TRA LE MURA, ASSAPORANDO LO SPIRITO MILLENARIO ….

di Andrea Arman

MontagnanaCome non amare la civiltà che ha saputo dare forma a realtà come Montagnana. Razionale ed originale, carica di atmosfera ed estremamente armoniosa, un luogo dove chiunque, naturalmente, si trova a proprio agio. La parte nuova della città non è altrettanto gradevole ed accogliente, essa trasmette l’ansia, la precarietà il disordine che caratterizza l’attuale periodo. I Sapientissimi Progenitores Nostri hanno trasformato il territorio rendendolo migliore e più accogliente per l’uomo. Persino le architetture da guerra avevano attenzione al benessere, anche dello spirito.

Montagnana2La terza “Marcia Silenziosa”, ha percorso le vie di Montagnana, dentro e fuori le mura, nel consueto ordine e silenzio. La prima parte si è sviluppata dentro le mura, sotto i bastioni nord, poi siamo usciti ed abbiamo percorso il viale esterno alle mura, a contatto con la parte nuova della città. Nell’imboccare le strade nuove avevo avvertito un senso di disagio; subito l’avevo imputato alla massiccia presenza di gendarmi Italiani che ci controllavano arcigni poi, nel rientrare nella fortezza, ho riacquistato, senza ragione apparente, serenità.

A Montagnana ero stato, prima che per la “Marcia Silenziosa”, una sola volta molti anni fa, frettoloso e superficiale come si addice ad un giovane che crede di sapere. La ricordavo vagamente.

Domenica, invece, l’ho percorsa a piedi, con calma, in compagnia di Veneti che parlavano Veneto scambiando impressioni e pareri. Molti di quelli con cui ho marciato non li avevo mai visti, altri li ho incontrati di nuovo dopo anni, con tutti e fra tutti un appagante dialogo. Ne serberò un gran bel ricordo.

Montagnana3Mi rimane, però, anche un gusto amaro, qualcosa di sgradevole. Certo l’enorme statua del Savoia che incombe sulla piazza mi ha indispettito, ma nella piazza, che è e resterà sempre Veneta nonostante il  Savoia ed i gendarmi, stavo bene. Vedevo i cittadini di Montagnana che ci guardavano incuriositi, anzi sorpresi. Uno, toccando un gonfalone, ha esclamato: “anca mi son Veneto”. Nella piazza della città con i gonfaloni che garrivano, mi pareva, quasi, di vedere le antiche mura sorridere.

montagnana_oggiPiano piano, ho capito la causa; nel passaggio fra la parte storica della città e quella moderna, ho avuto la sensazione che quello che stiamo facendo non sia sufficiente. E’ grande il disagio in cui vivono i Veneti. Noi siamo come pesci marini costretti a nuotare in acqua dolce, destinati a soccombere se non ritroviamo in fretta il mare. I nuovi quartieri che assediano le splendide città del passato sono un monito. Dobbiamo fare in fretta. Il nostro popolo attende da troppi anni ciò che gli spetta e ciò che è suo. Ogni giorno che passa è un’ulteriore ruberia, un’altra violenza, è umiliazione e frustrazione.

Uniti sotto il nostro Gonfalone siamo stati bene, anche a Montagnana. Ritroviamo l’unità fra Veneti e mettiamoci in marcia, con passo spedito.

Niente e nessuno potranno fermarci.

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