambiente di lavoro DipendentiPubblici3demotivante, con uno stipendio tra i più bassi, con un’invidia mista ad accuse di vario tipo da parte di una società che reputa questa categoria ancora tra le privilegiate, non conoscendola appieno come invece chi avesse voglia di approfondire, dovrebbe fare La domanda è : ma ne vale ancora la pena?

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da Redazione di Vivere Veneto

Riportiamo integralmente il dignitoso sfogo di una persona che ha dedicato la vita al servizio dello stato, con orgoglio e abnegazione. Ci domandiamo se persone così non meriterebbero uno stato diverso da servire. Uno stato padre e non patrigno, Padre loro e di tutti i Cittadini.

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3 risposte a DIPENDENTI PUBBLICI TRADITI

  1. Eugenio Fontana ha detto:

    Leggo l’articolo della signora Laura Capodaglio. IO non la discuto come Persona (Infatti non la conosco ) Ma vogliamo parlare di cosa siano stati i dipendenti Publici negli ultimi 50 anni?Grazie all’aumento della popolazione del SUD i vari personaggi politici Itagliani erano inmaggioranza Sudisti,e siccome lo Stato Itagliano non aveva risolto il problema dei lavoratori del SUD ( anche xkè se un piccolo industriale del SUD avviava una fabrica arrivavano i suoi conpaesani Maffiosi a farla chiudere ) Allora i vari ONOREVOLI del SUD Decisero di mettere la gente del Sud nelle amministrazioni Publiche (in rapporto agli altri Stati Europei,nè avevamo il doppio ,in piu’ la maggioranza non faceva un azzo ,dopo alcuni anni volevano tornare al loro paese ) e quelli del NORD che chiedevano di entrare nelle Istituzioni publiche si ataccavano al Tram ,tranne se non avevano un Onorevole ke li raccomandava .Poi è arrivata la CRISI i primi a pagarla sono stati i dipendenti Privati adesso tocca ha quelli publici ,Ma questo fa parte della Storia dell’ITAGLIA una Nazione Massonica -MAFIOSA

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  2. Eugenio Fontana ha detto:

    Nel mio articolo come ho scritto all’inizio,Rispetto la signora Capodaglio,e le persone come Lei che hanno fatto il loro Dovere ,nè intendo Criminalizzare una Categoria,Ma come funzionava il Publico qui in Itaglia credo che lo sappia anche meglio di mè la signora Capodaglio se ho scritto delle cose sbagliate,la signora me le puo’ contestare,e correggere in fondo ci si sta confrontando e discutendo,Visto che in questo periodo va di moda Privatizzare Tutto,ma mi viene un dubbio che qui in Itaglia,non so perchè non funziona nè il Publico nè il Privato…

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    • Laura ha detto:

      Caro amico tutto vero quello che dici ma io sono veneta e lo era anche mio padre e come ben sai noi veneti nel lavoro ci mettiamo anche l’anima. Il mio risentimento è verso un’opinione errata che fa di tutte le erbe un fascio. La macchina dello Stato deve essere fatta funzionare e se tutti facessero bene il loro lavoro non esisterebbero corruzione, clientelismo, ecc… Per la cronaca lavoro nello Stato dal 1997, prima ero nel privato. Certo nel privato non ci sono concorsi, lavori solo se sei utile e capace mentre nel pubblico non sempre è così.
      Credi che se anche si arrivasse all’indipendenza non ci sarebbe bisogno di insegnanti, impiegati o che altro? Per me la scuola può anche essere privatizzata perchè è inutile essere pagata male e non avere sicurezze alcune. Comunque il discorso di tirare la cinghia noi statali perchè il privato ha già dato molto mi fa sorridere perchè dimmi mica saremo noi statali a creare l’evasione fiscale :)?????

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