A.A.A. LOBBY CERCASI!

di Erica Bonello

federico-caner“Una lobby tutta veneta che unisca industriali, artigiani, categorie produttive, sindacati, forze sociali e politica.” E’ la provocazione lanciata da Federico Caner e riportata in un articolo di Rovigo Oggi il 2 dicembre 2011. A distanza di 3 anni credo che questa provocazione dovrebbe diventare un consiglio.

Una lobby, o gruppo di pressione, è un gruppo di individui organizzati formalmente, in grado di intervenire sui centri di potere influenzando il processo delle decisioni politiche, con minacce di sanzioni o promesse di servizi o ricompense, e sono fondamentali agli occhi del decisore pubblico per acquisire informazioni tecniche su tal settore e per comprendere l’impatto di determinate decisioni che li coinvolgono. Alcuni esempi di lobbies sono: Eni, Enel, Legambiente, Mediaset, Fiat…etc…

r3w_money_lobbyingA primo impatto il lobbista viene percepito in maniera negativa, quando invece il suo ruolo è fondamentale per mettere in luce certe tematiche, per comprendere certi aspetti che lo riguardano e che, in quanto gruppo, riguardano una grande ed importante parte della popolazione economica/sociale. Rimane essenziale che le richieste e le pretese del gruppo di pressione non entrino in conflitto con l’interesse pubblico, che siano quindi rispettose del “bene comune”, del principio morale e legale e del loro codice deontologico. Insomma i loro interessi personali non devono essere mai anteposti alla “ragione sociale”.

Ma cosa succederebbe se esistesse una forte lobby veneta

in grado di trattare con le alte sfere decisionali e

riuscire a fare “il bello ed il brutto tempo”?

Siamo sicuri che questa debba rimanere

una provocazione?

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3 risposte a A.A.A. LOBBY CERCASI!

  1. Enzo Trentin ha detto:

    DOMANDA LECITA. TUTTAVIA MALE IMPOSTATA.

    Intanto chi propone il quesito è privo d’ogni credibilità politica. Infatti, cosa ha fatto lui ed il suo partito per risolvere i problemi che evidenzia?

    Anche l’azione di Lobbying, in sé corretta ed accettabile, viene qui male impostata.

    Un approccio corretto dovrebbe essere:

    1 – I rappresentanti sono dei semplici DELEGATI della sovranità popolare espressa mediante il voto. Non possono essere i “padroni” delle scelte politiche, prima delle quali si “consulta” (graziosamente. Tsz!) il cosiddetto “mandante” o popolo sovrano.

    2 – È necessario quindi che, per ottenere credibilità, gli attuali rappresentanti ripristinino gli strumenti per l’esercizio della sovranità popolare in maniera corretta. Ovvero:

    a) eliminazione del truffaldino referendum consultivo, per ripristinare l’effettivo referendum DELIBERATIVO su TUTTE le materie di competenza del Consiglio regionale (semplice mandatario).

    b) eliminazione del truffaldino quorum del 50%+1, che esiste solo in Italia e nei paesi che furono satelliti dell’ex URSS.

    c) Introduzione dell’effettivo esercizio della PROPOSTA DI LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE, in forma semplice e non arzigogolata. Con iter certo per il suo esame, pena il mettere – entro un ragionevole tempo – la questione al giudizio del popolo sovrano mediante apposito referendum.

    d) Introduzione dell’istituto del “Recall” o REVOCA dei pubblici amministratori e dei burocrati. Altro istituto che esiste nelle democrazie reali.

    e) Introduzione dell’elezione diretta del DIFENSORE CIVICO REGIONALE, ed in forma contemporanea, all’elezione del Consiglio regionale. Evitando l’attuale conflitto d’interessi rappresentato dal fatto che il CONTROLLORE (Difensore civico) è oggi nominato dal CONTROLLATO Consiglio regionale.
    Le sue competenze: attribuzioni e preclusioni
    Il Difensore Civico è un’Autorità amministrativa indipendente della Regione Veneto cui è preposta, quale funzionario onorario, una persona fisica scelta per competenza giuridica ed esperienza nel campo della Pubblica Amministrazione che opera in piena libertà e autonomia e indipendenza nel rispetto delle leggi e degli statuti al fine del controllo di legittimità dell’azione amministrativa e assicura l’imparzialità e il buon andamento di questa secondo il principio di cui all’art. 97 Cost.
    NON ha funzioni di patrocinio legale né giurisdizionali.
    Gli ambiti di competenza del Difensore Civico riguardano tutte le amministrazioni pubbliche operanti nel territorio regionale (Regione, Province, Comuni, Uffici periferici dello Stato etc.) in tutte le materie del diritto amministrativo (Lavori Pubblici, Sanità, Viabilità, Edilizia, Scuola, Lavoro, Ambiente, Utenze, Fiscalità, Trasparenza amministrativa e Accesso agli atti).

    Questi sono i principali strumenti della democrazia DIRETTA, che non implicano il loro esercizio compulsivo, giacché la loro funzione primaria è DETERRENTE.
    Infatti, al politico preme soprattutto essere rieletto. Cosa ardua se le sue delibere e leggi possono essere cassate dall’esercizio democratico della sovranità popolare. Ergo, minori Leggi e delibere, e loro qualità maggiormente orientata al succitato… “bene comune”.

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    • Maurizio Bedin ha detto:

      Caro Enzo (permettimi la confidenza), come non essere d’accordo su quanto hai così chiaramente esposto? Quanto enunciato sarebbe linfa vitale per una democrazia moderna che esiste in quanto espressione delle scelte fatte dal Popolo e non dalla politica e dai partiti. Attualmente, e con l’indirizzo politico intrapreso dai vari governi italiani (non è questione di allineamento o colore politico), questo sogno di “benessere” etico e culturale non è praticabile. Finché avremo questo sistema, non lo sarà nemmeno per i nostri nipoti. Ed è per questo che vogliamo disconoscere l’appartenenza a questo Stato che MAI ha trattato i cittadini come parte portante della società stessa. Negando e sopprimendo ogni diritto di rivendicazione democratica, come dal significato della parola stessa. Tutti uniti, se veramente lo vogliamo, possiamo provare a cambiare il nostro destino. Basta fare un passo alla volta. Adesso è guardare SOLO ciò che ci unisce e non ciò che può dividerci. Ti saluto Serenissimamente.

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      • Enzo Trentin ha detto:

        Mio caro Maurizio Bedin (come vedi accetto il tono confidenziale), consentimi di dissuaderti da un’idea a mio vedere sbagliata che (ti cito testualmente): «Adesso è guardare SOLO ciò che ci unisce e non ciò che può dividerci.»

        Basta guardare alla storia degli indipendentismi per constatare che ci sono sempre stati i frazionismi, i distinguo, le prese di distanza politico-ideologiche. Solo per citare alcuni esempi: in Russia ai fini della lotta rivoluzionaria contro un potere dispotico dello Zar (che in realtà tale non era o non lo era del tutto) i bolscevichi si staccarono del tutto dai menscevichi, e dopo non poche difficoltà Lenin riuscì a prevalere. Nell’ex Indocina francese la stessa cosa può dirsi: svariati movimenti divisi ideologicamente tra loro. Solo quando prevalse la linea di Hồ Chí Minh si ebbe il sopravvento dei comunisti. Nell’Algeria francese (che a differenza di tutte le altre colonie era considerata territorio metropolitano francese), le fazioni indipendentiste erano numerose. Solo quando l’FLN (Front de Libération national) riuscì a presentare un nuovo assetto istituzionale, le altre fazioni scomparvero.

        E qui veniamo al nocciolo della questione: unirsi per che cosa?

        Allo stato attuale io non conosco una formazione indipendentista veneta che sia in grado di presentare un progetto istituzionale credibile e atto a superare (anche qui ti cito testualmente): «l’indirizzo politico intrapreso dai vari governi italiani…»

        Constato che numerosi soggetti politici, con un ben determinato pedigree politico fatto di “battaglie sotto tutte le bandiere”, oggi si da’ da fare per essere eletto alla Regione Veneto.
        Sostanzialmente dichiarano: «votate per noi. Una volta eletti in Regione dichiareremo l’indipendenza.»
        Io dico: «Sì! Ma quale?» Non vorremo lasciare “il dopo” ai partiti che da strumento di partecipazione dei cittadini alla vita politica sono diventati “possessori” della vita politica alla quale i cittadini sono invitati solo come spettatori?!?

        Pur non conoscendoti personalmente, mio caro Maurizio Bedin, non voglio crederti così ingenuo.

        In primo luogo questi disinvolti indipendentisti non otterranno un consenso elettorale talmente massiccio da materializzare una loro presenza determinante. Secondariamente – ma non troppo – i politici vanno giudicati NON per quello che dicono, bensì per quello che fanno. E i politici indipendentisti cui faccio riferimento, sappiamo benissimo cosa hanno fatto.

        Mi fermo qui non perché non abbia altro da dire, bensì per ragioni di spazio, e perché su questo argomento ho già scritto e pubblicato molto, pur non avendo esaurito, ovviamente, le argomentazioni.

        Detto questo, volentieri ricambio un sereno saluto.

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