MODERNE SECESSIONI IN EUROPA

Riporto qui un testo trovato nel web  di Brenno  che potra’ dare interessanti spunti di riflessione ai più.

troppo spesso ci sentiamo dire che “ghe vol na guera” ,  ” non ghe xe mai sta nesun cambiamento senza na guera” ,   in verita’ non e’ proprio cosi’ ……

Leggete questo poi vedremo di ampliare il discorso….

europa evoluzione

“Dei 47 stati oggi esistenti in Europa, ben 25 (53%) hanno conquistato l’indipendenza nel corso del XX secolo (l).

Di questi, soltanto la Yugoslavia è sorta dall’unione di più parti (2) mentre tutti gli altri sono nati dalla separazione da uno stato esistente.

In particolare, due (Malta e Cipro) sono colonie che si sono liberate, lo Stato del Vaticano nasce come una sorta di “restituzione-ammenda” per una annessione violenta e tutti gli altri 21 traggono vita dalla secessione da uno stato di cui erano parte.

Di questi, quattro sono il risultato di eventi bellici che hanno coinvolto aree molto più estese (le guerre balcaniche per l’Albania e la prima guerra mondiale per Finlandia, Polonia e Cecoslovacchia) ma che hanno visto la partecipazione attiva di movimenti indipendentisti locali.

Tutti gli altri si sono liberati e separati senza alcun consistente intervento esterno e grazie a movimenti e lotte di liberazione che si sono svolte nella stragrande maggioranza dei casi in forma pacifica. In realtà, solo l’Irlanda ha ottenuto l’indipendenza con una lunghissima e sanguinosa guerra di liberazione; la Croazia e la Bosnia hanno dovuto combattere per periodi più o meno lunghi ma soprattutto per questioni legate alla definizione di confini e a causa di una situazione di estremo frastagliamento e compenetrazione delle comunità etniche locali. La Slovenia – che non aveva gli stessi problemi di spartizione – si è limitata a scontri militari poco più che simbolici.

Tutti gli altri 14 hanno seceduto e ottenuto la loro libertà con atti di volontà politica, con colpi di mano e con manifestazioni elettorali di autodeterminazione, sviluppati su tempi più o meno lunghi che hanno a volte conosciuto momenti di disordini e tensioni ma mai situazioni di violenza che abbiano potuto far loro perdere la connotazione di operazioni pacifiche.

Sintomaticamente si riscontrano condizioni del tutto analoghe anche nel comportamento de numerosi movimenti autonomisti e indipendentisti oggi attivi in Europa.

Fra i numerosi paesi dove sono in atto forme di lotta per l’indipendenza o per il raggiungimento di una fortissima autonomia, solo 3 (Irlanda del Nord, Paesi Baschi, Corsica) sono interessati da episodi di violenza sporadica o sistematica solo nei paesi caucasici (e cioè in un’area piuttosto marginale in termini geografici e cultura rispetto al resto d’Europa) si assiste a vere e proprie operazioni di guerriglia o di guerra civile.

Da tutti questi dati si traggono alcuni elementi di riflessione estremamente importanti.

Innanzitutto che la secessione non è un atto straordinario (e improbabile) ma che costituisce in Europa il normale strumento di raggiungimento dell’autonomia e della libertà politica (3).

E poi che la secessione è stata nella stragrande maggioranza dei casi in cui ha avuto luogo un atto assolutamente pacifico (4).

Raccontano delle volgari balle quelli che ci di cono che la secessione è una pericolosa stravaganza storica, che le secessioni comportano inevitabilmente lunghe scie di sangue e di violenza e che le divisioni non possono che portare danno a tutti.

Questi agitano spettri bosniaci dimenticando che lì – secessione o non secessione – si sono sempre accapigliati e che la divisione politica può proprio essere l’unico modo per evitare che continuino a farlo.

Questi agitano immagini di tragedia che derivano solo dalla loro malafede e dalla frequentazione giovanile di film come Via col Vento e che non vogliono tenere conto di come si sia mossa la storia nella stragrande maggioranza dei casi

Questi ci sbattono in faccia le bombe basche (spesso, oltre a tutto, di origine “istituzionale”) si dimenticano delle gioiose manifestazioni dei paesi baltici e delle civili votazioni di Norvegia e Slovacchia.

Ci prospettano scenari di miseria e fingono di non vedere che ovunque i paesi liberati sono diventati più prosperi, che sempre la secessione ha migliorato le loro condizioni economiche, per non parlare di quelle sociali: e se non fosse così perché l’avrebbero fatto?

La storia delle secessioni europee è una statistica di pace e civiltà. Noi vogliamo che tale statistica si arricchisca di occorrenze e si colori sempre più di pace. Noi siamo persone pacifiche e civili. E gli Italiani?

Brenno” 

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8 risposte a MODERNE SECESSIONI IN EUROPA

  1. Mario ha detto:

    Ancora con ‘sta padania ? Ma ci vogliamo dare un taglio una volta per tutte ? A volte mi sa che qualcuno ha ragione a sostenere che “sul deserto non si semina il rosmarino”. Per concepire bidonate del genere bisogna proprio avere una tabula rasa in testa. Ma secondo voi i Catalani si unirebbero ai Baschi per costruire un paese immaginario ?
    Io sono contrario le costruzioni immaginarie di partito ma d’altro canto lo sono anche a che la questione dell’indipendenza venga trasformata in una filosofia, in un qualcosa da esportare con ipocrisia ovunque e comunque, magari con la prospettiva di spezzettare lo stesso Veneto in mille particole. Finiremmo giustamente per rivendicare l’indipendenza dell’ultimo quartiere di Padova in virtù di una qualche specificità culturale che farebbe ridere oggi ma che avrebbe fatto ridere anche 500 anni fà. Venezia ha governato popolazioni di lingua e tradizioni spesso diversissime. Veneti erano tutti quelli che le erano soggetti. Mi chiedo che senso abbia leggere il passato con gli occhi della borghesia nazionalista dell’Ottocento.
    Una cosa è l’identità politica di un popolo, la condivisione di un insieme di valori civili e istituzionali e di un orizzonte storico comune, altra cosa è il folklore, che spesso gli stati nazione hanno usato proprio per disgregare la compattezza delle realtà regionali destando campanilismi storicamente privi di qualsiasi riscontro.

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  2. Eugenio ha detto:

    Fino a poco tempo fa ci avevano detto che il Nazionalismo era morto,e che arrivava il Mondialismo,e che stavamo tutti bene,sono passati 12 anni ed abbiamo visto la Crisi Mondialista,che non è ancora finita e non si sa cosa ci riservi..Credo che il Nazionalismo Etnico è sempre Esistito ed adesso sta emergendo in alcune parti del mondo,questo non significa necessariamente Guerra ..ma anche unione tra Popoli ognuno nella sua tradizione e con i suoi valori ,come è sempre stato.il Progetto Mondialista-Massonico di eliminare Tutti i Popoli e fare un Meticciato Mondiale dove si eliminano popoli e culture sotto una Dittatura Mondiale è ancora in atto.Per quanto riguarda la Lotta per l’indipendenza se farla Pacificamente ho meno dipende dallo Stato OCCUPANTE..è logico che ogni cittadino sano di mente preferisca la via Pacifica ,come è sucesso in molti casi ,ma purtroppo non sempre è Possibile.. Per quelli che dicono ”ghe vol na guera ” forse intendono una guerra Digitale e Virtuale come il Plebiscito…

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  3. Mario ha detto:

    Ma avete letto la cartina almeno ? Quindi anche per voi padania e Veneto tutto fa brodo ? Mah. Contenti voi … per me solo Veneto, grazie.

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    • bestsilvio ha detto:

      Mario x favore …. capisca il senso del discorso!
      Cosa c’entra la cartina ? Cosa andiamo a tirar fuori cazzate come la padania?
      Non perdiamoci in stupide polemiche…. cerchiamo di cogliere il senso dello scritto (di quasi 20 anni fa!!!)

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  4. Mario ha detto:

    Porti pazienza, ma quando leggo scritto quel nome mi viene l’orticaria. La carta però ha una legenda esplicita. Se la carta non centra allora non la pubblichi. Oppure ne pubblichi un’altra. Di confusione mi sembra ne abbiano fatta abbastanza. E continuano a farla.

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