L’indipendenza del Veneto necessita di uomini all’antica

di ENZO TRENTIN su L’Indipendenza

Metropolitana VenetaPer anni si è propagandata la metropolitana di superficie per collegare Venezia con Padova e Treviso. Essa, tuttavia, dipende dalla capacità di Trenitalia di organizzare e garantire in tempi brevi tracce, coincidenze e percorrenza dei treni. E si sa che Trenitalia non rappresenta un modello di efficienza. Secondo il progetto, infatti, dovevano essere previsti treni ogni 15 minuti per Padova, ogni venti per Treviso e ogni mezz’ora per Castelfranco. Sulle linee Mestre-Padova, Mestre-Treviso e Mestre-Castelfranco non sono previste fermate aggiuntive, mentre per la linea Mestre-Portogruaro si disse che sarebbero state inserite nuove fermate.Gli obiettivi da perseguire, per la Regione Veneto, sono principalmente tre:

  1. decongestione delle varie reti stradali;
  2. riduzione inquinamento atmosferico;
  3. aumento quota del trasporto pubblico e aumento quota del trasporto su ferro rispetto ai rispettivi totali.

Si sa come l’inferno sia lastricato di buone intenzioni. Il progetto nasce il 4 febbraio 1988 quando viene firmato un protocollo di intesa tra la Regione del Veneto, l’Ente Ferrovie dello Stato e il Ministero dei Trasporti – Direzione Generale della Motorizzazione Civile e dei Trasporti in Concessione. Il protocollo prevedeva l’adeguamento a standard metropolitano delle linee ferroviarie e dei nodi di interscambio per realizzare un efficiente sistema integrato di trasporto pubblico.

L’SFMR (questo il nome del progetto) è stato inserito nel 1989 nel piano regionale dei trasporti, è stato approvato nel 1990 mentre l’approvazione del progetto esecutivo è avvenuta nel 1999. Alla fine del 2009 più di 20 treni Stadler Rail vengono acquistati dalla Regione Veneto (il contratto definitivo è stato però firmato nel dicembre 2010 a causa di ricorsi al TAR). Nel marzo del 2010 è stato approvato l’Atto aggiuntivo al contratto di gestione tra la Regione Veneto e Sistemi Territoriali per finanziare alcune corse aggiuntive, dal 13 giugno 2010, rispetto al precedente orario, lungo la tratta Mira Buse-Mestre effettuate con gli elettrotreni FLIRT. Il servizio non è comunque quello SFMR (che prevede corse cadenzate con due treni per ora). Le corse sono state soppresse dal 15 dicembre 2013. Con DGR n° 1450 del 13 settembre 2011 viene istituito un tavolo di lavoro relativo allo schema di orario cadenzato. Le risultanze del tavolo di lavoro sono state approvate con DGR 2842 del 28 dicembre 2012 e pubblicate nel bur n° 20 del 26 febbraio 2013. Al 2013 sono state costruite nuove stazioni ferroviarie, sono state ristrutturate stazioni ferroviarie, sono stati realizzati parcheggi di scambio, sono stati chiusi passaggi a livello (sostituiti da sottopassi o cavalcavia), è stato realizzato il quadruplicamento della linea Padova-Mestre, è stata elettrificata la linea Mira Buse-Venezia Mestre, è stata raddoppiata la tratta tra Camposampiero e Castelfranco Veneto, è stata in parte riattivata la Linea dei Bivi ed è in parte completata la riorganizzazione del nodo di Venezia Mestre. Nessun servizio SFMR è entrato in servizio. Il 15 dicembre 2013 è entrato in vigore il nuovo orario ferroviario. Rispetto al precedente prevede un cadenzamento totale di tutte le linee del Veneto e un aumento generale delle corse (in un giorno infrasettimanale) ma con una riduzione dell’arco di servizio. Inoltre sono entrati in servizio i primi treni ordinati alla fine del 2009. Tuttavia l’introduzione di questo orario non è stato pubblicizzato come SFMR; lo slogan utilizzato è stato: “nuovo orario cadenzato, si cambia per migliorare: più velocità e frequenza.

Tutta questa “propaganda di regime”, e molto altro ancora, è riscontrabile su questo sito. La realtà è rappresentata dalle proteste degli utenti di tali [dis]servizi. E la Regione Veneto riesce a fare ancor di più in materia di disagi per le popolazioni, tanto che è di questi giorni la notizia della conclusione del contratto con Trenitalia, per arrivare con il 2014 ad una gara (internazionale?) per la sua sostituzione. In realtà un’analoga gara è già stata fatto in Emilia-Romagna, ma è andata deserta. C’è poi da sottolineare che Trenitalia vende a catalogo le corse che la Regione Veneto acquista per oltre 1,5 milioni di Euro l’anno. Nel frattempo i pendolari continuano a viaggiare come s’è visto fare nell’India dell’era coloniale britannica. Il numero dei treni è inferiore a quello che precedeva questa “riforma”, mentre i ritardi sono mediamente superiori a prima. L’intera area del trevigiano e del veneziano lamenta – con i Sindaci a dar voce alla protesta – per i collegamenti difficili e disfunzionali. L’intero Cadore – per sopramercato – è nelle stesse condizioni, con le popolazioni montane che debbono sopportare un disagio in più. Alla stazione di Calalzo (BL) i treni sono in parcheggio quasi perenne. Fosse vivo il bellunese Dino Buzzati, ambienterebbe qui la Fortezza Bastiani del suo “Deserto dei Tartari”.

Nella realtà, si avvicendano i Governi (nazionali o regionali) e le Finanziarie hanno sempre nitide caratteristiche comuni: l’imposizione cresce accompagnata da altre apparenti entrate frutto di alchimie contabili sempre più al limite del ridicolo e da annunciati risparmi di spesa che hanno la caratteristica di essere sempre più virtuali. Quel che non cala mai è la spesa complessiva, neppure tassi di interesse bassi come non si erano mai visti sono bastati ai Governi “napolitani” (e non escluso quello regionale del Veneto) per riuscire nell’intento. La piazza (Forconi, Comitati 9 Dicembre ed altri) è stata ben presente nelle valutazioni di tutti i Governi e per accontentarla si è regolarmente giocato con i numeri: viene più facile prevedere che aumenteranno i recuperi sull’evasione fiscale piuttosto che dire a qualcuno che da domani riceverà di meno. Insomma: demagogia e propaganda.

Eppure il Veneto non è sempre stato così; anzi. Giorgio Zanotto e Francesco Fabbri sono due persone che saranno ricordate per la straordinaria fecondità di iniziative e per i frutti durevoli, tuttora ampiamente goduti dai territori che hanno amministrato. Fabbri metanizzò la Marca quando nessuno voleva farlo, e per spiegare i vantaggi dell’iniziativa non parlo solo dei vantaggi economici per le industrie e per le famiglie, ma sottolineò che il metano “non inquina l’atmosfera”, in un periodo in cui dalla Marca si emigrava ancora e la questione ambientale non era in testa all’agenda. Oggi Fabbri non sarebbe stato ad aspettare che la banda larga arrivi solo dove conviene ai gestori e neppure l’Alta Velocità. Se Fabbri inventò dal nulla l’Ascopiave, Zanotto dotò Verona di tutto quello che serviva per divenire una grande città di servizi e poi passò dalla politica alla banca con risultati eccellenti. Se a Verona vi è il terzo gruppo bancario italiano lo si deve a Zanotto che mise radici fortissime per gli sviluppi, formidabili ma gestiti non altrettanto felicemente, che si ebbero dopo di lui.

Sia Fabbri sia Zanotto passarono dalla politica all’impresa e portarono nell’impresa la forza creatrice e la lungimiranza del disegno che dovrebbe stare dietro alla politica. Zanotto aveva un’altra regola sacra: mai aumentare le imposte ma aumentare coloro che le imposte le pagano. Una regola che funziona bene senza evasori, dirà qualcuno correttamente, ma senza dire tutto, anzi confondendo Zanotto con Tremonti. La regola era quella di accrescere il livello di attività economica ed accrescere in quel modo le entrate dell’erario. Destinare le entrate a grandi opere infrastrutturali che generano sviluppo ed occupazione e rendono immediatamente percepibili le ragioni del sacrificio tributario. La crescita come obiettivo condiviso e primario. Innalzare i poveri piuttosto che abbassare i ricchi. Avere disciplina fiscale per poter chiedere disciplina ai cittadini. Un mondo assai diverso da quello del tempo di Tremonti.

Giorgio Zanotto è stato sindaco di Verona per dieci anni e poi Presidente di quella Provincia e quindi Presidente della Banca Popolare di Verona e consigliere della Società Cattolica di Assicurazioni. Molti nel Veneto sono gli amministratori pubblici che sono passati dal Comune, o dalla Provincia, alla guida delle casse di risparmio e nei centri minori, delle banche di credito cooperativo. Il pareggio del Bilancio: per Zanotto, che iniziò la sua attività di amministratore come assessore alle finanze della Giunta guidata Giovanni Uberti, era la stella polare dell’attività di gestione. Già a quel tempo altri Comuni importanti avevano dovuto ricorrere a leggi speciali per risanare le loro disastrate finanze. Per Zanotto il pareggio di bilancio non era il frutto della preoccupazione del contabile ma esclusivamente il mezzo per garantire sempre e comunque la vera autonomia del Comune. Così come una banca ha nel profitto il mezzo per garantire il proprio futuro e la propria indipendenza così il Comune doveva avere nel pareggio il suggello alla propria capacità di fare da solo. Lo Sviluppo: per Zanotto l’aumento delle entrate del Comune non era mai aumento dei livelli impositivi ma piuttosto la crescita doveva essere il frutto dei buoni investimenti che il comune doveva compiere per dotare la città di infrastrutture.

Francesco Fabbri che fu ministro, sottosegretario, deputato e sindaco del comune di  Pieve di Soligo (TV). Fabbri ebbe l’idea di destinare i sovra-canoni delle derivazioni idrauliche del Piave a un progetto organico che ha portato alla metanizzazione del veneto orientale in un’epoca in cui nessuno era disposto a investire una lira per portare gas in piccoli Comuni in un territorio a urbanizzazione diffusa com’era il Veneto. Se oggi quell’iniziativa si è rivelata per i comuni anche un ottimo investimento, allora portare il gas voleva dire accelerare quel processo di infra-strutturazione e progresso economico a cui Fabbri dedicò molte delle sue energie. Andava orgoglioso di venire da una provincia dove nessun Comune presentava disavanzi e gli anni che passò al ministero del Tesoro fu un custode rigoroso delle regole di contabilità pubblica arrivando anche a un passo dalle dimissioni per farle rispettare. Il 5 maggio 1976 fu raggiunto, per la prima volta in vita sua, da un avviso di reato, con il quale gli si contestavano i reati di falso in atto pubblico e interesse privato in atti d’ufficio. Il giorno dopo si dimise da sottosegretario e rinunciò all’immunità parlamentare. Le accuse venivano dall’attività che aveva svolto per favorire il salvataggio della Sanremo nella quale lavoravano 4.000 persone e il cui fallimento avrebbe potuto far tornare l’occupazione in provincia di  Treviso ai livelli di dieci anni prima quando ancora si emigrava. La loro storia è stata descritta più ampiamente da Massimo Malvestio (un veneto che stanco dell’Italia si è trasferito a Malta) in più articoli a stampa e on line, parte dei quali è stata oggetto del libro  “MALA GESTIO: perché i veneti stanno tornando poveri”.

Purtroppo il “male oscuro” della politica veneta, cui non sono immuni nemmeno molti sedicenti indipendentisti veneti, è che gli emuli di Joseph Goebbels sono molto più numerosi degli emuli di Bartolo da Sassoferrato. Ancora non si sono impegnati gli omologhi contemporanei di Fabbri e Zanotto che hanno portato il politica il loro konw how  imprenditoriale, mentre sono prevalsi i manager che della politica hanno fatto l’arte dell’intrallazzo. Per trovare una qualche soluzione ai molti problemi, probabilmente sarebbe utile, in sostituzione della forma-partito tradizionale, la nascita di «organizzazioni single issue», in grado di riunire i propri aderenti su obiettivi specifici e destinate a sciogliersi una volta raggiunto lo scopo prefisso. Gli iscritti, secondo Moisei Ostrogorski (che ne è il propugnatore), sarebbero così affrancati dall’esigenza di assicurare una fedeltà irrazionale ed eterna; verrebbe meno l’oppressione di una struttura organizzativa votata alla conquista del potere, innanzitutto attraverso il ricorso alla corruzione ed al clientelismo. La costituzione quindi di un organismo politico costituito da una federazione di associazioni e nuclei radicati sul territorio, che individuino i problemi locali, che ne studino le soluzioni, che selezionino le persone in grado di risolvere le sfide dei nostri giorni.

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3 risposte a L’indipendenza del Veneto necessita di uomini all’antica

  1. Eugenio ha detto:

    Condivido Gran parte di quanto scrive in questo articolo Enzo Trentin,Solo non capisco Quando dice..Purtroppo il ”Male Oscuro”della Politica Veneta,cui non sono immuni nemmeno molti sedicenti Indipendentisti Veneti,è che gli emuli di Joseph Goebbels,sono molto piu’ numerosi degli emuli di Bartolo da Sassoferrato.Se non sbaglio Goebbels era il ministro della Propaganda del Partito Nazional-Socialista Tedesco.E sul partito Nazzista si puo’ dire Tutto,ma non dire che non facevano i lavori Publici ,anzi li facevano ,ed anche bene ,in tempi brevi ,a quei tempi opere di avanguardia che duravano nel tempo.Casomai questi Sedicenti Indipendentisti Veneti assomigliano a CRAXI ed ai suoi ministri ,che facevano fare certi lavori publici tipo asfaltare le strade all’anas ,questi li facevano al Risparmio(cosi dopo alcuni anni erano da Rifare) e vai con le bustarelle…il loro motto era ,mami sembra che lo sia anche OGGI Mangia Tu ..che Mangio anche IO e si sono mangiati TUTTO,tanto paga il popolo,Specialmente i Polentoni…

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  2. Enzo Trentin ha detto:

    Mio caro Eugenio, generalmente non rispondo ai commenti, poiché ritengo questo spazio di “proprietà” dei lettori.

    Tuttavia, il riferimento a Goebbels ministro della Propaganda del Partito Nazional-Socialista Tedesco è da intendersi come la constatazione del fatto che molti indipendentisti veneti sono abilissimi a fare propaganda. Meno a dichiarare a CHIARE LETTERE per quale forma di Stato dovremmo seguirli.

    Personalmente sono disposto a seguire qualcuno, ma a patto che MI DICA A PRIORI dove vuole andare.

    Allo stato attuale, e sempre che io non mi sia distratto, al che ringrazio chi mi darà indicazioni precise, non ho a tutt’oggi osservato nessuna PROPOSTA DI NUOVO ASSETTO ISTITUZIONALE, ma solo vaghi accenni.

    Poiché i politici vanno valutati NON per quello che dicono, ma per quello che fanno; ai miei occhi molti indipendentisti veneti assomigliano al Ministro della propaganda su indicato. Ovvero, gente che difficilmente seguirò.

    Grazie per l’attenzione.

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  3. Eugenio ha detto:

    Ringrazio Enzo Trentin ,per la sua spiegazione ,ed anche IO la penso come Lui.Ossia i vari politici li valuto per quello che fanno ed in base al loro programma politico ,e non per quello che dicono..

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