REFERENDUM – PARCHE’ TUTI STI SCHEI?

di Anna Iseppon

salvadanaioPerché il referendum sull’indipendenza (L.16/2014) ci costerà 14 milioni di euro? Perché quello sull’autonomia (L.15/2014) invece costerà meno di 4 milioni? Ma perché tutti questi soldi per una consultazione?

…dite la verità, ce lo siamo chiesto un po’ tutti! Così, per curiosità ho passato un po’ di tempo in rete a documentarmi; queste sono le risposte che mi sono data, e che voglio condividere con voi…

Da che cosa derivano i costi di un referendum?

referendumLa spesa per un referendum istituzionale dipende da numerose voci:

  • Spese per l’allestimento dei seggi: sgombero delle stanze, allestimento, trasporti, facchinaggio, pulizie;
  • Rimborso ai comuni: straordinari del personale (ufficio elettorale, anagrafe, polizia locale), propaganda, spese telefoniche e di connessione ad internet, utilizzo degli spazi;
  • Compenso al personale impiegato ai seggi: presidenti, segretari e scrutatori
  • Compenso al personale di sicurezza (carabinieri presenti durante le operazioni di voto)
  • Materiale elettorale: schede, trasporto delle schede, matite copiative;

I 14 milioni sono una cifra…”equa”, o eccessiva?

Da stime trovate nel web, un referendum a livello italiano ha un costo che si aggira intorno ai 170-200 milioni di euro. Facciamo una semplice proporzione, basandoci sul costo per elettore (anche se solo parzialmente corretta) cosa ne esce? Prendendo l’ipotesi migliore (170milioni) e considerando che gli elettori della penisola sono poco più di 47milioni (non contando i residenti all’estero) il costo si aggira sui 3,60 € pro capite. Ora, in Veneto abbiamo all’incirca 3.900.000 elettori, quindi, la spesa stimata potrebbe aggirarsi effettivamente sui 14milioni come previsto dalla legge 16.

Ma perché quello sull’autonomia invece costa meno?

dubbioIl referendum sull’autonomia regionale costa 3.950.000 €, tra l’altro già stanziati attraverso tagli qui e lì al bilancio regionale…Ma da cosa deriva questa enorme differenza nel costo tra un referendum e l’altro? Semplice: dal fatto che il referendum sull’autonomia verrà  – per legge – accorpato alle prime elezioni utili (in questo caso, le prossime regionali) mentre quello sull’indipendenza no. Così facendo i costi si abbattono drasticamente: visto che tutta la macchina organizzativa è già avviata, la spesa per la consultazione autonomista si riduce quindi al costo delle schede ed alla differenza di compenso per il personale ai seggi.

Allora perché non accorpare il referendum alle regionali riducendone il costo?

Il rischio sta tutto nel doppio quesito (autonomia/indipendenza) che genererebbe nell’elettore non poca confusione. Si è visto infatti da un recente sondaggio (clicca qui) come, messi di fronte al quesito autonomia o indipendenza, la maggioranza degli elettori opterebbe per l’opzione autonomia. Ciò si può spiegare con la confusione generata ad hoc utilizzando spesso e volentieri come sinonimi i due termini (anche da parte di molti politici che dovrebbero conoscere bene questa differenza) oltre che con il timore di “un salto nel vuoto” legato al fatto che del dopo indipendenza si parla sempre poco, mentre l’autonomia appare più “rassicurante”.  Quindi, studiamo bene le differenze tra autonomia e indipendenza, e divulghiamo un’informazione corretta in merito… ma soprattutto elaboriamo progetti per il Veneto del futuro (come ad esempio stanno facendo col progetto del Libro Bianco, ma non solo)

Perché ce lo dobbiamo pagare noi?

tasche-vuoteI detrattori hanno puntato sul fatto che un referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto, soprattutto in tempo di spending review,  fosse “uno spreco di denaro pubblico”… influenzando l’opinione dei cittadini sostenendo che quei soldi sarebbero stati tolti a capitoli di spesa importanti – ad esempio il sociale – con pesanti ricadute per tutti (mi domando perché non potessero essere presi ad esempio dai vitalizi agli ex consiglieri regionali…). Davvero agghiacciante  ad ogni modo che, soprattutto da chi si professa “democratico”, una consultazione popolare, un esercizio di democrazia qual è il referendum, venga considerato “uno spreco”! Questo la dice lunga sul fatto che lo stato italiano sia ben lontano dall’essere la “repubblica democratica” che dice di essere…

In realtà il problema principale era legato non tanto a motivi “morali” (se così si possono chiamare)…quanto a questioni burocratiche: la Corte dei conti avrebbe potuto contestare la spesa pubblica e chiedere la restituzione delle somme stanziate a livello istituzionale per la consultazione indipendentista; con un finanziamento “privato” invece si va ad evitare questa complicazione. Da qui l’esigenza di prevedere le donazioni volontarie da parte di privati ed aziende per sostenere la spesa della consultazione. Una spesa che rappresenta a tutti gli effetti una prima manifestazione di “indipendenza” da parte dei Veneti (non ci serve l’elemosina dallo stato italiano), e termometro della nostra volontà di riscattarci.


Come sempre, l’invito che ti rivolgiamo è quello di leggere e condividere l’articolo se lo hai trovato utile e/o interessante. Il tuo “mi piace” ci gratifica e ti ringraziamo per il sostegno che ci esprimi…ma ciò che realmente fa la differenza è la condivisione dell’informazione! L’indipendenza del Veneto dipende anche da gesti semplici come il passaparola, il “fare rete”… aiutaci a diffondere l’informazione, condividi!

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6 risposte a REFERENDUM – PARCHE’ TUTI STI SCHEI?

  1. Ben ha detto:

    Lungi da me fare il disfattista, cerco di essere realista….Mi sembra che in Paesi meno “sviluppati” di noi (si fa per dire, vedi Brasile…hehehe) hanno adottato da molti anni il VOTO ELETTRONICO e non hanno problemi di nessun genere e inoltre abbattono i costi in modo elevato….cioè sul tipo di quello messo in atto intelligentemente da “PLEBISCITO” il 16 marzo scorso. Capisco che in italia non abbiamo questo modello di elezione….sappiamo che abbiamo una burocrazia impossibile da superare, sappiamo che roma farà di tutto per bloccare ogni anelito di libertà del Veneto pena tirare la cinghia fino alla morte…ma è proprio impossibile fare una consultazione popolare di questo tipo, assistita da osservatori anche stranieri e itaGlioti? Non credo si riuscirà comunque a raggiungere la cifra chiesta per fare la consultazione “normale” stile 1800 che abbiamo…per cui non avendo il denaro (benchè mandiamo a roma 21 MILIARDI ogni anno) probabilmente non si farà niente…con grande delusione e smarrimento per chi ci crede ed ha offerto il suo obolo per realizzare un sogno…mi spiace molto!!

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  2. Eugenio ha detto:

    IO il mio Contributo per il Referendum Consultivo INDIPENDENTISTA VENETO lo gia Fatto,visto che ho sempre approvato questa iniziativa di Referendum Cartaceo ,come i nostri amici Sud-Tirolesi ,(e nessuno a mai messo in dubbio i risultati) Invece ho sempre criticato ,il REFERENDUM Digitale ho Virtuale ,specialmente dopo i risultati come una FARSA Di stampo LEGHISTA (mi ricordava le sparate del BOSSI) Intendiamoci io non ho niente contro chi la votato ,ma contro chi la Organizzato..e Spero che i miei soldi che ho mandato non li usino per un Referendum per L’autonomia ..IO li ho mandati per un altro Motivo INDIPENDENTISMO ed AUTONOMIA SONO COSE ben diverse ,come spesse volte ho detto l’AUTONOMIA è LA TOMBA DELL’INDIPENDENZA …

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    • gabriele ha detto:

      guarda che che plebiscito.eu non e’ stata la lega a proporlo ma i veneti indipendentisti …che poi la lega l’abbia appoggiato è un altro discorso…alla risposta di Anna Iseppon su eventuali problemi…..(Il rischio sta tutto nel doppio quesito (autonomia/indipendenza) che genererebbe nell’elettore non poca confusione. )…non ne capisco il motivo….di certo sul quesito referendario non ci sarà scritto vuoi l’autonia o l’indipendenza….ma penso che debba recitare…vuoi tu veneto uno stato veneto indipendente SI …NO ……

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      • Anna ha detto:

        Ciao Gabriele. 2 leggi…2 referendum…2 quesiti, uno su statuto autonomo e uno su indipendenza. Il problema del doppio quesito non è insito nel quesito stesso, ma è legato alla propaganda pre-referendaria, che andrà a creare confusione e generare insicurezza nei cittadini.
        In Scozia sono stati decisivi gli indecisi (perdona il gioco di parole), e qui non saremo messi meglio! Soprattutto visto che i media NON sono dalla nostra ma in mano agli unionisti…e vista la scarsa informazione (e di bassa qualità) in circolo sulla tematica indipendentista.
        Qui molti dicono indipendenza e pensano autonomia, non conoscendo la differenza. Molti, messi di fronte al cambiamento, lo temono… in quest’ottica l’autonomia è un piccolo cambiamento, tollerabile, mentre l’indipendenza è un cambiamento radicale, e spaventa (da qui le domande sul “dopo” che molti rivolgono).
        Molti ancora nemmeno sanno che sia stata approvata una legge referendaria!
        Per questo è FONDAMENTALE che ci informiamo correttamente noi per primi…e che facciamo circolare informazioni corrette. Soprattutto al di fuori della solita cerchia ristretta di amici (solitamente già indipendentisti). Non possiamo aspettare che siano sempre “gli altri” a farlo. L’indipendenza non ce la regalerà nessuno, non è una discesa, ma una faticosa arrampicata in cui dobbiamo aiutarci l’un l’altro se vogliamo raggiungere la cima! Buon lavoro a tutti.

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  3. GP ha detto:

    Ci sono molti pensionati che avrebbero lavorato volentieri senza alcuna indennità. Si ha cercato fino in ultimo di interporre lungaggini e paletti per rendere più difficoltoso il percorso del referendum. Purtroppo quando si cerca di star seduti su troppe sedie si combina ben poco.

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  4. Eugenio ha detto:

    faccio presente che io anche se sono Veneto abito in LOMBARDIA ,se abitavo li partcecipavo ,ho cercato di vendere l’appartamento Nuovo ,che avevo comperato 5 anni fa per trasferirmi nella mia terra ,ma mi è stato Impossibile visto che ho chiesto ad una agenzia e mi hanno valutato il 30%in Meno..di quello che l’avevo pagato….

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