DISCRIMINAZIONI LINGUISTICHE

di Anna Iseppon

unescoLa lingua Veneta è tutelata come LINGUA – e non dialetto – dalla nostra Regione oltre che dalla Regione Friuli Venezia Giulia (L.R. 5/2010), ma non dallo Stato italiano, che non la annovera tra le minoranze linguistiche, pur essendo compresa fra le lingue minoritarie dall’UNESCO. Il “Red Book of Endargered Languages” (=libro rosso delle lingue in pericolo) è un volume pubblicato dall’UNESCO in cui sono raccolte le lingue del mondo che maggiormente rischiano l’estinzione. La nostra lingua fortunatamente figura tra quelle “non a rischio di estinzione” (categoria 6 del citato Red Book), ma è comunque compresa tra quelle riconosciute e tutelate [clicca QUI per andare al link]

Una risoluzione del Consiglio Europeo del marzo 1988 afferma che “il diritto delle popolazioni ad esprimersi nelle loro lingue regionali o minoritarie nell’ambito della loro vita privata e sociale costituisce un diritto imprescrittibile”. E quella veneta potrebbe essere ritenuta a tutti gli effetti una lingua regionale o minoritaria ai sensi della “Carta europea per le lingue regionali e minoritarie” del 1992 [clicca qui per andare al link]¹. L’Italia ha firmato questa carta il 27 giugno del 2000 ma non l’ha mai ratificata.

stuporeCon la legge 482/1999 sulla “Tutela delle minoranze linguistiche” l’Italia ha riconosciuto l’esistenza di dodici minoranze linguistiche definite “storiche” ammettendone a tutela le rispettive lingue: ”In attuazione dell’articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo”. Ci lascia perplessi che la Lingua Veneta non figuri tra queste minoranze linguistiche storiche (forse un millennio di Repubblica Serenissima non è sufficiente?) e non goda di alcuna tutela da parte dello Stato Italiano.

Dal 1999 la Regione Veneto ha intrapreso la strada che ha portato al riconoscimento della lingua e dell’identità veneta: con la Risoluzione 262 del 1999 (che chiede il riconoscimento del veneto come lingua all’Italia), in seguito con la L.R. 3 del 14 gennaio 2003 in merito alle “Iniziative di promozione e valorizzazione dell’identità veneta” ed ancora nel 2007 con la L.R: 8 del 13 aprile 2007 che si occupa di “Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale Veneto”. Il Consiglio Regionale sottolinea infatti come “gli Stati più avanzati e rispettosi dei diritti delle minoranze hanno capito che quando un popolo è cosciente della propria identità, è più disponibile alla comprensione delle culture altrui

mappa_variantiPer chi non lo sapesse, ricordiamo che circa la metà dei parlanti la lingua veneta si trova in quelli che erano i territori della ex Repubblica di Venezia (principalmente nella regione del Veneto, ma anche nel Trentino e nel Friuli-Venezia Giulia). La metà rimanente si trova all’estero, principalmente in Istria e Dalmazia, ma varianti della lingua veneta sono attualmente parlate anche in  Slovenia, Croazia, Montenegro, Romania, Brasile, Messico e in varie altre località oggetto di emigrazione.

Voglio concludere questo articolo citando l’Art 6 della Dichiarazione Universale dei Diritti Linguistici: “La presente dichiarazione esclude che una lingua possa essere considerata come propria ad un territorio col pretesto ch’essa è la lingua ufficiale dello Stato o tradizionalmente utilizzata sullo stesso territorio come lingua amministrativa o nel quadro di alcune attività culturali”.


¹ Article 1.a of the Charter, “regional or minority languages” means languages that are i.) traditionally used within a given territory of a State by nationals of that State who form a group numerically smaller than the rest of the State’s population and ii.) different from the official language(s) of that State. It does not include either dialects of the official language(s) of the State or the languages of migrants.

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5 risposte a DISCRIMINAZIONI LINGUISTICHE

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  2. Camilla ha detto:

    Parlate di discriminazione linguistica quando questa Regione possiede già una provincia che è tutelata dalle 482/99 come minoranza ladina e, ve lo ricordo, è la provincia di BELLUNO! Tutte queste battaglie per la lingua veneta, quando non c’è nessuna considerazione per quella ladina; ci troviamo inseriti tra una regione a statuto speciale e una con le provincie autonome e le differenze si vedono eccome, ma il Veneto pensa alla sua lingua, non a quella della “periferia”.
    Sono veramente stufa di non veder nessun miglioramento per le nostre zone di montagna! E vi ricordo che STORICAMENTE il Cadore ha versato fiumi di sangue per difendere questa Regione.

    Una Cadorina ormai poco veneta.

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    • Axel De Pellegrini ha detto:

      Ciao Camilla, se pos dì la mia, sinceramente parlando la soluzion a problemi de riconoscimenti de lingue minoritarie come chela ladina se pol solche risolvela ente na maniera: domenega vai a votà par Indipendenza Veneta e dane na man a se riciapà la nosta tèra e la nosta cultura. Sol con na Nathion Veneta divisa en Cantoni podaron dà pì tutela a le,minoranze linguistiche e culturali, oltre a tante altre robe. Mi ghe crede anca parchè son un dei 5 candidati de Indipendenza Veneta par la provincia de Belùm. La scelta la e cmq tua a la fin. Sarevede!

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  3. Quinz Andreas ha detto:

    Cara Camilla, lasciamo perdere la solita retorica dei morti per l patria, che siano siculi in Monte Piana o cadorini in Russia, TUTTI MORTI PER LE MIRE ESPANSIONISTICHE ITALICHE CHE HANNO DICHIARATO GUERRA ALL’AUSTRIA, RUSSIA, ECC…, morti spesso per mano dei carabinieri che sparavano alle spalle di chi non voleva aggredire il vicino di casa, morti che si girerebbero nella tomba se vedessero per cosa hanno combattuto, il riconoscimento linguistico, nonchè di popolo, è patrimonio di costituzioni pluralistiche, federaliste o confederali, come la Svizzera e non certamente la centralistica italia, ben più simile alla francia della “democrazia con la ghigliottina”.
    La Svizzera è sicuramente il modello di stato moderno a cui il Veneto sovrano intende ispirarsi:
    La Svizzera è suddivisa in tre regioni linguistiche e culturali: tedesca, francese, italiana, a cui vanno aggiunte le valli del Canton Grigioni in cui si parla il romancio. Il tedesco, il francese, l’italiano sono lingue ufficiali e nazionali. Il romancio è lingua nazionale dal 1938 ed è parzialmente lingua ufficiale dal 1996. Alla diversità linguistica si aggiunge quella religiosa con i cantoni protestanti e i cantoni cattolici. Gli svizzeri quindi non formano una nazione nel senso di una comune appartenenza etnica, linguistica e religiosa. Il forte senso di appartenenza al Paese si fonda sul percorso storico comune, sulla condivisione dei miti nazionali e dei fondamenti istituzionali (federalismo, democrazia diretta, neutralità), sulla geografia (Alpi) e in parte sull’orgoglio di rappresentare un caso particolare in Europa.

    Se ti avessero insegnato la storia (vera) del Cadore e dei rapporti ultracentenari tra la Magnifica e la Serenissima, della stima reciproca e della ricchezza economica e culturale che tale rapporto creò (per tutti la storia del Tiziano, che non sarebbe tale senza la scuola veneziana), probabilmente avresti una visione diversa del Veneto. Il Cantòn Dolomiti, il nostro progetto, è molto più vicino a quello che tu rivendichi di quanto non possa esserlo ogni ipotesi autonomista, sia che arrivi dall’accentratore PD o dall’italico Zaia. O forse ce ne sono di migliori? Forse l’ipotesi di passare con il Südtirol ti sembra più rispettosa della tua lingua e dei morti di cui tu parli, uccisi dai padri dei pusteresi ? Permettimi uno slogan politico, in chiusura: CADORE LIBERO IN VENETO LIBERO.

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  4. Camilla ha detto:

    Gentilissimi, vi ringrazio per le risposte. Mi dispiace Andreas ma come ti ho già detto sono molto titubante del fatto che l’indipendenza Veneta possa rendere il Cadore libero. Credo che sia più sensato, nel nostro caso, lottare per l’autonomia della provincia di Belluno, dato che sembra essere dimenticata da tutti (e non intendo il BARD). Comunque che sia destra, sinistra, centro, su e giù, ormai vedo la politica sempre più come mezzo per altri fini, quindi l’unica cosa che spero è di essere considerati e (soprattutto) aiutati un po’ di più perché tutte le manovre che si stanno facendo stanno portando ad uno spopolamento sempre maggiore.
    Il Cadore ha le due stesse tutele delle Regioni vicine di minoranza linguistica ladina e di Dolomiti patrimonio naturale dell’umanità, (abbiamo il numero più alto di parlanti ladini e il 60% di Dolomiti) eppure questa piccola Patria è quasi dimenticata.
    Comunque vi auguro buona fortuna per la vostra campagna.
    Cordialmente
    Camilla

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