ORGOGLIOSAMENTE AGGRESSORI

di Tiziano Pizzati

TrePopoliUnaGuerraQualcuno ha detto che dovrei vergognarmi perché, predicando l’indipendenza del Veneto, non porto rispetto a quanti sono morti per difendere l’italia.

Partiamo da un dato di fatto: difendere l’italia (o qualsiasi altro paese) presuppone che qualcuno voglia offenderla, attaccarla, aggredirla, occuparla.

Esaminiamo ora un altro dato di fatto: da quando esiste l’italia come la conosciamo ora (a parte il Sudtirol annesso dopo la Grande Guerra), l’italia è stata impegnata in guerre iniziate così:

  • 1895 l’italia AGGREDISCE l’Abissinia
  • 1912 l’italia AGGREDISCE l’Impero Ottomano per il controllo del Dodecaneso
  • 1912 l’italia AGGREDISCE l’Impero Ottomano per conquistare la Libia
  • 1915 l’italia AGGREDISCE l’Impero Austroungarico ed entra nella Prima Guerra Mondiale
  • 1935 l’italia AGGREDISCE l’Etiopia per conquistarla
  • 1940 l’italia AGGREDISCE la Francia e DICHIARA GUERRA a Francia e Gran Bretagna e entrando così nella Seconda Guerra Mondiale.
  • 1940 l’italia AGGREDISCE la Grecia, ancora neutrale, trascinandola nel Conflitto Mondiale.

AvantiItaliaInsomma, mi dispiace ma i vostri nonni, i vostri padri, furono mandati ad aggredire altri popoli, non a difendere l’italia, MAI!

Tanto per ricordare, pensate che durante la Prima Guerra Mondiale, i vostri nonni erano così ansiosi di andare all’assalto del nemico che le mitragliatrici italiane sparavano sulle stesse trincee italiane in modo che non convenisse rimanerci dentro……

Tanto per ricordare, vi rammento che era pratica comune la “decimazione” (veniva fucilato un soldato italiano ogni dieci) per punire le truppe del presunto “scarso impegno” nei combattimenti.

Adesso siete ancora orgogliosi?

da Redazione di Vivere Veneto

Avanti SavoiaA guardar bene, poi, la stessa formazione dello stato italiano si basa sull’aggressione al Regno Borbonico, uno stato sovrano e neutrale (1860), così come fu aggressione all’Austria la cosiddetta 3^ guerra di indipendenza (1866) e lo fu la conquista dello Stato Pontificio (1870). Nessuno di questi stati aveva dichiarato guerra, furono tutti aggrediti. E’ storia !

Dunque a tutti coloro che ci diranno :

“….e i nostri nonni morti per l’Italia”

a noi non rimarrà che correggerli correggendoli :

“….e i nostri nonni  morti PER COLPA dell’Italia!!!”   (clicca ===> qui)

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28 risposte a ORGOGLIOSAMENTE AGGRESSORI

  1. Ben ha detto:

    Esattamente!! l’ itaglia , che personalmente considero un brodo di razze, nel quale predomina di fatto mafia, disonore, falsità, ladrocinio, soprusi, parassitismo (fatto passare per SOLIDARIETA’ ma che dobbiamo fare noi cittadini onesti e laboriosi), ingiustizia (la magistratura è governata da comunisti che agiscono secondo il POLITICAMENTE CORRETTO, CIOè IN BASE AGLI INTERESSI DEL COMUNISMO CHE ORMAI STA IMPERANDO IN ITALIA aiutato da una “chiesa” ormai alla deriva su tutti i fronti …per cui, ASSIEME AL VATICANO, GOVERNATO DA UN GESUITA’, MASSONE, e fatto eleggere appositamente dai Bildenberg, Roschild, JB. Morgan, Soros, e compagnia cantante (eliminando il VERO PAPA che è BENEDETTO XVI), questo lerciume, chiamata itaGlia verrà sacrificata sull’ altare di una sperimentazione “MONDIALE”. Sono sicuro che è da molto tempo che i poteri forti “mondiali” hanno programmato questa forma d’ itaGlia per creare un ponte per l’ invasione (le guerre chiamate “PRIMAVERE ARABE” sono state fatte dai suini americani appositamente per creare il disastro e l’ instabilità…a noi l’ invasione PERFETTA, GIUSTIFICATA e DOVUTA per SOLIDARIETA’ (bella questa invenzione dei rossi e vaticano per toglierci tutto), AGLI YENKEE IL PETROLIO E LE MATERIE PRIME) , un cavallo di troia insomma, per l’ europa e la sua eliminazione o alienazione…. questo per dire che mio nonno essendo morto “DISPERSO” a 25 ANNI sul monte GRAPPA nel 1918 per difendere il “sacro (una me4da) suol…HA SUBITO LA SUA IMMATURA FINE E LASCIATO 3 FIGLI E UNA MOGLIE…per poi vedere (se fosse qui) che la sua MORTE è solo servita a far invadere l'”itaGlia (di merda) con l’ aiuto dei militari DISERTORI (marina ed esercito) che usano le nostre risorse economiche e militari per farci invadere da africani, islamici, nostri nemici, perchè veramente loro sono in maggioranza ISLAMICI, loro, gli invasori, chiamati “PROFUGHI” arrivano…sono quasi tutti maschi con un’ età dai 18 ai 35 anni….pochissime famiglie…solo questi ragazzotti, neri e, a parer mio, senza problemi se dovessero eliminare qualcuno di noi (per me sono qua per ridurre la popolazione del nord itaGlia e poi l’ europa intera)…ma non vi viene in mente che ci stanno fottendo? Vaticano, comunisti, servi dei massoni sionisti americani ci stanno portando verso il disastro, l’ ecatombe di una civiltà evoluta ma che da fastidio ad obama, il negro islamico che i massoni SIONISTI AMERICANI hanno messo alla casa bianca (heheheh, bianca con i neri dentro)…MI RACCOMANDO, NON CHIAMATEMI RAZZISTA…CI SONO NERI MOLTO MIGLIORI DEI NOSTRI COMUNISTI, QUESTO è SICURO…ma sono pochini e rischiano grosso a stare dalla parte della civiltà.

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  2. bruno ha detto:

    MALEDETTA ITALIA!!! UNO STATO DO SOLI ASASSINI E LADRI, VIGLIACCHI E TRADITORI!!!!

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  3. Enrico Andrian ha detto:

    Aggiungerei alcuni dati mancanti:
    1-il Sudtirolo non è l’unico territorio annesso in seguito alla Grande Guerra, visto che a venire occupati ed annessi furono anche il Litorale (ribattezzato “Venezia-Giulia”), nonché l’Istria e la Dalmazia poi perdute conseguentemente alla Seconda Guerra Mondiale.
    2-Non solo Francia e Grecia, ma ben più grave è la dichiarazione di guerra e invasione della Jugoslavia, con tutti i crimini contro l’umanità commessi dagli occupanti italiani, ben noti e documentati, per i quali nessun responsabile ha mai pagato; nonché la dichiarazione di guerra e seguente campagna (disastrosa) in Unione Sovietica, rimasta vividamente impressa in tutti i sopravvissuti dell’ARMIR.
    3-è interessante anche sottolineare come Impero Russo e Regno d’Italia furono, tra tutti i paesi belligeranti nel primo conflitto mondiale, le uniche due potenze ad avere un numero spropositato di processi e condanne contro i propri stessi soldati, in alcuni casi persino il decuplo rispetto ad eserciti come quello britannico, tedesco ed austroungarico.

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    • Assolutamente necessarie le precisazioni di Enrico. Volevo solo a mia volta precisare che in seguito alla Grande Guerra, della Dalmazia all’Italia fu annessa solamente un’unica città, e cioè Zara. Il resto della Dalmazia fu assegnato al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (poi diventato Regno di Jugoslavia).

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    • Bastian ha detto:

      Il Tirolo del sud è stato annesso per questioni di natura militare e strategica, l’Istria era (all’epoca) italiana culturalmente (ma so che per voi indipendentisti era veneta e il i veneti no sarebbero italiani), interessante il “conseguentemente ” riferito alla perdita del territorio in questione.
      La Jugoslavia è stata attaccata per il cambio di campo, nell’ottica di guerra non si poteva non attaccare, i crimini legati ai campi di concentramento sono noti ormai peccato che non siano noti i campi di sterminio per ebrei degli ustascia chiusi dagli italiani nei balcani oppure non si ricordi dello “schermo” costituito dall’esercito italiano nei confronti degli ebrei fino al 1943. E mi raccomando nessuna parola sul comunista Tito…un eroe.
      Il punto 3 sarebbe interessante soprattutto per quanto riguarda le fonti…attendo.
      Io so, per motivi di studio, che in quel periodo bellico furono comminate 1066 condanne a morte di cui 726 eseguite e 277 commutate in pene detentive, suggerisco di confrontare le cifre in questione con quelle riportate nel diario del generale William Douglas Haig comandante della British Expeditionary Force in Francia nel novembre del’17:
      “trentamila casi di ribellione sono stati soppressi [nell’esercito francese] (cit. in Horne, The Price of the Glory, cit., p. 323).”
      Consiglio di informarsi rispetto al lavoro del generale Faldella (La Grande Geurra) che ha elencato puntigliosamente tutti i casi di ammutinamenti durante il conflitto e relative condanne, utile in confronto con il fronte francese dove le cose andarono molto peggio.

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      • trs ha detto:

        L’istria non è mai stata ne italiana ne slava, la costa in maggioranza era di lingua dialettale italiana mentre nell’interno la maggioranza era croata e slovena, etnie che hanno vissuto assieme per secoli e che solo dopo le varie cure nazionaliste del xx secolo hanno cominciato ad odiarsi, per fortuna adesso si rivede la convivenza.

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      • Bastian ha detto:

        Scusi ma prima scrive che l’Istria non è mai stata italiana poi poco sotto dice che la costa era composta da italofoni…se ha tempo veda qui :
        http://digilander.libero.it/nvg/docRustia.html

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  4. Bastian ha detto:

    Ma quante bae me toca lezare…capisco che dobbiate crearvi una base ideologica da cui partire (come tutti i movimenti politici) ma se si oltrepassano certi limiti si rischia di essere…ridicoli.

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    • AdminVivereVeneto ha detto:

      Caro Bastian,

      Intervengo per precisare che non siamo nessun movimento politico. Se ci seguissi regolarmente sapresti come la pensiamo a riguardo.

      Sul fatto poi delle balle, può darsi ci siano delle imprecisioni, tu ne evidenzi alcune, potrei contestare anche la tua risposta, ma non è questo lo spirito. Del resto, se rileggi le tue osservazioni, ti accorgerai tu stesso che non spostano lo spirito di base dell’articolo. Non sei riuscito, ad esempio, a citare una guerra in cui l’Italia sia stata proditoriamente aggredita. Questa sarebbe stata una buona osservazione.

      Grazie per il tuo contributo, in ogni caso

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      • Bastian ha detto:

        Per essere un movimento politico bisogna candidarsi alle elezioni ? certo che no, si può far politica anche fuori dal contesto istituzionale e qui si fa politica.
        Raccontate balle, distorcete la realtà in modo superficiale (ce ne sono di più sopraffini), il tutto per arrivare sempre al punto: i veneti sono un popolo vittima del mondo intero, se non ci fosse l’Italia il Veneto risorgerebbe (i schei resteria qua ecc)…l’Italia ha portato guerra e distruzione, Venezia invece prosperità, pace, amore e fantasia….

        Fermarsi alla formale dichiarazione di guerra del ’15 senza contestualizzare bene è indice di superficialità, estrema, l’Italia all’epoca dichiarò guerra per tutta una lunga serie di motivi politici (preminenti) e culturali/ideali (si ricordò degli italiani a Trieste, Trento e in Istria).
        E’ utile ricordare che gli ingranaggi del conflitto li scatenò l’Austria con la sua politica espansionistica nei Balcani, ricorderei poi che gli integerrimi austriaci pianificarono diversi attacchi preventivi all’Italia nel 1911 durante la guerra di Libia e nel 1908 durante il disastroso terremoto di Messina il tutto mentre erano nostri “alleati”, nei primi mesi di guerra internarono migliaia di trentini, triestini e istriani (e dalmati) e morirono a magliaia.
        Potrei andare avanti…e lo stesso discorso vale per il 1940.

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  5. Primož Sturman ha detto:

    E l’unica volta che l’esercito sarebbe potuto servire per difendere realmente il suolo nazionale (in seguito all’invasione tedesca del settembre del 1943) si disgregò in pochi giorni.

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    • Bastian ha detto:

      Scusi ma che diamine sta dicendo? la Germania era alleata dell’Italia come può pretendere che dalla sera alla mattina quelli che per 3 anni sono stati amici divengano nemici e chi è stato nemico per 3 anni (bombardando a tappeto le città) divenga amico ? l’Italia morì l’8 settembre del ’43, grazie ad un re e ad una classe dirigente codarda, traditrice e ignorante che abbandonarono il popolo italiano al suo destino.

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  6. Gian Berra ha detto:

    Chi ha fatto nascere l’Italia? Si dice che furono gli inglesi per tenere sotto controllo il Mediterraneo, e finanziarono Mazzini e Garibaldi. Ma oggi è solo l’orto dello stato padrone del mondo che controlla i nostri debiti. Ma i soldi dei padroni del mondo sono in parte anche dei Mercanti veneziani (furbi) che al decadimento di Venezia all’inizio del 1600, portarono i loro capitali via dalla Serenissima per investirli nelle compagnie commerciali di Olanda e Inghilterra…e noi veneti cosa abbiamo ricevuto?

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    • Bastian ha detto:

      Dai veneziani ? tante cose ma anche tante pedate e non solo noi, bisognerebbe chiedere che ricordi hanno i friulani del dominio veneziano…

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  7. Marco D'Aviano ha detto:

    Capisco che la scuola fascista confonda ancora le idee a tanti, ma i dati della storia sono sempre disponibili a chi voglia conoscerla. La Terraferma Veneta nel 1600 e nel 1700 divenne una delle più produttive d’Europa, se non la numero uno, sia in campo di produzione primaria, sia di produzione manifatturiera, sia di commercializzazione, dato che in fatto di traffici marittimi Venezia anche nel ‘700 era sempre la prima nel Mediterraneo. Al romantico paleo-contadino Gian Berra direi di alzare un po’ il tono rispetto alle sue liriche piangenti e un po’ visionarie sui poveri sfruttati della Terraferma: tutto il mondo guardava con ammirazione ed incredulità alla floridezza di tutte le Terre di San Marco nei secoli della sua espansione territoriale dall’Adda al Quarnaro, dove non mancava mai nulla. Anche i contadini più poveri trovavano abbondante offerta di lavoro nelle 4.000 ville venete. Il Veneto Senato, oltre ad avere creato una gigantesca opera di bonifica di paludi, con creazione di canali e diversione di parecchi fiumi, insediò uno dei più sviluppati sistemi agricoli del mondo, a cui i “patrizi Veneziani furbi” si dedicavano anima e corpo, addirittura creando quelle università agrarie ante litteram che sic bhiamavano “Accademie dell’Agricoltura”. Può dirsi un miracolo veneto la capacità del Veneto Patriziato di riconventirsi dal traffico commerciale marittimo all’imprenditoria agricola ed industriale. Quando le truppe di Napoleone entrarono nei nostri territori nel 1796-97, rubarono dalle città venete, lombarde e friulane milioni di lire tornesi in oro, argento, opere d’arte, manufatti di pregio e persino generi di prima necessità (che in massima parte non erano retaggio dei nobili, ma beni pubblici o comunitari, o anche partimoni privati di tutte le classi sociali). Tutte le comunità rurali e cittadine, dalle vallate bergamasche alle pianure friulane, fino alla costa istro-dalmata, insorsero contro l’invasore giacobino del 1796-97, a difesa della Veneta Serenissima Repubblica e della Fede Cattolica, offrendo un tributo di migliaia di morti. Dopo il dominio austriaco (che non fu brillante, ma sufficiente a garantire una sostenibilità econimica), solo dopo il 1866 si passò alla miseria nera e totale, data la pressione fiscale insostenibile sui generi di prima necessità e dati i lunghissimi servizi militari imposti dallo stato italiano, cui seguì un sistema selvaggio di cancellazione delle zono libere di caccia e di pesca, indi l’esproprio forzato di tutte le proprietà che non si riusciva più a mantenere per gli alti oneri fiscali e la depressione economica seguita all’incapacità di governare i nuovi territori annessi; inoltre, si consideri la cancellazione di tutto l’apparato assistenziale che la nostra Santa Repubblica aveva garantito in sinergia con la Chesa Cattolica, tutto ciò favorì la deportazione di milioni di Veneti dalla terra natia in lughi inospitali e improduttivi, oltre Oceano nei quali i Veneti spaccandosi la schiena crearono nel giro di due generazioni altri miracoli economici. Un libro che tutti dovrebbero leggere contente i dati fondamentali del periodo qui descritto, scritto peraltro da un dirigente del P.C.I., è https://books.google.it/books/about/Veneto.html?id=VdUKGwAACAAJ&hl=it

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    • Bastian ha detto:

      Mi tolga una curiosità: ma se Venezia era il regno dove nei fiumi scorreva il latte e il miele come mai crollò politicamente in quel modo ridicolo ?
      Se tutta la fame e la pellagra arrivarono dopo il 1866 (e quindi dopo le invasioni francesi-austriache- francesi ) perché a fine ‘700 i provveditori di Sanità veneziani scrivevano :
      “li perniciosi effetti, che possono derivare alla salute dei più poveri abitanti, e specialmente dei villici del Polesine, Padovano e Veronese, dal cattivo alimento dei sorghi turchi immaturi e guasti, in gran copia recuperati da terreni sommersi dalle alluvioni… (vedere qui
      http://www.uncastellanomidisse.org/index.php/archivio/36-articoli/costume-e-societa/885-la-pellagra-breve-storia) ?

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  8. Marco D'Aviano ha detto:

    Quanto alla lista delle aggressioni criminali che lo stato italiano ha sempre compiuto verso popoli che nessun torto avevano commesso conto di noi, c’è poco da dire, se non che l’elenco è incompleto… bisognava conteggiare anche la vergognosa guerra di Crimea (1853-56), che l’allora Regno di Sardegna ingaggiò contro la Russia Cristiana in difesa dell’Impero Ottomano (tanto per cambiare, assecondando i piani della frammassoneria britannica); inoltre bisogna ricordare tutti gli interventi armati della Repubblica Italiana, corresponsabile delle carneficine commesse dall’imperialismo U.s.a., con missioni che andavano sotto il nome di “peace keeping”. La peggiore di tutte queste aggressioni criminali fu la guerra 1914-18, che esplose a seguito dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono della Corona d’Austria-Ungheria, e di sua moglie Sofia, durante una visita ufficiale a Sarajevo. L’attentato avvenne 28 giugno 1914 e fu organizzato da una società segreta, la Mano Nera, una setta gnostica e rivoluzionaria pilotata dai servizi segreti serbi, che infatti contava numerosi affiliati tra gli ufficiali militari ed i funzionari di quel governo. Gli agenti sovversivi (il cui più famoso esponente diverrà il diciannovenne Gavril Princip, l’assassino della coppia della Casa Reale) erano inseriti in un gruppo dal nome mazziniano di Mlada Bosna, cioè Giovane Bosnia, che si proponeva di staccare la Bosnia dall’Austria-Ungheria per farla annettere al Regno di Serbia. Gli attentatori avevano progettato di colpire la coppia principesca sparandogli addosso mentre passavano a bordo della propria automobile, durante un giorno di festa nella capitale bosniaca. Il “gruppo di fuoco” degli attentatori era composto da sette individui armati con quattro rivoltelle e sei bombe a mano ed erano in combutta con altri terroristi, che nel contempo provocavano disordini nei dintorni; la gente della Bosnia era in massima parte fedele agli Asburgo, tanto che cercò di linciare gli attentatori.
    Le trame internazionali fecero in modo che a dichiarare guerra fosse una potenza che in realtà era stata aggredita con la feroce esecuzione degli eredi al Trono; siccome la Triplice era un patto difensivo, il Regno d’Italia poté sottrarsi all’obbligo di scendere in campo con Austria-Ungheria e Germania, ma come in un tragico effetto domino, la spirale dell’apocalisse bellica avvolse in breve, uno dopo l’altro, quasi tutti gli stati europei.
    Quando il conflitto deflagrò nel 1914, la Corona dei Savoia si dichiarò neutrale (Vittorio Emanuele: “l’Italia di fronte al conflitto desidera rimanere in pace con tutti”) e stette ad osservare l’incendio che divampava con l’intento di trarne profitto per espandersi ed emergere come potenza mondiale.
    Essendo questi i suoi scopi, non mantenne gli impegni internazionali assunti dal 1882 nella Triplice Alleanza (Austria-Prussia-Italia). Il Re Vittorio Emanuele III fece aprire canali diplomatici e trattative con le potenze belligeranti, per vedere chi meglio rispondesse alle giuste aspirazioni dell’Italia (così le chiamò Sonnino, nel suo primo discorso del 3 dicembre 1914). Già nel mese di ottobre il Ministero degli Esteri, barone Sidney Costantino Sonnino, aveva cominciato a tastare il terreno per capire dove conveniva buttarsi; il 5 novembre 1914 Vittorio Emanuele III preparò il terreno ai futuri sviluppi con l’affidamento dell’incarico per il nuovo governo ad Antonio Salandra.
    Si comincia il 9 dicembre, quando si aprono le trattative segrete tra l’Italia, affamata di acquisti territoriali, e l’Austria, disponibile a concessioni, a patto che Roma se ne stia fuori dal conflitto. In quella sede l’Italia pretende il Trentino, l’intero Litorale del Nord Adriatico, parte della Dalmazia e altri possedimenti austriaci. L’Austria-Ungheria, da parte sua, sa che qualcosa dovrà cedere, ma le richieste dell’Italia vanno oltre: smembrarne i territori rischierebbe di mettere fine all’Impero.
    L’Italia non si ritiene soddisfatta e il 16 febbraio 1915 a Roma apre trattative segrete con l’Intesa (Francia, Inghilterra, Russia) per verificare la possibilità di unirsi agli alleati purché questi le facciano ottenere ingenti guadagni territoriali. Il 26 aprile il governo arriva a firmare il Trattato di Londra all’insaputa del parlamento. Con esso l’Italia s’impegna ad entrare in guerra a fianco delle potenze occidentali – entro un mese e non oltre il 26 maggio – con il patto che i nuovi alleati, a guerra conclusa, appoggeranno l’Italia nelle sue pretensioni: le contee di Gorizia e di Gradisca, Trieste e i suoi dintorni, il Trentino fino al Brennero, tutta l’Istria fino al Quarnaro, Valona, Cherso, Lussino e le altre isole minori; tutta la Dalmazia partendo da nord Lissarika e Trebinga, a sud fino alle vicinanze del capo Planka e seguendo gli spartiacque, tutte le valli con le acque che sboccano presso Selenico, Valona, Sesano e tutte le isole a nord e ad ovest della costa dalmata.
    Il Regno d’Italia acconsentiva che alcune zone adriatiche rimanessero libere per lasciare uno sbocco al mare a Croazia, Serbia e Montenegro, la costa croata, il Porto di Fiume, Nevi e Carlopago. Il porto di Durazzo sarebbe andato all’Albania e da qui l’Italia avrebbe diretto le relazioni estere. All’Italia si consente il pieno dominio sul Dodecanneso. La Francia e l’Inghilterra facevano un’altra concessione politica di gran importanza: riconoscevano all’Italia il diritto di estendere i suoi possedimenti in Eritrea, Somalia e Libia.
    Fu adottata una dichiarazione che impegnava Francia, Inghilterra e Russia a sostenere l’Italia nel frapporre tutti gli ostacoli possibili alla Santa Sede, quando quest’ultima avesse sviluppato un’azione diplomatica per metter fine al conflitto. Così, si tacitava in partenza la Chiesa Cattolica, unica voce che avrebbe potuto fermare i massacri: infatti, il patto con l’Intesa impegnava gli stati firmatari a non concludere una pace separata durante tutto il conflitto.
    Il “sacro egoismo” (così lo chiamava Salandra) andava ben oltre le zone “irredente” che l’Italia rivendicava, poiché parecchi di questi territori non erano neppure di lingua italiana. Dal 26 aprile al 20 maggio il parlamento fu tenuto all’oscuro delle decisioni concordate tra Vittorio Emanuele III, Salandra e Sonnino, i quali mantennero segreti i loro maneggi con Francia e Inghilterra.
    Solo il 4 maggio 1915, con i crismi dell’ufficialità, l’Italia abbandonava a sorpresa la Triplice Alleanza: lo Stato Maggiore ne veniva informato addirittura il giorno dopo, tanto si temeva un capovolgimento di fronte nell’inaudita situazione. A Roma molti parlamentari allarmati dalla denuncia degli accordi spinsero, infatti, Giolitti a produrre tentativi per tener fuori l’Italia dall’inferno bellico. Giolitti si muove ed il 9 maggio incontra Salandra ed il Re; fa notare loro l’ostilità popolare alla guerra ed il fatto che “l’esercito e i suoi generali non sono all’altezza della situazione, inoltre la guerra sarebbe stata lunga, non vittoriosa”, mentre con la neutralità si poteva ottenere “parecchio”. La parole coscienziose di Giolitti si dissolvono davanti ai giochi già conclusi nelle segrete stanze.
    Con un astuto stratagemma, il 13 maggio 1915 il capo del Governo, Salandra, si fa beffe dell’ostilità parlamentare dimettendosi di fronte alle camere: il parlamento così è fuori gioco, la parola va alla piazza. Il Re a questo punto dovrebbe prendere atto che la maggioranza è per la neutralità, invece la trama interventista si dipana. Per sondarne la disponibilità ad un incarico come Primo Ministro, convoca Giolitti, al quale nel frattempo era giunta voce del Patto segreto di Londra, intrecciato con il blocco di potere più forte del mondo. Giolitti rientra nella capitale dopo tre mesi di assenza e subito propone di liberare l’Italia dagli impegni con gli anglo-francesi; vuol far votare al Parlamento la ripresa delle trattative con l’Austria, che stava avanzando nuove proposte, ma fin dal giorno del suo arrivo scoppiano ovunque le violenze degli interventisti, che indignano parecchi tra i parlamentari. La sera stessa, circa 320 onorevoli e 100 senatori sottolineano pubblicamente la loro adesione alla linea giolittiana neutralista, lasciando a casa di Giolitti il proprio biglietto da visita: è il parlamento che si pronuncia, pur fuori sede. Vedendo il re irremovibile (la nomina del governo dipendeva da lui) e i suoi accoliti che agitavano la piazza, Giolitti capisce che non contavano nulla i vantaggi territoriali che si potevano ottenere senza sparare un colpo, perché nel gioco internazionale l’Italia si era ritagliata il ruolo di pedina manovrata da altre forze. Giolitti dignitosamente rifiuta l’incarico per non rendersi complice di un atto politico abnorme; a quel punto, il sovrano di uno stato che ha la “fisionomia di una sfinge” (espressione usata dal sodale Salandra durante un suo colloquio segreto con l’irredentista on. Barzilai) reincarica proprio Salandra: è 16 maggio.
    Protestare contro l’intervento significa rischiare la vita: a Palermo i nazionalisti aggrediscono i manifestanti contro l’entrata in guerra, la forza pubblica spara e c’è un morto, mentre a Torino la Camera del Lavoro proclama lo sciopero generale. Risultato: tumulti, barricate e scontri, con un morto e parecchi feriti. Il Re d’Italia ignora la decisa contrarietà popolare, l’opposizione del parlamento ed il rifiuto perentorio esternato dal più prestigioso leader politico di allora; respinge le dimissioni di Salandra e conferisce poteri speciali al Governo. Il parlamento è messo davanti al fatto compiuto: l’Italia può finalmente entrare in guerra.
    Il governo austriaco visse momenti di panico nell’apprendere che l’Italia abbandonava la Triplice Alleanza ed il 17 maggio 1915 (siamo ancora ad una settimana prima della dichiarazione italiana di guerra) Vienna promise a Roma non solo il Trentino, ma fece anche altre concessioni, con Trieste città libera. Era troppo tardi. A nulla valse la proposta austriaca contro i disegni del grande architetto internazionale: il giorno 20 il Parlamento fu riaperto in un clima d’assedio, dato che sin dai giorni precedenti il governo aveva dato libero sfogo alle teste calde (Giacomo Matteotti denunciò che per ingrossare le manifestazioni interventiste furono mandati in strada persino i dipendenti ministeriali), fino all’episodio del 14 maggio 1915, quando la colonna dei dimostranti, dopo aver percorso le vie centrali di Roma, fu lasciata marciare su Montecitorio, dove sotto il naso dei carabinieri mandò in frantumi con lanci di pietre le vetrate dei portoni facendo irruzione alla Camera, per lanciare un segnale ai deputati che volevano la pace.
    Nella seduta del 20 maggio 1915 il discorso di Salandra faceva appello all’unità nazionale, propinando quella truffaldina ricostruzione dei fatti in seguito abbracciata dalla storia ufficiale. Ottenne così sul suo operato la ratifica della Camera, che approvò il disegno di legge n. 423, con 407 voti favorevoli, 74 contrari ed 1 astenuto. Il giorno seguente anche il Senato approvò all’unanimità tale testo, che divenne la legge 22 maggio 1915, n. 671: il Re conferiva al Governo poteri straordinari in caso di guerra, si esautorava il Parlamento per tutto il 1915 e si autorizzava il Governo ad emanare decreti senza bisogno di convertirli in legge.
    Come mai con una opinione pubblica e l’orientamento parlamentare a favore della neutralità si arrivò a decretare l’entrata in guerra? Com’è potuto accadere? Qualche studioso ha analizzato la decisione a favore dell’intervento e gli avvenimenti dal 13 al 20 maggio 1915 come un golpe ordito dalla Monarchia: così Luigi Salvatorelli nel suo saggio del 1950, “Tre colpi di stato”.
    Il 23 Maggio 1915, all’ambasciatore italiano a Vienna è dato mandato di informare che da quel momento i due Stati si trovano in “istato di guerra”. In Italia la notizia viene salutata con esplosioni di entusiasmo da parte degli interventisti (brodo di coltura del futuro P.N.F., partito nazionale fascista), che inscenano manifestazioni di giubilo nelle maggiori piazze d’Italia, contro il silenziato dissenso dell’opinione pubblica italiana. Sin dal gennaio 1915 Benito Mussolini, espulso dal partito socialista, aveva chiamato a raccolta un’organizzazione di nazionalisti facinorosi, noti come “Fasci di azione rivoluzionaria”, potendo contare su un suo giornale, Il Popolo d’Italia finanziato con fondi occulti dal governo francese per fare propaganda interventista. I suoi articoli incitavano i lettori del quotidiano a rivoltarsi contro il governo, invitando letteralmente a sparare alla schiena dei parlamentari pacifisti.
    Si sprecano minacce ed intimidazioni contro chiunque, cattolico o socialista, cerchi di opporsi, tutto l’apparato dello Stato è mobilitato a proibire e a sventare qualsiasi manifestazione pubblica di dissenso o dibattito tra la gente. Questo clima proseguiva dal tempo della riunificazione politica italiana, in una situazione di feroce repressione interna, contestuale alle continue guerre d’aggressione esterne, combattute nell’esperienza coloniale contro popoli semi-indifesi.

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  9. mattia ha detto:

    Alcune guerre non furono di difesa,ma nessuno Stato ha mai fatto nella Storia solo guerre di difesa,neanche la Serenissima!
    Ma il Risorgimento lo fu,dovevamo forse stare sotto la scomoda tutela austriaca? I veneti dell’800 combatterono per l’indipendenza(Manin e Venezia) come anche i lombardi(Le Cinque Giornate di Milano e Brescia Leonessa d’Italia)
    La Prima guerra mondiale l’Austria fu attaccata,oltre per il bottino,per le terre irridente che ancora possedeva

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    • Marco D'Aviano ha detto:

      Le guerre combattute dalla Veneta Serenissima Repubblica furono tutte di difesa. La guerre combattute dal regno d’italia furono tutte di aggressione. La sollevazione e la resistenza veneta degli anni 1848-49 furono motivate dall’insopprimibile amore dei Veneti per la Patria di San Marco. Benché Daniele Manin fosse affascinato dalle teorie liberali e dalla moda italiana ottocentesca (impiantata – in alcuni ambienti borghesi – da Napoleone Bonaparte), lo Stato indipendente restaurato negli anni 1848-49, ancora una volta si chiamava “Repubblica Veneta”, non era italiano. Esso traeva motivazione dalla vergognosa spartizione operata ai danni delle Repubbliche di Genova e di Venezia dal Congresso di Vienna del 1815. Brescia non è la Leonessa d’Italia, ma la Leonessa Veneta della Lombardia. Il termine “Terre irredente” fa parte della retorica fascista: vuol dire “terre non liberate”, ciò designava quei territori di cui i nazionalisti italiani volevano impossessarsi raccontando la fandonia che erano oppresse ed infelici, mentre fu proprio il contrario: in ogni dove, le condizioni di vita sono crollate (sino a provocare ondate emigratorie di milioni di persone) quando i territori sono passati di mano dall’Austria all’italia (anche se l’Austria non rifletteva lo stile di autogoverno dei Veneti). Quanto alla prima guerra mondiale, non solo fu la strage gratuita con cui la massoneria distrusse la Civiltà Europea e stravolse la cultura popolare, spingendo la gente ad aderire ad una mentalità nazionalista e modernista, in odio alla Civiltà Cattolica Tradizionale. Essa fu anche condotta con metodi criminali, usando la pelle dei coscritti come carne da cannone, facendo sparare loro alle spalle dai carabinieri quando era impossibile avanzare. E’ notorio che tutti i territori assegnati ai Savoia dalla Pace di Parigi nel 1918 sarebbero stati concessi dalla Casa d’Asburgo senza sparare un colpo nel 1915, purché il Regno italiano non intervenisse: questo significavano le parole di Giolitti quando diceva che “si sarebbe potuto ottenere parecchio dalla neutralità”. Ma gli ordini della framassoneria internazionale dell’Intesa erano altri, i piani miravano a far deflagrare l Vecchio Continente con stragi continue, verso il Nuovo Ordine Mondiale. Il seguente articolo può lanciare importanti squarci di luce sulla verità storica: http://www.nuovaalabarda.org/leggi-articolo-a_novant'anni_dalla_fine_della_prima_guerra_mondiale..php

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      • Bastian ha detto:

        La nuova alabarda ? ah quelli che negano le foibe e l’esodo istriano ? quelli che : “è tutta colpa degli italiani fascisti “! gente seria che sa come distorcere la storia a suo piacimento ma d’altronde conoscendo il posizionamento culturale della testata non mi sorprendo.

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      • mattia ha detto:

        Ma per favore,le guerre per il controllo dei mari contro le altre Repubbliche?
        Le guerre fatte nel 1400-1500 per inglobare territori lombardi e aumentare influenza? Brescia Leonessa della lombardia veneta…ahaha! I Bresciani combatterono per la loro città e per il loro Paese,l’Italia,Venezia a comandare non la volevano(ci combatterono guerre nel1500!) Il risorgimento e in parte la I GM fu una guerra di difesa contro l’oppressore austriaco,che sopprimeva la cultura,la lingua e i dialetti italiani per sostituirli con il tedesco o il croato.Passo la ridicola affermazione sul complotto massonico e sulla cattolicità tradizionale(dimentichi che Venezia andò diverse volte contro il Papa)
        L’Austrià offrì solo Trento e non Trieste,qualunque altra concessione fu rifiutata.Ecco perchè entrammo in guerra….
        Ps:come ha detto Sebastian,il link è penoso

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  10. Pingback: GUERRA E MORTI “PER” L’ITALIA ? | Vivere Veneto

  11. alessio cenedese ha detto:

    Concordo al cento per cento con marco d’ aviano ! La sua preparazione e la sua cultura nelle dinamiche storiche in questione sono davvero sorprendenti e davvero inattaccabili ..le faccio i miei complimenti . Al signor bastian …invece… pregherei di informarsi meglio su dati storici reali e di non strumentalizzare ( cosa molto ben visibile dalle sue sue parole ) date ed eventi che ancora oggi sono fase di studio perchè c’ è da ricordarsi che la storia viene scritta da chi vince le guerre ..non da chi perde ed i veneti con l’ italia hanno solo perso …a meno che non voglia dirmi che il referendum del 1866 non sia stato una truffa, in tal caso non avrebbe senso ascoltare altre sue fandonnie e tanto varrebbe chiuderla quì .
    Lei lo sa che ci sono archivi militari con diari di guerra custoditi in caserme italiane dove alcune verità scomode restano nascoste nella polvere ? Ancora oggi si parla dei soprusi dei soldati italiani alle sue stesse truppe, di carabinieri che sparavano a chi batteva la ritirata o a chi non si rendeva abbastanza eroico in battaglia . Io sono di origine austriaca e le garantisco che gli austriaci hanno fatto molte poche volte ricorso a queste pratiche…credo mai ..anzi i giovani di 17 anni volevano arruolarsi volontari per combattere gli italiani e non erano costretti ad entrare in prima linea al fronte come molti giovani italiani furono invece costretti ( molti di questi tra cui un parente mio compirono i 18 anni in prima linea e finita la guerra ricevettero una medaglietta come cavaliere di vittorio veneto per esempio ) …mentre i giovani diciasettenni austriaci , volontari peraltro , venivano mandati a fare i cecchini per tenerli lontani dalle trincee e dalla foga della guerra corpo a corpo …e questo già fa vedere le differenze .
    Potremmo continuare fino alla prossima settimana a scrivere e ricordare eventi che vedono l’ italia come un paese di farabutti aggressori prima e ladri mafiosi oggi . Se si parla della serenissima , di venezia ..posso garantirle che fu un faro per l’ umanità un rifugio per chi scappava da guerre o da persecuzioni (anche da parte della chiesa ) .
    Ancora oggi vediamo che le terre di san marco non furono di ” latte e miele “come disse lei prima ma un esempio per il mondo , invidiate … e caddero sotto l’ impeto di napoleone come tanti altri … ( se lei capisce bene la storia sa anche che napoleone era un genio di strategia militare e che per batterlo fu creata una coalizione tra le più grandi potenze europee …..perciò non si permetta di dire che venezia cadde in odo ridicolo…perchè è un offesa alla stessa storia che presumo lei ami e rispetti …e non solo …è un offesa per la verità e per i morti che napoleone fece i veneto ( ricordo tra questi anche i 30.000 veneti che furono deportati nela guerra napoleonica di russia …e non tornò nessuno ) .
    grazie

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    • mattia ha detto:

      Ahahah certo,grande conoscenza storica,dire che Venezia non fece guerre d’aggressione(le guerre marinare e del 1400-1500 sono bufale?).
      Dati storici reali? Quali? Non ha mostrato nulla,nessun dato,solo cavolate.Sei di origine austriaca,quindi o hai letto poco o menti spudoratamente.Non è vero che gli austriaci non ricorrevano a queste pratiche.Come non è vero che gli italiani combattessero più malvolentieri che gli austriaci,o che gli italiani sotto l’Austria combattessero volentieri contro l’Italia(furono spediti invece a Oriente,contro la Russia).O che i giovani austriaci non fossero in prima linea(si parla di generazione perduta per tutti,Francia,UK,Italia,Germania….e Austria no?)
      Venezia farò dell’umanità?Sì,come Toscana,Roma,Milano,Genova…tutta l’Italia è stato un faro dell’umanità.Non è vero che dava sempre asilo,ti dimentichi di quell’intelettuale che Venezia “restituì” al Papato nonostante si fosse fidato del fatto che sarebbero stato al sicuro? Venezia era in declino e povera,perdeva terreno e commercio,era solo questione di tempo prima che venisse presa.Il Veneto deve all’Italia il suo successo industriale,senza il mercato e uno Stato unito sarebbero al livello delle regioni sottosviluppate..
      Onestà intellettuale zero,eh?

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