La sorprendente saggezza degli antichi Veneziani

di Enzo Trentin su L’indipendenza

Venezia Maggior Consiglio 1Il ballottaggio è una sequenza ordinata e finita, fatta di passi, operazioni o istruzioni elementari che conduce a un ben determinato risultato in un tempo finito. In matematica corrisponde ad un algoritmo.

Gli scopi principali del ballottaggio sono due:

1)   impedire gli imbrogli. Non c’è qualcuno che fa l’«in-broglio», ovvero nascosto nel ‘Brolo’ (l’orto dietro palazzo ducale). Gli imbroglioni siamo noi stessi, la nostra natura umana. Il ballottaggio è basato sulla reciproca sfiducia. Un filtro per i brogli elettorali, ma soprattutto un sistema che produce maggioranze stabili superiori al 64% di consensi.

2)    Scegliere rapidamente. A prima vista il ballottaggio o più semplicemente il sorteggio può sembrare complicato. lnvece è straordinariamente semplice, elementare e rapido. È stato sicuramente utile e necessario ad assicurare secoli di continua stabilità dell’ordine politico della Serenissima. La preveggenza dei veneziani, in questo campo, è sorprendente.

Molte regole elettorali richiedono il voto di una super-maggioranza per cambiare lo status quo. Senza alcuna restrizione sulle preferenze, le regole della super-maggioranza hanno proprietà paradossali. Ad esempio, i cicli elettorali sono possibili con qualcosa di diverso dalla regola della maggioranza al 100%. I ricercatori statunitensi Andrew Caplin e Barry J. Nalebuff, già nel 1988 hanno dimostrano che questi problemi non sorgono se vi è sufficiente polarità sugli atteggiamenti tra la popolazione votante. La loro definizione di consenso sociale coinvolge due restrizioni sul dominio: una sulle preferenze degli individui, l’altra sulla distribuzione delle preferenze. Quando esiste consenso, la regola della maggioranza è del 64% ed ha molte proprietà desiderabili, compresa l’eliminazione di tutti i cicli elettorali. Quello che sorprende è che i ricercatori americani hanno “scoperto” il sistema in uso nella Repubblica di Venezia sin dal 1268, ovvero la cosiddetta “cabala dei 9 numeri” che fu istituita il 23 luglio di quell’anno quando il Maggior Consiglio elesse missier Lorenzo Tiepolo.

venezianiantichi-288x200A Valdagno (VI), ai giorni nostri, l’architetto Giulio Pizzati, padre di Lodovico, oggi docente all’università di California, e uno dei più noti intellettuali dell’indipendentismo veneto, è partito dalle radici della storia veneta, ed approfittando delle conferme dei due studiosi americani su indicati, ha scritto un pamphlet che prefigura le elezioni dell’auspicato Veneto indipendente con un sistema elettronico, dai costi economici risibili, e della massima affidabilità.

Suonate le trombe…! Fate rullare i tamburi…! «Questo xe el vostro Doge, se ve piase.» Con questa formula venne presentato al popolo per sette secoli, finché Napoleone non istituì sbrigativamente in laguna il gioco di rubamazzo. Coniata il 25 agosto del 1205 quando elessero Pietro Ziani, i Patrizi si ripromettevano con quella formula pronunciata coram populum di zittire gli esagitati mugugni della gente che si sentiva sempre più emarginata dalla cosa pubblica. La “cabala dei 9 numeri” fu istituita, invece, come sopra indicato nel 1268. Ma ecco la ricetta con la quale venivano somministrati quei numeri. Di 30 rimangono 9, i quali ne eleggono 40 che poi rimangono in 12 che ne eleggeranno 25 per rimanere in 9 che a loro volta ne eleggeranno 45 che si ridurranno a 11 per eleggerne 41 che alla fine eleggeranno il Doge… con almeno venticinque suffragi. Tutto qui. Come si vede, una semplicissima successione di combinazioni in parte fortuite e in parte intenzionali al fine di evitare qualsiasi broglio.

L’architetto Pizzati sostiene che il primo scopo del Ballottaggio è quello di proteggere la società dagli incantatori. Il demagogo, ossia colui che guida il popolo è privato fin da subito di un uditorio da affascinare. La fascinazione è la madre della tirannide. I politici ne sono maestri dicendoci quello che vogliamo sentirci dire. Essi ci portano verso un’isola felice dove ogni pena troverà il proprio riscatto e la parte migliore di noi si realizzerà pienamente. Ci infiammano, ci convincono e ci conducono per mano in questo luogo incantato perché essi hanno capito a fondo i nostri bisogni e le nostre necessità. Si chiamano di volta in volta: Mussolini, Bossi, Berlusconi, Renzi, Grillo… Al contrario il Ballottaggio è alla base di una nuova struttura telematica mai esistita prima d’ora, ed al momento in fase di programmazione. Non esiste un’aula o un uditorio per oratori che infiammano gli animi e che sobillano le fazioni. Ci sarà una piattaforma informatica dove i rappresentanti dei 581 Comuni Veneti opereranno per il bene dei Veneti consultandoli su ogni decisione.

Lo stato Digitale (così lo definisce Giulio Pizzati) si basa su un sistema di votazione elettronica ossia il voto in linea; un metodo oramai consolidato dalle tecnologie elettroniche ed informatiche, sia per esprimere il voto, sia per il conteggio delle preferenze. La prassi contempla varie applicazioni di votazione elettronica: ad esempio tramite postazioni nei Comuni, oppure per mezzo di internet, o anche per telefono, sistemi a scansione ottica per l’identificazione del votante o sistemi informatici di varia natura. Tale pratica è molto diffusa anche in ambito privato: nel 2007 la commissione Europea ha varato la Direttiva 2007/36/CE (shareholders Rights Directive) che consente l’esercizio del diritto di partecipazione e voto remoto nel corso delle assemblee degli azionisti. Tale direttiva europea ha permesso alle associazioni di azionariato critico e alle associazioni di rappresentanza degli azionisti di utilizzare il voto on line, nonché di farlo conoscere come nuovo strumento di partecipazione alle decisioni e come espressione della volontà dei soci.

I sistemi di votazione on line sono utilizzati in molte nazioni moderne, sia in ambito privato, sia in ambito pubblico. Negli USA, Regno Unito e in particolare in Estonia fin dal 2005, dove il voto via internet è stato utilizzato anche nelle elezioni politiche e nei referendum. E ancora, il canton Zurigo ha ricevuto un premio delle Nazioni Unite, il “Public Service Award 2007″ per il suo sistema di voto elettronico. Vedasi qui. Sempre in Svizzera i referendum locali via internet sono una pratica ormai consolidata, i votanti ricevono la password per accedere alla scheda elettorale, per mezzo del servizio postale. In linea generale, quindi, il voto tramite internet si inserisce nella piena legittimità internazionale, considerato l’ormai consistente numero di Paesi che lo hanno adottato.

Per quanto riguarda le elezioni politiche e i referendum in Italia, la mancanza di una normativa in materia permette di affrontare una sperimentazione di voto elettronico su un tema che attiene alla libera espressione, senza entrare in contrasto con il diritto interno e quindi oltrepassando i problemi procedurali sull’indizione di un referendum per l’indipendenza del Veneto. Il vuoto legislativo italiano in tema di votazione elettronica solleva inoltre le rappresentanze istituzionali da doveri organizzativi, in merito alla convocazione di comizi, preparazione di seggi elettorali, convocazione di scrutatori e altri vincoli operativi e normativi che costituiscono un ostacolo evidente nell’indizione di una consultazione popolare tradizionale e che finora ha inibito la decisione politica in seno al Consiglio regionale Veneto. Oppure, secondo l’opinione di molti osservatori, ha costituito una facile scusa per non decidere alcunché. Il Plebiscito Digitale è praticamente a costo zero.

I risultati di un laboratorio sperimentale sono stati eccellenti. Per prima cosa si è potuto analizzare da vicino una pratica scomparsa da secoli. Si sono incontrati Veneti di varie associazioni con scambi di idee preparando il terreno alla consultazione referendaria avvenuta con grande successo. Si sono approfonditi molti dettagli sull’operatività del Ballottaggio. Ad esempio le nomine fatte dalla Commissione dei 5 e dei 6 devono essere precedute da indicazioni sulla Finalità del Consiglio da nominare e della successiva Commissione che sarebbe stata ballottata. Per le nomine si doveva possedere il Curriculum delle persone da nominare per constatare la rispondenza all’incarico loro assegnato. Le cariche limitate nel tempo, poi, impediscono il radicamento di una classe di politici-funzionari. Niente soci in affari sorteggiati insieme, niente dipendenti dello Stato Veneto fra i ballottati. Niente parenti e niente datori di lavoro sorteggiati assieme ad un dipendente. Queste erano le poche antiche regole valide tuttora.

Nel corso dell’esperimento durato da 1° agosto al 18 settembre 2013 da parte dei Consiglieri sono state presentate alcune richieste che sono state accolte dalle Commissioni. Ad esempio in occasione della trasferta in Scozia si doveva conferire la nomina ufficiale. La prima Commissione dei 5 ha provveduto a stendere e sottoscrivere una lettera di incarico al rappresentante diplomatico. Il valore di ogni delibera delle Commissioni è stato puramente simbolico poiché l’esperimento condotto su base volontaria richiedeva la messa a punto di strumenti legislativi veneti non ancora esistenti. L’esperimento si è concluso con la prospettiva di proseguirlo su basi istituzionali. La conclusione quindi è: il ballottaggio funziona. Usiamolo.

Giulio Pizzati ci ricorda ancora come nel testo in inglese del 1988 Caplin e Nalebuff cadono vittime di un luogo comune: quello di attribuire alla Repubblica Veneta l’etichetta di oligarchica. Una etichetta che persiste nel tempo. La realtà dei fatti ha dimostrato, invece, che il significato di oligarchia, in questo caso, è quello di impedire agli imbroglioni l’accesso ai pubblici uffici, conservando alla funzione amministrativa i suoi tre requisiti fondamentali: l’efficacia della funzione, l’impossibilità per il funzionario di creare un potere personale o ereditario, l’evitare conflitti tra le funzioni.

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3 risposte a La sorprendente saggezza degli antichi Veneziani

  1. archscandian ha detto:

    Articolo molto interessante, aggiungerei la proposta di Gabiele De Pieri
    presidente di Governo Nasionae Veneto, che nel primo turno (tipo “primarie”) siano i cittadini a scegliere i candidati del proprio “comune” o “cantone” tra i cittadini che ritengono persone oneste, e che i candidati per il secondo turno siano scelti tra i cittadini più votati; per il proprio territorio le persone proporrebbero chi vedono “agire bene”,; inoltre una persona così scelta è stimolata a dare il meglio per il proprio territorio, investito della fiducia dei propri concittadini e responsabilizzato ad agire bene per la “res publica”.
    Non sarebbe stupendo? Ognuno potrebbe anche dare il proprio contributo sulle decisioni da prendere con un voto on line su qualunque argomento si debba decidere, questa sarebbe la vera partecipazione alla costruzione della nostra nuova relatà veneta, un sogno che si avvera.

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  2. Eugenio ha detto:

    Trovo questo Articolo particolarmente INTERESSANTE .Specialmente nel sapere il Sistema in uso nella Republica Veneta sin dal1268.ovvero la cabala dei novi numeri,Penso che un domani che si faccia il Nuovo Stato veneto lo si adotti questo Sistema (personalmente lo trovo ancora attuale) Quella invece che non mi convince e che io considero la Grande truffa del WEB,diventata di moda in questi ultimi periodi grazie a CASALEGGIO e al GRILLO .è questa specie di Democrazia ,come viene aplicata dal M.5.S. Ossia si dicute e si prendono vari decizioni al compiuter,che poi se uno guarda bene ,sono pochi nei confronti degli elettori di questo Movimento,insomma una picolissima parte che sa usare bene il compiuter decide per la maggioranza ..alla faccia della DEMOCRAZIA …

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  3. Michelangelo ha detto:

    Interessante l’articolo come tutti quelli che ci ricordano la storia politica della Serenissima tedofora della sagezza politica dell’Impero Romano. Quello che vedo duro a morire è il mito moderno della democrazia che tanti guasti sta provocando quando applicato senza i correttivi del caso.
    Infatti bisogna convincersi che la democrazia funziona solo se applicata come la dove essa è nata, cioè nella polis greca, cioè in una comunità sufficientemente piccola da poter controllare le fonti d’informazione senza dover ricorrere ai professionisti ovviamente prezzolati ed interessati. Un esempio più attuale si può trovare nella Svizzera dei cantoni. Al secondo livello bisogna delegare agli eletti con regole severe e certe.
    Diversamente è inevitabile che la democrazia si volge in demagogia, in base al principio: vulgus vult decipi, ergo decipiatur

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