NON È IL PAESE DEI BALOCCHI

di Anna Iseppon

stc allarme infanziaI dati dell’ultimo rapporto di Save The Children sull’Italia fanno riflettere e preoccupare (clicca qui per andare al’articolo): «la povertà assoluta¹ delle famiglie è cresciuta ulteriormente nel 2013 e riguarda ormai il 13,8% dei minori – oltre un milione e 400 mila tra bambini e ragazzi (+ 37% rispetto al 2012) – mentre più del 68% delle famiglie sono costrette a tagliare sugli alimenti o a comprare cibo di qualità inferiore.»

Un impoverimento che non è solo materiale e che, proprio per questo, risulta ancor più grave: oltre 3 milioni di bambini e ragazzi tra 6 e 17 anni non hanno letto un libro nel 2013 e sono circa 4 milioni quelli che non hanno visitato una mostra o un museo. Il 51,6% di under 18 vive in famiglie che non possono permettersi nemmeno una settimana di ferie l’anno lontano da casa. Assente anche lo sport: il 53,7% degli adolescenti (15-18 anni) non pratica alcuna attività motoria continuativa nel tempo libero.

Dati che ci fanno essere (come al solito) fanalino di coda in Europa: l’Italia si colloca al 33° posto su 41 Paesi  per quanto riguarda la povertà infantile secondo lo studio pubblicato dal Centro Nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza. Ancora più in basso (al 37° posto su 41) se si valuta la quota di giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione (i cosiddetti Neet): con il 22% abbiamo il tasso più alto di tutta la UE! In Italia – ricordiamolo – le percentuali di disoccupazione giovanile sono da capogiro: ad agosto i 15-24enni senza lavoro erano il 44,2% (e si tratta di un dato tuttora in aumento).

aulaingleseUna situazione che spinge sempre più giovani a fare la valigia e partire! La classe di età più rappresentata dei nuovi emigranti è infatti quella dei 18-34 anni (36,2%), seguita da quella dei 35-49 anni (26,8%) e le prime regioni per numero di emigrati sono proprio le “locomotive d’Italia”: la Lombardia, quella che ha subito la maggiore “emorragia”, seguita dal Veneto.

La volete la ciliegina sulla torta? Qualche giorno fa un’amica mi ha segnalato che, in un’anteprima della successiva puntata di un celebre programma televisivo (intitolata “Nell’Italia che cambia nuovi scenari…”), hanno fatto vedere una classe di bambini delle elementari alle prese con lo studio dell’inglese. Apparentemente una cosa positiva…non fosse per le preoccupanti dichiarazioni rilasciate da questi ragazzini! Di fronte alla domanda «Vi piace studiare l’inglese?», infatti, il tono delle risposte era «Si, l’inglese ci serve cosi da grandi possiamo andare a lavorare all’estero», «Ci piace impararlo così se vai a lavorare in inghilterra almeno lo sai», «’chè se te ne vai fuori e non lo sai parlare come fai?».  In pratica…lo Stato italiano sta coltivando emigranti!!

noneun-paese-per-giovaniL’Italia NON è decisamente un paese per giovani! Vergognoso che per avere una prospettiva futura i giovani siano costretti ad abbandonare la propria terra ed i propri affetti.

È un DOVERE che abbiamo, nei confronti dei nostri figli, fratelli, nipoti e nei confronti delle future generazioni darci da fare per garantirgli un domani migliore. QUI. Diamoci da fare per costruire insieme la nostra futura Nazione Veneta!


¹ Una famiglia viene definita povera in termini relativi se la sua spesa per consumi è pari o al di sotto della linea di povertà relativa, che viene calcolata sui dati dell’indagine sui consumi delle famiglie.

La soglia di povertà assoluta corrisponde, invece, alla spesa mensile minima necessaria per acquisire il paniere di beni e servizi considerati essenziali, nel contesto italiano e per una determinata famiglia, a conseguire uno standard di vita “minimamente accettabile”. Le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore al valore della soglia vengono classificate come assolutamente povere.

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Una risposta a NON È IL PAESE DEI BALOCCHI

  1. Vincenzo Testini ha detto:

    Ho visto anch’io la trasmissione in oggetto. Ed ho avuto la stessa sgradevole sensazione. Stanno coltivando le generazioni d’emigranti. Da come la vedo io, l’unico modo per salvare noi, ed, molto più importante, i nostri giovani è l’Indipendenza. WSM!

    Mi piace

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