Indipendenza del Veneto, quelli che dicono che “non conviene”

di Enzo Trentin su L’Indipendenza

veneto-1-267x200Non expedit (non conviene) è una disposizione della Santa Sede con la quale, per la prima volta, il pontefice Pio IX nel 1868, dichiarò inaccettabile per i cattolici italiani partecipare alle elezioni politiche dello Stato italiano e, per estensione, all’intera vita politica italiana. Fu abrogata ufficialmente da Papa Benedetto XV nel 1919, che in quello stesso anno permise ai cattolici di aderire al Partito popolare di don Luigi Sturzo.

Nel linguaggio della politica, questa situazione si configura come problema strategico che si fonda sulla teoria della decisione razionale: non conviene legittimare l’avversario partecipando alle elezioni politiche da esso indette. Infatti non servì a molto, tre anni dopo (nel 1922) il fascismo prenderà il potere.

Nel 1881 lo Stato Pontificio non esiste più. Roma è capitale d’Italia dal 1871 e il potere religioso e quello politico ora sono separati. Il Papa – in quel periodo – considera gli italiani invasori e vive chiuso nel Vaticano. Vuole mostrare al mondo che è “prigioniero politico” e ordina a tutti i cattolici di non partecipare alla vita politica dello Stato perché: non è opportuno(non expedit).

I Veneti indipendentisti, quelli autentici s’intende, potrebbero trarre da ciò qualche insegnamento, tenuto presente che anch’essi si considerano “prigionieri” dello Stato italiano “occupante”. Di contro, i Veneti che partecipano alle elezioni politico-amministrative dell’Italia, suscitano qualche perplessità circa la loro buona fede indipendentista, visto che con la loro partecipazione legittimano lo Stato che dichiarano di non volere.

Viviamo un’epoca priva di avvenire. L’attesa di ciò che verrà non è più speranza, ma angoscia. C’è tuttavia, a partire dal 1789, una parola magica che contiene in sé ogni avvenire immaginabile, e non è mai tanto ricca di speranza come nelle situazioni disperate; è la parola rivoluzione. E da qualche tempo si pronuncia sempre più spesso una sua variante consequenziale: indipendenza. Dovremmo essere, così pare, in pieno periodo rivoluzionario; ma di fatto tutto va come se il movimento indipendentista decadesse con il regime stesso che aspira a distruggere.

Prendiamo il panorama “rivoluzionario” Veneto: circa trent’anni fa era autonomista, poi diventa federalista, oggi più che mai è determinato all’indipendenza dall’irriformabile Stato italiano. Tuttavia le classi medie sono sedotte dalla rivoluzione unicamente quando essa è evocata, a fini demagogici, da apprendisti dittatori. Chi ha scorto con chiarezza che l’oppressione statale poggia sull’esistenza di apparati di governo permanenti e distinti dalla popolazione, e precisamente gli apparati burocratico, militare e poliziesco commette un errore di strabismo; questi apparati permanenti sono il risultato inevitabile della distinzione radicale che esiste di fatto tra le funzioni direttive e le funzioni esecutive. Il problema, semmai, è quello relativo all’esercizio effettivo della sovranità popolare, per cui con le elezioni non si eleggono i nuovi “padroni”, bensì dei semplici delegati-rappresentanti passibili di revoca in qualsiasi momento. Giust’appunto come avviene in USA, Canada, Svizzera, Venezuela ed altrove.(Si veda qui).

parassitiGenericamente parlando il panorama veneto è contraddistinto da due gruppi. Al primo appartiene una componente “minoritaria” di inseguitori dell’occupazione di posti istituzionali presso quello stesso Stato italiano da cui vorrebbero secedere. Ma c’è qualcuno che, esercitando la maieutica, afferma di voler ripristinare l’antica indipendenza della Repubblica di Venezia, di cui lo Stato italiano sarebbe l’occupante. Finora costoro, quando si sono presentati alle elezioni sia politiche che amministrative, con l’argomentazione di dare visibilità all’istanza indipendentista, non hanno ottenuto alcun significativo risultato. Anzi, i risultati sono stati assai modesti per non dire scoraggianti. Essi asseriscono di voler imitare le esperienze scozzesi e catalane, dimenticando o omettendo le peculiarità di quest’ultime, che sono improponibili nel panorama italico. Rimarchevole il fatto che costoro parlano molto del modo con cui arrivare all’indipendenza; ma omettendo, sino ad oggi, di offrire all’opinione pubblica un qualsiasi abbozzo di architettura istituzionale. Politiche pubbliche, debito e fiscalità, Unione europea ed euro: sono questioni ancora completamente inevase da costoro.

Non sapremmo dire se per ingenuità o malafede, rimandano la soluzione istituzionale all’avvenuta indipendenza, quando gli appetiti di potere e le contrapposizioni politiche non consentiranno una serena e condivisa regolamentazione. Eppure le regole (Costituzione sì o no? Statuti? E quali? Quale magistratura? Che tipo di difesa? Che tipo di moneta? Quali alleanze internazionali? ecc. ecc.) in democrazia debbono precedere la soluzione dei problemi. Anzi sono le regole condivise a priori che consentono la pacifica e migliore soluzione dei problemi. Alcuni sedicenti indipendentisti non sono chiari a tal proposito, e suscitano perplessità.

L’altro gruppo è rappresentato da una cosiddetta opinione pubblica che si va facendo sempre più consistente. Per esempio: alla festa di San Marco a Venezia, il 25 aprile del 2012 c’erano circa 80 persone a svoltolare il gonfalone marciano. Subito identificate dalla polizia. Nel 2013 i partecipanti furono alcune centinaia. Quest’anno 2014 sono stati alcune migliaia. Tuttavia, statisticamente parlando, per ognuno di quei partecipanti si può pronosticare un seguito solidale di almeno 10 persone tra famigliari, conoscenti ed amici. E questo senza considerare i sondaggi più o meno scientifici, o l’autoconvocato plebiscito.eu espletato on line.

È a questa massa di persone che al più presto si dovrà prospettare in quale nuovo Stato le si vuole portare, a maggior ragione prendendo atto del fatto che già ora c’è qualcuno che vorrebbe ottenere fiducia e prestiti in denaro, non sufficientemente o adeguatamente garantiti. Non è raro constatare in spiriti assai grandi la confusione tra due concezioni distinte e persino incompatibili, a tutto vantaggio dell’inevitabile imprecisione del linguaggio; assorbiti dall’elaborazione di idee nuove, manca loro il tempo per sottoporre ad esame critico ciò che hanno scoperto. Un miglioramento metodico dell’organizzazione sociale suppone uno studio preliminare approfondito del modo di produzione, per cercare di sapere da una parte che cosa ci si può attendere da esso, nel futuro prossimo e remoto, dal punto di vista del rendimento, dall’altra quali forme di organizzazione sociale e di cultura sono compatibili con esso, e infine come esso stesso può essere trasformato. Solo degli esseri irresponsabili possono trascurare un simile studio e tuttavia pretendere di dirigere la società; purtroppo è quel che succede un po’ ovunque fra i “rivoluzionari”.

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2 risposte a Indipendenza del Veneto, quelli che dicono che “non conviene”

  1. Eugenio ha detto:

    ILTRENTIN dice dellle cose interesanti,ma non tocca Mai il Grosso Problema,che è quello Fondamentale,ossia chi Rappresenta L’Indipendentismo Veneto.Certamente non puo’ essere il Comitato PLEBISCITO.ue (questa è una armata Brancaleone,con idee Bossiane anni 90) in versione Veneta ,ma di questo abbiamo visto gia i Risultati.Nè i vari Partitini.Allora CHE FARE? Unire i vari Partitini in un Unico Partito,Tesseramento dei Veri Indipendentisti ,elezioni di un Comitato Centrale ,e di un Presidente,dove la minoranza deve acettare la linea della Maggioranza (questa è la Democrazia) e rinnovo delle elezioni dopo 3 anni. Tanto per fare un sempio come il Centralismo Democratico del vecchio P.C.I.(anche se il Comunismo in questo caso non c’entra niente ma era un modello Molto forte di Organizzazione ) Solo cosi con il tempo si puo’ mettere giu’ una Bozza di Costituente,se no non si capisce chi sarebbe autorizzato a scriverla.

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  2. giorgio ha detto:

    forse non vi siete resi conto che quello dello studio preliminare e’ proprio il percorso che Plebiscito.eu sta seguendo. Intitolare l’articolo”non conviene” e’ strumentale e atto a orientare il pensiero di chi legge “contro” una certa idea. In realtà’ i contenuti del pezzo dimostrano che siete i primi ad argomentare in modo generico e non costruttivo (vista l’assenza di proposte alternative) le critiche.

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