LETTERA APERTA AI SINDACI DEL VENETO

di Andrea Arman, Patrizio Miatello, Franco Rocchetta

marcia CittadellaBuongiorno signor Sindaco,

siamo gli organizzatori della marcia silenziosa per la dignità e la solidarietà svoltasi a Cittadella-Thidadèa il 1° Febbraio scorso, e – nell’avvicinarsi del Capodanno Veneto – Le scriviamo confidando di poter iniziare a valutare anche assieme a Lei  i non pochi problemi, i dubbi e le perplessità, le angosce, i capisaldi, le speranze ed i progetti che segnano gli attuali panorami veneti, europei, mondiali.

Le scriviamo per esporre alcune nostre considerazioni circa lo stato della società veneta e le prospettive per il futuro, speranzosi che ciò possa essere un utile contributo per capire le difficoltà del momento.

Diversi per età, da sempre siamo impegnati nella ricerca dell’equità, dell’equilibrio e del buon governo, del benessere diffuso, della concordia all’interno delle comunità e delle comunità tra loro, della condivisione solidale e responsabile dei diritti e dei doveri.

Poco a poco ci siamo resi conto che tutto ciò non è un sogno effimero, ma che è già stato realizzato (e confermato attraverso molte generazioni, molti secoli) pur anche entro i limiti delle debolezze umane, attraverso i meccanismi repubblicani – federali e confederali – dello Stato più ammirato al mondo, la Veneta Repubblica.

Questa premessa non per dibattere ora, qui, di questi argomenti, sui quali crediamo sia giusto che ognuno generi  e maturi un proprio pensiero,  ma per dire che tale nostro impegno ci ha obbligati ad osservare la società veneta per lungo tempo e, sulla base della nostra sensibilità e con la massima attenzione anche per il diverso pensare, ci siamo formati delle opinioni che di seguito vorremmo portare alla Sua attenzione.

crisiA nostro avviso, la crisi che da anni attanaglia il Veneto non è la stessa  che colpisce l’Italia o, almeno, non lo è per intero.

Pacifico che le difficoltà economico-finanziarie mondiali condizionino anche il Veneto ma, da sola, questa situazione non giustifica l’alienazione ed il pesante e continuato rallentamento economico ed impoverimento morale e sociale che la nostra “Regione” patisce.

È risaputo che il tessuto economico del Veneto è differente da qualsiasi altro in Europa; la flessibilità ed il dinamismo da millenni proprio delle imprese venete  dovrebbero aver favorito  un più agevole superamento delle difficoltà.

Invece così non è stato. La recessione e la stagnazione che stiamo vivendo non sono solo causate  dall’eccesso di prelievo fiscale o di burocrazia.

Certo tali distorsioni  non aiutano, ma il vero ostacolo alla ripresa è un altro: la disgregazione in atto della società veneta, ovvero la perdita di identità, lo smarrimento di validi riferimenti istituzionali e sociali, e della capacità del vivere proficuamente insieme, condividendo civiltà e cultura, corresponsabilità, valori e speranze.

A conferma della correttezza di questa analisi vi è, purtroppo, il tragico bollettino dei suicidi, che elenca anche adolescenti e giovanissimi, cioè elementi non ancora giunti ad essere “soggetto economico” ed “oggetto di tassazione”.

veneto-impiccatoNon è per la sola crisi economica che molti veneti si sono tolti e si tolgono la vita;  la solitudine,  lo sradicamento, l’incapacità, o meglio dire l’impossibilità di vedere un futuro che sia consequenziale al passato ed alla memoria comunitaria di lunghissimi periodi ben migliori sono tutti concause pesantissime.

Stiamo vivendo un epoca di repentini cambiamenti, tutto il 20° secolo è stato così e così sarà anche per il prossimo futuro, ed in questa turbolenta realtà la società veneta è stata sistematicamente portata ad impoverirsi ed a smarrirsi.

Sino  a non molti anni fa il Veneto manteneva un buon livello di coesione sociale condividendo lingua, esperienze, riferimenti storici ed istituzionali, spirituali e morali.

Sistematicamente spogliata delle sue ricchezze e, indotta a misconoscere ed a rinnegare le proprie peculiarità linguistiche ed istituzionali, economiche e sociali, la società veneta è stata in parte significativa spinta negli ultimi decenni a ripiegarsi su modelli “foresti”.

Ci si vuol far credere che la lingua veneta (per millenni lingua degli amministratori e dei giuristi, degli imprenditori e degli artisti e degli scienziati tra i più validi d’Europa) vada usata solo da sbracati e avvinazzati.

crisi societàLa tradizionale solidarietà, le tradizionali misura e bonomia e onestà e cortesia venete vengono quotidianamente irrise, mentre si esalta la “filosofia” del “fare fessi gli altri”.

E’ troppo superficiale ridurre tutto al denaro. La globalizzazione, l’omologazione delle persone sono processi per certi versi inarrestabili, con i quali dobbiamo convivere e nei quali si deve continuare a vivere ma non passivamente, e, stante l’ineludibilità, si deve anche prosperare.

Un popolo esiste ed è fecondo (e prezioso per i suoi stessi componenti ed anche per gli altri popoli) quando condivide lingua, storia, tradizioni, cultura, valori, esperienze, progetti e speranze.

Oggi stiamo assistendo ad un insensato attacco al popolo veneto ed alla sua civiltà perpetrato in nome di una “unità” di Stato sancita da una Costituzione pesantemente discriminatoria.

In Italia si sta diffondendo una cultura neo-risorgimentale che esalta quello stesso nazionalismo che ha condotto il Veneto e l’Europa agli olocausti tanto della Prima quanto della Seconda Guerra Mondiale.

Piave 2Vengono imposti simboli e modalità di comportamento – come già fatto dal fascismo in Sud Tirolo o nell’Istria slavofona –  esaltando il nazionalismo, i miti guerreschi, nascondendo e falsificando la storia.

Viene vantata l’italianità dei grandi del passato nascondendo che, per esempio, Marco Polo e Paolo Sarpi, Palladio ed i Caboto non sono Italiani bensì sono Veneti, che Galileo ed Harvey e Copernico parlano anche il Veneto, e sono orgogliosi di essere Veneti di adozione.

Nascondere, far dimenticare tutto questo è un crimine che sta conducendo all’annientamento di culture straordinarie, alla miseria ed alla disperazione.

Gli Italiani non sono amati nel mondo per quello che oggi sono, anzi, per questo, spesso sono detestati ed evitati. Gli stranieri amano gli Italiani perché, ingenuamente, credono che siano quegli stessi uomini che hanno fatto le grandiose ed insuperabili opere d’arte che ornano la penisola. Dopo la cosìddetta unità d’Italia ben poco di onorevole è stato fatto.

Signor Sindaco, quale che sia il Suo credo politico, Lei appartiene, rappresenta, protegge e tutela la comunità veneta, quella comunità che da tempi ineguagliati  si identifica nella bandiera di S. Marco che tutta Europa e tutto il mondo ama, e si esprime in una lingua, la lingua veneta, che è lingua di giustizia sociale  e di civiltà come la lingua francese e la spagnola, la greca e la svedese, l’inglese e la tedesca e la russa.

Non si pieghi al neo-colonialismo ed al nazionalismo dello Stato Italiano.

La cultura, la storia, la lingua, i simboli del Veneto non sono negativi o nemici del progresso; solo con i valori universali della civiltà veneta vi può essere la tanto auspicata ripresa.

sindaci venetiVeneto Łiòn – Giovedì  26  Febbraio 2014 more veneto (2015)

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