VENEZIA E GLI IMMIGRATI

Il controllo dell’immigrazione clandestina nello Stato Veneto

di Millo Bozzolan

La prima cosa che mi vien da notare è che nessuno stato, in quei tempi, mandava le proprie navi per raccogliere migranti clandestini in mare, era una cosa impensabile; più normale era invece che ogni stato sentisse il dovere di difendere il proprio territorio dall’arrivo di persone irregolari, prive di permesso di entrata, prive di mezzi di sussistenza.

La principale normativa che regolò a Venezia il flusso migratorio risale al 1583 (ma vi furono leggi antecedenti). La città era una delle più importanti capitali d’Europa, con un flusso enorme, all’epoca, di uomini e ricchezze.

Arrivavano greci, armeni, turchi, grigioni, francesi, tedeschi ecc. e, tra di loro, anche chi, privo di risorse, pensava a provvedersi di che vivere con mezzi non leciti. Questo dava molto da fare ai “birri” non solo della capitale, ma anche dello stato di Terraferma, e ai reparti di “cappelletti” che battevano le campagne per reprimere le varie bande di delinquenti.

ConfiniFu quindi fatto obbligo a qualsiasi persona di “aliena dition” (che parlasse una lingua straniera) di recarsi presso gli uffici degli “Esecutori alla Bastiema” «di dichiarare le proprie generalità, il luogo di provenienza, l’alloggio in città, i motivi e la durata della permanenza, il tutto da annotarsi in un apposito registro, in cambio gli era rilasciato un bollettino che osti ed affittacamere erano obbligati a chiedere».

Bene, direte voi, e se uno se ne fregava? Allora, se era sorpreso a girare senza la carta o bolletta di soggiorno (temporaneo e rinnovabile, si badi bene) c’era subito la galera al remo e per gli osti che non richiedevano il documento multe salate non inferiori ai 50 ducati. Tutto ciò si trova scritto nel saggio che sto consultando, e prefigura già i controlli di uno stato civile e moderno (non è il caso dello stato in cui vivo attualmente) verso l’immigrazione.

Già negli anni precedenti le autorità avevano varato leggi di prevenzione rivolte in particolare verso le donne venete maritate con stranieri. Ad esse si vietava di concedere alloggio. L’esperienza insegnava che il coniuge poteva portare altri suoi connazionali nello stato veneto, per ospitarli senza alcun controllo: ”Per esperienza si conosce che tutti li più facinorosi et sicari sono capitati in case di donne, appresso le quali per la loro inavvertenza hanno havuto sempre più facile ricetto”.

GiustiziaAncora prima, nel 1567, il Consiglio dei X intimava “a tutti gli uomini vagabondi et ociosi” di abbandonare lo Stato entro 8 giorni, pena la condanna di tre anni al remo, con un premio ai denuncianti di 200 lire in piccoli. La cosa funzionò a tal punto, che il premio venne abbassato a sole 31 lire “col permesso però all’arrestatore di trattenere per sé le armi trovate addosso al vagabondo”. Quindi da quanto leggo, deduco che ogni suddito veneto poteva improvvisarsi “sceriffo” e fermare il clandestino, certo non di finire agli arresti come succederebbe oggi in Italia, ma di venire premiato con la riscossione della taglia.

I proclami contro gli irregolari, i vagabondi, i piccoli delinquenti erano periodicamente rinnovati e prevedevano l’espulsione, la reclusione, l’arruolamento coatto, o la condanna al remo. Il censimento degli stranieri era massiccio e continuamente aggiornato; occorrevano dieci anni di permanenza per essere esonerati dal bollettino. E dovevano essere dieci anni in cui ci si era comportati bene, senza incorrere nelle sanzioni della legge per aver commesso reati. In quel caso, si scontava la pena, si pagava la multa,e poi si veniva  espulsi.


Fonte: “Moralità e Giustizia a Venezia nel ‘500-’600 di R. Derosas raccolta di saggi curata da Gaetano Cozzi “Stato società e giustizia nella Repubblica Veneta” ed Jouvence

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5 risposte a VENEZIA E GLI IMMIGRATI

  1. Eugenio ha detto:

    Interessante e Fondamentale per il Nuovo Stato VENETO,il Problema dell’Emigrazione ,il MILLO ci a spiegato come a quei tempi si confrontava con il Problema dell’Emigrazione,Certamente VENEXIA ,era una delle una delle piu’inportanti capitali d’Europa ,quindi arrivavano stranieri,mercanti e gente facoltosa che facevano affari,con loro arrivavano anche ,avventurieri,e briganti,Ma di questi ultimi la Legge della Serenissima Republica era molto severa e li puniva Giustamente (oggi uno Stato del genere verrebbe etichettato come Fascista ho Nazzistoide) Ma nell’entroterra Veneto di Stranieri c’è nerano pochissimi ,Quindi i Veneti Restarono sempre una Maggioranza a casa Loro ,Solo dopo la Formazione dello Stato Italiano,cominciaro le emigrazioni dei Veneti e ultimamente l’arrivo massicio di gente da tutti i paesi del mondo,chiamati qui da Industriali VENETI e dalla Caritas,Naturalmente mentre gli industriali Veneti facevano affari ,e la Chiesa credeva di fare nuove conversioni ,il Popolo Veneto li manteneva e veniva Discriminato,con l’aumento di persone Straniere (questi fanno diversi figli) tra alcuni decenni ci troveremo nelle condizioni di essere una Minoranza nella nostra Terra ,altro che Vivere Veneto e Stato Veneto..Di questo ne abbiamo una dimostrazione in Danimarca ed altri stati Europei ..

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    • piero ha detto:

      Madonna che orrori di ortografia! Va bene che siamo veneti ma le scuole che abbiamo frequentato sono statali, quindi l’italiano cerchiamo di scriverlo bene almeno o vogliamo passare per polentoni ritardati?! Credo poi che non ci prendono sul serio!!

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  3. franco filippi ha detto:

    come distorcere la storia, la problematica era molto molto più complessa. Le leggi è vero che esistevano, che come è anche vero che il problema non riuscirono a risolverlo. Si legga Patrizi e Malfattori, De Ruggiero e I Vagabondi la società e lo stato ….F.C. Meneghetti.

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