I pesci, i pescatori e la rete

Il percorso verso l’indipendenza

di Alessandro Mocellin

IndecisioneLa saggezza veneta ci insegna che “el mondo el ze mèzo da véndar e mèzo da conprar”. Declinando questo dualismo nel settore delle idee, potremmo dire che il mondo è fatto di gente che vende idee e di gente che le compra. Le idee, però, possono essere di vario genere, e ultimamente negli ambienti veneti si discute molto sul rapporto tra cultura e politica, per provare a sintetizzare la giusta alchimia tra idee culturali e idee più propriamente politiche (o addirittura partitiche).

E’ un dato di fatto che ormai da 40 anni i venetisti accorrano ad ogni competizione elettorale, negli ultimi anni rimediando invariabilmente ruoli marginali rispetto al banchetto partitico… dal quale ricavano poco più che le briciole o, più letteralmente, zeri e virgole.

Non sono né un pasionario della politica, né un suo lamentoso detrattore: per me è un dato di fatto che, almeno fino a quando ai Veneti piacerà andare a votare, il mezzo politico elettorale sarà un modo importante per parlare con i Veneti. Ma non può essere l’unico!

Cultura vs Politica

dubbioE torniamo dunque alla domanda iniziale: quale è il rapporto alchemico tra idee culturali e iniziative politiche?

Ho avuto modo, in due serate successive, di ritornare pubblicamente su questo concetto (a Sovizzo, al Cao de l’Ano Veneto sabato 28 febbraio; e a Cornedo Vicentino giovedì 5 marzo), sul quale davvero molte persone si interrogano. Ho risposto più o meno così:

“Immaginate di dover pescare tutti i pesci di un lago. Ecco, magari non proprio tutti, ma almeno la maggioranza assoluta dei pesci. Immaginate ora di non avere una rete abbastanza grande (nessuno ce l’ha), ma di avere molte corde adatte a creare una rete da pesca. Comincerete ad annodare le corde ai quattro angoli, per creare i margini della rete, che dovrà essere grande come il lago intero.

Immaginate di faticare e faticare per intrecciare nuove corde alla struttura iniziale. Lavorerete per molti giorni. Poi, ad un certo momento, proverete ad alzare la rete per pescare, e vi accorgerete che i pesci pescati saranno davvero pochi: che fate?

Qui le strade sono due:

1. calate la stessa rete ancora e riprovare a pescare

2. iniziate ad infittire ancor di più le maglie della rete, per migliorarla”

pescarePolitica e cultura sono esattamente queste due strade: la prima è la politica, che cala la rete ad ogni occasione buona; la seconda è la cultura, che tesse continuamente nuove corde alla rete.

Inutile dire che servono entrambe se si vuole sopravvivere, giacché infittire una rete che mai si usa non porterà ad alcun pesce; e parimenti, per converso, calare una rete con maglie troppo grandi catturerà altrettanto un bel niente.

L’ideale starebbe sempre nell’equilibrio, ma qualora ciò non si possa avere (per mancanza di forze o di fondi) dove si dovrebbe impegnarsi di più?

Quale strada percorrere?

Per il non aver mai avuto la tessera di alcun partito, spero di non essere tacciato di parteggiare eccessivamente per il valore delle iniziative culturali, ma voglio proporvi questa prospettiva.

Immaginiamo che ai lati del nostro grande lago ci siano 4 pescatori che collaborano. Essi tirano la rete di cui dispongono e catturano così, diciamo per semplicità, 4 pesci: un pesce a testa, e sono tutti contenti.

pesci in reteAlla pescata successiva, però, si vuole aggiungere un quinto pescatore, che aiuta a tirare anche lui la rete di cui dispongono: la struttura della rete, però, continua ad essere quella iniziale, e dunque continua a far pescare soli 4 pesci alla volta. Eppure il quinto pescatore ha fatto la sua parte, e anch’esso desidera e merita la sua quota: ognuno dei 5 pescatori avrà allora meno di un pesce a testa. Cosa accadrà? Accadrà che i pescatori si faranno la guerra tra loro, così da escludere almeno uno dalla pesca e tornare al confortante “un pesce a testa”.

E se invece di arrivare un quinto pescatore arrivasse un tessitore? Arrivando un soggetto che si impegna a infittire la rete con nuove corde, poiché aumenterebbe la possibilità di pescare e la quantità di pescato, non solo si pescherebbero più di 4 pesci, (almeno 5, tornando così all’un pesce a testa che soddisfaceva tutti), ma la prospettiva di aumentare ancor di più il numero di pesci pescati aumenterebbe l’interesse nel concetto di tessitura della rete, e nuovi tessitori arriverebbero, attirati dalla prospettiva di poter far fruttare ancor di più ogni pescata: i pescatori ne sarebbero contenti, anche solo per l’idea di potersi aggiudicare persino di più del vecchio “un pesce a testa”! Ed anzi, pur di aiutare l’infittirsi della rete, il pescatore intelligente si farà anche tessitore per la parte del suo tempo in cui non tira la rete: sfrutterà così le proprie risorse in maniera più efficiente!

infittire reteQuando avviene l’ottimo sistematico? Beh, è ovvio: quando ogni attore del sistema è in grado di essere sia tessitore che pescatore, a seconda della necessità del momento; cioè quando ogni attore sa elaborare idee culturali ma sa anche, all’occorrenza, compiere iniziative politiche. Tuttavia, è la natura stessa di cultura e politica che fa richiedere più tempo alla cultura che alla politica. Per dirla in maniera economico-contabile, la cultura è un investimento, mentre la politica è un incasso: l’investimento richiede un periodo di impegno delle risorse, mentre l’incasso è una attività pressoché istantanea. Dopo un investimento di una certa durata, si può passare ad un soddisfacente incasso.

Fino ad oggi, se ci pensiamo bene, i partiti venetisti sono andati alle elezioni proprio come un uomo speranzoso acquista un gratta e vinci: con poco investimento, e aspettandosi risultati straordinari, che regolarmente (e prevedibilmente, per un uomo assennato) non arrivano.

Unire o dividere

fare reteUn’ultima differenza tra cultura e politica vorrei sottolineare: non è vero che la cultura unisce e la politica divide. Entrambe possono unire e possono dividere. Entrambe, infatti, creano dei legami e ne scindono altri. La vera differenza sta nella tipologia di questi legami che la cultura crea tra le persone, rispetto a quelli che la politica sa creare: i legami generati dalla politica sono legami ispirati al potere, e dunque sono legami di tipo verticale, piramidale (multiplanare), sostanzialmente feudale (come mi fece notare qualche tempo fa l’Avv. Vittorio Selmo, che ringrazio); i legami creati dalla cultura, sono invece ispirati alla conoscenza, e sono legami di tipo orizzontale, monoplanare, di struttura tissutale (un intreccio).

Chi ragiona in logica verticale, vive la società come un sistema di ruoli bipolari tra il comandare (comanda i suoi sottoposti) e l’essere comandato (è comandato dai suoi superiori): la sua aspirazione è raggiungere il comando supremo, cioè il comandare senza essere comandato. Questo schema, desidero ricordarlo, era aborrito nella Serenissima: per questo tipo di smanie di potere, più di qualcuno ci ha perso la testa… letteralmente.

Chi invece ragiona in logica orizzontale, concepisce la società come un sistema di vasi comunicanti: versare dell’acqua (delle idee) in uno tra tre vasi comunicanti, fa crescere insieme tutti e tre i livelli d’acqua, per il crescere del volume complessivo del liquido presente nel sistema.

Che fare dunque oggi, nel Veneto del 2015?

fare-reteBen vengano le tornate di pesca elettorale, in cui la rete calata venga ripresa per contare i pesci. Tuttavia, se ci si trova insoddisfatti dopo più e più pescate che riscontrano un numero di pesci ormai costantemente troppo esiguo, è giunta l’ora di investire le energie per infittire la rete: una rete a maglie più fitte non solo farà pescare più pesci, ma incentiverà anche progressivamente l’arrivo di pescatori e di tessitori più capaci di quelli precedenti.

L’investimento sulla cultura, sulla rete, è un investimento che tende a generare un circolo virtuoso nel sistema; mentre, come abbiamo visto, il ricorso alle sole iniziative politico-estrattive, fa rischiare addirittura una involuzione del sistema, dove invece di avvicinare nuove persone (e dunque nuove forze), le si allontanano per paura di rimetterci (ricordate il quinto pescatore?) anziché avvicinarle con la solida prospettiva di guadagnarci tutti!

Se pescando e pescando ancora, ogni volta non si prendono più che i soliti tre pesci, è giunto il momento di infittire la rete: è un lavoro che richiede ingegno e pazienza. inizia oraPotrebbero volerci, per dire, anche vent’anni per completare una rete che prenda la maggioranza assoluta dei pesci del lago.

E se ci dovessero volere anche vent’anni, allora significa che si deve partire subito. Anche perché, fra vent’anni, nel 2035, accorgendoci di star lì a pescare ancora quei soliti tre pesci, il nostro vero rimpianto sarà di non aver cominciato oggi a infittire la nostra rete.

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8 risposte a I pesci, i pescatori e la rete

  1. GIACOMO FRAMARIN ha detto:

    Hai l’occhio furbo , segno di spiccata intelligenza ! Bravo Alessandro che dai idee chiare e certamente pratiche a chi ha passione ed ingegno politico nel nostro Veneto troppo individualistico .
    Ah , se quel testone di Zaia la piantasse di temporeggiare fra almeno due poltrone e venisse tutto d’un pezzo con noi !!!!!!! Lo potremmo votare ” 1° Doge del III° Millennio ” !!

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  6. pono ha detto:

    caro Alessandro condivido molte cose che hai detto ma un appunto te lo devo fare.
    Noi siamo i veneti e non i venetisti. Caso mai quelli che non sono d’accordo sull’indipendenza del Veneto so italianisti.

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