IL VENETISMO SENZA STORIA E MEMORIA

di Millo Bozzolan e Zorzi Veneto

persaIeri l’amico Zorzi di Belluno in poche, straordinarie righe ha dipinto la nostra situazione drammatica¹. Lui ha affermato che un popolo, una Nazione, si perde quando abbandona la propria Religione (lo scrivo maiuscolo, come lo si faceva fino al 1797), la propria Lingua, e non conosce al propria Tradizione racchiusa nella Storia.

Tutte cose queste che, malgrado lo strepitio indipendentista, stanno accadendo. Il che spiegherebbe bene l’incapacità di trovare una base comune nell’agire dei Veneti moderni, per percorrere compatti la strada verso al Libertà. Due secoli trascorsi in una società volta alla realizzazione del proprio “particulare”, priva di valori condivisi, volta a demolire quello che restava della memoria del nostro passato, ci hanno annichiliti. Esaminiamo un attimo quello che era la società veneta durante il dominio marciano. 

Posto il principio della separatezza tra stato e chiesa, per cui il primo si doveva occupare principalmente del benessere materiale dei cittadini, mentre la seconda di quello spirituale, Paolo Sarpi stesso ci insegnava che le due entità DOVEVANO collaborare ed agevolarsi a vicenda, perché non era concepibile che il Principe ignorasse o non controllasse  aiutandola, l’opera della Chiesa, nella formazione spirituale della società veneta. Che era una società fondamentalmente cristiana, basata su principi immortali ed immutabili: quelli del Vangelo. Lo stato si reggeva sulla Religione, sulla Legge e sulla Giustizia, e governava quindi i suoi cittadini basandosi sui principi della Carità, dell’Amore e della Pietà. dio sfrattatoSi è visto mai un presidente Napolitano evocare nel suo discorso di fine anno questi principi? Alla Società veneta basata su valori immortali, da tutti i nostri Padri riconosciuti come tali, in quanto cristiani, si è passati, specie negli ultimi cinquanta anni, alla polverizzazione degli stessi, perché viviamo in un’epoca in cui ogni essere si ritiene in diritto di proporre come fondamentali e valide per tutti, le proprie idee personali, mentre un tempo vi erano valori universali indiscutibili. 

Questi valori sono, malgrado tutto, sopravvissuti nelle campagne venete, fino a pochi decenni orsono. E si traducevano in comportamenti individuali virtuosi, che hanno permesso, tra l’altro, il miracolo economico  di cui ha beneficiato anche il resto dell’Italia, magari in maniera parassitaria,  succhiando le nostre risorse. E questo disastro spirituale attuale è potuto accadere perché non abbiamo avuto accesso alla nostra Storia: quel poco che ci è arrivato è stato distorto, e reso irriconoscibile.  Persa la nostra Storia, abbiamo persino agevolato il processo, vergognandoci di parlare la nostra lingua pubblicamente, persino tra di noi. La lingua veneta in tutte le sue varianti locali, ma che ha una base comune, e rischia di soccombere, non avendo dalla sua parte i mass media che la promuovono, anzi, la ridicolizzano.

Ecco, amici veneti, queste poche righe vi siano di aiuto per una riflessione sui Valori immortali rappresentati, non a caso, da un Evangelista, quel Marco che sbarcò un giorno tra di noi per formare i pilastri che hanno retto per oltre mille anni la Venetia intera e che dobbiamo recuperare e difendere. Uniti nel riconoscerli, e anche chi, come me, è certamente un cattivo cristiano, deve inchinarsi ad essi.  Quelli  del resto,sono i principii che hanno retto l’Occidente ben oltre un millennio.

ducato“Il Gonfalone ed il Leone che vi era ricamato non erano per la Repubblica quello che la bandiera era per i Regni, ma molto di più. Non era l’insegna di una Casa regnate che si perpetuava nella Dinastia, né era l’insegna del Doge. Era < San Marco in forma de Lion> e San Marco era il vero capo dello stato. I re brandivano il loro vessillo, mentre il Doge si inginocchiava davanti all’asta che reggeva il gonfalone e così veniva scolpito e coniato“. Lo ha scritto anche Luigi Tomaz.


¹ L’ olocausto culturale dei Veneti continua, non hanno neppure bisogno di metterci nei ghetti , ci manderanno via senza vagoni blindati, perchè pagheremo anche il biglietto dell’esodo già iniziato, non hanno bisogno di eliminarci fisicamente lo fanno con le tasse e lo facciamo da noi soli in combattimento con i nostri fratelli. I popoli che storicamente hanno resistito alla estinzione, non hanno mai abbandonato la loro religione, la loro cultura e lingua. E noi Veneti facciamo ancora fatica a capirlo. Grazie a Millo, Massimo e a tutti i Patrioti Veneti che ci insegnano a ricordare una antica dignità di popolo ormai quasi persa.

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7 risposte a IL VENETISMO SENZA STORIA E MEMORIA

  1. Vincenzo Testini ha detto:

    Ho letto con attenzione l’articolo. Sono completamente d’accordo.

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  2. Giacomo Framarin ha detto:

    Anch’io sono d’accord.

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  3. AndreaD ha detto:

    Concordo con il senso dell’articolo, e lo dico da agnostico e miscredente.
    Mi permetto una breve considerazione. Più passa il tempo e più mi convinco che Il Popolo Veneto abbia quasi irrimediabilmente rinunciato alla sua dignità nel momento stesso in cui decise, non senza una certa ingenuità contadina, di abbracciare i non-valori della società dapprima consumistica e poi, in un secondo tempo, globalizzata. Noi viviamo sulle macerie morali di questa “degradazione antropologica”.
    Ad una società pre-consumistica che si fondava su valori come il risparmio, la morale e l’onestà, è succeduta l’attuale società immorale, materialistica ed edonistica.
    Faccio fatica a cogliere veri uomini e vere donne tra i Veneti che mi circondano. Se non fosse così allora a quest’ora saremmo già indipendenti da un pezzo, perchè un vero uomo non accetterebbe mai di vivere e morire da servo.
    Quando mi sento dire: “eh… ma tanto no i te łassarà mai far sta indipendensa….” – detto da un qualcunque Veneto con gli occhi da topino persi nel vuoto – allora mi rendo conto che c’è qualcosa che non va, e provo un disperato bisogno di conoscere persone vere.

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  4. giorgio ha detto:

    Noi veneziani continuiamo a parlare la nostra lingua qualsiasi sia lo status o la condizione sociale mentre in provincia parlare veneto sembra sia abbassare il livello culturale…….

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  5. Giacomo Framarin ha detto:

    E’ deprimente constatare che una bellissima, anche se molto triste, descrizione della nostra situazione , come quella che ho appena letto qui sopra , sia stata letta finora da così poche persone che l’hanno condivisa. Forse l’articolo viene trovato come ” troppo lungo ed impegnativo ” ( !! ) da leggere.
    Io lo interpreto come ” disinteresse !

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