DAL FEDERALISMO AL CENTRALISMO

di Anna Iseppon

11regioniQualche giorno fa le agenzie di stampa ci hanno dato notizia di un progetto su cui sta lavorando il “nostro” Caro Governo: passare – in un’ottica di spending-review – dalle 20 regioni attuali a 11 macroregioni  attraverso la fusione di diversi enti locali. Al Veneto, secondo la proposta avanzata dal Ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, che ha lanciato la proposta, spetterebbe l’accorpamento con le vicine regioni (peraltro a statuto speciale) di Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.

Il motivo?

parte dell’inefficienza delle Regioni è dovuta ai loro confini territoriali: servizi come welfare, sanità e istruzione non possono più essere gestiti all’interno di confini vecchi di 40 anni. Dobbiamo guardare al futuro chiedendoci cosa sia più utile ai cittadini oggi”  sostiene l’On. Galletti.

delrioIn attesa di scoprire quale sia il piano per il riordino delle Regioni allo studio di palazzo Chigi, abbiamo già subito la riforma Delrio dello scorso aprile, con cui sono state “abolite” le province. Enti che in realtà sono stati solo declassati ad enti amministrativi di secondo livello, ad esclusione di una decina, trasformate nelle cosiddette città metropolitane. “È necessario, lo Stato deve risparmiare!” ci è stato raccontato.

Ebbene, sapete in quanto è stimato il risparmio legato a questa manovra? 110 milioni di € (come riportato nel testo di legge) di stipendi degli amministratori, più qualche altra decina di milioni derivante dal risparmio nelle spese elettorali. E sapete perché il risparmio non è così elevato? Perché il vero costo delle province non dipende dagli amministratori, ma dagli 80mila dipendenti pubblici – che non possono essere licenziati – per cui sborsiamo all’incirca 2,5 miliardi di € annui! L’unica cosa che ha subito una bella sforbiciata con tale riforma è la democrazia! Ne abbiamo avuto prova lo scorso ottobre quando si sono tenute – senza che molti cittadini ne fossero consapevoli – le elezioni provinciali, dove Sindaci e Consiglieri comunali hanno votato altri Sindaci e Consiglieri comunali alla carica di consiglieri provinciali!

democrazia-italia_530x0_90-680x365Queste le parole della presidentessa della Provincia di Venezia, Francesca Zaccariotto, nei giorni delle elezioni: “Io penso che di queste ” elezioni indirette” saranno informate si e no circa 2.000 persone su quasi 4.000.000 di cittadini ( escludo la Provincia di Venezia). Questo per dire che il bluff dell’abolizione delle Province è riuscito alla perfezione. La cosa dovrebbe fare riflettere su cosa si intende per manipolazione. In pochi sostenevamo che la decisione di abolire le Province era solo uno ” specchietto” per distrarre il popolo che era esacerbato da ladrocini e privilegi fatti ad altri livelli. Le Province sono state gettate formalmente nell’arena perché il popolo doveva essere accontentato eliminando un po’ di politici. I media dal canto loro hanno sostenuto a spada tratta questa impostazione. Oggi si scopre che le Province, sotto altro nome continueranno ad esistere, scopriamo che la tanto vituperata ” casta” eleggerà la ” casta”. Chi ci ha rimesso ? Solo i cittadini a cui è stato tolto il diritto di voto. Oggi le Province sono diventate  come le centinaia di aziende o municipalizzate e sfido chiunque a dirmi se sanno chi le governa e cosa fanno.

Non dimentichiamo che in questo periodo si caldeggia anche l’unione dei Comuni, “per risparmiare”, “ci sono troppi amministratori locali”, “bisogna razionalizzare!”…dicono. Un risparmio effettivo…o solo un disservizio per quei cittadini, spesso anziani, che non hanno la possibilità di spostarsi agevolmente da un comune all’altro? Sapete quanti Comuni ci sono in Italia? 8.057. In pratica una media di 1 comune ogni 7.500 abitanti (siamo circa 60milioni). Sono davvero troppi? Così, giusto per fare un paragone con una realtà funzionante, sapete quanti comuni ha invece la Svizzera? 2.516. Considerando che gli Svizzeri sono circa 8milioni, hanno una media di 1 comune ogni 3,200 abitanti. E, per ricordarlo, la spesa pubblica italiana si aggira intorno al 51% del PIL, mentre quella Svizzera è del 34% ; il rapporto debito pubblico/PIL italiano si aggira intorno al 133% mentre quello elvetico è del 35%. Ora, secondo voi, il problema sta nel numero di comuni… o in un sistema che fa acqua da tutte le parti?

vota perAppare sempre più evidente il disegno centralista di questo governo che, senza averne il mandato in quanto non votato dai cittadini e senza che se ne parli adeguatamente, sta mettendo mano al Titolo V della Costituzione. Una riforma, quella proposta dal Ministro Boschi che, oltretutto, va contro il volere espresso dai cittadini nell’ultimo referendum del 2001, quando il 64,2% votò in favore della modifica costituzionale che introduceva, di fatto, una sorta di federalismo in Italia.

Se dovesse passare nella riforma la “clausola di supremazia” verso le Regioni a tutela dell’unità della Repubblica e dell’interesse nazionale, la nostra strada verso l’autodeterminazione (in particolar modo quella istituzionale, che fa leva sull’ente italiano Regione Veneto) si dimostrerà ben più ardua del previsto!

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Una risposta a DAL FEDERALISMO AL CENTRALISMO

  1. Enzo Trentin ha detto:

    Anzi tutto prendiamo atto che la strada dell’indipendenza del Veneto non passa attraverso “la via istituzionale” italiana come alcuni sedicenti indipendentisti credono e sostengono.

    Una cosa che purtroppo la Lega Nord (la citata Francesca Zaccariotto a quel partito appartiene) e tutti gli altri politicanti non hanno mai spiegato, è che il federalismo di basa due principi fondamentali:

    1 – la sovranità che tramite il voto i cittadini conferiscono ai rappresentanti, è inferiore alla sovranità che riservano per se stessi sui fatti.
    2 – Gli oneri che il “foedus” implica devono essere inferiori (o quanto meno uguali) ai benefici che se ne ricavano.
    Se ci si pensa un po’, il primo è il principio cardine della democrazia, il secondo dell’«assicurazione» civica.

    Ecco spiegato perché il sistema svizzero funziona, mentre in Italia praticamente nessuno comprende (o meglio ha interesse a NON capire, poiché perderebbero il potere che hanno sui cittadini) la vera essenza del federalismo.

    Preso atto di ciò, non c’è che la secessione; ma solo dopo aver approntato una bozza di nuova architettura istituzionale, e con questa alla mano aver lavorato per ottenere il consenso del cosiddetto POPOLO SOVRANO.

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