La Cultura Marciana Vince

Notarella in tema di relazioni tra Venezia e l’Islam

di Massimo Tomasutti

biennale chiesa moscheaLo confesso. Non ce la faccio più leggere le autentiche puttanate che in rete circolano a proposito di Venezia, Moschea ed Islam. Storici e storiche ”improvvisate” si sentono autorizzati/te a scrivere di tutto e di più, confondendo storiografia e politica, ideologia e sentimenti personali.

Mettiamo, dunque, le cose “al loro posto”. Di veneziani e turchi mulsulmani si può dire tutto: che furono nemici e/o che seppero coesistere, che vissero in simbiosi negoziando o combattendo (talora lo fecero simultaneamente). Nessuno ”schema” storiografico finora è abbastanza articolato per classificare tutti i vari rapporti tra la Serenissima e i Turchi e quindi l’Islam.

In realtà, nessuno dei due interlecutori ”comprese” veramente l’altro. E questo – piaccia o meno -, perchè alla base dei loro rapporti vi fu sempre e comunque un sentimento reciproco di diffidenza e ripulsa. Diffidenza religiosa e ripulsa di costumi sociali. Ma ambedue – Venezia e la Turchia islamica – fecero importanti sforzi per mantenere delle relazioni che non fossero solo belliche. Tra Venezia e l’Impero Ottomano vi fu una contiguità frontale lungo la ”marca” adriatica e balcanica, mai di ”compenetrazione”.

fontego dei turchiLa Serenissima – si possono leggere in Biblioteca Marciana numerosi documenti in proposito – si considerò sempre, e ci teneva molto ad essere considerata, l’antemurale della Cristianità di fronte alle costanti pressioni militari ottomane. Per la Repubblica il problema dei rapporti religiosi con i Turchi Ottomani esistette in profondità, Fontego dei Turchi o meno. E questo perchè – come mi ha scritto da Istanbul la dott.ssa Erdogan, che segue il lavoro comune intrapreso su Famagosta -, come i turchi guardarono sempre i Veneziani con distacco e l’alterigia, frutto della loro viscerale adesione al proprio patrimonio religioso (islam), così la classe patrizia veneziana (in maniera più sfumata e pragmatica) ripagava il Turco della stessa moneta.

La comunità veneziana non venne mai meno ai propri valori civili e religiosi e mai scese a patti con il Turco su questo piano; nessun ”cedimento” identitario dunque avvenne. Venezia ebbe, tuttavia, fin dal 1400, la maturità politica e civile per ”distinguere” nella ”natione turchesca” ospitata i membri di uno Stato con cui proficuamente ‘trafegare’ (da proteggere e tutelare) dai membri di una religione totalmente ”altra” e percepita come ”ostile” (alla quale, tuttavia, si consentiva, all’interno del luogo ospitante, un piccolo luogo di culto (moschea) ad esclusivo e disciplinato uso interno).

ambasciatore turcoEcco, da qui occorre prendere oggi in considerazione la discussione sulla Moschea ”negata” di Canaregio e dintorni … conflittualità e coesistenza diplomatica; reciproca avversione religiosa e reciproca salvaguardia dei propri interessi militari e geo-politici …

La Serenissima e l’Islam ottomano non solo intrattennero relazioni secolari ma vissero uno accanto all’altro su uno sfondo di profondissima alterità e distacco.

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