Veneto: Costituzione o Diritto consuetudinario?

di Enzo Trentin

veneti catalaniRecentemente “Vivere Veneto” ha pubblicato lo stralcio d’un mio intervento [link] fatto altrove. E preso atto del consenso che tale scritto ha ottenuto, mi sono risolto a scrivere un articolo [link] che, con gli stessi argomenti, ampliasse però la gamma delle informazioni.

In questa sede, invece, mi sia consentito di rispondere alle interessanti ed appropriate argomentazioni scritte in calce allo stralcio di cui sopra da parte di un lettore di questo blog. Egli tra l’altro sostiene:

«…non è più semplice riprendere in mano, studiare e poi applicare il governo della Serenissima piuttosto che inventarsene uno nuovo? […] per ultimo volevo parlare un po’ dell’argomento ‘costituzione’ citato nell’articolo. Perché dobbiamo per forza fissarci sulla ‘necessità’ di possedere una costituzione quando la Serenissima ci ha dimostrato per ben 1100 anni che una nazione può godere di vita sana ed evolversi serenamente? […[ c’è poi l’illusione ‘democrazia diretta’…»

La mia risposta necessita di una premessa: ci sono paesi che sono ben governati senza una Costituzione: la Gran Bretagna; e ce ne sono altri altrettanto “felici” con una Costituzione: la Svizzera.

dubbioStudiando la storia della Serenissima dobbiamo prendere atto che la sua millenaria storia può essere divisa in due distinti periodi: 1) la fase della civiltà comunale, nata nell’Italia centro-settentrionale e diffusasi in buona parte dell’Europa coeva. 2) la seconda fase Patrizia o “oligarchica” secondo alcuni autori, dopo la serrata del Maggior Consiglio avvenuta nel 1297.

Domanda: prendiamo le istituzioni della prima o della seconda fase?

Personalmente propenderei per gli istituti della civiltà comunale, perché allo stato attuale non riesco ad individuare gli omologhi contemporanei dei patrizi veneziani, che non solo erano in possesso della “cultura” di governo, ma che – e soprattutto – sborsavano di tasca propria i denari per in mantenimento della struttura della Repubblica di Venezia.

Costituzione sì o no? Bisogna intendersi!

Costituzione 1In una Costituzione moderna non si parla di diritti degli individui, ma – secondo la scuola tedesca – di una autolimitazione dello Stato a favore delle libertà individuali. Dunque non si irreggimenta la popolazione, ma si stabiliscono puntigliosamente i limiti del governo pro tempore. Un po’ come facevano i Comuni e le Città-Stato con i Podestà. Il contratto podestarile (oggi potremmo definirlo una neo-costituzione o contratto tra cittadini e governo pro tempore), infatti, prevedeva obblighi, limiti e risultati riscontrabili. Per questo il Podestà (che forniva i burocrati, le milizie ed i suo know how giuridico) in fase di sottoscrizione del contratto riceveva un anticipo del compenso, che solo a fine mandato era saldato; salvo che per deficienze del Podestà, costui non fosse costretto a risarcire penali pecuniarie o altro ai cittadini mandanti e sovrani.

Se, invece, dovessimo (come il lettore sostiene) recuperare il diritto consuetudinario della Repubblica di San Marco, probabilmente avremmo qualche difficoltà. Per esempio e banalizzando assai: ad un certo punto nella Serenissima era “consuetudine” condannare alcuni  rei a scontare la pena al remo delle Galere. Oppure, in fase processuale, ottenere confessioni attraverso “tratti di corda”, sia pure con molte limitazioni, garanzie e cautele. Ora, in Occidente sia i lavori forzati, che la tortura sono aboliti e sanzionati. È possibile che io mi sia distratto, ma non ho notato nessuno che – sostenitore del ripristino del diritto consuetudinario della Serenissima – abbia proposto degli aggiornamenti o adeguamenti a questo o altre non meno importanti questioni.

Di contro, è bene non trascurare che una moderna Costituzione viene anche definita “progressiva”, ovvero modificabile ed adeguabile nel tempo. Giusto quello che avviene in Svizzera, anche e soprattutto ad opera dei cosiddetti cittadini sovrani. Che è più o meno quello che avviene con il diritto consuetudinario: si aggiorna nel tempo.

referendum svizzeraSulla democrazia diretta, invece, c’è molta confusione e coloro che la alimentano, spesso sono coloro che hanno interesse a far passare l’idea che essa non funziona e che è indispensabile la democrazia rappresentativa. Dunque… di loro!

Qui è bene chiarire che gli strumenti della democrazia diretta: referendum, iniziativa, revoca ed altro, non necessariamente devono essere utilizzati compulsivamente, perché la loro funzione principale è deterrente.

Infatti ad ogni politico, a qualsiasi latitudine appartenga, preme soprattutto la rielezione. Se le sue delibere o leggi sono cassate dall’esercizio della sovranità popolare, tale rielezione è fortemente pregiudicata. Ergo, prima di “fare” il politico si guarderà bene dall’agire in senso contrario alla cosiddetta opinione pubblica. Se poi il politico, per timore o altro, non fa, il popolo sovrano può fare senza il rappresentante, proprio attraverso gli strumenti della democrazia diretta. Va infine da sé, che le difficoltà ingenerate dall’inesperienza si superano proprio con l’esercizio. Tutti siamo portati a sbagliare, sia singolarmente che collettivamente.  Se esperienza è il nome che diamo ai nostri errori, il popolo potrà anche sbagliare, l’importante è che possa fare esperienza per correggere i propri errori e non affidarsi all’unto del signore di turno.

referendumA conferma di ciò, va rilevato che nel 1996, anno top per la democrazia diretta negli USA, andarono al voto un totale di 102 referendum avviati dai cittadini in tutti gli Stati americani, mentre lo stesso anno i legislatori eletti adottarono un totale di 17.000 leggi in tutti gli Stati (M.D. Waters (2002), «Initiative and referendum in the United States: a primer», Washington: Citizen Lawmaker Press, pag. 6). Queste cifre c’inducono a credere che la qualità di quelle 17.000 leggi sia “accettabile”, altrimenti gli elettori ne avrebbero cassate alcune o parecchie, considerato che al contrario degli italiani, loro gli strumenti di democrazia diretta ce li hanno e li utilizzano.

Per concludere, proprio per affrontare queste ed altre tematiche, si è recentemente costituito l’Arengo Veneto. Un’iniziativa spontanea di numerosi cittadini che non si riconoscono in alcun movimento o partito politico ancorché indipendentista. L’Arengo Veneto è itinerante, poiché intende coinvolgere i pubblici più disparati. Allo stato attuale ha già materializzato tre incontri pubblici, ed il quarto è previsto per venerdì 29 maggio a Montecchio Maggiore (VI). La partecipazione è libera e sollecitata a tutti coloro che si vogliono rifare allo spirito degli avi veneti.

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6 risposte a Veneto: Costituzione o Diritto consuetudinario?

  1. millo ha detto:

    articolo molto interessante, anche se ritengo risibili, e indice di poca conoscenza delle elggi penali venete, le citazioni circa le torture a cui sarebbero stati sottoposti gli inquisiti. Trentin dovrebbe informarsi meglio, a fine ‘700 NON SI APPLICAVA PIù ALCUN TORMENTO.
    è anche ovvio che nessuno pretenderebbe di portare ‘sic et simpliciter’ le norme emanate fino al 1797 in uno stato veneto moderno. ma sarebbe da prender el’ossatura di allora rivetendola di carne nuova. il Gran Consiglio, ad esempio, potrebbe essere formato da personalità elette dai veneti, di chiara e specchiata virtù e fama. a cui delegare la formazione del governo vero e proprio. eliminando così i guasti della demagogia populista insiti nelle democrazie odierne.

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  2. Marco D'Aviano ha detto:

    Parto da una semplice constatazione: Trentin propone l’adozione di un ordinamento secondo i criteri tipici dell’ideologia liberale. Leggendolo, pare di ripercorrere le pagine del “contratto sociale”, teoria sviluppata da Hobbes, Locke, Rousseau, ecc.
    Bisogna chiedersi: da quale punto di vista l’ordinamento della Serenissima poteva dirsi superato a fine ‘700? Il suo impianto cattolico era fortissimo, sia sul piano della visione morale, sia sul piano della sua concezione generale.
    La Veneta Repubblica negli anni anteriori all’invasione napoleonica stava lavorando ad una gran quantità di riforme, per altri versi c’erano proposte di diversa ristrutturazione del potere politico (vedi le lungimiranti proposte di Scipione Maffei). Non ci fu il tempo di svilupparle, perché irruppe la Rivoluzione di Francia e da allora ci hanno imposto (pur per gradi) il sistema liberale. Ma le riforme caldeggiate o ipotizzate dai Veneziani miravano a consolidare un sistema che funzionava benone, soprattutto in virtù del fatto che tutti si identificavano in quel regime giuridico, soprattutto si identificavano nella visione del mondo che sottendeva.
    Uniche eccezione: giacobini, eretici, massoni, avventurieri, pochi nobili di Terraferma scontenti ed ambiziosi, teste calde, traditori, libertini come Casanova e Baffo, ecc. Esigue minoranze, che oggi chiameremmo “liberali”.
    Capovolgendo la domanda, quanti oggi si identificano nell’attuale sistema italiano? Quasi nessuno. Esigue minoranze: chi detiene il potere di casta, chi sogna di dar libero sfogo alle proprie depravazioni in nome di una falsa libertà (es.: gender mainstreaming), ambienti ideologizzati come quelli che controllano la scuola pubblica, l’apparato burocratico, ecc.
    Dunque, non è cambiato nulla rispetto alla situazione del 1797.
    Ad essere fallito non è l’ordinamento veneziano (abbattuto con la forza delle armi e con la violenza ideologica), ma quello liberale che da allora ci è stato imposto.

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  3. Marco D'Aviano ha detto:

    Forti di questa premessa, dove Trentin sbaglia?
    Sia nella diagnosi, sia nella cura che propone per il male della società odierna.
    Trentin fa sua la visione rivoluzionaria coltivata dal liberalismo. Non capisce che la società vive e prospera, al pari dei singoli individui, in forza dello spirito che ha dentro, ancora prima della molla economica (che piace a Smith e a Marx) o del benessere materiale nelle sue varie forme.
    Tutto dipende dal FINE che si pone l’individuo, lo Stato, la società. A dispetto delle teorie liberali affermate e ripetute a martello, non esiste una società neutrale. In ogni società esiste un MODELLO che lo Stato propone in mille modi, perché ha i mezzi per orientare i singoli e i gruppi. È chiaro che poi questo MODELLO diviene DOMINANTE, egemone. Dietro a questo modello ci sono dei valori.
    Per esempio, da una società che crede in Dio, come quella cattolica, seguita dai Veneti per secoli e millenni, l’uomo medio sarà portato a fare sacrifici in vista di beni superiori al suo egoismo: la famiglia, la Patria, la moralità pubblica e privata, la solidarietà all’interno della comunità, il senso di giustizia nei comportamenti individuali e collettivi, la quiete sociale, la convivialità, il patrimonio da lasciare in eredità alle generazioni successive e tante altre cose preziose, persino la fedeltà a Dio.

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  4. Marco D'Aviano ha detto:

    Con il sistema della “democrazia diretta” che si basa sul mutevole arbitrio del singolo tutta questa Civiltà (che si regge sul sacrificio di sé, unica cosa che può generare un patrimonio storico e culturale grandioso al pari di quello costruito dai nostri Avi) viene meno. La libertà del singolo viene ASSOLUTIZZATA, l’uomo diviene la misura di tutte le cose, come fosse egli stesso una divinità. Così, ben mascherata dalle belle parole figlie dell’utopia, crescerà in lui il costante e insaziabile bisogno di appagare i suoi desideri e ad essi sacrificherà quanto di più sacro possiede, in primis la famiglia e i figli. Ecco, dunque, la nostra miserabonda società, dove abbondano i figli dei divorziati che non hanno voglia di far figli, né di costituire nuove famiglie, la società morente del decremento demografico, dove aborto e eutanasia sono presentati come la liberazione da una vita considerata futile ed insignificante, dove le città svuotate si popolano di stranieri senza identità, dove al posto della compagnia di un bimbo si passeggia con il cane al guinzaglio, dove si cerca nel peccato le soddisfazioni vere che una vita svuotata di vero spirito ormai non può più offrire.

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  5. Marco D'Aviano ha detto:

    Il piano morale è quello fondamentale: se non sai dove andare perché non hai ricevuto veri valori con l’educazione, di sicuro ti perderai e già questo basterebbe a capire che cosa importa davvero nella vita. Passiamo però dal piano morale al piano politico: ogni cosa apparirà ancor più evidente. Trentin ricorda un po’ i grillini, per loro il risultato da ricercare non è UN SISTEMA DI BUON GOVERNO, ma soddisfare esigenze e desideri di tutti. Pensano che così avremo un sistema politico dove saremo tutti contenti. Purtroppo, questa illusione è proprio quella che ha creato il sistema depravato e corrotto che schiaccia chi non fa parte della casta (cioè chi deve lavorare per vivere). A me pare puerile pensare che per prendere le decisioni politiche garantirà la felicità collettiva si debbano tenere consultazioni on line a ogni piè sospinto. È vero che ci sono mali della politica italiana che sarebbe forse attenuati avendo più rispetto dell’opinione pubblica, per esempio consultandola. È vero che ciò indurrebbe un circolo virtuoso, dove tutti sarebbero più portati a prendersi a cuore la cosa pubblica. Ci resterebbe però una società dominata dall’egoismo, dove lo Stato non è concepito come l’ente regolatore della vita sociale, una creazione umana di altissimo significato, che deve riflettere la nostra identità e, dunque, di cui andare fieri. Lo Stato continuerebbe a concepirsi come un mostro, un Leviatano, come lo definiva Hobbes – dal quale difendersi (con “deterrenti che lascerebbero comunque il tempo che trovano): ciò sarebbe il nostro totale fallimento.

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  6. Marco D'Aviano ha detto:

    Un pensiero va anche ai tempi in cui i Venetici erano organizzati in piccole comunità, governandosi con organi assembleari e dunque sistemi di democrazia diretta.
    Ben poco avrebbero in comune con la democrazia del voto a getto continuo, agognata da Trentin e dai grillini, questi antichi “Arengo”. In quel tempo il luogo dell’assemblea era il sagrato della chiesa, all’ombra del grande tiglio, che rifletteva la presenza divina a cui deve rispondere l’uomo intento ad assumere decisioni politiche. Una “democrazia” che funzionava, in quanto si reggeva su Dio.
    A dimostrazione di quanto siano inconsistenti certi schemi ideologici, va detto che se si studia la storia della Serenissima si riscontra che ben poco cambiò quando si passò dalla fase della civiltà comunale, basata sul sistema assembleare, alla seconda fase aristocratica, successiva alla serrata del Maggior Consiglio avvenuta nel 1297, perché l’una si formò ad immagine dell’altra, tenuto conto dell’enorme inurbamento di Venezia e dell’aumentata complessità degli affari da trattare. Ma lo spirito dei primi tempi proseguì intatto per altri secoli, anzi si rafforzò. Fareste mai cambio con il miracoloso sistema americano?

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