PER LA LIBERTÀ DEL POPOLO VENETO!

(E DI TUTTI GLI ALTRI POPOLI DELLA PENISOLA)

UNA RIFLESSIONE SULLA MARCIA SILENZIOSA DI CITTADELLA A SOSTEGNO DEI SINDACI VENETI

di Don Floriano Pellegrini

schiavo“Ci si impegna e si combatte per la libertà degli altri, dando per scontato di vivere, noi, da uomini liberi, in un Paese libero; ma non è vero!”

In Italia il Popolo Veneto è trattato come una colonia, da cui prendere indisturbati ricchezza e verso la quale dare carezze paternalistiche, tranquillanti della coscienza, sempre più acuta, del peso insopportabile, dello sfruttamento economico, dell’oppressione culturale e – alla fin fine e in una parola sola – dell’infame globalizzazione nazionale, impostaci da circa 150 anni. Altro che Paese libero, quello nel quale i Popoli non sono liberi di decidere, democraticamente, legalmente ma fattivamente e giuridicamente, di sé! Come fossimo dei continui minorenni, che lo Stato si autorizza in continuazione, e con la pretesa di farlo in eterno, sotto la sua tutela; che però è tutela a suo pro, del suo potere acquisito, non della libertà dei Popoli per i quali solo hanno senso di esistere uno Stato e ogni sua istituzione.

Meritiamo dignità, come ogni Popolo; abbiamo il diritto alla dignità e sentiamo ch’essa è calpestata, forzando la capacità di decidere di sé che, sola, distingue un essere ragionevole da un animale, un Popolo di liberi da un aggregato di schiavi, una terra dove esprimere sé stessi e le proprie energie da un recinto col motto «Arbeit macht frei», come ad Auschwitz. E perché mai dovremmo rinunciare alla nostra identità storica?

Ipolizia-caschi-blunsomma, lo Stato italiano prende sempre più l’aspetto, anche sulla scena internazionale ed europea, di uno Stato antidemocratico, di nominati dai partiti maggioritari; uno Stato di arroganti e di prepotenti. Oh, certo, ci sono anche delle persone per bene; noi stessi abbiamo conosciuto degli ottimi prefetti e persino dei prefetti che ci sono stati amici, come fu Cernetig, ma – al di là delle persone – è proprio la struttura che ci appare marcia; marcia sì, ma che fa la prepotente, come tutti quelli che non sanno discutere e, allora, battono i pugni sul tavolo. E una minaccia di provvedimento penale, sia pure fatta «per dovere», assomiglia troppo da vicino ad un battere i pugni sul tavolo, perché non si hanno altre ragioni che la bruta forza legale, di polizia e di legalizzazione giudiziaria degli atti che si stanno operando.

La democrazia, in questo contesto, si riduce a nulla, semplice e ridicolo e irritante flatus vocis, parole al vento, per attirare sguardi di liberi, che, però, se non si lasciano attirare da quegli aquiloni verbali e abbassano un po’ gli occhi, vedono, mentre lo Stato pronuncia quella santa parola di democrazia, mani che ti svuotano le tasche, mani che ti schiacciano la testa su un libro di storia che non vuoi studiare, mani che sono pronte a metterti le manette se non dici Signorsì! E, intanto che avviene tutto questo, verso il cielo astratto della Patria lontana, si alzano gli evviva dei ciechi, i battimano degli opportunisti, i sorrisi dei complici e degli interessati. E l’anima dei liberi geme sotto un peso insopportabile di ipocrisia collaudata!

futuroPrendiamo in mano il nostro presente e il nostro futuro! Non solo per rispetto e per quel sacro vincolo che ci lega al passato, ossia a quanti sono le radici viventi del nostro oggi, ma anche per rispetto di noi; di noi che siamo esseri umani oggi e di oggi, che oggi e anzi adesso e ogni momento abbiamo diritto di essere nell’esercizio del nostro diritto di essere liberi. E liberi di far parte del Popolo nel quale ci riconosciamo, del quale ci sentiamo parte; non membra forzate di un Popolo che, pur con tante positività, non sentiamo e non possiamo sentire nostro. Abbiamo il dovere, davanti alla nostra coscienza, di non fuggire dalla nostra dignità di esseri umani e fuggiamo ogni volta che rinunciamo alla lotta pacifica, ma chiara, per essere, a tutti gli effetti e sino in fondo, persone libere in un Popolo libero. Abbiamo il dovere di non rassegnarci, di aiutarci vicendevolmente a guardar oltre le angustie e le depressioni che ci cagiona il presente stato di oppressione e di frustrazione.

I nostri cuori battono ancora per San Marco; noi non siamo né dei traditori né dei venduti; per noi la Patria è quella di sempre e per essa, che vediamo e intendiamo essere schiava di uno Stato forestiero, oggi versiamo – versiamole pure! – lacrime di filiale sofferenza; solo così un giorno, forse non lontano, meriteremo di versare per essa lacrime di gioia. Noi siamo figli, il volto della Terra madre ci è scolpito nel cuore; vogliamo rialzarla dalla sua prostrazione, gridare che è indegno di rispetto chi, sia pure uno Stato, non rispetta nostra madre. Anche il Papa ha detto che, se la propria madre è offesa, è giusto reagire; se la suprema legge è l’amore, come lo è, non è possibile accettare che continui ad essere svilita, la nostra Madre; noi siamo qui per dirci l’un l’altro che le nostre mani e i nostri cuori le promettono il riscatto. Non possiamo allontanarci senza aver sentito la mano tremante d’un brivido di commozione e di rabbia, del fratello e della sorella, che ci stanno accanto. Non possiamo, non possiamo rassegnarci, ma avviarci ad un nuovo domani. Noi siamo i presenti dell’oggi, che oggi sanno dire: «Basta!».

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Domani, 1 febbraio 2015, Ti aspettiamo a Cittadella, per manifestare insieme a noi la Tua VOGLIA DI LIBERTÀ.

Marcia Silenziosa a sostegno dei Sindaci Veneti

Ritrovo ore 14.45 in Piazza Pierobon (sotto la colonna del Leone)


Per maggiori informazioni sull’evento Ti invitiamo a leggere questo articolo ⇒ programma

Come nasce questa manifestazione? ⇒ Il prefetto “bacchetta” i Sindaci Veneti

Evento su Facebook ⇒ Marcia Silenziosa a Sostegno dei Sindaci Veneti

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