RENZO TRAMAGLINO SI SALVA IN TERRA DI SAN MARCO

di Giorgio Burin

ManzoniL’italianissimo Alessandro Manzoni, don Lisander, come lo chiamavano i milanesi, autore dei Promessi Sposi, ambienta un pezzetto della sua storia in terra Bergamasca, allora terra di San Marco. Ne vien fuori un quadro che descrive indirettamente l’attitudine Veneta al buon governo : attenzione verso il popolo, lungimiranza nelle decisioni, fermezza nei comportamenti.

Renzo, in fuga da Milano, ingiustamente ricercato dalla giustizia, fugge oltre l’Adda dal cugino Bortolo che accogliendolo gli dice (vedi sotto *) che i milanesi sono strani. E’ ingiusto Bartolo, perché in realtà all’epoca i milanesi erano dominati dagli spagnoli, quindi non erano loro i responsabili. Osserva comunque Bortolo che anche in territorio di San Marco c’è la carestia, ma si è agito prudentemente, ordinando del grano dalla Turchia, per sfamare la città prima che ci fossero disordini. Il Doge in persona si era fatto garante la sicurezza del trasporto obbligando le terre attraversate a scortare il carico, concede inoltre un carico di miglio per sfamare anche il contado. Una bella lezione di civiltà e di prevenzione dei bisogni, piuttosto che di gestione dei problemi.

Assato al FornoNon si può non cogliere l’ammirazione del Lombardo verso una amministrazione saggia e attenta al popolo, anche a quello lontano, non Veneto diremmo oggi, ma per Venezia non fa differenza.

Un altro spunto viene poche righe più sotto quando Bortolo comunica al cugino che in Terra Bergamasca i milanesi sono chiamati baggiani, cioè stupidi (vedi sotto **). Renzo si inalbera e lui spiega che questa è consuetudine, magari non malevola, ma molto radicata, per cui se non è disposto a sentirsi chiamare così è meglio che pensi di vivere in un’altra terra.

In sostanza i Veneti sono da sempre accoglienti, ma non incondizionatamente. Le regole della convivenza a casa loro le dettano loro, poi, chi le accetta è benvenuto. In poche righe si riassumono i fiumi di inchiostro versati ai nostri giorni in italia sulla accoglienza agli immigrati e le vane ciance sull’integrazione. Una posizione simile è stata assunta recentemente dall’Australia e anche dalla Russia di Putin. Niente di nuovo sotto il sole, quindi, per chi vuole gestire saggiamente una Nazione anziché fare vuota demagogia.

Bergamo_porta_san_GiacomoQuesto passaggio mi è venuto in mente frugando tra le mie reminiscenze scolastiche, ma non ricordo però che il mio professore di liceo, un fiero veneto che a volte si esprimeva in Veneto anche a scuola, abbia perso tempo per evidenziare la grandezza del nostro passato descritta da un Foresto in tempi non sospetti. La negazione della nostra Storia e Cultura avviene metodicamente da decenni.

Nota finale, per chi non lo ricordasse, Renzo e Lucia, felicemente sposati e fatti i debiti confronti, decidono con cognizione di causa di lasciare il Milanese e si trasferiscono definitivamente in Terra di San Marco.

_____

* “T’avevo invitato tante volte; non sei mai voluto venire; ora arrivi in un momento un po’ critico. ….. Dunque, come ti dicevo, anche qui si patisce un po’ la fame… in Milano hanno fatto tutto quel chiasso. Mi paiono un po’ matti coloro. Già, n’era corsa la voce anche qui; ….. Qui però, vedi, la va più quietamente, e si fanno le cose con un po’ più di giudizio. La citta ha comprate duemila some di grano da un mercante che sta a Venezia: grano che vien di Turchia; ma, quando si tratta di mangiare, la non si guarda tanto per il sottile. Ora senti un po’ cosa nasce: nasce che i rettori di Verona e di Brescia chiudono i passi, e dicono: di qui non passa grano. Che ti fanno i bergamaschi? Spediscono a Venezia Lorenzo Torre, un dottore, ma di quelli! È partito in fretta, s’è presentato al doge, e ha detto: che idea è venuta a que’ signori rettori? Ma un discorso! un discorso, dicono, da dare alle stampe. Cosa vuol dire avere un uomo che sappia parlare! Subito un ordine che si lasci passare il grano; e i rettori, non solo lasciarlo passare, ma bisogna che lo facciano scortare; ed è in viaggio. E s’è pensato anche al contado. Giovanbatista Biava, nunzio di Bergamo in Venezia (un uomo anche quello!) ha fatto intendere al senato che, anche in campagna, si pativa la fame; e il senato ha concesso quattro mila staia di miglio. Anche questo aiuta a far pane. E poi, lo vuoi sapere? se non ci sarà pane, mangeremo del companatico. ”

** “Ora ti condurrò dal mio padrone: gli ho parlato di te tante volte, e ti farà buona accoglienza. Un buon bergamascone all’antica, un uomo di cuor largo. Veramente, ora non t’aspettava; ma quando sentirà la storia… E poi gli operai sa tenerli di conto, perché la carestia passa, e il negozio dura. Ma prima di tutto, bisogna che t’avverta d’una cosa. Sai come ci chiamano in questo paese, noi altri dello stato di Milano? – Come ci chiamano? – Ci chiaman baggiani. – Non è un bel nome. – Tant’è: chi è nato nel milanese, e vuol vivere nel bergamasco, bisogna prenderselo in santa pace. Per questa gente, dar del baggiano a un milanese, è come dar dell’illustrissimo a un cavaliere. – Lo diranno, m’immagino, a chi se lo vorrà lasciar dire. – Figliuolo mio, se tu non sei disposto a succiarti del baggiano a tutto pasto, non far conto di poter viver qui.”

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3 risposte a RENZO TRAMAGLINO SI SALVA IN TERRA DI SAN MARCO

  1. adminaltovicentino ha detto:

    Li go leti anca mi,tanti ani fà i PROMESSI SPOSI. Dispiaxe che oncò no ghe sia pi in Veneto i governanti “lungimiranti” che ghe jera tanti ani fà. Par quasi che sia passà de moda vardar vanti e pensare par i altri.L o savemo ,xe cambià i tempi,ma chi che xè ciamà a governar el dovarìa essare el primo che ga da pensare par el doman dela jente.Invesse par che i fassa a posta a far CHI CHE FA MANCO.

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  2. collettivoavanti ha detto:

    Se ne accenna anche qua: http://www.dirittodivoto.org/dblog/articolo.asp?articolo=360
    A proposito, complimenti per il Vostro articolo e per le Vostre iniziative.
    Un caro saluto da Milano,
    Alex Storti

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  3. Hodor ha detto:

    “…il suo occhio veniva ogni momento rattristato da oggetti dolorosi, dà quali dovette accorgersi che troverebbe nel paese in cui s’inoltrava , la penuria che aveva lasciato nel suo. Per tutta la strada, e più ancora nelle terre e nè borghi, incontrava a ogni passo poveri, che non eran poveri di mestiere, e mostravan la miseria più nel viso che nel vestiario: contadini, montanari, artigiani, famiglie intere; e un misto ronzìo di preghiere, di lamenti e di vagiti..”

    Non mi pare che giunse nella terra della cuccagna. Saluti meneghini.

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