Lo strano caso del logo IUAV

di Andrea Davanzo

Logo IUAV marcianoCari Liberi Cittadini Veneti, vorrei raccontarvi una storia che penso lascerà un grosso punto interrogativo, sospeso sopra la testa, a più di qualcuno di Voi.

Sono stato studente dello IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia) a cavallo tra i due secoli. Il mio libretto degli esami riportava in copertina el Liòn de San Marco in moeca. Quello era da sempre il logo, e il sigillo, dell’ateneo veneziano e compariva su tutti i documenti intestati, i manifesti, le tesi, le relazioni e i cartigli degli elaborati grafici di noi studenti.

Nell’anno 2002 viene organizzato un concorso internazionale per ridisegnare un nuovo “logotipo”, perché, come spiega l’allora rettore Marino Folin, era chiara l’intenzione di distinguere logo e sigillo, e di scegliere come logo il nostro marchio, cioè il nostro nome “Iuav” che non è più un acronimo ma un nome, il nostro nome, ciò che racchiude e identifica, nella loro molteplicità, le nostre diverse attività di studio e di ricerca. Logo, dunque, come logotipo. Il nostro sigillo resterà, con la sola modifica di “Istituto Universitario di Architettura di Venezia” in “Università Iuav di Venezia”, il vecchio leone alato. Sono quindi invitati a partecipare al concorso designer internazionalmente noti, specializzati nel campo della progettazione di identità visuali coordinate, marchi e logotipi [1].

Logo IUAV 2002Su dieci designer selezionati sette aderiscono all’invito. Il logo vincitore è disegnato dal graphic designer francese Philippe Apeloig il quale relaziona così il suo progetto: “il mio logo è un insieme non gerarchico di forme astratte e simboliche in pieno equilibrio. Volevo rendere palese una visione ottimistica del futuro dell’università e trasmetterne il senso storico, una visione in cui il logo allude al ruolo di continuità dell’Iuav Istituto Universitario di Architettura di Venezia, visto come luogo che genera conoscenza e come istituzione che adopera nuove metodologie, guidato da un tipo di filosofia olistica per la futura cultura progettuale. I sobri elementi del logo combinati insieme, come le articolazioni correlate della nuova università, si equivalgono per dimensione e importanza ed hanno margini flessibili o aperti. Questo modello grafico e concettuale fornisce una metafora viva ed espressiva, adatta sia per lo sviluppo dell’università, sia per i suoi legami transculturali che per le tappe interdisciplinari, tutti segni distintivi dello spirito del 21° secolo [2].”

Quindi queste quattro lettere “sobrie” e con “margini flessibili ed aperti” hanno soppiantato il vecchio Lìon in moeca, colpevole – chissà – di non essere stato sufficientemente “sobrio”.

Il rettore Folin era ben consapevole dell’importanza storica del Lìon tant’è che lo descrive così: “Logo – sigillo e stemma – dell’Istituto Universitario era costituito dall’immagine frontale, richiusa in campo circolare, del leone alato di san Marco reggente il vangelo aperto con la scritta “Pax tibi Marce Evangelista mei”. Non si trattava di un sigillo specifico, ma del sigillo di tutte le istituzioni veneziane (…). Ciò che distingueva la versione del nostro ateneo  erano le due corone circolari recanti le diciture “Istituto Universitario di Architettura di Venezia” e “Firmitas, Utilitas, Venustas” parole queste che designano per Vitruvio la sostanza stessa dell’architettura.”

triade vitruvianaMi permetto di aggiungere che la cosiddetta “triade vitruviana” è per gli architetti quello che il Giuramento di Ippocrate è per i medici, rappresenta i tre principi sacri che ogni architetto deve soddisfare quando realizza un opera, ovvero: la solidità (Firmitas), la funzionalità (Utilitas) e la bellezza (Venustas). A questi principi si sono sempre attenuti i più grandi maestri dell’architettura, tra i quali i nostri veneti Andrea Palladio e Carlo Scarpa (veneziano del ‘900).

C’è da chiedersi: come mai rinunciare al vecchio Liòn, e a Vitruvio (maestro del Palladio), in favore di così tanta sobrietà e flessibilità? Una risposta prova a darcela il rettore Folin: “Con la attivazione di due nuove facoltà e la conseguente trasformazione del nostro ateneo da istituto Universitario a Università degli studi era giocoforza cambiare il vecchio sigillo, logo e stemma, per due motivi: perché non siamo più Istituto Universitario e perché la definizione vitruviana di architettura non è più sufficiente a rappresentare anche le altre due facoltà che oggi costituiscono il nostro Ateneo (…)”

Sinceramente a me queste parole “giocoforza” non dicono assolutamente nulla. Anzi, continuo a chiedermi, “cui prodest”? A chi ha giovato questo cambiamento? Io ho solo la sensazione che si tratti dell’ennesimo episodio di cancellazione forzata dell’identità e della memoria veneta.  E voi cosa ne pensate?


[1] Marino Folin, Perché un logotipo, in “Newlogo Iuav. I progetti del concorso internazionale ad inviti”, Trieste 2003

[2] fonte: http://www.iuav.it/Servizi-IU/immagine-c/logo-Iuav-/

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8 risposte a Lo strano caso del logo IUAV

  1. Sabina Cescon ha detto:

    pienamente dacordo co tì. no se pol far proprio gnente par tornar ad aver el logo de prima?

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    • AndreaD ha detto:

      Cara Sabina, io mi sono laureato appena dopo il cambio logo e posso dirti che fino all’ultimo momento ho praticato la mia personale protesta applicando il Lìon sui miei cartigli al posto della “4 lettere sobrie”. Anche qualche altro studente, che la pensava come me, ha protestato in questo modo. Tuttavia quando dovetti presentare la mia tesi di laurea mi fu detto di usare il logo ufficiale… Per questo è essenziale che i Veneti imparino a mobilitarsi compatti e in massa (e con intelligenza), altrimenti la nostra sacrosanta indignazione resta solo un concetto metafisico e non si trasforma mai in un risultato efficace.
      Il prossimo 25 aprile avremo la possibilità di dimostrare al mondo intero che stiamo maturando con Popolo, e anche tu potrai dare il tuo contributo partecipando all’evento in Piazza San Marco, ti aspettiamo!!

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  2. rigatomarco ha detto:

    a pensar mae se comete peccato … ma se indovina senpre

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  3. StefanoZzzz ha detto:

    el soito xugo de censura, cancelasiòn storica in old style italian

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  4. Samuele ha detto:

    Complimenti, veramente un bell’articolo, con una conclusione assolutamente vera. Alla fine il rettore a fatica si è inventato una stupidaggine per giustificare il fatto di aver tolto di mezzo il simbolo del leone.
    Inoltre avrei anche un’ulteriore considerazione da fare. Nell’articolo sono menzionati i principi fondamentali che gli architetti devono avere quando realizzano un’opera. La mia considerazione è questa: Venezia è stata costruita sull’acqua ed è ancora in piedi, e sono sicuro che in giro per l’Italia ci sono delle costruzioni fatte dopo il 2002 che cadono a pezzi…quindi gli architetti della Repubblica Serenissima ne avranno saputo qualcosa?! Non è che hanno tolto il simbolo del leone in moeca con i tre principi scritti troppo prematuramente?? 😁😁;)

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  5. Pingback: un veneto indipendente....tutto da guadagnare..ma proprio tutto - Pagina 126

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