Il bene supremo della Sovranità – parte 1

Riflessioni sull’esproprio della sovranità compiuto dagli Stati e dai partiti a danno dei Popoli

di Don Floriano Pellegrini

festa popolo veneto-2I desideri dei Popoli, in quanto corrispondono alla loro anima, sono sacri. Non sono più, in realtà, solo desideri e auspici, ma espressioni oggettive, verificabili, ineludibili di una volontà sovrana. Sono vita, la vita politica nel senso più ampio e totale della parola; non può esistere politica moralmente accettabile, per lo stesso diritto naturale, che non corrisponda ai bisogni e ai desideri profondi di una pòlis, cioè di un Popolo, di una Comunità, come dice tale parola greca.

Non vi può neppure essere democrazia, cioè (sempre secondo termini di origine greca) la sovranità governativa di un Popolo, senza che il Popolo ne sia il soggetto. E una democrazia è e sarà sempre più tale, e più vera, in quanto diretta e non filtrata espressione di una Comunità e di un Popolo.

La sovranità di un Popolo è sua, bene suo proprio. Non può essergli concessa da altri, né in forma politica, come concessioni di uno Stato o di un partito; né in forma militare, sotto veste apparente e ipocrita di sua liberazione. La sovranità può essere solo riconosciuta come già esistente e riconosciuta nella sua possibilità di esprimersi e strutturarsi in forme istituzionali adeguate.  La sovranità di un Popolo è perciò strettamente legata al dovere di solidarietà degli altri Popoli sovrani; nessun Popolo potrà dirsi realmente sovrano finché uno Stato o un partito impedirà a un altro Popolo di esistere come tale.

Il soggetto del riconoscimento non sarà mai – verità fondamentale – uno Stato a favore di un Popolo, come potrebbe essere la repubblica italiana in rapporto al Popolo Veneto; no, sarà sempre da Popolo a Popolo, da Comunità a Comunità, dei quali nel momento del riconoscimento lo Stato non sarà che il tramite istituzionale, l’ultimo portavoce, ma non l’unico portavoce che gli altri Popoli e Stati sono e sa-ranno in dovere di ascoltare.

LeviatanoMa se uno Stato non è più portavoce del suo Popolo o dei suoi Popoli? Se non parla più per essi ma per sé? Se non rappresenta più dei Popoli e delle Comunità ma solo una massa di anonimi cittadini che egli, ed egli solo, direbbe di aggregare e portare al grado di Comunità e di Popolo? Se lo Stato si costituisse entità non più espressiva di una sovranità popolare, ma di una sovranità propria e, persino, di una sovranità contro un Popolo o più Popoli di cui è e dovrebbe essere il portavoce? Sarebbe mai possibile che i titolari di un ente giuridico, e perciò esistente solo per un riconoscimento di terzi soggetti, realmente esistenti, venissero snobbati dall’ente giuridico che hanno creato (lo Stato)?

Allora sarebbe come se una maschera imponesse a un volto il suo carattere e il volto non esistesse più, se non in tanto in quanto corrisponde a quella maschera. Sarebbe come se l’indice di un libro pretendesse d’essere il libro stesso e che quanto non è scritto nell’indice fosse ridotto a qualcosa d’insignificante, invece di essere la sostanza che l’indice stesso va a indicare. Sarebbe come se un delegato si autoproclamasse delegante e agisse d’autorità propria, indipendentemente da colui che l’ha costituito suo delegato per certi atti e solo per quelli.

Ma anche gli Stati sono impastati di persone. Tutto ciò che è ufficiale, per essere vero deve corrispondere a qualcosa di reale, altrimenti sarebbe moneta senza valore. Così, dietro ad ogni istituzione e anche allo Stato, c’è un insieme di persone. Ed è con tali persone, nelle loro coscienze di liberi o di compromessi, di onesti o di corrotti, che uno Stato realizza correttamente o si deforma, che resta quel che deve essere o si trasforma in una mostruosità giuridica, di cui purtroppo ci sono ancora troppi esemplari, diversamente autogiustificati ma che sono sempre, in pratica, espropriatori e ladri della sovranità dei loro Popoli.

E nella storia del continente europeo (non del Regno Unito) degli ultimi secoli si sono verificate, in nome del Popolo, delle indicibili mostruosità. L’Europa, questa unione forzata di Popoli dalle anime diverse e dagli interessi spesso contrapposti; quest’Europa che oggi fa la sua festa e alla quale noi faremmo più volentieri – almeno per come è attualmente impostata – «la festa»; quest’Europa di cui tanto ci vantiamo e che prima dell’avvento degli Stati assolutisti moderni, era culla di civiltà irraggiungibili; e l’Italia che era la culla di Popoli prosperi, felici e galantuomini, sia al Sud che al Centro e al Nord e sulla costa istriana e dalmata (che pur è italiana, nonostante le svendite dei propri concittadini e dei propri territori compiuti dalla Repubblica peninsular-italiana).

Europa-finitaEbbene: l’Europa e l’Italia sono diventate terre di conquista di statalisti, di autoritari, di prepotenti, di corrotti e di corruttori, singoli e organizzati, in bande, in sottobande, in camorre e in partiti legali e pur non legali reali, in partiti da Parlamento e in partiti d’anticamera; e l’Europa e l’Italia hanno conosciuto e anzi hanno generato – proprio esse, violentate dai loro politici atei e arroganti, «senza Dio e senza morale», i peggiori arbitrii di Stato che mai si siano conosciuti sul pianeta Terra: il fascismo italiano, da prima, (noi, i bravi e i più furbi, buttati in pasto alle mire espansioniste di quattro massoni!); poi i nazisti in Germania, con quell’Hitler che aveva preso a maestro Mussolini; e di là, nel contempo, nell’amata terra di Russia, dove i venti dei lunghi inverni scivolando tra le cupole dei campanili e dei monasteri richiamano perennemente l’Eterno, c’è stato invece… l’inferno comunista!

Poi è nata, tirata su per le bretelle, questa Repubblica d’Italia, con un calcio nel sedere, in ultima analisi ben meritato anche se non del tutto legittimo, ai signori duchi della Savoia, scesi in Piemonte e poi giù giù a far la carnevalata dei liberatori dei popoli; e, infatti, si diedero ben presto a liberare la Libia, l’Etiopia, la Somalia, poi l’Albania, la Grecia, ecc.; sempre per spirito missionario di portare la libertà.

[continua – vai alla seconda parte]

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2 risposte a Il bene supremo della Sovranità – parte 1

  1. Ben ha detto:

    voglio DON FLORIANO PAPA!!!! Via quel massone gesuita che sta distruggendo la cristianità e sta distruggendo la famiglia e la nostra libertà!!! I BANDITI, ANCHE SE “DI CHIESA” (si fa per dire, mica è di chiesa il SBERGOGLIO, egli è un GESUITA, tipico servo dei massoni banditi dell’ ORDINE MONDIALE…forza DON FLORIANO…lei è uno dei rarissimi preti che si possono ancora rispettare)..

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