NO VOLEMO L’INDIPENDENSA SOLCHE PAR I SCHEI

di Anna Iseppon

Nel gazzettino del 30 marzo ho trovato un articolo in cui lo scrittore Boris Pahor spiega la propria posizione (contraria) rispetto all’indipendenza del Veneto. “No all’indipendenza che poggia su motivi economici” il titolo dell’articolo (per chi volesse leggerlo clicchi qui). articolo gazzettinoLeggendolo non ho potuto fare a meno di domandarmi, e come me immagino anche molti di voi, se lo scrittore si sia adeguatamente informato, prima di esprimere un giudizio così categorico su una situazione complessa e che evidentemente non conosce così bene!

Riporto in seguito il pensiero di questo scrittore, triestino, ex partigiano, più volte candidato al Nobel per la letteratura. “Un’indipendenza che si basa solo su motivi economici non ha fondamenta, non ha radici sicure e potenti.” Ed ancora: «Se l’indipendenza è basata solo su una questione di guadagni, allora ha poco a che vedere con l’identità di un popolo. È più che altro il desiderio del Veneto di organizzare l’economia a modo suo. Non c’entra niente con la tradizione. BORIS PAHORCapirei il desiderio d’indipendenza se il Veneto fosse sottomesso come lingua e cultura da un governo italiano, come lo eravamo noi sotto il fascismo. Allora sì che avrebbe il diritto a pensare a una sua libertà. Ma non è così.».

Questo mio scritto è rivolto a Lei, professor Pahor.

Lei che ama tanto rivolgersi ai giovani, accetti le parole di una giovane donna Veneta. La Sua opinione è certamente quella di molti altri, in territorio veneto o al di fuori di esso; scrivo a Lei, ma le mie parole sono rivolte a tutti quelli che hanno le Sue stesse perplessità .

Da Veneta che si sente discriminata da uno stato accentratore e oppressore, da Veneta che è disposta a lottare per la libertà del proprio popolo, mi sento in dovere di controbattere la Sua tesi attraverso queste poche righe, che so già esser insufficienti per spiegare al meglio cosa c’è “dietro” la richiesta di Indipendenza dei Veneti. Già, perché c’è una ragione profonda che ci spinge lungo la strada ardua e tortuosa dell’autodeterminazione, una ragione che Voi intellettuali troppo spesso non conoscete o fingete di non conoscere, e che il sistema passa sotto silenzio lasciando intendere che l’unica motivazione sia economica!

treviso 21.03Io c’ero in Piazza dei Signori a Treviso, il 21 marzo scorso, e con me c’erano diverse migliaia di cittadini Veneti. L’urlo che si è levato dalla piazza, commossa ed esultante, non era “Tegnense i nostri schei!”  (teniamoci i nostri soldi Ndt)…La gente, il popolo veneto, in piazza gridava “LIBARTA’!!” (libertà! Ndt) signor Pahor!

Il quotidiano riporta queste Sue parole: “Capirei il desiderio d’indipendenza se il Veneto fosse sottomesso come lingua e cultura da un governo italiano, come lo eravamo noi sotto il fascismo. Allora sì che avrebbe il diritto a pensare a una sua libertà. Ma non è così” …Non è così? Ne è proprio sicuro?

Vogliamo parlare della discriminazione per quanto riguarda la lingua veneta?

Una lingua a tutti gli effetti, riconosciuta come tale nel “Red Book of Endargered Languages” (libro rosso delle lingue in pericolo) dell’UNESCO. Una lingua che potrebbe essere ritenuta a tutti gli effetti una lingua regionale o minoritaria ai sensi della “Carta europea per le lingue regionali e minoritarie” del 1992 (trattato internazionale firmato dall’italia nel 2000 e mai ratificato). identità venetaE come si comporta lo stato nei confronti della lingua veneta? Con la legge 482/1999 sulla “Tutela delle minoranze linguistiche” l’italia ha riconosciuto l’esistenza di dodici minoranze definite “storiche” ammettendone a tutela le rispettive lingue ma la Lingua Veneta non figura tra queste (forse un millennio di Repubblica Serenissima non è sufficiente per esser classificata come storica?) e non gode di alcuna tutela da parte dello stato.

La regione veneto (almeno nelle intenzioni) riconosce la lingua veneta. Tuttavia, mentre i nostri vicini friulani hanno un “Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla cultura e la lingua del Friuli”…a noi Veneti non rimane che accontentarci di una cattedra di dialettologa, italiana, oltretutto!

Vogliamo parlare della discriminazione per quanto riguarda la cultura veneta?

Potrei  facilmente parlarLe degli artisti Veneti, oggi classificati in modo anacronistico come italiani: Canaletto, Palladio, Giorgione, Canova, Ruzzante o Goldoni…esisteva forse un’italia unitaria mentre questi artisti realizzavano le loro opere di inestimabile valore? No…loro erano Veneti! Ma se questo può essere considerato un “dettaglio” di poco peso, esistono forme di repressione culturale ben più gravi messe in atto nei confronti del nostro popolo!

Parliamo della nostra Storia, che ci viene negata? La scuola italiana (e veneta, regionale) relega costantemente mille anni di Repubblica Serenissima in pochi paragrafi sulle Repubbliche marinare. E se qualcuno prova ad andare contro il sistema viene contrastato. Si guardi il video allegato, testimonianza di quanto successo in provincia di Treviso 3 anni fa, dove si è fatto appello addirittura ad un Regio decreto (a proposito di fascismo) per vietare ad un insegnante di portare la bandiera marciana in aula, oltre ad insegnare la storia della Serenissima.

Sempre a proposito di Storia Veneta: vogliamo parlare del divieto ad accedere alla documentazione sul tanto dibattuto plebiscito truffa del 1866? Già…perché dopo 148 anni le casse che contengono le schede elettorali non sono accessibili a chi volesse studiare quanto accadde in quelle giornate di ottobre.

Oppure preferiamo parlare del concorso sull’identità veneta, promosso dalla Regione annualmente, e vinto quest’anno da una scuola….croata?! Già, perché i ragazzi di Buje (Istria), ex terra marciana, conoscono meglio la nostra Storia dei nostri ragazzi. Così, per dire quanti danni faccia al nostro popolo l’istruzione italiana…

Non è forse un popolo sottomesso questo? Non stanno forse cercando di annientare in ogni modo la nostra identità di popolo? Ah, già dimenticavo…c’è chi dice che quello Veneto non sia un popolo. Vogliamo discutere anche di questo? Le citerò in merito le parole dellavvocato Fogliata, sempre dal Gazzettino del 30marzo scorso: “Vi è, poi, un secondo tema connesso: se i Veneti siano “popolo”. Nessuno mise mai in discussione tale realtà, da Omero a Livio, sino all’Austria. E’ dovuto arrivare quel “gigante politico” dell’Italia per negare ai Veneti persino il diritto di esistere come tali!”

indipendensaInsomma, professor Pahor, noialtri Veneti no volemo l’indipendensa solche par i schei! (Noi Veneti non vogliamo l’indipendenza solo per i soldi! Ndt) Quante volte lo dobbiamo ripetere? Tutti pronti ad additarci perché pensiamo sempre e solo ai schei… I veneti lavorano a testa bassa per i schei, evadono le tasse per aver pi schei, adesso vogliono l’indipendenza per gestirsi tuti i so schei! Basta con questi luoghi comuni!!

La invito ad approcciarsi con mente aperta e curiosità a quello che è il mondo cosiddetto venetista. Non siamo degli esaltati, non siamo degli avidi egoisti. Quello Veneto è un popolo che si batte per la propria libertà!

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12 risposte a NO VOLEMO L’INDIPENDENSA SOLCHE PAR I SCHEI

  1. Ben ha detto:

    qualche tempo fa ho visto un libro in cui si parlava dei vari campioni sportivi veneti, vicentini….da quanto scritto il Veneto (e specialmente Vicenza), era la Regione con più atleti vincitori di medaglie di tutta l’ italia…siamo i migliori in tutto, salvo come coraggio di difenderci…sempre succubi ai chiaccheroni di roma e pronti a votare per chi ci fa del male…

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  2. Associazione Europa Veneta ha detto:

    Boris Pahor, oltre ad essere uno scrittore, è un patriota sloveno che ha sempre lottato per l’identità di quella parte del suo popolo che vive entro i confini italiani.
    Le comunità slovene del Friuli hanno storicamente fatto riferimento alla sinistra italiana per vedere protetti i loro diritti etnici, minacciati dal nazionalismo italiano sin dal 1866, quando le persecuzioni e la repressione operate dal Regno savoiardo si fecero subito brutali (c’è a disposizione una sterminata bibliografia, che documenta la violenza ideologica contro queste minoranze, continuate anche nel dopoguerra repubblicano, fin al caso “Gladio”). Non parliamo poi del fascismo.
    A fine marzo Pahor è venuto nel Veneto per ricevere la cittadinanza onoraria dalle mani del sindaco di Treviso, Giovanni Manildo.
    Logico che fosse on-line con la sinistra. È venuto infatti a dire che cosa non lo convince dell’invocata indipendenza del Veneto: «l’indipendenza basata solo su una questione di guadagni ha poco a che vedere con l’identità di un popolo. Non c’entra niente con la tradizione». E qua è difficile dargli torto. Il suo discorso casca quando dice che il desiderio d’indipendenza se il Veneto non sorgerebbe dalla sottomissione al governo italiano come lingua e cultura. E poi si chiede «questi veneti cosa vogliono? Con chi desiderano unirsi? ».
    Pahor però è un reduce dei campi di concentramento italiani: per la sua storia è del tutto in grado di comprendere la causa veneta, che è così simile alla sua. Ma qualcuno dovrebbe anche spiegargliela.
    La sua provocazione è legittima, pur avanzata dall’interno dello steccato ideologico di sinistra: in realtà – in questi ultimi 30 anni – sono state solo le associazioni di cultura veneta a porre il problema dell’identità veneta, mentre la politica e in generale il dibattito pubblico sono state monopolizzate dall’argomento “skei”. L’autonomismo fin qui ha pensato soprattutto alla pancia: dell’essere i Veneti persone qualificate da una cultura e da un’identità storica, sembrava fino a poco tempo fa che non importasse a nessuno.
    Le critiche, quindi, sono almeno in parte giustificate.
    E valgono ancor oggi, ammonendoci che i pur animati dibattiti sul sovraccarico fiscale e sulla stagnazione economica non sono però quelli che giustificano la rifondazione della nostra Nazione (dopo la soppressione della Veneta Serenissima Repubblica avvenuta nel 1797).
    Lo tengano presente tutti quelli che, anziché il patrimonio tradizionale veneto (come osserva Pahor), prendono a modello la dichiarazione d’indipendenza U.S.A. del 1776, che andò a fondare lo stato su diritti astratti, anziché su una storia, per edificare una nazione priva di radici etniche.

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    • Ben ha detto:

      se è un buffone di sinistra non vale la pena perdere tempo sia a rispondere che leggere le sue caz…commenti…ma per favore…lasciate fuori tutto quello che è di sinistra e della lega…RICORDIAMOCI CHE SIAMO SOLI IN MEZZO AD UNA GIUNGLA DI ANIMALI ASSASSINI, IENE E SCIACALLI!!

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  3. Eugenio ha detto:

    Un’Indipendenza che si basa solo su motivi Economici,e non Etnici ed Identitari ,non ha fondamenta ,ne ha radici sicure e potenti..Questo lo penso anche io allora tanto valeva chiedere L’Autonomia (o statuto speciale ,come alcune altre regioni) per il resto condivido quello che scrive Associazione europa Veneta.

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  4. Ben ha detto:

    Va benissimo anche il motivo economico, benchè non sia vero che sia solo questo il motivo…il fatto che noi VENETI siamo estremamente produttivi, inventori, appassionati del nostro lavoro, pronti a rischiare di nostro per realizzare sogni ci distingue senza alcun dubbio da altri soggetti che normalmente aspettano altri che facciano per loro…sottolineo che il VENETISMO è una realtà che trova riscontro in ogni luogo ove si trovino persone di origine VENETA…ad esempio in Brasile, che frequento da molti anni, il Rio Grande do Sul, stato del Brasile del Sud, ha una percentuale elevatissima di Brasiliani di ORIGINE VENETA e con la loro iniziativa, volontà, inventiva sono il nucleo che danno ricchezza al Brasile…e difficile trovare un “VENETO” povero in Brasile, semmai sono molto ricchi, vedi RANDON, TRAMONTINA, INTECNIAL, METASA ecc. tutte fabbriche di livello mondiale…FATTE DA VENETI…per cui chi, come sempre vuole limitare le capacità dei VENETI ad una esclusiva voglia egoistica del solo denaro, così non è…i Veneti sono imprenditori, ovunque essi siano, sono generosi, ovunque essi siano, anche se per generazioni sono vissuti all’ estero…ma le caratteristiche che ci distingue da tutti gli altri si vedono sempre…

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  5. Pingback: un veneto indipendente....tutto da guadagnare..ma proprio tutto - Pagina 84

  6. Yvan Rettore ha detto:

    L’assurdità del secessionismo veneto
    11 aprile 2014 alle ore 17.19
    Il Veneto è una terra meravigliosa, soprannominata la “regione continente”, con una cultura, una storia e monumenti di rara bellezza.

    La gente veneta è laboriosa ed ingegnosa, ma col tempo l’individualismo e lo spirito di conservazione hanno preso il sopravvento sulla generosità e l’accoglienza una volta caratteristiche tipiche di questa popolazione.

    Oggi i Veneti hanno la triste fama di essere chiusi e razzisti, confinati in un bigottismo ormai fuori da ogni tempo e logica.

    Da qui si è affermata la volontà (di una parte di loro!) di staccarsi dall’Italia, volontà che però è dettata prevalentemente da cause di natura economica e soltanto marginalmente da elementi culturali ed etnici.

    Il “miracolo” del “Nordest” ormai è giunto al termine perché poggiava essenzialmente su piedi d’argilla.

    Il “boom” economico scoppiò in quella zona soltanto sul finire degli anni Settanta, grazie alle rimesse degli emigranti da un lato e al ritorno nel paese di origine di parecchi di loro nel decennio che seguì, dall’altro.

    Le svalutazioni continue della Lira nel corso degli anni Ottanta ed il successivo crollo del comunismo a Est favorirono nettamente le aziende di quelle zone rispetto ad altre, in quanto poterono conquistare prioritariamente nuovi mercati e delocalizzare velocemente parte delle loro produzioni. Ciò comportò una crescita del PIL senza precedenti.

    L’avvento dell’Euro segnò una prima battuta d’arresto, perché essendo una moneta forte, i prodotti realizzati extra UE si trovarono a costare meno, anzi molto meno rispetto a quelli manufatti in Veneto.

    Le piccole dimensioni della stragrande maggioranza delle aziende condotte prevalentemente in modo padronale si sono poi rivelate nocive e perdenti nella grande sfida del mercato globale. Padroni despoti, opportunisti e sfruttatori all’ennesima potenza, fondamentalmente privi di formazione e cultura imprenditoriale hanno favorito un’evasione fiscale e una diffusione del lavoro nero dalle dimensioni esorbitanti, che però attualmente non bastano più per fare tornare competitivi la maggior parte dei prodotti veneti sui mercati internazionali.

    Ultimo elemento significativo è dato dal fatto che le aziende venete operano soprattutto nella fabbricazione di prodotti con scarso valore aggiunto e quindi con scarso valore tecnologico. Poche le eccezioni: a parte la Luxotica, la Riello, le nanotecnologie e qualche settore di macchine di nicchia, vi sono pochi poli di ricerca importanti e la meccanica di alta precisione (rappresentata in passato da firme gloriose quali la Breda, la Saimp, l’OM, ecc…) ormai risulta soltanto un blando ricordo.

    Oggi, sono quindi soprattutto i piccoli e medi imprenditori veneti che sostengono a spada tratta il secessionismo, illudendosi attraverso la nascita improbabile di uno stato veneto sovrano di poter ripetere gli squallidi atteggiamenti speculativi e di sfruttamento assunti fino in un recente passato (realizzati, bisogna sottolinearlo, anche grazie alle connivenze con una politica locale irresponsabile ed inefficiente!).

    E’ grazie a tali personaggi che il Veneto contemporaneo risulta ancora carente di infrastrutture soddisfacenti ed efficienti, che ha dovuto subire una cementificazione massiccia del territorio che ha compromesso in vari punti i fragili equilibri idrogeologici e che ha mantenuto un sistema formativo mediocre ed inadeguato rispetto alle esigenze della nostra epoca, sistema che purtroppo favorisce la permanenza di un’ignoranza diffusa.

    Quest’ultima si è rivelata anche col presunto referendum secessionista (in realtà un sondaggio di opinione) che oltre che essere facilmente manipolabile, non risulta per nulla oggettivo ed esauriente (un plebiscito deve svolgersi secondo regole e tempi precisi previsti in modo esplicito dal diritto internazionale!). Inoltre, non sono stati interpellati gli altri Veneti, ovvero: gli oltre 4 milioni di discendenti veneti residenti all’estero (di cui parecchi hanno ancora il passaporto italiano), il milione di Istriani e Giuliani e i circa 500.000 Trentini! Infatti, il Veneto storico si compone della Venezia Euganea (attuale regione Veneto), della Venezia Giulia (attuali province di Trieste e di Gorizia e la penisola istriana oggi divisa tra Slovenia e Croazia) e della Venezia Tridentina (attuale provincia di Trento).

    Non esiste poi una lingua veneta, ma piuttosto una serie di idiomi locali con radici comuni. Ad esempio, i testi del commediografo Goldoni scritti in Veneziano differiscono non poco da quelli di Ruzzante scritti in Padovano. E questo malgrado diverse similitudini. Discorso analogo sul piano orale, in cui a volte vi possono essere differenze perfino più marcate per via delle notevoli differenze di cadenza tra zone anche molto vicine (vedi ad esempio il fenomeno dell'”Arcellese” nella prima periferia di Padova).

    Sotto il profilo storico, la Repubblica di Venezia era commandata esclusivamente da 200 famiglie aristocratiche che controllavano tutta l’economia del paese. La maggior parte della popolazione indigena era quindi costretta a vivere in stato di totale servitù (mezzadri o braccianti) e i più fortunati facevano gli operai all’Arsenale di Venezia (la più grande fabbrica europea fino alla rivoluzione industriale inglese!) o campava dei proventi della pesca in laguna. Chiaro che in un simile contesto anche la cultura fosse quindi riservata soltanto ad un’elite e che il benessere fosse un privilegio riservato a pochi eletti.

    Sotto l’occupazione austriaca, vi fu un piccolo “boom” industriale che dette origine alla formazione di una borghesia e che favorì un certo sviluppo (specie nelle città) e migliori condizioni di vita.

    L’annessione successiva all’Italia nel 1866 (avvenuta come nel resto del paese attraverso plebisciti-farsa in cui potevano votare soltanto uomini agiati di oltre 25 anni di età!) fu una rovina per il Veneto, perché la fragile industria locale non poté più competere con i manufatti inglesi. Di punto in bianco il paese si impoverì notevolmente, lasciando spazio ad un feodalesimo e una miseria dilaganti che provocarono una massiccia emigrazione specie in Europa, Australia e Americhe. Il fascismo non fece che accentuare tale declino e la guerra finì col portare la regione al tracollo sociale ed economico.

    Le conclusioni che si possono trarre da queste constatazioni storiche sono le seguenti:

    – non esiste un’identità veneta vera e propria, ma vi sono piuttosto delle analogie culturali e linguistiche tra varie etnie venete. Negare questa evidenza, è negare la Storia stessa di questa terra travagliata.

    – rimpiangere i fasti di una repubblica oligarchica come quella di Venezia è assurdo in quanto la maggior parte della gente vi viveva in stato di quasi totale servitù e spesso in forme pronunciate di indigenza.

    – il dominio austriaco e l’annessione allo stato unitario hanno dimostrato la fragilità del modello “Nordest”, in quanto fondato più su elementi transitori e speculativi di sviluppo effimero che su criteri culturali e sociali tali da poter garantire nel tempo il consolidamento di un livello economico stabile ed effettivamente affermato per la maggior parte della popolazione ivi residente.

    Yvan Rettore

    (testimonianza di un “esule” veneto in Emilia)

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    • Giulia ha detto:

      Io sono veneta ma sono nata in Piemonte. Da un po’ di tempo a questa parte leggo online vari commenti, secondo questi non esisterebbero né una lingua veneta né un popolo veneto.
      Riguardo all’identità veneta…se io mi trovo ad essere nata qui è perché faccio parte della prima generazione di veneti nati in Piemonte, come milioni di altri, i miei genitori si trasferirono qui perché nella loro terra d’origine il lavoro non c’era. Io e la mia famiglia ci siamo sempre trovati molto bene, nessuno ci ha mai guardato male o isolati per la nostra provenienza, ma facendo una ricerca tra centinaia di veneti anziani (molti di loro oggi non ci sono più), ho scoperto che durante gli anni ’40 e ’50 qui c’erano delle vere comunità venete, la vita era triste e difficile per i veneti in Piemonte, erano trattati molto male. A quel punto scomparvero tutte le cattiverie, i dispetti tra veneti, per lasciare il posto ad una grande solidarietà tra di loro. Si facevano coraggio a vicenda, dal bellunese al rodigino. Poco più tardi iniziò anche l’immigrazione meridionale, ma anche loro formarono comunità a sè, non si unirono ai veneti. Non avevano la stessa identità culturale. Oggi questo non esiste più e viviamo tutti insieme senza fare distinzioni, ma in quel periodo i veneti stavano solo con gli altri veneti. Chi dice che non esiste un’identità veneta, non sa di cosa stia parlando. Anche perché fin da piccola, pur vivendo in Piemonte, ho sempre detto a tutti con orgoglio di essere veneta, è così che mi sento.

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  7. Giacomo Framarin ha detto:

    Yvan Rettore, sei molto di parte ! La tua permanenza in Emilia ti abbia mutilato di una parte molto importante della storia e della realtà attuale veneta !
    Balza agli occhi di chiunque ne sappia qualcosa sul Veneto che la tua è una valutazione monca !

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  8. roberto ha detto:

    certo che si apre un bel tema tra l’articolo del sig. pahor e il commento di yvan rettore.

    ho sentito (di persona) e visto (in video) diversi veneti rivendicare l’indipendenza per il veneto.
    hanno tanta rabbia contro l’italia che gli si è offuscata l’identità e prevalso il problema economico privato.

    era stato fatto un esperimento con dei topi:
    in una gabbia di una creta grandezza erano stati rinchiusi alcuni topi. tutto era tranquillo, ogni topo aveva spazio per muoversi. un po’ alla volta ne aggiunsero altri fino ad arrivare a spazio nullo. i topi, non avendo di dove muoversi, erano molto nervosi. in seguito si divorarono dalla rabbia.

    tornando al tema:
    sostituiamo la parola ‘spazio’ con ‘soldi’ ed ecco che si spiega la rabbia dei veneti contro roma.
    il sig. pahor ha ragione ma solo riferito a QUEI veneti.
    per ‘quei’ veneti (quelli con la rabbia dovuta alle difficoltà economiche familiari) l’indipendenza è solo un’illusione.
    se un domani fossimo nazione, e la nostra nazione avesse grosse difficoltà economiche, quei veneti rabbiosi sarebbero i primi a venderci al primo offerente.
    esattamente quello che sta succedendo a venezia: pur di succhiare soldi dai turisti (piuttosto che sudarseli con lavori PRODUTTIVI) fanno entrare in laguna navi di ferro (quindi a motore) di qualsiasi tipo, anche titaniche. fanno entrare eserciti di turisti chiamati ‘petrolio veneto’. venezia è diventata un ‘bed and breakfast’, quindi non si può accusare solo l’istituzione veneziana… si sono messi pure i veneziani.
    (il bello è che siamo ipocriti, sappiamo benissimo i disastri che ha portato il vero petrolio… crediamo che sia differente per quello umano?).

    comunque io diffido di quei veneti. non appoggio la loro causa. assolutamente.
    ma capisco il loro disagio e sofferenza… solo in questo gli sono vicino.

    ormai si sa (per chi ha letto un minimo della nostra storia) che nella serenissima quello che contava non erano i soldi, ma i RAPPORTI con più etnie (non solo i popoli confinanti, ma addirittura etnie. ci rendiamo conto dell’apertura mentale visto il contesto storico?).
    dai rapporti si sapeva che poi sarebbero nati degli scambi, cioè commerci, e la CONSEGUENZA di tutto il lavoro di COSTRUZIONE di quelli che potremo definire ‘rapporti in sinergia’, attraverso diplomazie, mediazioni e dialoghi, giungeva il danaro.
    ribadisco: il danaro era una conseguenza non un target. sono i rapporti che arricchiscono veramente.

    è molta la gente (noialtri ghe dixemo foresti) che ci dicono ‘veneti andate avanti così. sono con voi. ma per favore non dite che volete liberarvi dell’italia per un fattore economico con tutta la storia che avete’.
    cioè, se ne rendono conto tutti fuori che noi?
    fin qui do ragione al sig. pahor.

    per le altre cose che il sig. sopra citato ha detto e che si leggono sul gazzettino del 30 marzo nell’articolo:
    No all’indipendenza che poggia su motivi economici
    è meglio stendere un velo pietoso.

    cos a significa:
    ‘questi veneti cosa vogliono? Con chi desiderano unirsi?’
    come non è chiaro dopo i serenissimi del 1997? (e non solo).
    e poi ‘unirsi’?
    ma la slovenia si è voluta staccare dalla yugoslavia per unirsi con qualcuno?
    sta ancora aspettando?
    e poi sig. pahor la lingua e cultura concorrono a dare il diritto o possibilità di formare una nazione (scritto da lei).
    è per questo che gli sloveni e croati storicamente continuavano ad minacciare la serenissima perché bramavano le terre in istria e dalmazia (lingue e culture diverse)?
    recidivi, non riuscendoci chiesero addirittura appoggio all’Austria e, molto spesso, ai pirati narentani senza mai ottenere nulla.
    ci volle napoleone. poi un po’ alla volta le popolazioni slave presero la lingua e cultura degli altri (cioè la nostra)… già… sig. pahor.
    prima ci si impossessa della terra, si affossa la lingua e cultura degli altri (ma questa non assomiglia alla favola italia?) poi si dice, sempre agli altri, ‘state fermi che non avete motivi validi’ per muovervi.

    ma vede sig. pahor, è ovvio che lei dica ciò che il gazzettino ci ha riferito. lei è cresciuto all’interno di un’epoca fatta di menti ideologiche. di sinistra, di destra, di alto o basso, per me non conta. sono sempre e solo pura ideologia.
    la nostra storia non ha ideologie. cosa dice… un pizzico d’invidia?
    che dire, se lei si sente di far parte di un’ideologia o di un partito (visto il suo passato da partigiano pare sia così) il discorso non può che finire qui.

    cari veneti, io spero che venga presto ripristinato il potere di governo alla serenissima repubblica, e far vedere una volta per tutte a questi premi nobel cos’è un governo senza ideologie, costituzioni, e fargli conoscere un po’ la giustizia veneziana che tanto poneva l’attenzione per l’aiuto piuttosto che sulla condanna.

    a quanto pare anche se lo leggono non lo trattengono.

    roberto.

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  9. Ben ha detto:

    rispondere a questo Yvan Rettore è cosa inutile, superflua…il nome lo tradisce, lo classifica di una famiglia COMUNISTA..ivan..per chi oggi come lui può scrive ha un’ età giusta in cui chi dava questi nomi erano (e sono) appartenenti ad un partito che non ha fatto altro che distruggere l’ economia itagliota e con roma sta tuttora distruggendo il VENETO….certa gent…ia non merita nessuna considerazione…meglio spendere il nostro tempo per cose giuste, utili e non dare spazio a detrattori comunisti di me….a!!

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