I “cattivi” venetisti del Museo Correr di Venezia

“Vietato pensar male dell’italia!”

di Massimo Tomasutti

propagandaSi sa, lo sappiamo ormai benissimo, dato che l’Italia (e la sua cultura umanistica) è l’indiscutibile bene comune, se qualcuno si arrischia – come nel recente caso paradigmatico del Museo Civico Correr di Venezia – ad essergli contrario viene inesorabilmente definito (con accenti leggermente sprezzanti) ”venetista”, ossia persona veneta “ignorante” e non in grado di ri-conoscere questo immenso bene e, conseguentemente, da collocare (intellettualmente, talvolta giuridicamente) ”fuori gioco”. Ossia, nel migliore dei casi, come un populista o un qualunquista ”vittima del mito” dell’ex Serenissima, antropologicamente incapace di riconoscere, per l’appunto, i “valori aggiuntivi” apportati da 150 anni di civiltà italiana.

Dunque è vietato pensar male dell’Italia, dell’annessione “truffa” del Veneto del 1866 e della sua secolare male gestione amministrativa (eufemismo) del grandioso patrimonio storico e artistico, culturale della Città Meravigliosa per definizione, Venezia.

Al più, tu venetista, sei un poveretto nostalgico. Nel caso poi che il tuo fosse un caso grave, esiste sia il perpetuo bando culturale che le giuste definizioni adatte al tuo caso: “italofobico”, “xenofobo”, “venetastro talebano” (così mi definì un noto fotografo locale, di quelli à la page…), ”nazista alato” (anche questa ho letto!).

veneti terroristiMa chiediamoci: perchè mai coloro che si azzardano a giudicare negativamente il dominio politico e culturale italiano sul Veneto, sono respinti così duramente nell’universo simbolico e linguistico della follia o del pesante stigma verbale? La risposta è una sola: dato che le operazioni del potere laico italiano non possono essere riconosciute, nè possono apparire, come ”religiose”, l’unico percorso per imprigionare gli ”eretici” venetisti è quella di dichiararli almeno ”pazzi”, un pò criminali.

L’impero sovietico di Stalin e di Breznev lo faceva concretamente istituendo dei manicomi appositi, addetti alla ”rieducazione”. Oggi l’Italia, i suoi Prefetti e suoi intellettuali, i suoi gangli direttivi che talvolta hanno progettato e diretto la censura della Storia Veneta, se lo possono permettere solo a livello di giudizio teorico, coniando lo sprezzante termine concettuale corrispondente, ma il risultato, sul piano dei significati e dell’azione, non muta. È questo il meccanismo che sostiene tutte le odierne operazioni di potere e nelle quali si muove l’odierna Censura italiana nei confronti della storia e delle tradizioni della Serenissima: ottenere gli scopi con il minimo sforzo, senza spargere ‘sangue’ visibile, piegando i riottosi con illimitate dosi di superiorità e sprezzo intellettuale o di arrogante indifferenza!

censura italianaPer ciò che concerne poi il comportamento di ”evitazione” giornalistica in sede locale, (Gazzettino e Nuova Venezia), bisogna dire che sta raggiungendo livelli assolutamente parossistici. Mentre alcuni giornalisti locali sostengono che nulla “può essere sottratto al diritto di cronaca”, quindi avrebbe dovuto rientrare anche la manifestazione di domenica 15 al Correr, alcune tematiche strettamente connesse con il rispetto per la cultura e le tradizioni veneziane non vengono nemmeno sfiorate. Perfino quando sono stati più volte sollecitati, pregati, messi sull’avviso, la loro resistenza ad informare su queste tematiche, piuttosto importanti per l’identità e la stessa cultura veneziana, si è configurata in una censura così ostinata da convincermi che ci troviamo di fronte a meccanismi oscuri. Tranne rarissime eccezioni, il muro dell'”evitazione” informativa nei confronti di chi strenuamente lotta contro l’incipiente “svenezianizzazione” è davvero solidissimo

E tuttavia, grazie a questa forte censura verso tutto ciò che sa di difesa di storia veneta, qualcosa a Venezia sta diventando a molti più comprensibile: la ragione per cui fossero davvero in buona fede quei tedeschi che, caduto il nazismo, hanno affermato di non aver avuto mai contezza dell’esistenza dei campi di sterminio. Forte? Fate voi… io la testa ce l’ho ed ho intenzione di continuare ad usarla.

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2 risposte a I “cattivi” venetisti del Museo Correr di Venezia

  1. Pingback: Cultura padana - Pagina 33

  2. GIACOMO FRAMARIN ha detto:

    Per il Regime italiano , e per chi ci va dietro ,tutti i mezzi vanno bene pur di combattere chi non è d’accordo !
    W.S.Marco !!

    Mi piace

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