Abolizione partiti, a che pro ?

di Silvio Fracasso

Partiti Politici un cancro che avvelena gli animi ?

primarie-elezioni-e-corruzione-i-partiti-bran-T-N5gKkaPrendiamo atto con un po’ di disagio della differenza tra il nostro attuale sistema e quello dei nostri progenitori: per più di un millennio il Popolo Veneto prosperò in tutto il mondo civilizzato divenendo una  delle più importanti forze economiche del tempo addirittura proibendo il sistema partitocratico!!!

Una domanda sorge spontanea: ma cosa ci sarebbe di tanto malvagio se si arrivasse a proibirlo anche ai nostri giorni?

Centri di potere autoreferenziali

I nostri avi (che ricordiamo bene  son riusciti a prosperare per più di 1 millennio) eran sicuramente arrivati ad osservare che fondamentalmente l’animo umano è ambizioso e corruttibile, si tende a crear aggregazione per aver maggior potere e controllo, dunque si pensò di  impedire la creazione di centri di potere come i partiti.

preso da uno scritto di Edoardo Rubini : www.europaveneta.org

preso da uno scritto di Edoardo Rubini : http://www.europaveneta.org

Tutti i giorni inoltre osserviamo come capiti che appartenenti di partiti creino aggregazioni e sinergie non tanto per raggiungere uno stesso fine, bensì agiscano per la perpetrazione del partito stesso, quasi come fosse un essere vivente a se…. dimenticando troppo spesso quello che dovrebbe essere il loro stesso fine primario.

Se non si possono proibire i partiti

ingranaggi-partitiE se proibirli non fosse possibile, non sarebbe come minimo opportuno togliere il monopolio dei partiti nella gestione della cosa pubblica ? Oggi chi non è parte di un partito non arriva ad esprimere la propria opinione in nessuna assemblea ne locale ne tantomeno nazionale. Raccolta di firme, burocrazia, ostacoli, sbarramenti posti agli outsider fanno da sponda a finanziamenti pubblici, stipendi da capogiro, portaborse, visibilità sui media regalati ai partiti, potremo definirli dei veri e propri centri di potere!

Questo almeno si potrebbe/si dovrebbe proibirlo. Il popolo lo vuole!

Se la politica attuale non lo fa è proprio perché, contrariamente alle sparate elettorali, i partiti e la politica non rappresentano il popolo. Il Popolo percepisce LONTANO il sistema politico e non sentendosi rappresentato tende ad allontanarsene…. l’astensionismo crescente degli ultimi anni crediamo ne sia la più lampante dimostrazione!

palazzo-ducale-veneziaIl Popolo Veneto è detentore di una millenaria sapienza totalmente perduta con la Colonizzazione subita da parte degli italici Savoiardi, se a volte perseveriamo nel nominare la Serenissima Repubblica il nostro non è un esercizio nostalgico, bensì il risultato dato dall’osservazione e constatazione della sapienza e lungimiranza raggiunta nei 1.100 anni della Repubblica più longeva mai esistita sulla faccia della terra. Dunque impariamo dalle lezioni del passato e prendiamo spunto per costruire qualcosa che sia diverso dall’attuale sistema fallimentare italiano, qualcosa di nuovissimo ma con forti e salde radici che succhiano linfa da un passato glorioso che siamo assolutamente sicuri che sapremo riprodurre e perpretare!

Invito a questo punto i lettori a tornar all’inizio e rilegger l’articolo, il tutto avrá un sapore molto molto diverso.

WSM

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2 risposte a Abolizione partiti, a che pro ?

  1. Marco D'Aviano ha detto:

    Eh, Silvio, tu poni un grave problema. Il sistema dei partiti, così come lo conosciamo, è un altro bel lascito della Rivoluzione Francese. Entrata in gioco la “Convenzione nazionale” a Parigi il 20 settembre 1792 (parlamento rivoluzionario), cominciarono subito a manifestarsi fenomeni a noi ben noti. Non solo la formazione di partiti pressoché identici a quelli che conosciamo oggi, ma anche le loro dinamiche degenerate. Ecco la sete smodata di potere, ecco violenti contrasti tra politici (fino all’eliminazione fisica), ecco l’incapacità di discutere serenamene i problemi nel loro merito, ecco la competizione politica sulla spinta di interessi particolari e non collettivi, per lo più mossi dall’insaziabile bisogno di auto-affermarsi come singoli individui (personalismi).
    Ma come funzionava il nostro sistema nella Veneta Serenissima Repubblica? Era tutto il contrario. Era una società dove l’individuo non contava in sé, ma come espressione di un modello di Civiltà.
    Chi governava, chi conduceva una famiglia, chi realizzava un’opera qualsiasi, era sottoposto a regole severe. Il risultato doveva andare a beneficio pubblico. Ciò presupponeva che il singolo fosse subordinato a qualcosa che andava ben oltre il suo interesse, il “suo diritto”, diremmo oggi.
    L’uomo, lo Stato, la società (o comunità) vivevano non in funzione di se stesse, ma di qualcosa che oggi fondamentalmente ignoriamo: Dio.
    Infatti, enorme importanza era attribuita all’educazione religiosa, in tutte le classi sociali. La Veneta Serenissima Repubblica costruiva chiese ovunque, appoggiava e stimolava la spiritualità cristiana.
    Proprio la Rivoluzione Francese ha introdotto l’idea che va spazzato via qualsiasi ordine morale di tipo trascendente ed immutabile (i giacobini lo chiamavano “ordine tirannico”, in quanto custodito da clero e nobiltà). Quest’ordine era la bussola infallibile che rendeva stabile lo Stato e i rapporti sociali. Funzionava sempre, era suscettibile di assorbire qualsiasi mutamento, sia di ordine tecnologico, sia di ordine politico, perché si reggeva sul Bene assoluto (Dio). Non un bene relativo e mutevole, che bisogna reinventarsi a ogni moda nuova. Qualcosa di stabile che si regge su semplici principi: per esempio il fatto che devo sacrificare tutto in difesa della Patria e della famiglia, pur senza fanatismi ed esagerazioni, ma appunto nei limiti del giusto.
    La cultura liberale (figlia dell’illuminismo e della Rivoluzione Francese, da due secoli imposta a noi Europei dal mondo anglo-sassone) parte dal principio opposto: devo difendere qualsiasi mio interesse, come fosse un mio inviolabile diritto. Ecco qua servita una società fondata sull’egoismo, in preda alle pulsioni immorali dell’animo umano.
    Questo come punto di partenza. Infatti, il liberalismo introduce poi altre caterve di errori, ad esempio il concetto di “Eguaglianza”, che la Rivoluzione Francese impone come un dogma religioso: si vuole falsamente sostenere che non esiste l’uomo giusto e l’uomo malvagio. Dicendo siamo tutti eguali si distrugge l’idea stessa di Bene. Guarda i risultati: si vuole equiparare in tutto chi vive in un territorio da cento generazioni a chi vi è arrivato la settimana scorsa. Si vuole equiparare in tutto l’uomo alla donna, ignorando che hanno natura e compiti diversi. Si vuole equiparare in tutto chi forma una famiglia secondo la legge di natura e chi questa legge trasgredisce. Si vuole equiparare in tutto la Fede dei nostri Avi alla setta dell’ultima ora, come Scientology, o alla religione di chi si è sempre contrapposto a noi Cristiani.
    Questo discorso potrà apparire teorico e lontano dal problema del sistema partitico, ma invece fa parte di una stessa problematica.
    Un sistema stabile, apprezzato da tutti, rispettoso di tutti, non dà libero corso ai desideri o alle pretese di ciascuno. Un sistema stabile, apprezzato da tutti, rispettoso di tutti si fonda sul Bene: quello è il nucleo essenziale dei valori condivisi, che noi tutti dovremmo difendere a spada tratta. Quando i progressisti (leggi: rivoluzionari) staccano il Crocifisso da un’aula pubblica danno un colpo decisivo alla nostra identità prima e alla nostra convivenza civile poi.
    Distruggono proprio ciò che sorregge la società: I VALORI.
    I partiti sono uno degli strumenti-principe per attuare la rivoluzione liberale. Spesso i liberali si vergognano delle loro invenzioni e le disconoscono. Oggi ci sono movimenti di grido che caldeggiano la “democrazia diretta” per superare la “democrazia rappresentativa”, di cui i partiti sono espressione. Questa proposta non è la soluzione, ma è l’estensione del male. Ancora una volta illusioni: non soluzioni. Laddove per esempio, continue consultazioni referendarie migliorano la vita pubblica, come in Svizzera, questo processo è COMPLEMENTARE, ma NON SOSTITUTIVO dell’esigenza di avere un BUON GOVERNO.
    Se prima non c’è una GESTIONE CONTINUATIVA corretta ed intelligente degli affari pubblici, che solo una CLASSE DIRIGENTE EDUCATA E PREPARATA può dare, un buon governo non lo si avrà mai.
    Finisco dicendo che dovremmo aver chiaro che la nostra libertà si fonda sul recupero di un mondo che è stato sottratto e distrutto al nostro popolo. NON È POSSIBILE RECUPERARE IN POCHI MESI UN EDIFICIO A CUI SONO STATE MINATE LE FONDAMENTA. Si aggiunga il fatto che la Chiesa Cattolica, che fungeva un tempo da insostituibile punto di riferimento, dopo l’infelice Concilio Vaticano II, è entrata in una grave crisi, proprio per aver accolto tanti fallaci dogmi liberali nel suo patrimonio dogmatico.
    Bisogna però cominciare a dire che le ideologie liberali sono tutte erronee, siano esse di destra o di sinistra. Bisogna fare meno affidamento a consultazioni elettorali e creare organismi amministrativi che rispecchino la Tradizione di ciascuna comunità. Bisogna smantellare gli stati giacobini (quale è quello italiano e l’unione europea), trasferendo il potere dal livello centrale a quello locale. Bisogna diminuire il potere dei partiti e trovare surrogati per ora accettabili, quali potrebbero essere liste civiche. Sono tutte cose impegnative ma fattibili, che applicate un po’ per volta ci farebbero abbandonare il circolo vizioso italiano ed entrare nel circolo virtuoso veneto.

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  2. Luciano ha detto:

    Perfetto. Totalmente d’accordo con Marco d’Aviano, parola per parola.
    WSM SEMPRE E PER SEMPRE.

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