La Fenice e ” l’égalité”

Come l’occupazione ha cambiato la nostra cultura

di Marisa Tonello

Interior_of_La_Fenice_in_1837._Original_at_Museo_CorrerLa Nobile Società del nuovo Teatro da erigersi in Venezia sopra il fondo acquistato nelle contrade di S.Angelo e di S.Maria Zobenigo ha incaricati i suoi presidenti ed aggiunti di procurarsi disegni e modelli” invitando “a concorrenza tanto gli architetti nazionali che forestieri a proporre la forma di un teatro […] il più soddisfacente all’occhio ed all’orecchio degli spettatori…” [bando di concorso per l’erigendo Teatro La Fenice].

Andrea Memmo fin dall’inizio aveva patrocinato l’idea del nuovo teatro. Egli rifiutava “gli ornamenti che avessero del centinato  e sinuoso“, suggerendo “di dipingere la Sala stessa de’ palchi a leggieri grotteschi sul gusto di quelli di Raffaello […] mentre potrebbesi riservare tutta la magnificenza nelle Scale, negli Atrj, e nell’esterno del Teatro“. Bandendo, in altre parole, dall’interno del teatroogni sorta d’ornato, che interromper potesse in qualunque modo la voce, e spezialmente li parati di seta, di teleria, di carte“.

L’edificio doveva essere corrispondente alla volontà dei committenti di dare vita ad un esempio di architettura civile che imponesse la sua immagine alla città.

Visivamente, la Fenice si presentava come continuazione e coronamento di una tradizione veneziana continua ed ineguagliata. La pianta “irregolare” del teatro derivava dalla necessità di sfruttare al meglio il terreno disponibile, e l’architetto Selva progettò uno spazio mosso e coinvolgente, privo della simmetrica rigidità che contraddistingue taluni edifici dell’epoca.

fenice in origine Si veniva a concretizzare, in altre parole, l’ideale di un teatro repubblicano che si proponeva una uguaglianza effettiva dei palchi e comunicava il suo rigore attraverso l’austerità dei suoi ornamenti, eseguiti dallo scenografo emiliano Francesco Fontanesi (1751-1795).

In occasione della serata di inaugurazione il 16 maggio 1792 “festa dea Sensa”, il cronista della Gazzetta Urbana Veneta scrive a proposito della decorazione della Fenice «ha tutti i requisiti che son necessarii all’effetto: chiarezza di tinte, armonia, solidità e leggerezza cose difficili a combinarsi, e che mirabilmente s’uniscono in questo lavoro». Lo stesso cronista sottolinea che  «tutti li 174 palchi componenti questo Teatro sono simili perfettamente», trasponendo in tale uguaglianza architettonica l’ideale di un teatro repubblicano.

Un ideale egualitario abbandonato in seguito in ossequio ai nuovi tempi. Pur rimanendo di proprietà della Societas che l’aveva costruita, durante la dominazione francese la Fenice assunse chiaramente la funzione di teatro di Stato; e per accogliere come si conveniva Napoleone, si pensò di addobbare la sala in celeste e argento e, al fine di ovviare alla mancanza di un palco reale, si costruì una loggia provvisoria per accogliere l’imperatore  (loggia trasformata poi in un vero e proprio palco reale nel 1808)

palco attualeQuesta trasformazione “napoleonica” sulla struttura della Fenice era stata preceduta l’anno prima da un intervento attuato alla Scala di Milano, capitale del Regno Italico. E da Milano, infatti, giunsero, assieme ai quattrini necessari ai lavori (150.000 lire italiane), anche le linee direttrici per ” la costruzione del palco del Governo nel Teatro della Fenice, occupandovi sei palchetti ” e per le nuove decorazioni.

Il teatro fu distrutto dall’incendio del 13 dicembre 1836 e ricostruito in tempi brevi : l’anno successivo viene inaugurato completo delle nuove decorazioni. Gli unici interventi che si registrarono dopo la ricostruzione del 1837 riguardarono solo il palco imperiale che la sollevazione popolare del ’48 volle fosse abolito, in quanto simbolo dell’oppressione. I sei palchi che allora vennero costruiti al posto della loggia imperiale, che riportarono la Fenice alle sue origini settecentesche, ebbero vita breve. Il 22 agosto 1849, infatti, ” ritornato l’Imperial Regio Governo Austriaco venne da questo ordinato di ricostruire la loggia nella stessa precedente sua forma”.

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