I LAVORI SOCIALMENTE UTILI? GIA’ INVENTATI DAI VENETI A FINE ‘700

di Millo Bozzolan Zago

Delitti e PeneCapita spesso, leggendo della storia della Repubblica di Venezia (e dei veneti) di restare sorpresi per lo spirito di modernità e di umanità che fino all’ultimo giorno della sua esistenza animava il governo “oligarchico” (oggi quindi per definizione, tiranno) che si rifletteva in maniera chiara e indubitabile nelle sue leggi. E ci è chiaro dunque come anche la sua memoria storica, sia indigesta all’Italia bananiera di oggi, che ne nasconde il più possibile l’eredità, in specie ai veneti, loro naturali eredi.

Nel 1787 Francesco Ricci elabora un progetto di riforma su incarico del Senato, in cui, questo “oscurantista” reazionario e anti progressista, propone addirittura l’abolizione quasi integrale della pena del carcere e la sua sostituzione con alcuni lavori di carattere pubblico, quale la costruzione e manutenzione delle opere a mare o in laguna, la costruzione di lazzaretti, lo scavo di canali, eccetera. In effetti già le compagnie dei “travagliatori” in cui venivano arruolati oziosi, dediti alla piccola delinquenza e vagabondi, avevano dato buona prova: ad esempio costruendo il nuovo ospedale di Padova nella Terraferma. Ora il Ricci intendeva allargare l’esperienza.

“Cozzi e Sacarabello annotano che tale progetto è in controtendenza rispetto agli esperimenti che si fecero in Europa per rendere razionale l’esecuzione della pena (Scarabello): i nuovi sistemi penitenziali prevedevano una rigida disciplina e sull’isolamento individuale ottenuto con segregazione cellulare notturna diurna, oppure solo notturna, con isolamento diurno… La delinquenza conosciuta negli stati Uniti o in Francia non aveva analogie con quella delle Venezie, dove per secoli un governo onesto e giusto aveva garantito equità sociale, generale benessere e rispettosi rapporti tra consociati. Questo stato di cose si riflette nelle parole di Cozzi e Scarabello: <A Venezia si è sempre stentato a considerare il condannato (nonostante tutto “il povero prigione”) come soggetto da isolare e segregare dal corpo sociale…le problematiche della pena …non si presentavano a dimensione quantitativa e qualitativa neppur lontanamente paragonabile a quella dei grandi stati di fine Settecento e inizio Otocento>.

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da “Giustizia Veneta” di Edoardo Rubini ed Filippi.
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Una risposta a I LAVORI SOCIALMENTE UTILI? GIA’ INVENTATI DAI VENETI A FINE ‘700

  1. Eugenio ha detto:

    Bravo MILLO che ci informi come amministra la Giustizia la Nostra Gloriosa Republica ,Reazionaria ed oscurantista ,come si direbbe OGGI,ma che era piu’ avanti ,di certe Democrazie dei nostri giorni,LI si cercava di Recuperare il detenuto,(atraverso il lavoro publico ,ed in piu si guadagnava la sua pagnotta)

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