VENEZIA E L’ISLAM

La convivenza tra cristiani (Veneziani) e islamici (Turchi) ai tempi della Serenissima

di Massimo Tomasutti

parigi_attentato_charlie_hebdoLibertà di critica a parte, ho pensato agli aspetti ed ai motivi storici per le quali la Serenissima Repubblica, nel suo secolare incontro, confronto e scambio con l’islam ottomano, mai ebbe a trovarsi con una situazione tragica – un vero e proprio “atto di guerra” -, come quella accaduta ieri a Parigi. Con il senno di poi (espressione che non mi piace) il necessario riesame delle multiformi relazioni intercorse tra Venezia ed Istanbul potrebbe far qui pensare al solito “abuso” sbrigativo per corroborare il mito della Repubblica scaltra, tollerante, pragmatica e maestra nella diplomazia. Un “mito”, come alcuni scrivono dandogli implicitamente una connotazione negativa, e tuttavia credo valga la pena (o la curiosità) di vedere da “vicino” in estrema, brutale sintesi alcuni punti qualificanti di questo “confronto”.

Primo: “San Marco aver dato fontego per casa de’ turchi e ora mandarmi via è un’ingiustizia“. Così, nel 1838, parlava Sadok Drisdi, l’ultimo ospite turco del Fontego che era stato ”invitato” a sloggiare a seguito della chiusura dello stesso. Le sue parole sono ancora altamente significative e testimoniavano molte cose: la lunga coesistenza relazionale tra due mondi con religioni e costumi opposti; la frequentazione reciproca e — leggete bene — la “tutela” che la Repubblica accordava alla ‘natione turchesca’ (tutela!). Era – com’è noto -, il “trafego” (commercio) l’elemento ordinatore e produttore della civiltà marciana (almeno per tutto il Cinquecento) ed a ”questo” si doveva ‘sottomettere’ antropologicamente l’intero sistema sociale veneziano. fondaco_dei_turchiCosa vuol dire ciò in sintesi? Che i turchi e l’islam andavano reciprocamente ”rispettati” e ”tutelati” poiché la civiltà marciana traeva dai commerci – aperti, pragmatici, flessibili e convenienti -, la sua primaria ragione di vita e di civiltà ( lo “scambio” commerciale produceva e produce sempre una “eccedenza” relazionale) e, dunque, nessuna ”offesa” ai turchi era consentita, né alla loro religione (gli Avogadori de Comun ebbero modo di intervenire più volte e duramente su questo).

Secondo: se esisteva una ”tutela” pubblica dell’islam, per cui mai sarebbero stati consentite satire varie sulla loro fede religiosa (altra cosa erano invece le iconografie pubbliche che ritraevano i turchi in catene per sublimare simbolicamente una vittoria), e vero anche che la ‘natione turchesca’ presente ed operante in città – e non solo quella ‘turchesca’ -, era sottoposta ad una certa ”condotta” per cui, come sappiamo, gli ospiti musulmani del Fontego dovevano assoggettarsi ad una disciplina rigida (non portare armi, non introdurre donne e bambini, rientrare per il pernotto, ecc.). Risultato? Semplicissimo: chi rispetto da’ rispetto vuole (la Venezia del tempo lo pretendeva).

Terzo ed importantissimo aspetto che riguardava la società marciana (Veneta intesa nell’estensione territoriale dell’epoca) nel suo complesso e che rappresenta, purtroppo, l’aspetto più “dissonante” rispetto all’odierna civiltà europea e il suo rapporto con l’Altro: la compattezza sociale, religiosa ed identitaria. Sia la classe dirigente aristocratica che i vari e diversi raggruppamenti sociali e professionali avevano chiarissimo – diremmo ora – da ”quale parte stare”. Il senso di appartenenza comunitario e religioso, pur avendo Venezia con la Chiesa cattolica un rapporto molto complesso, era fortissimo e le stesse ”corporazioni di mestiere” o le “Scuole” costituivano un collante sociale straordinario (corpi intermedi) per la compattezza sociale ed identitaria.

islamici e cattoliciIn sintesi, io mi ”rapporto” molto meglio con l’Altro quando:

  • lo rispetto e lui reciprocamente mi rispetta
  • scherzo con i ”fanti” ma lascio stare i “santi”
  • so da dove vengo e chi sono e so anche con chi parlo
  • chi sbaglia, chiunque sia, ”paga” senza se e senza ma.

Cose semplici, quasi elementari eppure …. la bistrattata Serenissima riuscì ad applicarle qualche secolo fa. Roba intelligente no?

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5 risposte a VENEZIA E L’ISLAM

  1. CARLA MASOLA ha detto:

    EVVIVA !!!! VENETO LIBERO INDIPENDENTE CON CAPITALE VENEZIA !!!

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  2. mikivr ha detto:

    Libertà+dignità+solitarietà+operosità = VENETO INDIPENDENTE

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  3. Eugenio ha detto:

    Fare un Paragone di come era la Serenissima Republica ed il VENETO di OGGI ,mi sembra una cosa un po’ azzardata ,le cose sono molto cambiate..i Veri VENETI oggi sono una Minoranza nella Loro Terra ,circa 1 Milione ,su 4.Milioni ed ottocentomila abitanti ,significa che i 3 milioni ed 800.000 sono Italiani ed stranieri che vengono da varie parti .la Compattezza,Sociale, Religiosa,ed Identitaria ,non esiste piu’….Venexia e l’Islam,avevano ..rapporti alterni,di pace e di commercio in altri periodi di Guerra visto che l’JSLAM ogni tanto attaccava i nostri Territori,e metteva a Rischio la sicurezza della Serenissima REPUBLICA .Negli ultimi 30 anni ,sono arrivati nel Veneto ed in tutta EUROPA ,numerosi JSLAMICI ,di diverse Nazioni importati dai Nostri Industriali .Da allora questi Jslamici ,si sono Uniti e moltiplicati ,grazie anche all’aiuto di questo Stato Italiano,adesso se ne stanno Buoni,la maggioranza è gente tranquilla ,tanto sanno che tra un ventennio saranno maggioranza ,ed allora le cose Cambieranno Radicalmente ,Questo gia succede in alcuni Paesi Europei ,ho in alcune regioni Europee,un esempio lo abbiamo in Danimarca dove in una regione di questo Stato un Partito JSLAMICO chiede la seccessione per fare uno Stato JSLAMICO ,e questo è solo l’Inizio …..Altro che rispetto delle Regole e di Integrazione,qui non si vuole capire che tra alcuni decenni gli Integrati saremo NOI…ed i nostri Figli…..

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    • Massimo ha detto:

      Nessun “azzardo”, solo qualche utile, spero, indicazione storica …. non c’entrano qui i numerosi conflitti di Venezia con i turchi, ma il ”modello” relazionale instaurato dalla Repubblica … cose molto diverse.

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  4. Lorenzo ha detto:

    Noi siamo Veneti con radici comuni europee fondati su valori etici, sociali, compresi i dogmi teologici. Una commistione di eventi che ci hanno plasmato nel corso dei millenni e il nostro valore aggiunto si chiama ragione che è riuscita a volte drammaticamente a scindere i dogma religiosi in opportunità. La cultura. l’arte, la filosofia sono elementi che hanno aumentato a dismisura la nostra capacità di apprendere e comunicare. Come non ricordare il periodo ellenico romano, il rinascimento fiorentino la rivoluzione francese, la stessa a suo tempo rivoluzionaria Serenissima in tanti momenti epocali che ci hanno plasmato riuscendo ad esportare a volte nel bene come la rivoluzione americana oppure nel male come la conquista sanguinaria ad ovest spagnola. In questo nuovo inizio millennio ci troviamo però in una situazione di estrema difficoltà le nostre conquiste culturali, sociali, laico religiose il nostro potere economico molto velocemente sta perdendo propulsione non solo nel mondo ma soprattutto a casa nostra in Europa. Le cause sono tristemente note, La mancanza di materie prime che possano imporre la nostra supremazia economico culturale, la bassa natalità e il paradosso dell’eccesso di democrazia frammentata, un groviglio di leggi che portano tanta acqua in rivoli che spesso non si congiungono o addirittura inaridiscono prima di confluire al fiume madre, mentre la diga burocratico centralista distrugge qualsiasi forma di unicità. Non a caso le innate e mai sopite istanze di libertà dei popoli considerati minori come la realtà Catalana o Veneta vengono sottaciute o ben che vada disprezzate. Ebbene tutte queste problematiche vengono risolte senza lungimiranza ma a tampone, si cerca di chiudere una falla dichiarando illegittimo un processo di indipendenza politica ed economica senza rendersi conto che è la struttura della nave Europa che sta collassando. In questo contesto di significativa difficoltà e ottusità ci troviamo divisi in due fazioni: a suo tempo nei secoli guelfi o ghibellini oppure sostenitori girondini o giacobini attualmente ci accapigliamo in fazioni tra razzisti o antirazzisti dimenticando che basterebbe applicare leggi chiare, comprensibili, diritti e doveri distribuiti in egual misura per rendere trasparente la differenza enorme tra migrante e clandestino. Non dimentichiamoci che i flussi migratori sono sempre esistiti, lo Jus Soli veniva applicato duemila anni fa dai Romani quindi se esistono buone leggi di regolamentazione l’immigrazione diventa una risorsa per lo stato accogliente e la Serenissima è un fulgido esempio di sapienza e coesistenza relazionale tra i due mondi con religioni e costumi opposti; quindi, con norme chiare e semplici si dovrebbe usare il pugno di ferro per chi clandestino si insinua nella società accogliente senza averne i requisiti altrimenti si creano quelle sacche di resistenza che portano in metastasi il tessuto sociale esposto. Di questo particolare aspetto dobbiamo renderci conto in fretta, la domanda è molto semplice, siamo disposti a cedere tutte le nostre conquiste sociali e culturali di questi ultimi duemila anni? La pedofilia, la poligamia, la tolleranza alla schiavitù, la perdita della donna dei principi di eguaglianza con annessa la schifezza inclusa della infibulazione e dulcis in fundo la sostituzione della nostre scuole con tanti difetti ma ancora aperte (in parte) al libero pensiero in madrasse (Scuole di catechismo islamico) capaci solo di sfornare utili idioti? Dobbiamo reagire a questa prevaricazione che sta montando in Europa. Devono essere chiari che i nostri principi sociali e culturali non sono negoziabili altrimenti l’Islam che tradotto dall’arabo vuol dire sottomissione riuscirà nell’impresa che i loro padri da Saladino in poi avevano pianificato.

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