CACCIA AL CINGHIALE

di Andrea Arman Presidente AGUT
 Associazione Gestione Ungulati Treviso

CinghialiSulla stampa locale, quasi quotidianamente, si legge di danni prodotti da cinghiali e di richieste d’interventi decisi e risolutori che implicano l’indiscriminato abbattimento di questi suidi. Si leggono prese di posizione di sindaci e organizzazioni di categoria del mondo agricolo che invocano trappole e fucili. Pur nel rispetto delle altrui opinioni ci pare giunto il momento di affrontare il problema con maggior serenità ed anche con un po’ di professionalità, sperando di riuscire a decongestionare l’atteggiamento nei confronti del cinghiale.

E’ bene subito precisare che il cinghiale non è autoctono della zona come non lo è il cervo, il capriolo, il muflone, il fagiano, la “mini lepre” e tanti altri animali che da anni Cinghiale cacciapopolano la nostra terra. Sul cinghiale, c’è da dire, che la sua estraneità al territorio è cosa recente in quanto la  presenza è documentata sulle prealpi sino alla fine della Serenissima Repubblica di Venezia (1797) tanto che nella zona vi erano fiorenti fabbriche di pennelli fatti con setole di cinghiale. Gli animali sono poi stati sterminati per esigenze alimentari dovute alla drammatica fame che ha attanagliato  la regione dopo l’annessione all’Italia e nel periodo bellico 1916/18. Quindi è un selvatico, estraneo, ma non tanto, alla tradizione locale ma che di sicuro, attualmente, occupa una posizione di rilievo nel panorama faunistico.

Del cinghiale si legge e si dice che provochi enormi danni alle colture e che  vi siano località ove i cittadini sono assediati dagli animali. Probabilmente ci sono delle esagerazioni; cinghiali_danniindubbiamente i cinghiali provocano dei danni ma prima di parlare in termini altamente allarmistici sarebbe bene procedere ad una corretta e precisa valutazione degli stessi in relazione alla effettiva produttività delle aree e colture interessate. Non volendo in questa sede assolutamente scendere in polemica con alcuno, ci si limita a ricordare che spesso nel bel paese si manifesta la tendenza al pianto, al fine di ottenere qualche vantaggio in termini di risarcimento o finanziamento, ed alla rincorsa elettoralistica di chi piange più alto.  Circa il pericolo per le persone questo è quasi totalmente inesistente, il quasi è dettato non dalla pericolosità del selvatico ma dalla incoerenza del comportamento dell’umano nei suoi confronti.  Solo a titolo d’esempio si cita che quasi tutta Europa e molte regioni d’Italia convivono con il cinghiale senza drammi e proclami.

Ciò detto riteniamo che la questione vada esaminata  con serenità e cercando di capire se il cinghiale sia effettivamente un problema o possa essere una risorsa. L’attuale gestione del cinghiale, con piani di eradicazione che consentono il prelievo indiscriminato di femmine anche gravide o con piccoli in tutte le stagioni, di notte previa pastura e appostamento, e con difficile recupero delle spoglie dopo il tiro, rende il cinghiale un vero problema.  I punti di criticità sono i seguenti:

1-    etico, morale in quanto l’assoluto disprezzo dimostrato nei confronti del selvatico in fase riproduttiva non onora di certo gli operatori;

2-    educativo in quanto allontana il cacciatore da tutti i principi che dovrebbero regolare un corretto rapporto con la selvaggina e l’ambiente;

3-    difficoltà di controllo che il prelievo si limiti alla sola specie cinghiale;

4-    perdita  di grandi quantità di proteine nobili dovuta al mancato tempestivo recupero delle spoglie in quanto l’attività viene svolta di notte;

5-    non corretta valorizzazione della carne degli animali abbattuti;

6-    concentrazione degli animali attorno alle zone di pastura con conseguenti danni più marcati in quellearee;

7-    bassi risarcimenti ai cittadini per i danni prodotti dai cinghiali.

Un diverso approccio culturale consentirebbe, invece, di rendere il cinghiale una risorsa, come per altro è in paesi e regioni non lontani, si pensi alla Slovenia ed alla Croazia, senza citare sempre i soliti paesi di lingua tedesca, o all’ Emilia Romagna e ancor più alla  Toscana. Cosa fanno quei signori? Primo: non si lasciano influenzare da chi cerca facili guadagni o notorietà e prendono atto che il cinghiale è presente perché l’ambiente è a lui favorevole; Cinghiale caccia RomaSecondo: cercano di trarre il massimo vantaggio da una situazione difficilmente reversibile; Terzo: si affidano a tecnici della gestione faunistica senza influenzarli per interessi politici e si affidano a periti professionali per le stime dei danni. E tutto questo cosa comporta? Semplice, che i risarcimenti a pioggia sono drasticamente diminuiti; che sono diminuite  le richieste di risarcimento; che non c’è più strepito giornalistico e speculazione politica sulla questione; che   dal cinghiale ci guadagnano e senza grandi difficoltà.

E’ risaputo che ci sono molte persone appassionate di caccia che girano per il mondo per esercitare il cosiddetto “turismo venatorio”, che altro non è che l’esercizio della caccia con abbattimento di selvatici effettuato pagando la giornata di caccia ed il capo abbattuto. Il cinghiale è una preda ambita e molti italiani e stranieri spendono cifre importanti per poterne incarnierare. Specialmente i tedeschi apprezzano questo selvatico e non badano a spese. Inoltre chi si sosta per caccia ha anche la necessità di trovare alloggio e ristoro e quindi spende ancora, poi sicuramente acquista qualche prodotto tipico della zona e sono ancora soldi. Fate una gita in Toscana e scoprirete che attorno al cinghiale vive un’economia fatta di ristoranti, alloggi, prodotti tipici etc.. E poi c’è la promozione del territorio perché chi fa una buona giornata di caccia serberà per sempre un buon ricordo del paese che gliel’ha donata e ne parlerà bene con amici e parenti.

Ed allora, in periodo di grave crisi economica e occupazionale, perché vogliamo distruggere senza alcun vantaggio ciò  può diventare una vera risorsa sia economica che culturale? La pedemontana trevigiana ha tutte le caratteristiche per poter diventare un luogo di interessante “turismo venatorio” sul cinghiale, ha prodotti tipici d sicuro appeal, ha risorse umane di valore. Manca solo la cultura venatoria e turistica, ma quella si fa presto ad acquisirla se  il gioco vale la candela e se la politica vorrà, per una volta, abbandonare la strada dei bisogni ed istinti  contingenti e svolgere il proprio ruolo di progettualità  e organizzazione.

E, non ultimo, con i soldi guadagnati si potranno risarcire i danni provocati dai cinghiali, danni, e non ci si stanca di ripeterlo, che dovranno essere stimati da professionisti del settore, al fine di mettere un freno a quella che spesso sembra  una triste litania.

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Una risposta a CACCIA AL CINGHIALE

  1. Eugenio ha detto:

    Credo che la selvaggina ed in particolare il cinghiale puo’ essere una risorsa per il nostro paese,dobbiamo inparare dalla Slovenia e dalla Toscana ,come gestire questo problema.Infatti quando gli animali diventano troppo numerosi su un territorio oltre al danni ,si ammalano.Stavo pensando che anche noi uomini quando abitiamo un territorio densamente popolato,non è molto vivibile,per la nostra salute,perchè sara’ certamente inquinato Come dissero una decina di anni fa ad un Congresso mondiale dei Verdi ..il problema dell’inquinamento del mondo è dovuto agli Uomini,Ossia piu’ la Popolazione Mondiale aumentera’ e piu’ avremo grossi Problemi di Inquinamento..e poi sembra che in futuro avremo le guerre non piu’ per il petrolio ma per l’Acqua.

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