SAN MARCO E IL LEONE

di Simonetta Dondi dall’Orologio

evangelistiRiprendendo le profezie di Ezechiele, nella Bibbia, Apocalisse 4,7, si cita testualmente: “Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l’aspetto d’uomo, il quarto vivente era simile a un’aquila mentre vola; i quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi”. San Girolamo, nel IV secolo, argomentò che i quattro esseri viventi, si potevano associare ai quattro Evangelisti; e così fu, a ciascuno degli Evangelisti venne attribuita una delle suddette raffigurazioni; a S. Matteo venne associato l’angelo (l’uomo), a S. Luca il bue, a S. Giovanni l’aquila e a S. Marco il leone.

Il leone sta a San Marco, proprio perché nel Suo Vangelo si racconta del S. Giovanni Battista (spesso raffigurato con indosso una pelle di leone) e della sua voce che, nel deserto, “si eleva simile a ruggito”, preannunciando agli uomini la venuta del Cristo; “Ego sum vox clamantis in deserto, parate viam Domini” (Io sono la voce che chiama nel deserto, preparate la via del Signore).
Questa è solamente una delle varie ipotesi ed interpretazioni fatte, diciamo che è quella che per tradizione ci è stata tramandata ed ha avuto più credito.

PAX TIBI MARCENella tipica raffigurazione, il leone alato veneziano tiene tra le zampe anteriori il libro aperto con la scritta: “Pax tibi Marce Evangelista meus”, riprendendo così l’antichissima tradizione che vuole S. Marco, naufrago nelle lagune durante il suo apostolato nelle terre venetiche, avvicinato da un angelo con le sembianze di un leone alato, apostrofarlo con la frase: “Pax tibi Marce Evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum” (Pace a te Marco, mio Evangelista. Qui riposerà il tuo corpo).
Frase che impegnò (e giustificò) i veneziani nel recupero delle spoglie del Santo da Alessandria per portarle a Venezia.

Da allora, in tutte le piazze principali delle città del dominio, grandi o piccole, sulla terra ferma o nelle isole, anche le più lontane, alla loro presa di possesso da parte della Repubblica, veniva innalzata la colonna con in cima il leone di San Marco, tanto che i veneziani venivano anche soprannominati i “pianta leoni”

COLONNA DEL LEONE UDINECome evidenziato da Alvise Zorzi in: “San Marco per sempre” ( Le Scie Mondadori 1998), con la fine della Serenissima, nel 1797, se n’è visto un’ecatombe; innumerevoli sono stati i leoni marciani posti sulle colonne, sulle facciate dei palazzi dei rettori o a guardia delle porte poste nelle mura di cinta delle città, distrutti o scalpellinati dalle soldatesche francesi e dalle zelanti milizie delle municipalità giacobine. I turchi, più civili, non si sono sognati di fare altrettanto a quelli scolpiti nelle grandiose fortezze veneziane in Grecia.

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